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Macchina del tempo per i segreti del Dna

Ricerca Macchina del tempo per i segreti del Dna Con le tecniche di sequenziamento di “nuova generazione” è stato possibile leggere il genoma delle capre, domestiche e selvatiche, di oggi e di epoche antiche, grazie ai reperti archeologici. Con conclusioni da spendere per migliorare l’allevamento by Alessandra Petrini | 18 giugno 2020 Sequenziare quasi 250 genomi completi di capre, cioè fare una lettura lettera per lettera di ciò che è scritto nel Dna dell’animale. Avere una base di studio così vasta è stato possibile grazie alle tecniche di sequenziamento di “nuova generazione” messe a punto negli ultimi anni,che permettono di andare a estrarre e leggere le sequenze di Dna presenti, per esempio, nei reperti archeologici: il Dna antico, appunto. Oggi questa è veramente l’unica “macchina del tempo” che abbiamo a disposizione» afferma la professoressa Licia Colli , docente di Animal Science alla facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali della sede di Piacenza dell’Università Cattolica. Ci permette non di fare una mera inferenza statistica sulle caratteristiche delle popolazioni del passato, ma proprio di recuperare dati che ci raccontano esattamente come erano dal punto di vista genetico gli animali nel periodo a cui risale il campione, quindi anche migliaia di anni fa». In queste condizioni la possibilità di diffusione dei parassiti è aumentata notevolmente: gli esemplari che possedevano, però, la variante derivata dalla capra caucasica avevano una sorta di protezione e in favore di questi ha operato la selezione naturale». Quindi per testare l’ipotesi di un vantaggio selettivo conferito dalla variante derivata dalla capra caucasica, abbiamo condotto una prova sperimentale che ha dimostrato che gli animali che possiedono tale variante hanno un’incidenza della presenza di parassiti minore rispetto a quelli che possiedono la variante alternativa non “caucasica”».

 

Quella microscopica cavia umana

milano Quella microscopica cavia umana Nota del direttore del Centro di Ateneo di Bioetica Adriano Pessina sull’esperimento di modifica del genoma umano annunciato dalla rivista Nature . agosto 2017 di Adriano Pessina * La rivista Nature annuncia che un gruppo di ricercatori ha portato a termine un esperimento di modifica del genoma di embrioni umani ( Correction of a pathogenic gene mutation in human embryos ) per verificare la possibilità di correggere una patologia. Gli embrioni, poi, sono stati distrutti, in quanto servivano solo per verificare l’efficacia di questa nuova tecnica (CRISPR) in grado di modificare il DNA umano. Non possiamo ignorare che una terapia, in qualsiasi protocollo scientifico, va sperimentata in funzione anche di chi viene sottoposto all’esperimento, mentre qui gli embrioni umani sono stati generati appositamente per fare questa ricerca e poi sono stati distrutti. Non dobbiamo passare sotto silenzio che l’embrione umano, comunque venga generato, in qualunque modo e luogo sia generato, è di fatto e di diritto il “figlio” di qualcuno e non deve essere trattato come una “cosa”, come “neutro materiale genetico”. Stupisce la facilità con cui i progetti di ricerca riescano ad autolegittimarsi oltrepassando anni di discussione e di riflessione etica sui problemi connessi con la manipolazione del genoma umano. Il rischio è quello di sottovalutare che, una volta aperta la strada alla manipolazione del genoma umano, non sapremo mettere limiti ai progetti di trasformazione delle future generazioni, che diventeranno oggetto e prodotto dei desideri, delle aspettative e delle sperimentazioni genetiche.

 
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