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La Cyber Security è il mio mestiere

EmployAbility La Cyber Security è il mio mestiere Grazie alla laurea in Informatica conseguita alla facoltà di Scienze matematiche, Nicola Mutti è responsabile della sicurezza informatica dell’azienda italo-statunitense Cuebiq. L’azienda italoamericana - nata a Milano ma con quartier generale newyorchese - sviluppa infatti piattaforme in grado di trasformare una grande mole di dati in informazioni utili a brand, istituzioni e media agency desiderosi di individuare i comportamenti degli utenti, per sviluppare così strategie commerciali mirate. Nicola, cosa significa concretamente essere Responsabile della sicurezza informatica aziendale? «Attualmente gestisco un team formato da cinque persone – tre interne più due consulenti esterni – con cui mi occupo di proteggere i sistemi informatici dell’azienda dagli attacchi hacker. Per farlo agiamo proprio come farebbero questi ultimi, ma prima che lo facciano loro: in pratica si tratta di prevenire un’eventualità cercando di immaginare i punti deboli del sistema che potrebbero essere suscettibili di un attacco e tentando di entrare nel sistema con modalità non autorizzate. Tant’è che quello della cyber security è un ambito di cui si sente parlare sempre più spesso in vari ambiti, anche in virtù del fatto che la sicurezza di dati e sistemi sarà una necessità sempre più stringente sia per le istituzioni pubbliche che per le aziende private. In generale, durante il processo di rilascio di una tecnologia informatica si effettuano due diversi tipi di test: un test di carico e un test di security. Agli studenti che aspirano a lavorare nel tuo settore, cosa consigli? «Serve molto impegno, quindi consiglio di mettersi nell’ottica di studiare sempre e di intraprende questo percorso solo se l’ambito rappresenta una passione reale e non una scelta imposta.

 

Quando la fisica entra nella City

Di cosa ti occupi attualmente e com'è la giornata tipo in qualità di direttore presso la sede di UBS? «Mi occupo di validazione di modelli di Algo-trading, ovvero trading algoritmico. Si tratta di algoritmi che decidono automaticamente come e quando investire in modo ottimale, investimenti che avvengono con una frequenza molto elevata – parliamo di molteplici operazioni nell'arco di un secondo - che non possono essere gestite da un essere umano. La definizione di ogni algoritmo si basa su diversi modelli matematici che interagiscono tra loro, sull'analisi di una grossa mole di dati e sulla conoscenza approfondita dei mercati. Per farlo gestisco e supervisiono un team che si occupa del controllo di tutto ciò, nel contempo cerco di capire se e quando l'algoritmo potrebbe sbagliare nel prendere una decisione, valutando pertanto i rischi annessi. Mi riferisco, in particolare, alla capacità di osservare i dati come risultati di esperimenti scientifici, cercando di operare un distinguo tra ciò che può essere rilevante e ciò che non lo è. Lo sviluppo di una forma mentis scientifica in grado di approcciare i problemi con il giusto rigore non è necessariamente sinonimo di precisione, ma permette di giungere a stimare di quanto si può sbagliare. Inoltre, a prescindere dall’argomento oggetto di studio – che oggi può essere l'intelligenza artificiale, domani potrà essere qualcosa d’altro - è importante sviluppare una mentalità critica e una profonda comprensione di ciò che si sta studiando.

 

Professione gallerista, l’arte incontra l’economia

Il valore aggiunto? «Confrontarsi con visioni diverse» by Bianca Martinelli | 16 giugno 2020 Una professione in grado di coniugare arti visive ed economia, due ambiti che spesso nel nostro Paese si fatica ad accostare in termini occupazionali e di ricavi. Ne abbiamo parlato con Dario Bonetta - laureato al campus bresciano in Scienze dei Beni Culturali e Arte, spettacolo e produzione multimediale - oggi titolare della galleria A+B Contemporary Art , attorno alla quale ha radunato una scuderia di giovani artisti italiani e internazionali. Tu quale risposta ti sei dato? «Dal punto di vista della tecnica tratto sia pittura che scultura, ma scelgo di lavorare con artisti giovani – hanno tutti un’età compresa tra i 20 ai 40 anni - quindi si tratta di emergenti o mid career con un percorso ancora in divenire. Le manifestazioni fieristiche di settore che si svolgono sia in Italia che all’estero sono una piazza imprescindibile per proporre i propri artisti e intercettare la domanda internazionale, oltre che per incontrare altri attori del sistema con cui tessere relazioni e collaborazioni». Quello di cui tuttavia sono personalmente certo è che - a differenza di altri segmenti commerciali o categorie merceologiche che hanno trovato parziale riparo negli strumenti digitali, dai virtual tour all’e-commerce - l’esperienza de visu con l’opera d’arte non la sostituisci con nulla». Psicologia dell’arte, filosofia, teoria e tecnica della comunicazione, storia della critica d’arte… mostrano un ventaglio di sguardi diversi sull’arte e mi hanno insegnato l’importanza di modalità di analisi basate più sul “sentire” e “percepire” le opere, che non su nozioni storico-tecniche. La prima è fondamentale, ma escludere quest’ultimo è un’azione snob, occorre considerare la vendita di un’opera come un momento importante di scambio, un modo per dare riconoscimento al lavoro degli artisti, un processo di condivisione d’idee e fiducia tra gallerista e collezionista».

 

Gaia, il Cv giusto per entrare in Luxottica

EmployAbility Gaia, il Cv giusto per entrare in Luxottica Dopo il Double degree che le ha consentito di frequentare due anni di studio negli Stati Uniti, grazie a un doppio stage è approdata nella multinazionale italiana degli occhiali. Dopo lo stage, ho deciso di trasferirmi nella sede di Agordo e accettare una posizione di apprendistato lavorando nelle Operations Npi (nuovi prodotti) dell’occhialeria, mentre scrivevo la tesi di laurea. E lavorare in università durante il periodo di studi americano è un’esperienza che rifaresti? «Lavorare per un anno e mezzo frequentando allo stesso tempo l’università, mi ha permesso di sviluppare competenze in termini di time-management e gestione delle priorità. Con il mio lavoro riesco a conoscere molte fasi del processo di sviluppo e produzione di un occhiale; il design, l’aspetto ingegneristico e tecnico, le fasi industrializzazione, la distribuzione del prodotto nel mondo, i concept di marketing e la gestione e tempistiche dei lanci sul mercato. Nei tuoi anni universitari hai avuto modo di entrare in contatto con i servizi offerti dallo Stage e placement, e in che modo? «Per partecipare al progetto del Double Degree durante il mio percorso di laurea triennale era richiesto di effettuare uno stage. Il processo di selezione al quale sono stata sottoposta per poter entrare in Luxottica si componeva di diverse parti: colloquio via Skype in inglese, colloqui individuali con il personale delle risorse umane e manager e una giornata intera di colloqui di gruppo. Che consiglio daresti a un giovane che sta per scegliere l'università? « Uno dei più grandi consigli che posso dare è di iscriversi a un’università che offra la possibilità di studiare all’estero.

 

«Tra studio e lavoro seguite la passione»

Laura Tolettini racconta la professione di Digital Integration Manager per Feralpi Holding Spa, ottenuta dopo il suo percorso di studi alla facoltà di Scienze linguissiche e letterature straniere nella sede bresciana. Prima del mio rientro in Italia ho operato a Riesa per ben dieci anni con la qualifica di responsabile dell’ufficio acquisti generali e oggi, proprio grazie a quell’esperienza professionale, mi interfaccio spesso con i colleghi d’oltralpe. Dopo il mio percorso quinquennale in Cattolica, e durante la mia esperienza lavorativa in Germania, ho inoltre frequentato part time il Master in Business Administration (MBA) alla HHL Leipzig Graduate School of Management - tra le più quotate in Germania - con cui mi sono approcciata al mondo digitale e dell’Industria 4.0». Quali delle competenze acquisite sui banchi dell'Università ti porti appresso nella tua attuale professione e quali invece è necessario continuare ad aggiornare? «Fondamentali sono state sicuramente le competenze linguistiche, nel mio caso inglese e tedesco, e quelle culturali acquisite negli anni di studio e di lavoro. Inoltre l’esperienza Erasmus in Germania, a Kiel, che ho svolto per un intero semestre del quinto anno mi ha fornito un corposo bagaglio di competenze di gestione di contesti internazionali, oltre che linguistiche. Che cosa consiglieresti agli studenti che oggi vogliono intraprendere un percorso di studi similare al tuo? «Direi loro di individuare la propria strada e il proprio settore in base alle reali attitudini e alle personali inclinazioni. Nutrire passione per ciò che si fa rende tutto più semplice e aiuta a non perdere la motivazione nei momenti di fatica e di difficoltà che normalmente e giustamente s’incontreranno lungo il percorso di studi e lavorativo.

 

Studenti in team per comunicare un brand

EmployAbility Studenti in team per comunicare un brand Gli allievi del corso “Communication management and branding” del Cimo hanno partecipato a una challenge che li sfidava a immaginare la comunicazione di Cera di Cupra per una platea di giovani, senza creare distonia nei clienti abituali. Un arricchimento per tutti gli stakeholder coinvolti che si traduce in effettive opportunità di placement per i ragazzi, partendo dai progetti da loro realizzati, e un processo di #EmployAbility frutto del consolidato connubio tra formazione e imprese. Ciccarelli”, all’interno del corso di “Communication management and branding” (all’interno di CIMO), con l’obiettivo di allargare il proprio target verso la Generation-Z. Un progetto reale, quindi, che si propone di indagare obiettivi strategicamente di impatto sull’azienda, e che si sviluppa in una relazione gomito a gomito tra i referenti aziendali - clienti - e gli studenti in team come se fossero all’interno di un’agenzia. Ciccarelli è una realtà fortemente legata al territorio, dove da tempo portiamo avanti un dialogo costante con enti e istituzioni e un particolare occhio di riguardo verso la valorizzazione dei giovani talenti attraverso esperienze sul campo - ha sottolineato Laura Pala , Brand Manager Farmaceutici dott. Gli studenti hanno lavorato con uno spirito da veri equilibristi del branding: individuare touchpoint, linguaggi e angolazioni di dialogo nuovi che risultassero attrattive per il nuovo consumatore ma non distoniche per il consumatore storico. Il team vincitore, composto da studenti provenienti da tutti i curricula del corso di studi ( Simona Coluccelli , Margherita Lontaro Baracchini , Silvia Macellari , Giulia Marras , Martina Santino ), si è cimentato in ricerche qualitative e quantitative per capire le abitudini di consumo del target.

 

Monica, in Ferrero a inventare nuovi cibi

La mia tesi di laurea magistrale si è sviluppata su un progetto di ricerca sperimentale per la valorizzazione di sottoprodotti dell’industria agro-alimentare, condotto con la supervisione della professoressa Spigno e del professor De Faveri. Ma è solo l’inizio per Monica: tempo 8 mesi e viene contattata da La Pizza +1 spa, leader in Italia per la produzione di pizze e focacce fresche, per un contratto a progetto di un anno, con l’obiettivo di sviluppare un nuovo prodotto da forno con proprietà nutraceutiche. Quali sono le competenze che hai maturato in Cattolica e che ritieni siano state fondamentali per lo sviluppo della tua carriera? «La fortuna di aver studiato con professori altamente qualificati, in grado di trasmettere una passione stimolante, ha giocato un ruolo fondamentale nel mio percorso. Potermi dedicare a una tesi sperimentale è stata sicuramente una buonissima occasione per potermi approcciare al mondo della ricerca e sviluppo di nuovi prodotti, che è sempre stato il mio interesse principale. Quali sono le sfide professionali che ti poni per il tuo futuro? «È da poco che lavoro in Ferrero e quindi il mio primo obiettivo è quello di riuscire a svolgere al meglio la mia nuova mansione, cercando di dare il mio contributo in un’azienda così grande. Ferrero è un’azienda che offre diverse opzioni di crescita professionale e quindi ambisco a un miglioramento continuo, sempre nel campo R&;D fino a puntare a una posizione manageriale, magari con la possibilità di lavorare anche su diverse categorie di prodotto. L’Università può essere una prima occasione in cui sviluppare alcuni progetti che ci interessano in collaborazione con esperti del settore, per cui è importante cercare di essere sempre propositivi e disposti a mettersi in gioco anche, ad esempio, con una esperienza di studio all’estero».

 

Da Lettere ai new media di Time Records

EmployAbility Da Lettere ai new media di Time Records Silvia Zorzetti , laureata al Dams e in Filologia Moderna, è New Media Specialist per la casa discografica dove, insieme al team comunicazione, si occupa di brand identity e promozione digitale. Già perché la musica, complice la smaterializzazione del supporto che da fisico è divenuto digitale da ormai oltre un decennio, ha continuato a farci compagnia nelle radio, tramite app e piattaforme dedicate, sui dispositivi digitali a nostra disposizione. Ne abbiamo parlato con Silvia “Sissi” Zorzetti , laureata al Dams e in Filologia Moderna alla facoltà di Lettere e filosofia della sede di Brescia dell’Università Cattolica, che per l’etichetta indipendente Time Records si occupa quotidianamente di New Media, Social Media marketing e promozione digitale. Nel fare tutto ciò mi interfaccio con un’altra persona, l’Head of Digital Marketing che detta linea e scelte strategiche, e lavoro a stretto contatto col nostro grafico, a cui è affidato il compito di delineare immagine e linea grafica dei prodotti. Da un punto di vista pratico, inoltre, la musica di oggi è “liquida”, non ha il vincolo di un supporto fisso che deve passare in dogana e pertanto non è soggetta a subire barriere fisiche, geografiche e sociali. Che tipo di comunicazione avete impostato? «Il messaggio che come team comunicazione abbiamo voluto veicolare in questo particolare momento è che la musica non può e non deve fermarsi: un fatto che non significa mancanza di rispetto, bensì aiuto e supporto alla quotidianità persone. Viviamo una realtà in cui non v’è nulla di certo e niente è immutabile, il mondo del lavoro è profondamente cambiato rispetto a quello che hanno conosciuto i nostri genitori, e questo virus ce l’ha dimostrato in modo chiarissimo.

 

Rwanda, il ministro ha studiato in Unicatt

Alumni Rwanda, il ministro ha studiato in Unicatt Si è specializzato nella magistrale in Università Cattolica a Milano il titolare del dicastero dell’agricoltura del Paese africano Jean Chrysostome Ngabitsunze . Un interesse sincero, condito da amarcord e nostalgia verso l’Italia, che traspare in ogni sua parola, poiché qui ha trascorso gli anni della sua formazione, lui che ora a 43 anni, sposato con tre figli, oltre ad essere diventato docente all’università del Rwanda è ministro dell’Agricoltura. Ma il suo cuore continua a battere per il Rwanda e così nel 2009 torna in patria e inizia a insegnare all’università per fare ricerche sullo sviluppo dell’economia africana. Grazie alla sua formazione e alle competenze maturate in Italia, nel 2011 viene chiamato dal Governo per lavorare nelle agenzie che si occupano di distribuire fondi pubblici per l’agricoltura e poi il 9 marzo 2020 ad assumere l’incarico di ministro dell’Agricoltura. Il mio Paese ha bisogno di tecnologia per potenziare le produzioni e la trasformazione dei prodotti in loco, quei macchinari di cui voi italiani siete i migliori produttori. Oltre al caffè, al the, alle noci, la macadamia è molto richiesta, stiamo puntando sull’ortocultura e sulla floricultura che esportiamo in molti Paesi anche europei». Con il suo staff ha partecipato all’Expo di Milano e ora spera di poter attivare scambi commerciali con l’Italia perché è all’avanguardia e la considera la sua seconda patria.

 

Double degree, double dream. Ma la realtà ha il nome di Gucci

Dopodiché, grazie alle esperienze sviluppate durante le internship curriculari (di cui una di 6 mesi in DHL in Florida), lo scorso autunno ho iniziato la mia carriera professionale in Gucci a Milano, nel settore del Merchandising». Di che cosa ti occupi più precisamente? «Il lavoro nell’area del Merchandising per il prêt-à-porter maschile, che nell’ambito della moda si riferisce a quelle attività che, tramite analisi di vendita, di trend del mercato e di forti abilità interpersonali, influenzano lo sviluppo delle future collezioni prodotte dai designer. Il lavoro del merchandiser in un’azienda del calibro di Gucci è un molto dinamico: oltre al lavoro d’ufficio si aggiungono lunghi periodi trascorsi in show-room, dove i buyer regionali arrivano da tutto il mondo per effettuare una selezione personalizzata dei prodotti da presentare in ciascuno store. Inoltre, a poco a poco, sto anche imparando a padroneggiare il linguaggio della moda, a riconoscere i tessuti e gli stili, il che nel mio caso è stata una vera e propria novità». I primi due anni in Cattolica, infatti, sono stati d’estremo aiuto per maturare la consapevolezza che la competizione in ambienti educativi e lavorativi spinge oltre i propri limiti, mettendo alla prova la nostra determinazione a raggiungere gli obiettivi prefissati. Le mie sfide professionali al momento includono diversi progetti: dal capire quali sono le mie competenze principali e spostarmi verso un ruolo più stimolante, al dare sfogo alla mia curiosità e approfondire altri settori che mi appassionano». Che consiglio daresti a un giovane che sta per scegliere l’università? «Nonostante la scelta dell’università possa rivelarsi un momento stressante, credo che possa aiutare porsi una semplice domanda: che cosa mi appassiona? Ci sono infinite risposte e infinite soluzioni.

 

Un ponte tra università e mondo del lavoro

I lavori presentati hanno confermato la competenza e la maturità degli studenti CIMO nell’elaborare piani di azione realizzabili, alcuni presentati in lingua inglese, così come nel prendere decisioni strategiche, in linea con le esigenze dei brand e capaci di un confronto propositivo con la situazione che stiamo vivendo. Il TFP è uno dei progetti di punta del palinsesto delle attività di professionalizzazione che scandisce il percorso biennale fino all’attività di stage - spiega Mariagrazia Fanchi , coordinatrice di CIMO -. La challenge quest’anno si è avvalsa della figura dei # mentori , ex studenti CIMO che hanno seguito i partecipanti nell’ideazione dei loro piani di comunicazione attraverso un tutoraggio peer-to-peer , restituendo le competenze acquisite durante il loro percorso di formazione e quella maturate in questi primi mesi di attività professionale. Il progetto di Boston Scientific riguardo al Brand Ambassadors Program era perfettamente in linea con il mio profilo di studi in comunicazione d’impresa e anche lo stage in palio si sarebbe svolto proprio all’interno del team di comunicazione corporate - ha dichiarato Naomi Verena Pagani -. Il punto di forza della mia campagna è stato quello di evidenziare un heritage e dei valori che l’azienda già possedeva e di mettere in luce al massimo le sue potenzialità creando un piano di comunicazione su diversi touchpoint, sia online sia onsite. Infine Silvia Lamacchia che ha vinto per Artsana pensa che «il punto di forza di TFP sia stato proporre un progetto capace di intervenire in maniera sistemica sulla comunicazione interna. Come vincitrice dello stage in palio, mi aspetto di mettere in pratica ciò che ho imparato dal punto di vista teorico, e di veder realizzato il mio progetto! Partecipare alla challenge è stata un'occasione per mettermi alla prova davanti ai manager aziendali, di realtà veramente importanti».

 

Valentina, “vicino” ai disabili anche in tempi di Covid-19

Eppure – in questa fase di pandemia come in situazioni di normalità – anche gli educatori e le educatrici professionali all’interno delle strutture diurne e residenziali per pazienti affetti da tipologie di disabilità, sono chiamati a garantire un servizio di assistenza alla persona 7 giorni su 7 per 365 giorni l’anno, festivi compresi. Lettura di libri, dialogo, uso del computer, lavori manuali e disegnati, visione di film e ascolto di musica sono le attività che attualmente svolgiamo per gestire il tempo e stemperare la quotidianità dei pazienti che usufruiscono del servizio residenziale. Solitamente oltre ai quattro appartamenti protetti, la Fondazione gestisce anche il centro diurno disabili (CDD) il centro socio educativo (CSE), il centro diurno per anziani, il servizio di fisioterapia e a riabilitazione, oltre al servizio di assistenza specialistica ad personam nelle scuole e al servizio domiciliare. Qual è la difficoltà maggiore riscontrata? «È stato difficile far capire ai nostri ospiti che devono tenere la distanza di sicurezza tra di loro e con noi; alcuni sono molto amichevoli, cercano il contatto e questo ora non è più possibile. Del resto, se subire restrizioni è stato complicato per tutti, proviamo ad immaginare l’impatto che può aver avuto su soggetti che presentano fragilità pregresse…» Una laurea triennale in Scienze dell’educazione , seguita dalla magistrale in Progettazione pedagogica e formazione delle risorse umane, entrambe conseguite alla Cattolica di Brescia. Non si capiva - né inizialmente ci è stato indicato - quali attività mantenere in vigore e quali sospendere, con quali strumenti e modalità operare con persone e pazienti con cui, per la natura stessa del mestiere, è evidentemente difficile mantenere una distanza. Qualcuna di noi ha inoltre paura di non reggere psicologicamente di fronte alla sofferenza del paziente: lavorare a così stretto contatto con le persone – conoscendone giorno per giorno la quotidianità, ascoltandone pensieri e impressioni per aiutarle a relazionarsi con le persone e col contesto – significa anche questo.

 

Il modello matematico che misura gli effetti del lockdown

employability Il modello matematico che misura gli effetti del lockdown A svilupparlo l’alumno Marco Milanesi , in Brasile da cinque anni per fare ricerca sulla genomica animale, con un gruppo di colleghi dell’Università di Aracatuba. L’applicazione controlla la curva di accelerazione del contagio da Covid-19 by Sabrina Cliti | 08 maggio 2020 Dalle aule della scuola di dottorato per il Sistema agroalimentare di Piacenza ai laboratori di ricerca dell’Università di Aracatuba in Brasile. È qui che Marco Milanesi , bloccato dal Covid 19, ha elaborato insieme al suo team un nuovo modello di analisi dei dati relativi alla diffusione del Coronavirus. L’applicazione, che carica automaticamente i dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, è progettata per visualizzare il tasso di crescita e l’accelerazione della pandemia di Covid-19 a livello mondiale, nazionale e locale», spiega Milanesi. Il modello matematico indica la curva di accelerazione del contagio e rivela il livello di efficacia delle politiche adottate dai vari governi», osserva il ricercatore che normalmente, pur occupandosi di genetica e genomica animale, in questa pandemia ha voluto dare un contributo fattivo. L’analisi, pubblicata e costantemente aggiornata sul sito theguarani.com.br - e consultabile anche sulla pagina Facebook e sul profilo Instagram - è a disposizione di tutti, in particolare delle istituzioni e di chi si occupa di questo tipo di dati. Se la situazione rimane stabile, ovvero si agirà per ridurre al minimo i nuovi contagi, in breve potremmo arrivare a non avere nuovi casi di Coronavirus», osserva Milanesi, che ha iniziato la sua esperienza di ricercatore con il professor Paolo Ajmone , attuale coordinatore del dottorato Agrisystem .

 

Arnaldo e i suoi scatti di fotografo in quarantena

Employability Arnaldo e i suoi scatti di fotografo in quarantena Laureato al Dams del campus di Brescia è l’autore della serie “200 metri da casa” che trae il nome dall’ordinanza emanata dal governo durante la Fase 1. metri da casa, dal nome dell’ordinanza del governo per l’emergenza Covid-19, è la rappresentazione di luoghi ordinari attraverso la visione confinata dalla quarantena – racconta Arnaldo –. Esattamente come la casa, anche per le strade sono pervase da una sensazione d’immobilità: l’atmosfera è statica e silente come in sogno, un mondo metafisico di luce dura e ombre scolpite, nella quasi totale assenza di persone. In attesa di sapere quel che accadrà nei prossimi mesi, ora in questi 200 metri fatti di luoghi ordinari e familiari che in tempi di normalità abbiamo solcato centinaia di volte senza prestarvi molta attenzione, stiamo riscoprendo dimensioni nuove, senza bisogno di andare lontano». Il mio approccio al mezzo e all’estetica fotografica, tuttavia, è rimasto lo stesso di prima: ho l’ossessione per la luce, lavoro molto sul concetto di serialità, mi focalizzo su forme, colori e volumi con inquadrature molto strette che mi permettono di astrarre i soggetti. Al di là del valore documentario che innegabilmente il mio lavoro - così come quelli di altri fotografi in Italia e nel mondo - va assumendo in relazione a questo momento storico, trovo positivo l’esserci liberati dal fatto di dover vendere il nostro lavoro a tutti i costi. Stando nelle nostre case siamo tutti maggiormente proiettati sull’assorbimento di contenuti piuttosto che sulla normale produzione e questo, in qualche modo, ci ha messo nelle condizioni ideali per, da un lato, operare riflessioni generali, dall’altro focalizzarci sui soli soggetti che avevamo a disposizione».

 

Per una scuola a distanza oltre le distanze

Sollecitate dalla professoressa Elisabetta Musi e dalla tutor Anna Paratici , senza indugio e nonostante i limiti imposti dal Covid-19, hanno aderito prontamente al progetto Young Educators Project per l’affiancamento didattico degli studenti delle scuole elementari. Le nuove tecnologie hanno tentato di sopperire alla distanza e all’isolamento sociale e il personale dei servizi educativi e scolastici ha tessuto con perseveranza e tenacia una trama invisibile di contatti e dialoghi con bambini, bambine», ha dichiarato la professoressa Musi. Ma la situazione, lo sappiamo, è complicata: alcuni bambini, nonostante la scuola abbia fornito i supporti informatici, non sono in grado di usarli, alcuni genitori sono assorbiti da occupazioni, preoccupazioni, attività di accudimento e cura, e faticano a sostenere i più piccoli nei loro compiti. Relazione, empatia e regolarità sono le parole che secondo Giorgia Labrugo , studentessa dell’ultimo anno di magistrale, ben identificano il senso di questo percorso. Ho partecipato al primo video saluto di classe: i bambini erano entusiasti di rivedere compagni e maestre, ma anche tristi per l’impossibilità di tornare in aula. Ma soprattutto erano felici di sapere che non ci si fosse dimenticati di loro! Mi hanno accolta con curiosità e con un gruppo di loro mi incontrerò durante i pomeriggi per supportarli in questo ultimo mese di scuola». Un esempio concreto di cittadinanza attiva, in cui giovani laureande si sono fatte guidare dal senso di responsabilità per mettersi in gioco al servizio dell’altro in modo gratuito.

 

La Cattolica piace alle aziende

L’indagine definisce le migliori università al mondo secondo i recruiter delle aziende tra i 3.800 atenei presi in considerazione. A livello mondiale, Università Cattolica si posiziona nella top 100 attestandosi al 67° posto. Nell’indicatore Employer Reputation , basato su un sondaggio di quasi 30.000 recruiter ai quali è stato chiesto di indicare da quali università preferiscono assumere talenti, l’Università Cattolica si attesta invece, al terzo posto in Italia, subito dopo il Politecnico di Milano e il Politecnico di Torino. A livello mondiale, l’Ateneo di largo Gemelli figura nella top 150, al 118° posto. Università Cattolica conferma la sua vocazione nel formare studenti in grado di fare la differenza nel mercato del lavoro sia a livello italiano che internazionale» afferma Pier Sandro Cocconcelli , delegato del rettore per l’Internazionalizzazione. In Italia siamo il primo ateneo onnicomprensivo sia per numero di partnership con le aziende sia per capacità attrattiva dei nostri talenti per il mercato del lavoro e siamo preceduti solo da due atenei specialistici. Il 67° posto a livello internazionale ottenuto nel ranking degli atenei con più partnership con le aziende attesta l'efficacia della nostra offerta formativa e di stage sviluppata negli anni attraverso partner prestigiosi a livello globale».

 

Università e lavoro, la Cattolica al top

Sono i dati emersi da due degli indicatori che compongono il Graduate Employability Ranking 2019, l’indagine che analizza le migliori 500 università al mondo per quanto riguarda l’occupabilità tra i 758 atenei presi in esame. Considerando la media ponderata di tutti gli indicatori, l’Università Cattolica del Sacro Cuore si attesta tra le posizioni 121-130 nella classifica mondiale. Entrando nel merito dei singoli indicatori, secondo l’indice Employer - Students Connections, realizzato sul numero di aziende attivamente impegnate nel campus, l’Università Cattolica è prima in Italia tra le 18 università italiane presenti in classifica, e 58esima al mondo. E ancora: nell’indicatore Partnerships with Employers, che si basa sulle collaborazioni sviluppate dalle università con multinazionali e sul tirocinio degli studenti, l’Università Cattolica si attesta 94esima a livello mondiale, sesta in Italia. Le indicazioni che provengono da QS - commenta il professor Pier Sandro Cocconcelli , delegato del rettore per l’internazionalizzazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore - rappresentano per il nostro Ateneo un motivo di grande orgoglio. Non si tratta solo di numeri, ma del valore che ogni giorno diamo ai nostri studenti, lavorando con eccellenti professionisti in grado di trasferire competenze di altissima qualità. I risultati, infatti, dimostrano che, una volta usciti dall’Ateneo, i laureati di Università Cattolica hanno tutte le skill per sapersi distinguere nel mondo del lavoro, portando così il loro bagaglio culturale nelle migliori aziende italiane e internazionali».

 

Il Farmacista del futuro si forma in Cattolica

Roma Il Farmacista del futuro si forma in Cattolica Dal Biotech alla salute e benessere: lunedì 22 luglio un confronto a più voci fra Università e aziende su formazione ed employability del corso di laurea in Farmacia. by Federica Mancinelli | 18 luglio 2019 Il Farmacista del futuro sarà sempre di più una figura cardine del sistema salute, caratterizzato da continua innovazione in particolare nell’ambito del Biotech. E’ questo il focus che ha ispirato la costruzione del programma formativo del nuovo Corso di laurea magistrale a ciclo unico in Farmacia promosso dalla Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica. In particolare Farmacia del territorio e dei servizi assistenziali, farmacovigilanza ed employability nell’ambito industriale e biotech saranno i temi al centro del confronto tra Università e aziende che si terrà lunedì 22 luglio alle ore 11.00 nell’Aula 715 della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. Nello sviluppare l’offerta formativa del Corso di laurea in Farmacia il tema della “employability” è stato centrale nel percorso di discussione ed accreditamento ministeriale. Una particolare attenzione è riservata a tre profili caratterizzanti che indirizzeranno gli studenti nei temi del management e marketing, dei dispositivi medico-diagnostici e dei percorsi assistenziali e del benessere. Inoltre, la presenza del corso di laurea in Economia e gestione dei Servizi garantisce la possibilità di acquisire conoscenze e competenze manageriali indispensabili per il Farmacista.

 

Un acceleratore personale e professionale

cattolicapost Un acceleratore personale e professionale L’alta formazione è uno strumento per “fare carriera” nel mondo del lavoro ma anche un dono da fare a se stessi per riprogettare le proprie competenze in termini di “ employability ”. In questa prospettiva, master, scuole di specializzazione, dottorati di ricerca sono un acceleratore personale e professionale, come afferma ai nostri microfoni Elena Panzera , Hr Director Central East Europe Region di Sas , multinazionale leader nell’ambito della Business Intelligence . Cultura personale e metacompetenze , come curiosità , capacità organizzative , relazionali , proattività , diventano sempre più basilari. Aumenta la consapevolezza da parte del mondo del lavoro della necessità di un dialogo costante con la formazione e in questo senso torna protagonista la persona: per rispondere alle nuove problematiche è indispensabile formarsi, crescere. E la crescita implica una formazione continua, in un circolo virtuoso sempre più necessario per “inventarsi” un percorso professionale che rappresenti anche un’evoluzione personale, concretizzando il c oncetto di “dono” per se stessi che è in realtà un veicolo di reciprocità, di scambio e di sviluppo comune. Il ruolo chiave della partnership università-lavoro , della formazione e dell’impegno individuale emerge chiaramente dalle parole di Elena Panzera. Per chi ha già un’esperienza lavorativa alle spalle, per coloro che accedono al mondo del lavoro, per chi nell’ambito professionale intende approfondire aspetti incontrati sul campo.

 

QS, l’Ateneo nella Top 100 mondiale

Milano QS, l’Ateneo nella Top 100 mondiale L’Università Cattolica si attesta tra le posizioni 81 e 90 secondo i dati dei QS Graduate Employability Rankings 2017 , che prendono in considerazione i pareri di più di 38.000 recruiter e 180.000 partnership per l'inserimento lavorativo. La classifica è stata stilata utilizzando diverse fonti. QS ha effettuato un sondaggio tra quasi 38.000 recruiter ai quali è stato chiesto di indicare da quali università preferiscono assumere talenti. Sono state poi valutate le collaborazioni di ricerca degli atenei con 2000 top aziende globali. Inoltre è stata effettuata una mappatura dei titoli e i ruoli ricoperti da 20.000 tra i migliori alumni che si sono distinti per capacità imprenditoriale, innovazione, creatività e attività filantropiche. Sono stati poi monitorati i rapporti e le connessioni di 70.000 professionisti attivi negli atenei a supporto dei laureati e sono state valutate 180.000 partnership per l'inserimento lavorativo. L’Università Cattolica si è, così, posizionata nel range 81-90 a livello mondiale grazie soprattutto ai risultati eccellenti nelle partnership con professionisti attivi nell'ateneo, nell'inserimento lavorativo dei propri studenti e nei giudizi espressi dai recruiter sulla qualità dei laureati.

 

PhD, le aziende cercano competenze trasversali

Come possono le università sostenere i propri dottorandi e aiutarli a sviluppare le loro potenzialità in vista di un ingresso qualificato nel mondo del lavoro? Guardandoci intorno, soprattutto a livello internazionale, ci siamo accorti di non essere gli unici ad avere questo tipo di interrogativo. Per lo più in un momento storico in cui tutti sono ormai concordi nel sostenere che i posti in accademia sono estremamente limitati e che risulta necessario guardare altrove: alle nuove professioni della ricerca, alla consulenza, alle posizioni ad alto contenuto di conoscenza. Ecco perché tutti raccomandano, soprattutto a livello dottorale, di non tralasciare una preparazione su quelle competenze trasferibili, che possono rendere maggiormente employable un dottore di ricerca sul mercato del lavoro. Valga per tutte la dichiarazione contenuta nel Work Programme 2016/2017 di Horizon 2020 , dove si ammette che “un maggior numero di competenze, sia relative alla ricerca che trasferibili, migliora le possibilità di occupazione e le prospettive di carriera, all'interno e all'esterno del mondo accademico”. Competenze strategiche per i giovani ricercatori, che anche quest’anno si è tenuta nella splendida cornice di Villa Vigoni sul lago di Como, quando dichiarano di essere stati favorevolmente colpiti dal fatto di aver trovato in una università italiana una formazione sulle skills di questa portata. dottorati #phd #employability #skill Facebook Twitter Send by mail Print Christian il detective, Alysa la studiosa d’imprenditoria africana, Maria dalla Russia per studiare l’industria creativa Quelli di Christian, Alysa e Maria sono solo alcuni dei tanti modi di vivere l’esperienza del dottorato di ricerca in Università Cattolica. L'idea di applicare il concetto di business model per studiare le industrie creative è stato il risultato dell’analisi delle pubblicazioni, della valutazione della raccolta dati e di un po' di passione personale.

 

QS, Cattolica sul podio per il recruitment

Ateneo QS, Cattolica sul podio per il recruitment Nel Graduate Employability Ranking 2019, che analizza i primi 500 atenei nel mondo, l’Ateneo si posiziona al 1° posto in Italia per la presenza attiva delle aziende nei campus universitari e al 3° posto per gli studenti ricercati dai recruiter. settembre 2018 Università Cattolica ottiene la prima posizione in Italia per la presenza attiva di aziende nei campus universitari ed è il terzo Ateneo per studenti ricercati dai recruiter. Questi i dati emersi da due degli indicatori che compongono il Graduate Employability Ranking 2019 , l’indagine che analizza le migliori 500 università al mondo per quanto riguarda l’occupabilità tra i 660 atenei presi in esame. Entrando nel merito dei singoli indicatori, secondo l’indice Employer - Students Connections, basato sul numero di aziende attivamente impegnate nel campus, l’Università Cattolica è prima in Italia tra le 16 università italiane presenti in classifica, e 70esima nella top 100 mondiale. Nell’indicatore Employer Reputation, basato su un sondaggio di quasi 40.000 recruiter ai quali è stato chiesto di indicare da quali università preferiscono assumere talenti, l’Università Cattolica si conferma al terzo posto in Italia, subito dopo il Politecnico di Milano e la Sapienza. Le indicazioni che provengono da QS - commenta il rettore Franco Anelli - ci danno la misura del risultato di un lavoro che comincia fin dall’immatricolazione e che per l’Ateneo costituisce l’assunzione di responsabilità verso il futuro degli studenti. Sono convinto che l’apprezzamento dei nostri studenti dipenda, ancor prima che dalle competenze acquisite, dalla qualità delle persone che formiamo nel nostro Ateneo».

 
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