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Perché il tempo del Covid non sia sprecato

Le parole dei talk Perché il tempo del Covid non sia sprecato Dall’accelerazione della digitalizzazione nel lavoro e nella scuola alla valorizzazione di un tempo che ci ha fatti riscoprire fragili e bisognosi l’uno dell’altro: contenuti e metodi per costruire un modo nuovo di pensare. È una delle chiavi di lettura che viene dai talk live che hanno accompagnato, nella fascia preserale, le giornate del #FestivalUnicatt . Al di là della grave emergenza del Covid-19, con tutta la sua scia di dolore e di paura, è possibile un’interpretazione diversa di questo periodo sospeso, cercando di coglierne qualche risvolto positivo, perché sappiamo che l’uomo è centrale per ricostruire il tempo che verrà. Abbiamo aspettato il terzo millennio con tutte le prerogative di un’epoca felice, migliore, e ci siamo accorti - e questo ci ha molto deluso, almeno a me ha deluso - che il nuovo millennio non rispettava le sue promesse, non rispettava le speranze che noi avevamo creduto di vedere in lui». Il problema ora è ripensare al tempo di dopo – osserva il professor Lupo –, non soltanto agli errori commessi, a non farli più, ripensare a disegnare il tempo che verrà, lo spazio geografico che verrà. Che è quanto che il professor don Roberto Maier , docente di teologia nella sede di Piacenza, legge nell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. La scoperta che questo tempo, come ha detto Papa Francesco in Piazza San Pietro, ci costringe a renderci conto che siamo tutti sulla stessa barca, dovrebbe spingerci «a cambiare il modo di pensare e questo nuovo modo di pensare l’umanità lo aspetta da molto tempo, perfino da secoli.

 

La radio alla ricerca di nuovi format

Marco Pontini, ha ricordato il successo del concerto organizzato a Malta da Radio Italia venerdì 4 ottobre, che ha messo insieme artisti di fama nazionale con un pubblico di 30 mila persone (di cui 8 mila italiani), con una notevole ricaduta economica sul territorio. Marco Maccarini, presentatore del concerto, consapevole di un raffinato, paziente e impegnativo lavoro, ha parlato della risonanza sui social anche nei giorni successivi. È ovvio che la conduzione dal palco è diversa da quella radiofonica o televisiva ma questa esperienza è stata utile nel gestire il concerto in due lingue, italiano e inglese, e nel tradurre in diretta televisiva gli interventi degli artisti». Martino Clericetti, laureato in filosofia in Cattolica, ha confermato che l’esperienza in radio è fondamentale nel campo nella comunicazione, anche per chi poi fa conduzione in tv. Prova ne è che il fatturato del mercato radiofonico è in leggera crescita, a fronte del calo delle tv e della carta stampata. Si parla di “radio di flusso” in antitesi alla tradizionale “radio a programmi” per indicare una radio sempre attiva che comunica direttamente ai suoi ascoltatori senza l’intermediazione e l’interfaccia dei programmi. Più sei, più fai, meglio è»: questo il consiglio lanciato agli studenti da chi ha raggiunto ottimi traguardi nel settore radiofonico.

 
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