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Il don in trincea insieme ai medici

Trovo che l’esercizio del ministero sacerdotale tocca in questa fase una delle sue punte più alte: un approccio di vicinanza e di affetto che travalica le parole» by Giacomo Cozzaglio | 27 maggio 2020 Nell’emergenza Covid hanno fatto notizia, accanto a medici e infermieri, anche i sacerdoti. Questa pandemia ci ha trovati un po’ tutti impreparati soprattutto per quello che riguarda le proporzioni del numero dei malati che ha fatto sì che parecchi reparti del Policlinico si dovessero immediatamente trasformare in Covid. Nella sua esperienza di questi mesi è entrato in contatto con medici relativamente giovani che sono stati coinvolti nello sforzo medico? Quale è stato l’approccio con loro? «Essendo il nostro un Policlinico universitario, la maggior parte dei medici sono giovani. È logico che su di loro ha avuto un impatto diverso in quanto medici che fino a ieri si occupavano soltanto della loro specialità mentre ora viene chiesto loro di curare i pazienti Covid. Soprattutto coloro che sono più direttamente a contatto con i pazienti Covid o che addirittura si sono contagiati hanno iniziato un percorso di riflessione non solo a livello personale, ma anche di rivisitazione del loro approccio medico-infermieristico. Spesso il mio andare più volte in questi luoghi durante la giornata è stato accolto con “sei capitato nel momento più importante, in cui avevamo bisogno di te”, chiedendo una preghiera o una benedizione, richiesta che non capitava che facessero prima. Sono tutte espressioni che indicano il desiderio da parte loro di aver assoluto bisogno di qualcosa di più profondo che accarezzi in quel momento la loro mente e soprattutto i loro cuori».

 

App Immuni, tra vantaggi e tutela della privacy

Grazie a questa tecnologia, e in particolare all’ Exposure Notification framework di Apple e Google, il nostro telefono è in grado di comunicare con altri telefoni nelle immediate vicinanze. L’idea è che se due telefoni sono vicini, lo saranno anche i rispettivi proprietari e quindi potenzialmente può avvenire un contagio. L’app del mio telefono trasmette quindi un codice anonimo univoco e ne riceve uno simile da ogni persona a cui mi avvicino (se dotata di app e se per un tempo e distanza “pericolosi”). Nel mio telefono saranno quindi registrati due tipi di dati: i codici che io ho trasmesso e i codici che ho ricevuto. Questi dati sono solo delle liste di numeri senza alcun elemento identificativo delle persone che ho incontrato. La garanzia che tale protocollo di funzionamento venga rispettato è data da una caratteristica molto importante dell’app: quella di essere open source . Ovviamente non tutti i cittadini sono in grado di comprendere il linguaggio di tale codice (Kotlin per Android e Swift per iOS/iPhone) ma il fatto che esperti indipendenti possano accedere al codice, è un’ottima garanzia di rispetto delle caratteristiche di anonimato dichiarate.

 

Col Coronavirus sono spariti i teenager

Il commento Col Coronavirus sono spariti i teenager Nella prima fase dell’emergenza sanitaria si è parlato tanto di anziani, di bambini e di adulti ma sembrano diventati invisibili gli adolescenti, che invece hanno sofferto particolarmente l’improvvisa clausura. Sugli adolescenti invisibili al tempo del Coronavirus, il contributo audio del professor Daniele Bruzzone , docente di Pedagogia dell'infanzia e dell'adolescenza alla facoltà di Scienze della formazione , sede di Piacenza. adolescenti #teenagers #coronavirus Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Fase 2, risposte nuove a problemi vecchi

Editoriale Fase 2, risposte nuove a problemi vecchi Secondo il professor Mauro Magatti , solo così possiamo sperare di uscire davvero trasformati dalla crisi del Coronavirus. Questo è l’unico modo intelligente per «ripartire» 27 maggio 2020 Nell’editoriale pubblicato sul Corriere della Sera, di cui riportiamo la parte iniziale, il professor Mauro Magatti, analizza come affrontare la Fase 2. Perché sia davvero un’occasione per ripartire di Mauro Magatti * «Ripartiamo» è l’espressione colma di speranza per dire la voglia di tornare il più velocemente possibile alla vita di prima. Gli economisti dicono che la caratteristica di questa crisi è quella di essere simmetrica: colpendo contemporaneamente domanda e offerta, il lockdown ha causato discesa del Pil senza precedenti. Il rimbalzo previsto nei prossimi mesi ammesso e non concesso di riuscire a convivere con il virus senza essere costretti a nuove chiusure totali riassorbirà parte di questo crollo . Per quanto importante e già di per sé sfidante questo primo piano di analisi è però insufficiente a cogliere la transizione che pure occorre attuare. Continua a leggere sul Corriere della Sera] * Docente di Sociologia alla facoltà di Scienze politiche e sociali , campus di Milano dell’Università Cattolica #coronavirus #magatti #economia #societa' Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Pane e parole per aiutare i poveri

Preti in prima linea Pane e parole per aiutare i poveri Fra Carlo Cavallari opera nel centro Milano aiuta del Convento di Sant’Antonio dove si offrono vari servizi alle persone più bisognose. Fra Carlo Cavallari , cultore della materia in Teologia all’Università Cattolica, parla così del suo passato, che oggi lo porta a essere membro attivo nel centro Milano Aiuta , all’interno del Convento di Sant’Antonio di Milano. Il bisogno, come una doccia o un pasto caldo è solo il punto di partenza di un cammino più ampio non solo da parte dei bisognosi, ma anche da parte nostra. La vita è fatta di relazioni e le relazioni non hanno scadenza, ci sono persone che vengono da noi da tanti anni e con queste siamo cresciuti e continuiamo a tenerci in contatto. In un periodo in cui la socialità è pericolosa per la salute pubblica, come è cambiata la vostra attività al centro Milano Aiuta ? «Questa è la cosa più difficile per noi. Prima della pandemia, chi veniva qui passava dal centro e, così, iniziavamo a conoscere la sua storia. Nonostante ciò, mi è rimasta impressa la storia di un ragazzo italiano che ha sempre viaggiato molto per l’Italia e per l’Europa, vivendo il lavoro come unica via di fuga e riscatto e tralasciando alcune dimensioni della propria vita, come la dimensione relazionale. Quello che ci aspettiamo è che la nostra modalità di aiuto diventi una modalità condivisa, puntando sempre più a una capillarità.

 

Trovare un senso di fronte alla malattia

Lo sa bene padre Enzo Viscardi , psicologo, assistente pastorale presso l’Università Cattolica e attualmente responsabile di una comunità di accoglienza per sacerdoti in difficoltà. Cosa significa questo clima di quarantena per una persona che cerca di portare aiuto? «Ho vissuto in prima persona questo clima. È stato un continuo contatto con persone ammalate: da parte mia la vivevo con serenità, ma comunque confrontandomi con l’ansia e l’angoscia di questi sacerdoti che di fronte al fatto di non riuscire a guarire hanno avuto un po’ di crisi. La fede in questo momento è uno strumento per combattere la paura o serve anche qualcos’altro, per esempio un apporto psicologico? «In questo momento per chi ha fede ci sono due atteggiamenti: abbandonarsi al Signore e avere speranza. È quindi una richiesta di mediazione: una persona che ti presenti a Dio e ti mostri che il Signore c’è in quello che sta avvenendo». Di fronte a questo smarrimento la gente non ci chiede di essere una persona forte, anzi il rischio sarebbe di essere banali. Da qui le celebrazioni pasquali di quest’anno ci hanno fatto riflettere sull’importanza dell’ultimo saluto ai propri cari: «Il venerdì santo è stato vissuto proprio come contemplazione di un Cristo sulla croce che moriva nel silenzio e nella solitudine, come è capitato a molte persone, una morte ingiusta».

 

Il virus ha cambiato la nostra lingua

Di più, ha marcato molte lingue e in particolare quelle romanze, quelle che trovano ancora oggi una matrice comune nei Paesi del sud dell’Europa, Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Romania. Parole come “lockdown” che, come ha ricordato il linguista Francesco Sabatini , presidente onorario dell’Accademica della Crusca, ha origini angloamericane ed è nato nell’ambiente carcerario per indicare la situazione di isolamento dei detenuti. Da un uso specialistico se ne è fatto, dunque, un uso generalizzato che ha definito la chiusura e il blocco delle attività di molte popolazioni nel mondo. In base alle richieste arrivate all’Accademia della Crusca, di cui il docente fa parte, si evince che diversi termini anglofoni sono ormai acclimatati nel linguaggio comune, per altri nuovi invece forse è necessario avviare una riflessione per proporre alternative che utilizzino la lingua madre. L’introduzione di questi termini ha sortito anche un effetto ironico in Paesi come la Francia, dove una certa creatività lessicale ha prodotto i “coronaperó” e gli “zoomaperó” al posto dei classici aperitivi, o i “coronabdó”, gli addominali rinforzati dal ripiego della ginnastica casalinga. Oltre al già ricordato lockdown, anche i concetti di tracciabilità, di morbilità, di distanziamento sociale (che in francese riguarda le differenze tra le classi sociali e non la separazione fisica tra i cittadini), o ancora i termini “resistenza”, “confinamento”, “mascherina” nella sua duplice veste di protezione e nascondimento. Il futuro che attende la tv è probabilmente un’estate con un caso fisiologico di ascolti se la situazione si normalizzerà, in attesa di una nuova ondata di informazione in autunno quando torneranno verosimilmente tensioni sociali e politiche.

 

Covid-19, a rischio chiusura il 30% delle scuole paritarie cattoliche

Appello Covid-19, a rischio chiusura il 30% delle scuole paritarie cattoliche È l’allarme lanciato su “il Sole 24 Ore” dai docenti della Cattolica Andrea Perrone , Marco Miccinesi , Marco Allena e Marco Grumo . La necessità di ricollocare circa 300.000 studenti e sostenere oltre 40.000 lavoratori disoccupati può comportare sino a 5 miliardi di spesa pubblica. Questo, in sintesi, l'allarme lanciato sulla stampa da gestori e analisti di politiche scolastiche. Tutti gli emendamenti proposti in sede di conversione del Decreto Cura Italia, tuttavia, sono stati respinti o superati dal ricorso al voto di fiducia. Si consideri la chiusura delle scuole per l'infanzia conseguente al lock-down. Ci si sarebbe, quindi, aspettati che le scuole fossero trattate come le altre imprese, con riguardo, per esempio, alla garanzia pubblica sul finanziamento bancario. continua a leggere su “ilsole24ore.com”] * Rispettivamente docenti di Diritto dei mercati finanziari, di Diritto tributario, campus di Milano, di Diritto tributario, campus di Piacenza, di Economia aziendale #coronavirus #scuoleparitarie #allarme Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Quella volta che recitai in “Fai bei sogni”

La sua è una vocazione adulta: «Prima di entrare in seminario facevo il consulente in proprietà industriale, il lavoro più bello del mondo perché passavo il mio tempo tra inventori e creativi. A oggi, però, don Luca Peyron è anche direttore della Pastorale Universitaria della Diocesi di Torino, coordinatore del servizio per l’apostolato digitale, docente di Teologia e dell’Innovazione all’Università Cattolica di Milano e non solo. In questo momento, la cosa più difficile è stare nelle fatiche di molti di loro: accompagnare medici e infermieri che si trovano in mezzo ai malati, senza poter fare nulla. Io credo che i giovani, come tutti gli altri, abbiano delle domande, che tento di intercettare per far capire loro che le risposte sono in Cristo. Oggi che tutto questo è sigillato, si tratta di continuare a prendersi cura delle relazioni che c’erano prima e il tempo che mi è dato lo spendo a pensare». Significa provare a raccogliere un pensiero e delle intuizioni rispetto al mondo che verrà sapendo che il mondo che verrà è sempre meno predicibile rispetto all’esperienza che abbiamo del mondo che è stato. Qual è l’aspetto della sua attività che più le manca? «Senza dubbio la fisicità e tutto ciò che è prossemica.

 

A distanza i laboratori sull’economia di Francesco

Ateneo A distanza i laboratori sull’economia di Francesco L’iniziativa, promossa dall’Università Cattolica su proposta dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini , prosegue da remoto, registrando anche on line una partecipazione attiva e interessata degli studenti. Tra le prossime attività in calendario, sotto forma di webinar, accessibili sulla piattaforma Teams, il laboratorio su “Economia e gratuità” in programma il 13 maggio , alle ore 17.30: nel corso del quale sarà affrontato il tema degli scenari sostenibili al tempo del Coronavirus. Interverranno Giulio Fezzi , Chairman Phoenix Group, e R oberto Giacomelli , Associate Partner Ernst &; Young - Climate Change and Sustainability. Il 20 maggio, alle ore 11.00, Paolo Bonassi , responsabile Direzione Centrale Strategic Support presso Intesa Sanpaolo, discuterà di prodotti finanziari non inquinati. Insomma importanti occasioni di riflessione dove le considerazioni dei relatori, stimolati dagli interventi dei partecipanti, offriranno strumenti utili per rivedere gli scenari economici del post-Covid alla luce dei principi di scelte etiche e solidali ispirati al magistero di Papa Francesco. economia #francesco #coronavirus Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Ricciardi, in Italia possiamo stare tranquilli

Roma Ricciardi, in Italia possiamo stare tranquilli Secondo il professore il fatto che non ci sia un contagio di massa nel nostro Paese ci può ragionevolmente far ben sperare. Gli accessi sono dovuti alla normale influenza ma anche alla paura generata dalla confusione e dalle notizie che circolano in rete ma è bene sottolineare che attualmente non esiste nessun allarme specifico. Entrando nello specifico cosa è il coronavirus e come si trasmette? Quali sono i sintomi? È una infezione insidiosa perché di fatto il virus è abbastanza contagioso. È chiaramente più aggressiva dell’influenza ma non è come la Sars di qualche anno fa. Non è una patologia da sottovalutare ma individuata adeguatamente in tempo e curata non risulta grave come la Sars. La brutta notizia è che può trasmettersi anche senza sintomi, cioè una persona non sintomatica che non ha la febbre può trasmettere il virus. La buona notizia è che il virus non è particolarmente aggressivo, le condizioni di salute delle persone che vengono colpite sono generalmente discrete. Chiaramente bambini e anziani sono sempre più a rischio perché hanno un sistema immunitario un po’ più debole rispetto agli adulti, però questa patologia colpisce anche persone sane e ha fatto vittime anche tra il personale sanitario.

 

“Ingaggiare” i cittadini per renderli più consapevoli

CORONAVIRUS “Ingaggiare” i cittadini per renderli più consapevoli Una ricerca degli psicologi di EngageMinds Hub ha studiato l’adesione degli italiani alle misure di contenimento di Covid-19. È il primo quadro che emerge dalla ricerca condotta dal Centro di Ricerca EngageMinds Hub nell’ambito del progetto Craft- Cremona Agri-Food Technologies e della Facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali. L’indagine ha inteso mappare le principali reazioni degli italiani all’emergenza Covid-19 in relazione alla loro capacità di “engagement”, cioè all’attitudine dimostrata nell’elaborare psicologicamente le preoccupazioni legate allo stato di emergenza e di assumere un ruolo proattivo e collaborativo nel processo preventivo. In particolare il centro EngageMinds Hub ha validato un modello psicologico di valutazione dell’“engagement” (definito People Health Engagement Model**) capace di predire le reazioni psicologiche dei cittadini e di spiegarne la maggiore o minore aderenza alle prescrizioni di contenimento del Covid 19. In generale, lo studio rivela come solo il 16% degli italiani sia in uno stato di “equilibrio” psicologica e quindi risulti capace di agire in modo sinergico con il sistema sanitario e le prescrizioni per ridurre il rischio di contagio. Ma qual è quindi il valore aggiunto di profilare i cittadini sulla base del loro livello di Engagement? Rendere consapevoli i cittadini e i consumatori del loro ruolo cruciale nell'evitare la rapida diffusione del virus è un obiettivo primario per rendere efficace il processo preventivo del nuovo coronavirus. Poter identificare e prevedere il profilo dei cittadini è fondamentale al fine di accompagnarli in questo processo di maturazione psicologica della percezione di sé come responsabili della salute propria e della comunità.

 

#5 consigli per una sana alimentazione

Se c’è una cosa scientificamente appurata, è che l’alimentazione non può certamente curare o proteggerci dall’infezione del nuovo coronavirus (a discapito di qualche falsa notizia circolata di recente sui social media legata agli effetti stupefacenti della vitamina C!). Quello che è certo, però, è che curare l’alimentazione, anche in questo periodo, può rappresentare un buon strumento per cercare di mantenerci in salute e svolgere al meglio le attività quotidiane tra le mura domestiche. Ricorda di pianificare i tuoi pasti Una sana alimentazione passa anche dalla corretta ripartizione di calorie durante la giornata. Se il nostro dispendio energetico si è ridotto, perché siamo diventati più sedentari, ricordiamoci di prediligere alimenti a bassa densità energetica (come frutta e verdura) e di controllare le quantità di cibo che ingeriamo. È rappresentata da una piramide che ci indica quali sono gli alimenti da consumare più frequentemente (che stanno alla base della piramide) e quelli di consumare meno spesso. Asseconda i tuoi gusti, ma cerca anche di sperimentare pietanze nuove per garantire l’apporto di cui abbiamo bisogno di tutti i nutrienti e altri composti interessanti dal punto di vista nutrizionale. Se è vero che dobbiamo porre particolare attenzione a non eccedere con le porzioni e gli spuntini non previsti, è altrettanto vero che possiamo attuare piccoli gesti quotidiani, che ci consentano di garantire il giusto dispendio energetico.

 

Affaire Clorochina, cosa c’è da sapere sulla sua efficacia

Lo studio Affaire Clorochina, cosa c’è da sapere sulla sua efficacia Il professor Roberto Cauda , docente di Malattie infettive alla facoltà di Medicina, ricostruisce la vicenda del farmaco impiegato contro il Covid-19 di cui uno studio, subito messo in discussione, ha affermato la pericolosità. Il punto della situazione 11 giugno 2020 di Roberto Cauda * La doverosa premessa di questa mia riflessione è che al momento non esistono farmaci specificatamente indicati per il trattamento della malattia Covid-19. Preso atto di ciò, non possiamo però negare che vi sono farmaci che nel corso di questi ultimi mesi hanno dimostrato una certa efficacia nel contrastare la pandemia. Tralasciando questi ultimi due, forse il farmaco che è più stato utilizzato, per le sue caratteristiche di maneggevolezza e facilità di reperimento, è stata proprio la clorochina che in Europa è stata per lo più somministrata in forma di idrossiclorochina. Questa ultima informazione è stata una sorpresa, dal momento che la clorochina, nelle sue varie preparazioni farmaceutiche, è stata nel corso di questi ottant’anni impiegata su larga scala, per il trattamento della malaria e più recentemente di malattie reumatiche, senza che emergesse una particolare tossicità a essa legata. Di fronte al diniego (per ragioni di riservatezza) di renderli disponibili da parte di questa, gli autori, alcuni giorni or sono, hanno ritirato il lavoro ritenendo che non potevano più garantire la qualità e l’obiettività dei risultati . Da ricercatore, con il background scientifico sulla clorochina che ho testé dichiarato, penso che quanto avvenuto rientri nella dialettica della scienza e della ricerca che prevede che ogni lavoro pubblicato possa trovare una conferma o una smentita da parte di altri ricercatori che studiano lo stesso argomento.

 

#Viciniadistanza, così le università italiane reagiscono alla crisi

COVID-19 #Viciniadistanza, così le università italiane reagiscono alla crisi Il mondo accademico del nostro Paese ha saputo adattarsi e affrontare l'emergenza Coronavirus: per tornare rinnovato, più forte e con più strumenti di prima. Il video della CRUI 24 aprile 2020 Gli atenei italiani non si sono piegati all'emergenza Coronavirus. E lo hanno dimostrato con una clip realizzata dalla CRUI , la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane , per dimostrare come il mondo accademico del nostro Paese, grazie alla didattica a distanza, ha saputo affrontare la crisi causata dalla pandemia. Perché l'università è una comunità sociale fatta di menti, di persone, di relazioni che si sono sapute adattare attingendo alla propria creatività con l'obbligo morale di continuare a essere una comunità. “Per continuare a stare vicini, a distanza. E tornare rinnovati, più forti di prima e con più strumenti di prima” #crui #coronavirus #covid-19 #ecatt Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Testing positive for Coronavirus does not mean being contagious

Research Testing positive for Coronavirus does not mean being contagious A study conducted by researchers of the Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS and Università Cattolica has been published in JAMA Internal Medicine. The detection of the so-called viral replicative RNA is proposed by the authors as an indicator of the presence of vital and potentially transmissible viruses, but further studies will be needed to establish whether these patients can actually transmit the virus. During the follow-up (approximately 50 days after the diagnosis of COVID-19), the nasal-oropharyngeal samples of these patients were tested for the presence of both total (genomic) and replicative (subgenomic) viral RNA. «The presence of replicative RNAs in the samples was used as an indicator of ongoing viral replication. Only one of these, however, also tested positive for SARS CoV-2 replicative RNA. Samples obtained from patients at the time of the disease were reanalysed and, as expected, all tested positive for SARS CoV-2 replicative RNA», said Professor Sanguinetti. The only patient who tested positive for both total and replicative RNA became positive 16 days after recovery (and 39 days after the initial diagnosis of COVID-19) was an elderly patient with hypertension, diabetes and cardiovascular disease, who had a symptomatology compatible with COVID-19 at follow-up.“ This study confirms the usefulness of performing an accurate follow-up of recovered COVID-19 patients and reinforces the concept that reinfections in recovered COVID-19 patients are rare ‒ concluded Sanguinetti ‒although testing positive to the ‘conventional’ molecular test (which detects total SARS CoV-2 RNA). Therefore, research into SARS CoV-2 replicating RNA could help resolve the dilemma about the real infectivity of recovered COVID-19 patients who return positive for SARS CoV-2 RNA».

 

Coronavirus, guariti ma ancora positivi al tampone,sono quasi uno su cinque

Roma Coronavirus, guariti ma ancora positivi al tampone,sono quasi uno su cinque Uno studio di ricercatori dell'Università Cattolica e Policlinico Gemelli IRCCS dimostra implicazioni per la possibile contagiosità di queste persone uscite dalla quarantena. È quanto emerso da uno studio pubblicato sull'American Journal of Preventive Medicine e condotto dal professor Francesco Landi , docente di Medicina Interna all'Università Cattolica e direttore della UOC di Riabilitazione e Medicina Fisica del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS. Lo studio ha coinvolto 131 pazienti Covid-19: si è visto che 22 dei pazienti (16.7%), pur rispettando tutti i criteri per terminare la quarantena (assenza di febbre e due tamponi negativi), hanno presentato nuovamente tampone positivo dopo due settimane. La probabilità di restare positivi al SARS-CoV-2 è più alta tra coloro che presentano ancora dei sintomi. Ebbene, è emerso che diversi sintomi erano ancora frequenti nella popolazione di guariti: la fatica nel 51%, difficoltà respiratorie nel 44%, tosse nel 17%, indipendentemente dall'esito positivo o negativo del tampone effettuato a giugno. La probabilità di risultare ancora positivi al SARS-CoV-2 dopo la guarigione è risultata significativamente elevata tra coloro che ancora presentavano sintomi respiratori, come mal di gola e rinite (sintomi simili al raffreddore). "Questo è il primo studio a fornire un dato certo sui pazienti (16,7%) ancora positivi al tampone dopo la guarigione - rileva il professor Landi -.

 

Immuni, essere molti per aiutarci tutti

Coronavirus Immuni, essere molti per aiutarci tutti Gli italiani si mostrano ancora diffidenti verso l’app di tracciamento del Coronavirus attiva dall’inizio di giugno. Immuni rappresenta uno strumento importante per affrontare il lungo inverno che abbiamo di fronte, uno strumento in più per aiutare l’attività di tracciamento dei contatti svolta dai professionisti dei Dipartimenti di Prevenzione e, soprattutto, per aiutare tutti noi a vivere con maggior tranquillità la nostra quotidianità. Una sera di settembre però, all’improvviso sullo schermo del mio iPhone è comparsa una notifica con un alert di color rosso: “rilevata esposizione a rischio con una persona Covid-19 positiva”». Perché, secondo lei, così tante persone sono ancora restie all’uso di questo sistema? «Credo che alla base ci sia un problema di timore per la privacy e di scarsa conoscenza del meccanismo di funzionamento, che paradossalmente è totalmente anonimo per la persona che la utilizza. Vuole suggerire un nudge , una “spinta gentile”, che possa davvero far comprendere l’importanza di essere in molti per aiutarci tutti? « Essere in molti per aiutarci tutti è un bellissimo slogan, dovrebbe essere questo lo spirito con cui promuovere una grande campagna di comunicazione e informazione per la cittadinanza. Un’esperienza unica che spero ci aiuterà a gestire la seconda ondata durante questo lungo inverno che abbiamo di fronte e che riguarderà tutta Italia stavolta, non più soltanto alcuni territori». Inoltre colpisce notare che tra i più scettici ci sono coloro che appaiono più avvezzi all’utilizzo disinvolto e disinibito di app digitali e di social media in altre aree della loro quotidianità, quali lo svago, i consumi, il lavoro.

 

Covid, le decisioni che fanno la differenza

L’occasione di oggi è non solo far conoscere il nostro Instant Report sul Covid-19, ma dialogare insieme ai nostri esperti su ciò che abbiamo vissuto e sulle prospettive gestionali e organizzative che queste fasi di pandemia ci hanno mostrato» ha detto il professor Cicchetti nel saluto introduttivo. L’obiettivo era duplice: fornire un’informazione scientifica, sulla base di dati validati, che potesse essere anche uno strumento di public reporting, utile alla società, ai decisori politici e ai cittadini». A tutti gli ospiti una domanda fra passato e futuro: Che cosa abbiamo imparato da questa crisi economico-sanitaria? «Personalmente ho imparato che l’atteggiamento di sicurezza e certezze che la classe medica e tutti noi abbiamo sempre tenuto rispetto alle situazioni sanitarie si è rivelato molto fragile. Quello che abbiamo imparato è che il modello organizzativo del sistema sanitario italiano ha retto e gestito l’impatto di questa emergenza» ha risposto il dottor Mantoan . Le Regioni che hanno mantenuto un impianto organizzativo solido dal punto di vista anche territoriale, in collegamento con le aziende sanitarie locali e con gli ospedali, sono quelle che ci hanno permesso di affrontare meglio la crisi, quelle che non hanno investito su questo modello sono entrate in difficoltà. Una figura che si è rivelata molto importante è, per esempio, quella dell’ingegnere gestionale per la gestione dei flussi e dei processi, quella dell’epidemiologo per l’analisi degli scenari e per supportare le giuste decisioni, e, dal punto di vista della prevenzione, quella degli assistenti sanitari nei dipartimenti di prevenzione. Stiamo rivalutando in maniera significativa tutto il mondo della Sanità pubblica – ha concluso il professor Cicchetti – quindi tutte quelle professioni che hanno bisogno di una formazione medica, ma anche proiettata nel mondo al di fuori.

 

Così nelle chat di lavoro è nato il CoviDiary

Coronavirus Così nelle chat di lavoro è nato il CoviDiary Una memoria storica caratterizzata da agevole lettura e completezza relativa a quanto accaduto in questi ultimi quattro mesi. Una memoria storica corale, caratterizzata da agevole lettura e completezza relativa a quanto accaduto in questi ultimi quattro mesi (Per leggere il CoviDiary scarica il pdf) . Un racconto nel racconto: il percorso compiuto da chi si è occupato di fornire alla stampa o ai mezzi di comunicazione dell’Ateneo le nuove frontiere degli scenari accademici, sociali, sanitari, culturali, che vedono coinvolta l’Università, nel suo ruolo didattico-formativo, di ricerca, di terza missione. La comunicazione ha riguardato anche l’informazione circa gli adeguamenti, con comprensibile apprensione, a modificare o implementare i servizi in vista della massima sicurezza degli utenti, come è accaduto con la sanificazione degli ambienti. Tante le novità, dal piano #eCatt per il proseguimento dei percorsi didattici in sicurezza (in presenza e da remoto) alla costituzione del Fondo Agostino Gemelli per venire incontro alle esigenze economiche delle famiglie prostrate dalla crisi, in modo che la pandemia non bloccasse progetti e aspirazioni dei giovani. Ha consentito di svolgere eventi online: conferenze, seminari, webinar, dibattiti, presentazioni di libri (per lo più e-book ), finanche lo svolgimento – con una modalità inedita ma che ha aperto nuovi scenari per il futuro – di Open week per la presentazione delle lauree triennali, magistrali e dei master. Accanto agli eventi organizzati con sapiente fantasia pastorale, sono state pubblicate le cronache dei preti in prima linea nel confortare chi pativa le conseguenze del Coronavirus, sono stati annunciati gli incontri di preghiera presso il policlinico Gemelli e commentati i gesti di Papa Francesco durante la pandemia.

 

Il Covid ha unito il Nord e il Sud del mondo

Cesi Il Covid ha unito il Nord e il Sud del mondo Nell’ultimo dei CeSI Talks hanno dialogato la direttrice di una Ong indiana e un medico dell’ateneo sulla salute e sulla prevenzione nei Paesi in via di sviluppo by Federica Mancinelli | 16 luglio 2020 «Guardare alla storia oltre i numeri». L’emergenza sanitaria ha insegnato a tutti molte cose: la rilevanza della preparazione professionale, del lavoro e dello stato mentale; l’importanza della sicurezza sociale e, soprattutto, del non arrendersi - ha proseguito la dottoressa Aram durante l’incontro “Be Safe. Un altro insegnamento è che il virus ha “unito” in qualche modo il mondo, il Nord e il Sud, i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo. Tutto questo ci ha insegnato a “guardare la storia oltre i numeri” e a capire l’importanza di operare e cooperare in futuro per mantenere condizioni di salute favorevoli, nei Paesi in via di sviluppo come in quelli sviluppati, sia per gli adulti sia per i bambini». Ora è tempo di fermarsi e di riflettere sulle lezioni apprese, soprattutto nel contesto dei Paesi in via di sviluppo. Si tratta di un programma, svolto nel mese di maggio, che ha avuto l’obiettivo di supportare medici e operatori sanitari di dodici Paesi del continente africano, tramite l’utilizzo di un protocollo formativo, che ha agevolato medici e operatori sanitari africani nella verifica delle condizioni polmonari dei pazienti». I Paesi, il mondo hanno bisogno di noi. E tutti possiamo dare il nostro contributo, agendo in maniera complementare e collaborativa, operando con gli altri, proattivamente e con una visione del futuro, strategicamente e non tatticamente solo per cercare di riparare a una emergenza o problema.

 

Covid, in Ciad una tra le tante malattie mortali

Sono parole che fanno riflettere quelle di Silvia Fregoso , coordinatrice del Paese Ciad per la Fondazione ACRA e alumna dell’Università Cattolica, intervenuta al primo dei quattro incontri online promossi dal Centro di ateneo per la Solidarietà internazionale (CeSI), intitolato “ Sfide e prospettive della cooperazione ai tempi del Covid-19 ”. La cosa che fa più paura in Ciad adesso è l’impatto socio-economico, più che non sanitario, causato dall’emergenza: le chiusure, gli spostamenti ancora bloccati, il coprifuoco a partire dalle 20 alle 5 del mattino - ha continuato la cooperante -. La chiusura delle scuole ha ripercussioni sul sistema scolastico che già fatica a garantire la presenza dei bambini in classe perché nella stagione delle piogge i genitori li mandano a lavorare nei campi. Gli ospedali non sono in grado di assorbire tutte le necessità e la viabilità, complicata dalle zone desertiche del nord e dalla quantità di fiumi al sud, rende faticoso raggiungere anche i servizi come scuole e ospedali. Oltre a rispondere ai bisogni primari, in tempo di Covid è necessario far fronte all’arrivo delle piogge e delle inondazioni che scoperchiano case e rendono inagibili le strade. Il primo è dato dal fatto che si sta dando più attenzione all’emergenza che allo sviluppo e per ACRA, che si occupa di piani di sviluppo a medio e lungo termine, questo rappresenta un problema. L’altra difficoltà riguarda il lavoro del cooperante che cambierà per almeno un anno nella misura in cui non sarà possibile rientrare nel proprio Paese d’origine per molto tempo e questo condizionerà molte persone nella decisione di lavorare nella cooperazione.

 

La forza salvifica dello studio

Studenti La forza salvifica dello studio Nel mese di maggio, in pieno il lockdown, uno studente trevigiano di Filosofia ha scritto una lettera rivolta ai suoi compagni a proposito del valore dello studio e del suo potere benefico. Sono convinto, infatti, che ognuno di noi sia capace di creare una sorta di normalità all’interno della propria vita anche quando le condizioni compromettono la quotidianità. Dal punto di vista scolastico, la “didattica a distanza” si sta dimostrando essenziale per non far frantumare tutto ciò che è stato costruito in termini di formazione, di competenze e di legame non solo con i propri docenti ma anche tra noi compagni. Nonostante le plausibili preoccupazioni che intercorrono nelle nostre giornate, dobbiamo pensare in maniera positiva affidandoci anche alla forza magnetica che può darci lo studio, in quanto cemento che ci unisce facendoci appartenere ad un’unica grande famiglia estesa oltre ogni forma di confine. Studiare, infatti, ci ha permesso di conoscere e di trarre insegnamenti dalla storia, di costruire il presente fornendoci le basi per concepire la società come luogo di incontro aperto ad ogni persona, tutelando ogni differenza socio-culturale con l’auspicio benevolo di non permettere mai a nessuno di prevalere sull’altro. Pensate a tutti i bambini, gli adolescenti, gli adulti nel mondo che non hanno la possibilità di studiare, di arricchirsi di insegnamenti, di valori democratici atti a tutelare i loro diritti. Al contrario, il mio è un sentito invito a non perseguire ciò che è immediatamente comprensibile, di facile definizione, quanto piuttosto di optare per mete che risaltino un pensiero più profondo che sia fonte di una ricchezza interiore maggiore.

 

Il mondo della cooperazione dopo il Covid

Lo schema degli incontri, che ricalca lo stile dei TED Talks, è molto semplice: un dibattito della durata di 30-45 minuti nel corso del quale un docente dell’Università Cattolica dialoga con esperti e professionisti impegnati nei molteplici settori della cooperazione internazionale allo sviluppo. Si confronteranno sul tema Marco Caselli , direttore del CeSI, e Silvia Fregoso , laureata magistrale in Politiche per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo in Cattolica e attualmente coordinatrice Paese Ciad per la Ong ACRA. A confrontarsi sul tema Comunicare l’emergenza, comunicare in emergenza , coordinate dal direttore del Dipartimento di Sociologia dell’Università Cattolica Marco Lombardi , saranno due rappresentanti del mondo della cooperazione e del giornalismo: Laura Bacalini e Laura Silvia Battaglia . La prima è International Project Manager presso Perigeo NGO, ong che opera in contesti di post-conflict e nei momenti di post-crisi per valorizzare i fattori di resilienza locali e promuovere uno sviluppo sostenibile attraverso il coinvolgimento delle comunità locali. Action and health prevention in developing countries: what does Covid-19 teach? , dove Antonia Testa , ginecologa, dialogherà con Kezevino Aram , direttrice della Ong indiana Shanti Ashram, un'organizzazione per lo sviluppo alla quale ha aderito più di 20 anni fa e che dirige dal 2014. Shanti Ashram, fondata nel 1986 sulla visione del Mahatma Gandhi del Sarvodaya (progresso per tutti), è un centro internazionale per l'apprendimento, lo sviluppo e la collaborazione che mira ad affrontare questioni sociali rilevanti e a promuovere lo sviluppo delle comunità. A Shanti Ashram, la dottoressa Aram ha contribuito a sviluppare un modello per lo sviluppo delle comunità basato sulla partecipazione attiva di donne e bambini, che ha aiutato le comunità a uscire dalla povertà, ad affrontare le disuguaglianze, a costruire leader e a garantire uno sviluppo sostenibile.

 

Più spazio alla medicina del territorio

Open Week Master & Postlaurea Più spazio alla medicina del territorio Deospedalizzazione e presa in carico delle cronicità sono le priorità per un Servizio sanitario nazionale che regga i colpi della peggiore epidemia. Esso si è presentato a questa prova con alle spalle un decennio di crescita limitata delle risorse disponibili e con un certo livello di iniquità nella distribuzione delle risorse nei diversi contesti territoriali. Dal 31 marzo l’Altems ha iniziato a studiare queste risposte per dare una lettura tecnico-scientifica di modelli organizzativi di risposta delle diverse regioni e abbiamo evidenziato che la differenza l’hanno fatta gli investimenti pregressi nei sistemi di assistenza territoriale, in un sistema nazionale generalmente “ospedalocentrico”, e nella telemedicina. Con le risorse che arriveranno probabilmente dall’Europa sotto varie forme sarà ineludibile ristrutturare la Sanità del territorio, capendo che abbiamo bisogno di nuove figure professionali nella multidisciplinarietà, senza tralasciare il grande tema della digitalizzazione di tutti i servizi pubblici del Paese». Ci siamo trovati di fronte a un nemico sconosciuto che inizialmente non eravamo in grado d’interpretare nelle sue manifestazioni» racconta Antonio Gasbarrini , docente di Medicina Interna alla facoltà di Medicina e chirurgia. Tutte queste competenze permetteranno di sviluppare, inoltre, un nuovo impegno dei cittadini, anche attraverso le associazioni dei pazienti, ricordando che il Servizio Sanitario nazionale è un grande presidio che va difeso anche con la responsabilità dei comportamenti individuali». Certamente occorre una programmazione ex ante per arrivare preparati a nuove difficoltà e per fare tutto questo c’è bisogno di competenze ben formate e nuove: è il “capitale umano” ora al centro come fattore cruciale di ogni organizzazione».

 

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