La tua ricerca ha prodotto 5 risultati per farmaci:

Fibrosi polmonare, nuovo farmaco all'orizzonte

Roma Fibrosi polmonare, nuovo farmaco all'orizzonte Testato con successo in una sperimentazione di fase II condotta su oltre 100 pazienti da esperti dell'Università Cattolica e Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. maggio 2018 Testato un nuovo farmaco, la pentraxina-2 ricombinante, contro una grave malattia respiratoria dalle cause tuttora sconosciute, la fibrosi polmonare idiopatica, una patologia rara la cui diffusione è però destinata ad aumentare, complice l’invecchiamento della popolazione. I test clinici, coordinati dal professor Luca Richeldi , Ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Pneumologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, hanno coinvolto oltre 100 pazienti e i risultati ottenuti sono stati pubblicati sulla rivista “JAMA”. Il farmaco, somministrato per via endovenosa ogni 4 settimane per 6 mesi in 117 pazienti e confrontato con il placebo, ha ridotto significativamente il tasso di progressione della malattia, riducendo la perdita di funzione polmonare. “Si auspica che la fine delle sperimentazioni sarà tra meno di un paio di anni”, conclude il professor Richeldi , sottolineando che “la fibrosi presenta un meccanismo di malattia comune a molte malattie che colpiscono praticamente tutti gli organi oltre al polmone, tra cui cuore, fegato, rene e cute. Quindi la scoperta di questo nuovo farmaco potrebbe aprire a nuove possibilità di cura anche per molte altre malattie caratterizzate dalla fibrosi come meccanismo di malattia”. La causa della fibrosi polmonare idiopatica è tuttora sconosciuta, anche se alcuni fattori di rischio sono stati identificati, tra cui il fumo di sigaretta, il reflusso gastroesofageo, virus respiratori ed esposizioni a inquinanti ambientali.

 

Tumori, farmaci per terapie più mirate

Roma Tumori, farmaci per terapie più mirate Uno studio pubblicato su Scientific Reports , frutto della collaborazione tra Università Cattolica, Policlinico A. Gemelli Irccs e Cnr, ha identificato una molecola brevettata in grado di inibire selettivamente l’attività della proteina-chinasi NEK6. febbraio 2019 Secondo i più recenti dati epidemiologici (I numeri del cancro in Italia, VIII edizione 2018), complessivamente in Italia ogni giorno circa mille persone ricevono una diagnosi di tumore maligno e le malattie neoplastiche rappresentano ancora la seconda causa di morte (29% di tutti i decessi) dopo le malattie cardiovascolari (37%). In particolare, i dati ISTAT indicano il carcinoma del polmone come prima causa di morte oncologica nella popolazione italiana generale, seguito dal carcinoma del colon-retto e dal carcinoma della mammella femminile. Il tumore dell’ovaio, al nono posto tra le forme tumorali, a fronte di un’incidenza relativamente bassa, rappresenta la principale causa di morte per tumore ginecologico. “Risultati simili sono stati ottenuti anche da altri gruppi di ricerca in differenti tumori solidi. Sulla base di tali rilevanze cliniche e in considerazione del ruolo di NEK6 nella progressione del ciclo cellulare e nella crescita ancoraggio-indipendente, abbiamo ipotizzato che tale proteina potesse costituire un target interessante e promettente per nuove terapie antitumorali personalizzate”. “Grazie all’utilizzo dei più recenti metodi di chimica computazionale, che permettono di testare virtualmente milioni di composti al computer, abbiamo identificato una serie di molecole con putativa attività inibitoria per NEK6”, prosegue la dottoressa De Rosa .

 

Nuovo farmaco per l'artrite reumatoide

ROMA Nuovo farmaco per l'artrite reumatoide Dal computer alla farmacia: nuove molecole per i casi più difficili della patologia scoperte in “giochi” di incastro dai nostri ricercatori insieme a colleghi del Cnr. Sono già oggetto di brevetto in vista della produzione farmaceutica con Galsor Srl. L’Artrite Reumatoide è una patologia infiammatoria progressiva, di origine autoimmune, con un’incidenza tra lo 0.5 e l’1% della popolazione, che interessa principalmente le articolazioni e coinvolge tutti gli organi e apparati, causando aumento di morbidità e riduzione della aspettativa di vita. Circa il 40% dei pazienti condivide, come comune fattore genetico predisponente, una variante associata a una forma più grave di malattia e che risponde meno ai farmaci attualmente in uso che sono di due tipi: quelli capaci di rallentare l’infiammazione e quelli biologici che bloccano i mediatori più importanti dell’infiammazione. Abbiamo scoperto tre famiglie di molecole che si incastrano nella sede bersaglio dei linfociti, come una chiave alla sua serratura, impedendo ai linfociti stessi di andare a danneggiare l’articolazione. Il farmaco sarà vantaggioso per una parte consistente e facilmente identificabile dei pazienti, aumentando l’efficacia e riducendo gli effetti collaterali e i costi dell’approccio attuale», sottolinea il professor Gianfranco Ferraccioli , Ordinario di Reumatologia all’Università Cattolica e Direttore del Polo Urologia, Nefrologia e Specialità Mediche del Policlinico 'A. Gemelli'. Per realizzazione e sperimentazione del farmaco serviranno alcuni anni: «È difficile in questa fase stabilire con esattezza il tempo necessario – dichiara l’Ad di Galsor Srl Sandro Soriano - ma abbiamo programmato le varie fasi di sviluppo in circa nove anni. Al momento, precisa il dottor Soriano, “è stato fatto uno specifico studio di fattibilità delle varie fasi di sviluppo del farmaco e l’individuazione delle partnership necessarie per tutte le fasi precliniche e la sperimentazione clinica di fase 1».

 

Cancro del pancreas, nuovo farmaco

I risultati della ricerca sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine 03 giugno 2019 Un farmaco innovativo consente di raddoppiare la sopravvivenza libera da progressione in pazienti con cancro del pancreas con particolari alterazioni del Dna, individuate grazie all’analisi del profilo genico-molecolare del singolo paziente. Lo studio è iniziato ed è stato in buona parte svolto dal professor Tortora presso l’Università di Verona, dove era Ordinario di Oncologia Medica e Direttore della Oncologia dell’Azienda Ospedaliera Integrata di Verona prima di approdare a Roma all’Università Cattolica e al Gemelli dove la ricerca è stata completata. POLO è uno studio internazionale molto rigoroso, randomizzato di Fase III con placebo, in doppio cieco in pazienti con adenocarcinoma del pancreas con mutazione nei geni BRCA1 e/o BRCA2 (gBRCAm) sottoposti per almeno 16 settimane chemioterapia e non hanno avuto una progressione di malattia. oncologia #tumori #pancreas #farmaci Facebook Twitter Send by mail Print LO STUDIO ";POLO"; Lo studio POLO si è basato su un precedente recente studio di Fase II, in cui l'aggiunta dell'inibitore di PARP aveva dimostrato un tasso di risposte di quasi il 22% in pazienti con mutazione gBRCAm. POLO è stato quindi il primo studio di Fase III che ha valutato l'efficacia del mantenimento con un inibitore di PARP nei tumori del pancreas dopo chemioterapia. Lo studio POLO ha dimostrato un incremento significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza nei pazienti con gBRCAm che hanno ricevuto olaparib invece del placebo dopo chemioterapia, ottenendo una sopravvivenza media liberi da progressione di malattia di 7,4 vs. 3,8 mesi, riducendo quindi del 47% il rischio di progressione dei pazienti trattati. “POLO è quindi il primo studio che nei tumori del pancreas stabilisce un vantaggio nel trattamento con un nuovo farmaco biologico assegnato sulla base di una alterazione genetica-molecolare - sottolinea il professor Tortora -.

 

Johnson & Johnson, i farmaci sono strumenti di sanità pubblica

roma Johnson & Johnson, i farmaci sono strumenti di sanità pubblica Secondo il professor Walter Ricciardi , intervistato dal Sir , la condanna del colosso farmaceutico è la conseguenza di un modello fallimentare basato sostanzialmente sul libero mercato. L’Oklahoma è uno degli Stati più colpiti: fra il 2015 e il 2018 sono stati prescritti 18 milioni di ricette per questi farmaci, cifra spropositata per una popolazione di 3,9 milioni di persone. Ad oggi siamo riusciti a respingere già un paio di volte in Europa la tentazione di abbracciarlo”, afferma lo scienziato, dal 2010 al 2014 presidente dell’ European Association of Public Health, l’associazione di tutte le società di sanità pubblica dei Paesi della regione europea dell’Oms. “La prima – ricorda -, sotto la presidenza Barroso, quando come società di sanità pubblica scientifica facemmo lobby per sventare una proposta di normativa Ue volta a garantire la libera pubblicità dei farmaci. La seconda, con la presidenza Juncker, quando siamo riusciti a far mantenere il farmaco all’interno della DG Santé di fronte al tentativo di scorporarlo, ribadendo che esso deve rimanere uno strumento di sanità pubblica». Ormai gli americani si stanno abituando, soprattutto in alcuni quartieri, a questo fenomeno reso possibile dalla liberalizzazione seguita alla ‘condanna’ subita una decina d’anni fa dagli Stati uniti per una legge estremamente restrittiva che di fatto vietava la possibilità di prescrivere gli oppiacei. A questa legge è seguita una liberalizzazione selvaggia e priva di regole che ha consentito alle case farmaceutiche di esercitare una potentissima azione di promozione sui medici, pagati e co-interessati, e forse in alcuni casi anche ingannati sui rischi di questi medicinali».

 
Go top