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Transmedialità, la ricetta delle serie Tv

Amato è stato ospite della masterclass promossa dal Certa (Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi) nella sede di Milano dell’Ateneo, durante la quale Sky Atlantic ha presentato per l’Italia Mosaic , la mini-serie thriller prodotta da HBO Films. Sfida, nonché obiettivo principale, della sua realizzazione è evitare che la tecnologia prevalga sullo storytelling, mantenendo il racconto attraente: il presidente Len Amato, infatti, conferma la necessità di pensare esclusivamente alla storia, perché questa possa garantire il lato artistico e umano che il pubblico va cercando. Una lezione assente nel mondo del cinema, che si distingue dalla televisione soltanto per i grandi budget: le ultime statistiche confermano, infatti, un maggiore avvicinamento del pubblico al mondo televisivo, a scapito delle proiezioni cinematografiche che, in quanto a qualità di produzione, non superano comunque quella delle serie tv. I sei episodi di Mosaic – che vedono la partecipazione di Sharon Stone – inscenano, dunque, un thriller capace di far riflettere sul futuro delle serie: queste ultime potrebbero fare della narrazione transmediale il proprio destino. A margine dell’incontro su HBO, Aldo Grasso – direttore del Certa e docente di Storia della televisione – ha sottolineato l’utilità delle serie televisive, ideali a «capire come va il mondo» e a comprendere «qualcosa della narrativa moderna, attuale». Il professore ha, poi, specificato che «in tutti questi anni abbiamo capito che quello che conta nelle serie tv è il prodotto. Dello stesso avviso è anche Massimo Scaglioni , docente di Economia e marketing dei media e di Storia dei media, che spiega come l’aspetto più importante delle serie tv sia il contenuto.

 

La Firenze dei Medici va in Tv

La serie è già stata venduta in moltissimi Paesi del mondo ed è in fase di perfezionamento la vendita anche in Usa, un mercato fra i più restii ad accettare prodotti che vengono dall’estero. Gli spettatori potranno vedere anche la straordinaria interpretazione di Richard Madden (conosciuto internazionalmente per Game of Thrones e per il ruolo del principe nel Cenerentola di Kenneth Branagh), il vero protagonista della serie, incentrata sull’ascesa di Cosimo de’ Medici a dominus di Firenze, e di molti altri coprotagonisti. Da lì la storia si sviluppa in modo sempre trepidante, con la intensità tipica delle serie americane, ma anche con una capacità di toccare grandi temi e un gusto del racconto adatto a raggiungere un pubblico generalista e non solo di nicchia come invece fanno molte serie cable statunitensi. Viene comunque raccontata l’idea di banca che avevano i Medici, il loro ruolo di mecenati dell’arte, il desiderio di rendere grande la città e contribuire allo sviluppo di una collettività. Ettore Bernabei, che ci ha lasciato nell’agosto di quest’anno, aveva seguito tutto lo sviluppo del lavoro e aveva già visto la serie completa prima dell’estate, e ne era stato molto fiero. Nella presentazione fatta a Firenze un ricordo speciale è stato dedicato a lui, che avrà sorriso da lassù, con quell’orgoglio dell’essere italiano che aveva imparato dai suoi maestri fiorentini (Giorgio La Pira, don Raffaele Bensi) e che non lo ha mai abbandonato. Con loro anche lo story editor Giovanni Capetta , anche lui laureato in largo Gemelli e un paio di altri più giovani ex allievi dell’Università ( Rachele Mocchetti e Ludovico Maltese ), che hanno collaborato in diversi ruoli sia in fase di sviluppo che poi sul set.

 

Alessio Vassallo, la lezione di Mimì Augello

Milano Alessio Vassallo, la lezione di Mimì Augello L’attore siciliano, interprete della docufiction Rai “Io sono Libero”, che ha raggiunto però la popolarità con il ruolo nella serie tv “Il giovane Montalbano", ha incontrato gli studenti di Giornalismo radiotelevisivo. La nostra videointervista by Andrea Danneo | 28 novembre 2016 «Ho il vizio di essere una persona onesta» afferma un imprenditore nella serie “Il giovane Montalbano”. Si presenta con questo biglietto da visita l’attore Alessio Vassallo tra gli studenti del corso di giornalismo radio-televisivo del professor Giorgio Simonelli giovedì 24 novembre nella sede di Milano dell’Università Cattolica. Interprete della docufiction Rai “Io sono Libero”, dedicata all’imprenditore Libero Grassi, l’attore ha raggiunto il pieno della popolarità, interpretando il personaggio di Mimì Augello, ne “Il giovane Montalbano”. A fornire le chiavi di lettura per una migliore comprensione della fiction, Beatrice Balsamo , docente di Psicologia delle narrazioni: «Nella serie tv, Montalbano e Augello rappresentano i due volti della Sicilia». Mentre Salvo – interpretato da Michele Riondino – mostra un carattere più riservato e schivo, il Mimì di Vassallo «è più aperto e più disponibile». Il segreto, ha risposto loro Vassallo in più occasioni, è di lanciarsi e provare, mettendosi in gioco di fronte a ogni sfida.

 

Da House of Cards alla Casa Bianca

MILANO Da House of Cards alla Casa Bianca Sovrapporre la campagna elettorale della serie americana e quella reale è una trovata pubblicitaria ma i punti di contatto tra fiction e realtà non finiscono qui. Confronto sul potere nello specchio della serialità televisiva. L’«uomo che rifiuta di accontentarsi» e che mette «le persone prima della politica» non era però Donald Trump, o Ted Cruz, o un altro aspirante alla poltrona presidenziale, ma Frank Underwood, il sulfureo protagonista di House of Cards . In altre parole Frank Underwood non è altro che il ritratto dell’eterna libido dominandi , il simbolo di quella inestinguibile sete di potere che spinge gli esseri umani a conquistare, conservare ed estendere il potere sui propri simili. La sua filosofia non è altro che la vecchia filosofia di Trasimaco, secondo cui la giustizia non è altro che l’utile del più forte. E una sfera in cui la risorsa su cui far leva è sempre la paura, perché – come si leggeva nell’ incipit del romanzo di Michael Dobbs, da cui trae origine la serie – «non è il rispetto, ma la paura, a muovere l’uomo». Perché il mondo che House of Cards mette in scena finisce col suggerirci non solo che il potere è cinico, ma che la politica non può che essere il regno del cinismo, della menzogna, della sopraffazione. In altri termini, ci dice che non è possibile una politica diversa da quella di Frank Underwood, e che tutti i più nobili ideali non sono altro che semplici mascheramenti di sordidi interessi personali.

 

House of Cards, politica allo specchio

MILANO House of Cards, politica allo specchio La finzione e la realtà si rincorrono nella corsa alla Casa Bianca e la serie tv diventa il decalogo della grande narrazione alla base della vita politica americana, grazie all’uso di una retorica fatta di seduzione e ricatti. by Indro Pajaro | 28 aprile 2016 «È la grande narrazione a costituire la nuova caratteristica della politica americana e House of Cards ne diventa il decalogo grazie all’uso di una retorica fatta di seduzione e ricatti». Aldo Grasso , docente di Storia della radio e della televisione e direttore del Certa, interpreta in questo modo il successo della serie televisiva americana, la cui fascinazione risiede nell’esibizione di potere e risponde al nome di storytelling. Ad House of Cards e allo spettacolo del potere nello specchio della serialità televisiva la facoltà di Scienze politiche e sociali, il dipartimento di Scienze politiche , il Certa e Sky Atlantic hanno dedicato una dibattito coordinato dal professor Damiano Palano . Il risultato è una de-politicizzazione che rimanda a una crisi di ideologie, dove la figura del leader diventa spettacolarizzazione mentre l’ambiente circostante è in balìa di un senso di paura che ricorda lo stato di natura teorizzato da Hobbes. Il professore Massimo Scaglioni , del Certa , individua al suo interno due diverse tipologie di racconto: la meccanica dei processi politici con al centro lo spettacolo del potere e la spettacolarizzazione della sorveglianza, che a loro volta rimandano alle politiche di rappresentazione e commistione. Da House of Cards alla Casa Bianca, dalla fiction alla realtà, questa serie televisiva diventa lo specchio in cui ritrovare la condizione della post democrazia, dove le menzogne e il cinismo della politica ne costituiscono la storia e Frank Underwood ne è l’attore protagonista.

 
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