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Beni culturali sottratti, la via alternativa della dispute resolution

milano Beni culturali sottratti, la via alternativa della dispute resolution Il problema della restituzione tra ricorso a modelli di negoziazione adattati alla specificità culturale del bene conteso e prospettive di natura riparativa, in grado di “rendere giustizia” ai conflitti storici e identitari sottesi al bene da rimpatriare. by Agostino Picicco | 12 luglio 2019 La richiesta di restituzione di beni culturali sottratti o esportati illecitamente crea una serie di controversie. In via preliminare ha rilevato che la tutela dei beni culturali è cresciuta, anche grazie e una più adeguata normativa, dato che il disvalore del traffico illecito di beni culturali nella coscienza sociale è equiparato a quello delle armi e della droga. È evidente però che i beni culturali rappresentano una tipologia particolare nell’ambito dei beni patrimoniali in quanto rappresentano un valore di testimonianza di civiltà e hanno un valore simbolico, identitario, di memoria storica: di qui l’importanza della loro conservazione e recupero. Di particolare rilievo è l’attività svolta dai carabinieri per il recupero di tali beni, prima ancora dell’azione penale verso i soggetti autori di illeciti. Sulla prospettiva negoziale nell’ambito della tutela di tali beni e della risoluzione delle controversie si è soffermato Alessandro Chechi , ricercatore di Diritto del patrimonio culturale presso l’Université de Genève e docente di Diritto internazionale pubblico presso l’Université Catholique de Lille. Il tema della giustizia riparativa nell’ambito della restituzione dei beni culturali è stato affrontato da Claudia Mazzucato , che in Cattolica insegna questa disciplina.

 
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