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"Progetto Down", la ricerca della Cattolica

Ha moderato l'incontro giornalista di TV2000 Cesare Cavoni . E’ questo un progetto che mira ad aprire finestre di speranza per tutte quelle famiglie che ricevono una diagnosi prenatale di Trisomia 21”. “La letteratura esistente e gli studi finora condotti mostrano possibilità concrete di sviluppo della ricerca sulla Sindrome di Down” - aggiunge il Professor Giuseppe Noia . Il progetto si inserisce nella tradizione delle cure e delle fragilità prenatali, già patrimonio culturale, umano ed operativo dell’Hospice Perinatale – Centro per le Cure Palliative Prenatali - “Santa Madre Teresa di Calcutta” del Policlinico Gemelli. La Fondazione “Il Cuore in una Goccia” Onlus, in adempimento della sua mission rivolta alla tutela e cura della vita nascente, e attraverso la collaborazione attiva con il Centro Studi per la Tutela della Salute della Madre e del Concepito dell’Università Cattolica, sostiene e promuove il Progetto Down”.

 

Covid-19, i Down 10 volte a rischio

Lo studio, pubblicato sull’ American Journal of Medical Genetics , è in linea con le conclusioni di un altro studio retrospettivo condotto negli Stati Uniti sui pazienti ospedalizzati con Covid-19, che ha descritto un aumento di nove volte la percentuale prevista di pazienti con Sd ospedalizzati rispetto alla popolazione generale. La prevalenza di persone con Sindrome di Down nel nostro campione è stata dello 0,5% (16 individui) . La prevalenza di Sd nella popolazione generale italiana è circa lo 0,05%, suggerendo che la mortalità da Covid-19 in questa popolazione potrebbe essere fino a 10 volte maggiore della popolazione generale» spiega Graziano Onder , direttore del Dipartimento di malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e dell’invecchiamento dell’Iss. Inoltre, presentano spesso diverse anomalie anatomiche delle vie aeree superiori che aumentano la probabilità di ostruzione delle medesime vie aeree, una condizione che può predisporre all’ipertensione polmonare, che a sua volta può aumentare la gravità dell'infezione da Covid-19». In sintesi, le persone adulte con Sd rappresentano una popolazione fragile e vulnerabile alle infezioni e pertanto da tutelare con estrema attenzione in questa fase epidemica» dichiara Emanuele Rocco Villani (nella foto in alto) , dottorando di ricerca in Scienze dell’invecchiamento all'Università Cattolica e primo autore della ricerca. Le caratteristiche cliniche e demografiche dei pazienti con Sindrome di Down Gli individui con Sd erano più giovani di quelli senza Sd (52 contro 78 anni), mentre la distribuzione del sesso era simile (femmine 38% vs. 33%). Inoltre, i 16 pazienti esaminati avevano un'alta prevalenza di demenza, il che è coerente con ciò che si vede nella popolazione con Sd, nella quale possono verificarsi danni cognitivi progressivi a partire dall'età di 45 anni, raggiungendo una prevalenza complessiva di demenza fino al 68-80% a 65 anni.

 
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