La tua ricerca ha prodotto 3 risultati per cura:

La giustizia senza risentimento

vita e pensiero La giustizia senza risentimento È dall’intreccio di corruzione delle norme e dei saperi che sorge il bisogno di cura (anche nel senso di prendersi cura) che dà il titolo al libro del professor Gabrio Forti. Abbiamo incontrato l’autore, professore di diritto penale dell’Università Cattolica e direttore dell’Alta Scuola “Federico Stella” sulla giustizia penale, per capire meglio lo stato di salute della nostra giustizia e quanto questo ci riguardi. Tale patologia che coinvolge l’intero ordinamento – e che nel libro viene definita “corruzione delle norme” – produce un effetto anche più grave della inflazione prodotta dall’eccesso di “moneta” punitiva». C’è quindi un legame tra l’erosione del diritto e quello della conoscenza? «Per intervenire in modo misurato e proporzionato, non “eccedente”, norme e sanzioni devono essere preparate dallo studio e dalla conoscenza dei problemi che pretendono di affrontare. È da questo intreccio di corruzione delle norme e dei saperi che sorge il bisogno di cura (anche nel senso di “prendersi cura”) che dà il titolo al libro». Ma cosa ha a che fare l’alterità con la legge che è fatta da regole ben precise? «La legge deve saper trovare ‘parole giuste’ che rendano il più possibile giustizia alla molteplicità dei mondi umani. Perché solo la comprensione senza modelli astratti e precostituiti delle situazioni sociali su cui si vuole agire beneficamente è in grado di realizzare in modo persuasivo e non retorico le condizioni di una buona convivenza, che sono poi anche quelle conformi a i principi enunciati dalla nostra Costituzione.

 

Artrite reumatoide, scoperti i macrofagi “pompieri”

Lo studio dei ricercatori della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs con studio britannici è pubblicato su Nature Medicine 30 giugno 2020 Il delicato equilibrio tra macrofagi ‘pompieri’ e ‘piromani’, insieme ai fibroblasti residenti nella membrana sinoviale che riveste le articolazioni, sarebbe alla base dei processi infiammatori responsabili dell’artrite reumatoide. Una scoperta fondamentale che inaugura un nuovo filone di ricerca e potrebbe portare a nuove terapie per l’artrite reumatoide, se non addirittura ad una cura per questa condizione, che riguarda circa 400.000 italiani. Frutto di uno sforzo collaborativo tra ricercatori della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma, Università di Glasgow e consorzio britannico Race, lo studio è pubblicato su Nature Medicine , una delle più prestigiose riviste scientifiche internazionali. Un programma di ricerca durato quattro anni ha consentito al team internazionale di scoprire che nelle articolazioni di questi pazienti si svolge una vera e propria lotta tra macrofagi “piromani” (quelli che scatenano l’infiammazione) e macrofagi “pompieri” (quelli che gettano letteralmente acqua sul fuoco). Nei pazienti che vanno in remissione grazie alla terapia, i macrofagi “piromani” vengono sostituiti dai macrofagi “pompieri” che prendono il sopravvento, spengono l’infiammazione e istruiscono una serie di operai specializzati (i fibroblasti della sinovia) a riparare la membrana sinoviale danneggiata dalla malattia. Noi ci siamo concentrati sui macrofagi, le cellule che insieme ai fibroblasti sono i normali “residenti” della sinovia e sono le prime cellule interessate nei processi infiammatori, che possiedono tutto un armamentario di citochine pro-infiammatorie (le “bombe Molotov” dell’infiammazione), prodotte in corso di artrite. Con questa analisi abbiamo stabilito che se nella sinovia dei pazienti in remissione clinica la percentuale dei macrofagi “pompieri” è inferiore al 50% del totale, il rischio di avere una recidiva alla sospensione del farmaco aumenta di 13 volte.

 

Lo sguardo di chi non confonde “inguaribile” con “incurabile”

Il commento Lo sguardo di chi non confonde “inguaribile” con “incurabile” È il punto di vista del Samaritanus Bonus , titolo della lettera che la Congregazione per la Dottrina della Fede dedica alla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita. La presentazione del bioeticista della Cattolica Adriano Pessina 22 settembre 2020 Questa mattina, nella Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la Conferenza stampa di presentazione della Lettera Samaritanus bonus sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita, redatta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Da qui l’innesco di una logica produttiva che colpisce indistintamente tutti coloro che, a fronte delle loro condizioni di salute, non rientrano in quel nuovo parametro che è la cosiddetta “qualità” della vita che, da modello a cui tendere, è diventato criterio di discriminazione antropologica. Un criterio e una mensura , quello della “qualità della vita”, che, in realtà, descrive solo una “quantità” di funzioni - appunto misurate facendo riferimento al pieno possesso delle capacità fisiche e psichiche - che finisce con il condannare chi se ne trova privato, per malattia o disabilità gravissima. Lo sguardo di chi non usa del criterio della “qualità” per abbandonare la persona alla sua disperazione sapendo riconoscere, invece, una qualità intrinseca all’uomo stesso: quella “qualità” che in termini laici si chiama dignità della vita umana e in termini cristiani sacralità della vita umana . Questa Lettera ci ricorda che il Dio che resta fedele all’uomo, rappresentato dal Buon Samaritano , e lo salva, è lo stesso Dio che ha vissuto l’esperienza della sofferenza, dell’abbandono, dell’incomprensione, della morte: Egli sa di che cosa si tratta, non è un semplice “osservatore” della condizione umana. Ebbene, penso che i n questa società secolarizzata in cui molte persone muoiono da sole e desiderano e chiedono la morte come rimedio al peso della vita, si possano trovare elementi di riflessioni sull’importanza di stare accanto ai morenti e ai sofferenti.

 
Go top