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Il sentiero stretto di Padoan

milano Il sentiero stretto di Padoan L’ex ministro del Tesoro ha presentato in largo Gemelli il suo libro in cui conversa con Dino Pesole di crisi, problemi finanziari e di come risolverli. Occorre andare oltre il sentiero stretto dei vincoli di finanza pubblica». La nostra video-intervista by Serena Cauzzi | 09 maggio 2019 Alto debito, bassa crescita e un equilibrio fondamentale da trovare: sono questi i punti essenziali di “ Il sentiero stretto… E oltre ”, di Pier Carlo Padoan che, insieme a Dino Pesole , conversa di crisi, problemi finanziari e come risolverli. Dalla flat tax al reddito di cittadinanza, passando per la revisione della riforma Fornero, l’ex ministro spiega, nel libro presentato in largo Gemelli l’8 maggio, quali rischi corre l’economia italiana e quali errori l’Italia non può permettersi di commettere. Come aumentare il potenziale di crescita e come farlo percorrendo un sentiero che si promette sempre più stretto, sono solo alcune delle domande alle quali dà risposta. Da destra hanno sostenuto che il debito non è stato ridotto, da sinistra che in realtà c'è stata troppa austerità e le riforme hanno indebolito il lavoro e l'occupazione. Il sentiero stretto è imposto dai vincoli di finanza pubblica e dalle nostre rigidità strutturali, ma appunto ora occorre andare oltre» ha affermato durante il convegno l’ex ministro Padoan.

 

Democrazia a rischio recessione

Ma solo dal 2016, dopo il referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e la conquista della Casa Bianca da parte di Donald Trump, la percezione di molti osservatori si è davvero modificata. Ulteriori segnali di una significativa «recessione democratica» giungono però anche dalle dinamiche interne dei sistemi politici occidentali, e più precisamente nel logoramento di alcune delle garanzie che consentono la competitività tra partiti e il pluralismo informativo. Lo stesso Orbán in diverse occasioni ha d’altronde definito il proprio modello di riferimento come una «democrazia cristiana illiberale», che, contrastando l’indirizzo multiculturalista e cosmopolitico delle élite tecnocratiche dell’Ue, punta a difendere gli interessi e le tradizioni nazionali, sulla base di un vasto sostegno popolare. Coordinatore del Corso di Laurea in Scienze politiche e delle relazioni internazionali della facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica. Quello pubblicato è uno stralcio del rapporto 2019 realizzato dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e intitolato «La fine di un mondo. democrazia #liberalismo #europa #crisi Facebook Twitter Send by mail L’EUROPA AL BIVIO Mercoledì 6 marzo , alle 12.30, nella Sala della Gloria della sede di Brescia dell'Università Cattolica (Via Trieste 17), sarà presentato il rapporto 2019 realizzato dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e intitolato « La fine di un mondo. La discussione, cui prenderanno parte Enrico Fassi , Damiano Palano e Arturo Varvelli (Ispi), è il primo appuntamento del ciclo «L’Europa al bivio» , organizzato dalla facoltà di Scienze politiche e sociali in vista delle elezioni di fine maggio.

 

Crisi, il tunnel è ancora lungo

Oltre alle note negative, emerge per ora una tenuta del reddito delle famiglie e un nuovo "tesoretto" fiscale per le casse dello Stato by Katia Biondi | 15 luglio 2009 Una congiuntura reale e monetaria ancora condizionata dagli effetti della crisi, con qualche timido segnale di ripresa. Dopo gli interventi dei professori della Cattolica, ha concluso la presentazione Fedele De Novellis, economista del Ref (Ricerche per l’Economia e la Finanza) che ha esaminato la crisi dal punto di vista delle famiglie italiane. Giovanni Verga , docente di Economia dei Mercati finanziari all’Università di Parma, si è soffermato sull’utilizzo di misure non convenzionali adottate dalla Fed e dalla Banca centrale europea per fronteggiare la crisi. Secondo la professoressa Ambrosanio la profonda crisi economica che il nostro Paese sta attraversando riporterà la finanza pubblica in una situazione di forte squilibrio, vanificando in parte lo sforzo di risanamento compiuto negli anni Novanta. Tre le cause il rallentamento della crescita economica, una serie di misure discrezionali volte a ridurre il carico fiscale sui redditi delle famiglie e sui profitti delle imprese, l’aumento dell’evasione fiscale, accompagnato da condoni e sanatorie». Ne è convinto il professor Luca Colombo, che con Angelo Baglioni , ha stimato il risparmio derivante dalla riduzione dei tassi di interesse pari a 11,218 miliardi di euro, di cui quasi la metà (5,276 miliardi) relativo ai primi cinque mesi dell’anno. La contrazione dei consumi attuali, in buona misura da attribuirsi all'aumento del tasso di risparmio legato al deterioramento delle aspettative dei consumatori, anticipa il fatto che forse il peggio deve ancora arrivare», ha concluso De Novellis.

 

Storie generative si mettono in rete

MILANO Storie generative si mettono in rete L’ Archivio della generatività ha un nuovo sito in collaborazione con l’Università Cattolica: esperienze raccolte in tutto il Paese, con un format narrativo multimediale, che indicano nuove strade per andare oltre la crisi. Parla il professor Mauro Magatti 28 aprile 2016 Rivisitato e arricchito sia nella veste grafica che nei contenuti e nelle metodologie, l’ Archivio della generatività sociale , in collaborazione con l’Università Cattolica , si trasforma in un nuovo sito. Frutto del lavoro di indagine del Centro di Ricerca Arc - Centre for the Anthropology of Religion and Cultural Change , diretto dal professor Mauro Magatti , l’Archivio contribuisce alla identificazione, analisi, narrazione e connessione in rete di realtà organizzate connotate dal carattere della “generatività”. Ma che cosa si intende con questa espressione? Un gruppo di amici che di fronte a un bisogno o a un'emergenza sociale decide di riunirsi in un'associazione, dotandosi delle risorse strumentali e delle capacità umane e professionali utili per organizzare una risposta efficace e innovativa. Un imprenditore che ama la propria attività, non come un mezzo per far soldi, ma come un modo per realizzare qualcosa di bello, che lo appassiona di cui è orgoglioso; che coinvolge altri nella sua impresa, promuovendone le capacità, stimolandone la creatività e risvegliandone la responsabilità e l'iniziativa. Il direttore di Arc lo descrive come un insieme di «storie di imprese, associazioni e istituzioni che vivono creativamente il tempo lungo delle generazioni, che sanno lasciar andare anziché trattenere e difendere, e autorizzare altri dopo averli accompagnati alla maturità dell'essere e del fare». Mettendo in rete, come modo per condividere e camminare insieme, l'Archivio ci dice che nessuna storia in sé è conclusa ed esaurisce il modello, bensì che ogni racconto è prezioso, unico e insostituibile per restituirci ciò che siamo o che potremo essere.

 
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