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Serve una politica economica per i prossimi dieci anni

Il dibattito Serve una politica economica per i prossimi dieci anni A fronte di una situazione di stagnazione il nuovo governo non può limitarsi a interventi di breve periodo ma deve impostare investimenti per il futuro. settembre 2019 L’articolo del professor Maurizio Motolese, docente di Politica economica alla facoltà di Economia dell’Università Cattolica, fa parte dello speciale dedicato alle sfide che attendono il nuovo governo di Maurizio Motolese Lo scenario macroeconomico dell’Italia all’indomani della crisi di governo non è roseo. I dati Istat pubblicati a maggio prevedono una crescita dello 0,3% del Pil per il 2019, in calo rispetto al 2018, e le proiezioni per il 2020 e il 2021 di Banca d’Italia, Fmi e Ocse non si discostano di molto. A conferma di tale situazione giungono i dati Istat sulla povertà che rimane invariata da diversi anni con 1,8 milioni di famiglie in condizioni di povertà assoluta. Se il Paese desse un segnale chiaro di investimento sul futuro anche i mercati riacquisterebbero maggiore fiducia e le aspettative si formerebbero in un contesto di minore incertezza e di conseguenza si stabilizzerebbero i piani di investimento privati. Queste, a mio parere, sono tre priorità di politica economica per i prossimi 10 anni: 1) Una politica strutturale a favore della famiglia che torni a far crescere il tasso di natalità (senza alcun intervento, secondo l’OCSE, nel 2050 in Italia ci saranno più pensionati che lavoratori). Un importante segnale per una maggiore uguaglianza verrebbe da una strutturale politica di lotta all’evasione fiscale, spesso aggravata da aspettative di condoni o di pace fiscale.

 

Adesso c’è bisogno di chiarezza

il dibattito Adesso c’è bisogno di chiarezza I mercati hanno risposto positivamente alla formazione del nuovo governo. Ora sono necessarie decisioni precise a partire da fisco, politica industriale e infrastrutture. Che cosa è successo? Gli investitori hanno avvertito il superamento del rischio di ridenominazione del debito pubblico italiano da euro in altra diversa moneta percepita certamente di minor valore. In altre parole, gli investitori, da maggio 2018, non avendo certezza che l’Italia intendesse restare dentro la moneta unica, hanno richiesto maggiori rendimenti a protezione di questo possibile rischio. Quali le cause che originavano questi timori? Le motivazioni derivavano dagli annunci disordinati e ambigui della maggioranza parlamentare che sosteneva il precedente governo. Questa ambiguità, a fronte di discutibili scelte di politica economica, non solo ha comportato una maggior spesa per interessi per le finanze pubbliche, ma ha disorientato anche gli operatori economici. Questo comportamento virtuoso sarà già di per sé in grado di sciogliere le incertezze di famiglie e imprese e quindi contribuire a riprospettare, anche in Italia una crescita economica.

 
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