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Integrare, voce del verbo abbracciare

Michele Senici (a sinistra nella foto) lavora presso Mazì ( insieme , in greco), una scuola che accoglie i bambini rifugiati del campo profughi dell’isola, che non hanno accesso al sistema dell’istruzione pubblica. Ogni giorno circa 150 studenti tra i 12 e i 17 anni trovano tra le aule di Mazì un rifugio sicuro che offre loro un pasto caldo, l’opportunità di imparare e crescere insieme e il supporto psico-sociale necessario per affrontare la vita difficile che vivono ogni giorno nell’hotspot. È una non-banalità che dovremmo imparare a riconoscere: dietro le scelte politiche della nostra Unione Europea, ci sono le storie di vita di Mahdi, Fateme, Mobina, Mohammed, Ibrahim che troppe volte soccombono dietro alle scelte, alle propagande, ai discorsi e alla parole. Qual è il primo aiuto che si può dare ai migranti più giovani nel loro passaggio dalla fuga da una casa che non hanno più al tentativo di integrazione in Europa? «Sono convinto che la vera necessità sia la formazione. Dire loro che l’Europa che sognano non è quella che hanno intorno in questo presente, perché nemmeno noi europei vorremmo che le cose stessero così, spiegare loro quanto sia importante imparare l’inglese o il greco, perché solo così potrai capire i tuoi doveri e lottare per i tuoi diritti. Mi piacerebbe un’Europa che abbraccia e che si lascia abbracciare, tutto qui. Un abbraccio di prossimità, libertà, equità, un abbraccio che instilli resilienza. Per concludere, raccontaci tre piccole cose che ti hanno sorpreso… «La prima è la normalizzazione, cioè capire che probabilmente l’essere umano è talmente forte da sapersi adattare ad ogni condizione di vita.

 

Dal master alla Commissione europea

La cattolica al meeting Dal master alla Commissione europea Dopo il master in Relazioni d'aiuto Stefano Vassena ha ottenuto uno stage al Dipartimento di Cooperazione e sviluppo internazionale. La sua testimonianza al Meeting di Rimini. agosto 2019 Stefano Vassena , grazie al master in Relazioni d'aiuto in contesti di sviluppo e cooperazione nazionale e internazionale dell’Università Cattolica, ha ottenuto uno stage di cinque mesi alla Commissione europea. Al Meeting di Rimini ha partecipato allo stand del Dipartimento di Cooperazione e sviluppo internazionale dell’Unione europea. meeting #cooperazione internazionale #unione europea Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Cesi e Gemelli insieme contro l’Aids

Cooperazione internazionale Cesi e Gemelli insieme contro l’Aids Un progetto è in corso al Comboni Samaritans Health Center di Gulu per coinvolgere 500 donne da sensibilizzarle sul tema dell’infezione da Hiv e da altre a trasmissione sessuale. Il progetto, che si svolge al Comboni Samaritans Health Center di Gulu in Uganda , prevede il coinvolgimento di 500 donne di età compresa tra 18 e 49 anni residenti nella città di Gulu e nelle aree limitrofe che vengono individuate attivamente sensibilizzando su questi temi l’intera comunità. All’Health Center di Gulu è loro offerto uno screening semestrale per Hiv, Hbv (Epatite B), sifilide, valutazione clinica di eventuali lesioni vulvovaginali e un questionario autoriportato su aspetti sociodemografici, su conoscenze e comportamenti a rischio sessuale. In Uganda vi sono 75 posti letto di degenza ordinaria per 1.000.000 di abitanti e un posto letto in terapia intensiva sempre per 1.000.000 abitanti. In conseguenza di ciò il ministero della Salute e il Governo ugandese stanno attuando strategie di contenimento e di prevenzione dell’epidemia di Covid-19 molto stringenti in termini di quarantena, isolamento e distanziamento sociale, perché, come tutti i Paesi dell’Africa Sub-Sahariana, l’Uganda non può davvero permettersi la diffusione dell’epidemia. L’attività di supporto alla prevenzione di Hiv attraverso l’educazione e le modifiche comportamentali è svolta continuamente sia dall’Italia, attraverso incontri periodici con il personale locale, sia grazie all’attività residenziale di medici specializzandi della nostra sezione di Malattie infettive. Siamo altresì entrambe grate al dottor Francesco Aloi, biotecnologo dell’Area Endocrino–metabolica del Dipartimento di Medicina e chirurgia transazionale del nostro Ateneo, per il supporto attivo che ci sta fornendo, grazie anche all’esperienza che lui ha dell’Uganda per i molti anni lì trascorsi».

 
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