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Globalizzazione, la lezione di Bazoli

SCIENZE POLITICHE E SOCIALI Globalizzazione, la lezione di Bazoli In occasione del conferimento del premio internazionale “Francesco Vito”, il presidente emerito di Intesa Sanpaolo ha affermato che «ci troviamo a un bivio storico». La video-intervista by Davide Arcuri | 05 dicembre 2018 «Alla globalizzazione intesa come apertura dei mercati, avvicinamento delle popolazioni, circolazione di beni, di servizi e di informazioni non ci si può opporre». Parola di Giovanni Bazoli , presidente emerito di Intesa Sanpaolo a cui la facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica ha conferito il Premio internazionale “Francesco Vito” . Secondo Bazoli in quel momento di egemonia assoluta da parte degli Stati Uniti e di tutto il mondo occidentale, si è persa l’occasione di costruire un sistema in grado di venire incontro ai bisogni del mondo intero. Per il presidente emerito di Intesa Sanpaolo «perché vi sia una correzione del processo di globalizzazione occorre che si applichi una disciplina capace di salvaguardare il rispetto di valori marginalizzati come il liberalismo, la tutela dei diritti umani, lo stato di diritto e il costituzionalismo democratico. Nel corso della sua carriera, Giovanni Bazoli, è stato al vertice del più importante istituto di credito italiano, ma non nasconde una certa nostalgia nel ricordare il tempo trascorso presso l’Università Cattolica: «Mi è sembrato oggi di ritornare a casa» ha commentato. Il rettore Anelli ha fatto notare che «un giurista ha ricevuto un riconoscimento dedicato a un economista» e ha espresso la gratitudine dell’Ateneo a Giovanni Bazoli, che ha contribuito a portare l'Ateneo a Brescia negli anni ’60 e sta sostenendo il progetto della nuova sede.

 

A Giovanni Bazoli il premio Vito

milano A Giovanni Bazoli il premio Vito Al presidente emerito di Intesa Sanpaolo la facoltà di Scienze politiche e sociali ha conferito il riconoscimento intitolato all’economista e rettore dell’Ateneo nei primi anni ‘60. novembre 2018 «Le sue aspirazioni e la sua storia personale lo collegano idealmente alla figura di Francesco Vito e in particolare all’idea di una economia al servizio dell’uomo che veda nell’elemento etico-civile il fondamento di ogni azione economica». Nei suoi ruoli non ha mai dimenticato di sottolineare la rilevanza di una fattiva collaborazione tra istituzioni, società ed economia in convinta aderenza ai principi della Costituzione Repubblicana che egli ha sempre difeso - si legge ancora nelle motivazioni -. All’evento, introdotto dai saluti istituzionali del rettore Franco Anelli e del preside di Scienze politiche e sociali Guido Merzoni , sarà presente anche Alberto Quadrio Curzio , emerito dell’Università Cattolica e presidente emerito dell’Accademia Nazionale dei Lincei, che terrà una relazione dal titolo: Francesco Vito, solidarietà e sviluppo . giovannibazoli #intesasanpaolo #globalizzazione Facebook Twitter Send by mail BIOGRAFIA Giovanni Bazoli , nato a Brescia il 18 dicembre del 1932, dopo la laurea in Giurisprudenza ha esercitato la professione di avvocato nello studio di famiglia a Brescia e ha insegnato Diritto amministrativo e Istituzioni di Diritto pubblico all’Università Cattolica. Nel 1974 è entrato nel Consiglio di Amministrazione della Banca San Paolo di Brescia, di cui è poi diventato vicepresidente. Nel 1982 è stato uno degli artefici della nascita del Nuovo Banco Ambrosiano, che in qualità di presidente ha guidato poi ininterrottamente fino alla costituzione nel 2007 di Intesa Sanpaolo.

 

Il paradosso americano

Ciclo: Il mondo in disordine Il paradosso americano La potenza mondiale degli Stati Uniti costituisce un ossimoro tra invulnerabilità e insicurezza? Di questo si è parlato nel seminario L'impero fragile e le trasformazioni della geopolitica americana. L’intervento di Stefanachi ha sottolineato quanto sia importante l’aspetto geopolitico di uno Stato, ossia tutti quei fattori territoriali che influenzano e modificano la politica dello stesso. Ad esempio, gli Stati Uniti dispongono di un territorio molto esteso e dotato di varie risorse minerarie, petrolifere, naturali; costituiscono quasi un’isola - e perciò una difesa militare passiva - ma soprattutto si trovano circondati da Paesi sostanzialmente poveri, da cui dunque non devono aspettarsi attacchi di nessun genere. Tutti questi fattori aiutano gli Stati Uniti ad affermarsi nella politica estera rispettivamente a livello economico, geografico e militare , e riescono così a influenzare molte delle scelte di altri Stati, garantendosi una significativa invulnerabilità. Un concetto che richiama il pensiero di Obama “guidare da dietro”; ovvero mandano rinforzi strategici, consigliano, propongono, ma non si impegnano mai in modo diretto. “Appare quasi come un’azione lasciata a metà; la geopolitica sembra fare degli Usa una potenza inaffidabile” conclude Stefanachi, lasciando spazio a Locatelli che ha contribuito a scattare una fotografia sull’evoluzione di un Paese che ancora oggi determina gran parte delle scelte della politica estera. america #politica #geopolitica #mondo #globalizzazione #statiuniti #sicurezza Facebook Twitter Send by mail.

 

Effetto Trump? Gli Stati Uniti un anno dopo

Dieci incontri per leggere la politica globale", relatori Mireno Berrettini e Gianluca Pastori , autori di un fascicolo speciale dei "Quaderni di scienze politiche" dedicato alla presidenza Trump. ottobre 2017 di Gianluca Pastori* L’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca ha cambiato molte regole nel gioco della politica americana. Ha riportato in auge un modo di fare politica apparentemente dimenticato, in cui il forte richiamo alla legittimazione popolare fa del Presidente, più che il contraltare, il rivale di un Congresso presentato sempre più come strumento nelle mani delle macchine partitiche. Dopo gli screzi del 2002-03 e i rapporti difficili negli anni di George W. Bush, l’arrivo alla Casa Bianca di Barack Obama aveva fatto sperare in un riavvicinamento fra le due sponde dell’Atlantico, riavvicinamento che si è dimostrato, invece, illusorio. Al contrario, quelli di Obama sono stati anni di crescenti divaricazioni su una serie di punti importanti, dalle relazioni con la Russia alla crisi siriana. Solo alla fine del mandato, con la prospettiva concreta di una vittoria di Trump, la dimensione conflittuale è stata accantonata per una narrativa più attenta agli aspetti di convergenza. Ciò non ha, comunque, modificato l’essenza di un legame che – con il venire meno del comune nemico sovietico – sembra essersi via via deteriorato e che oggi, proprio con Trump problematicamente insediato nello Studio Ovale, sembra avere raggiunto uno dei suoi punti più bassi.

 

Un'economia per la pace

novembre 2017 di Raul Caruso* L’economia della pace è una branca dell’economia che ci aiuta a capire le cause e le determinanti dei conflitti armati, oltre che di altre forme di violenza, ma anche a individuare le misure di politica economica finalizzate alla rimozione delle cause dei conflitti violenti. Obiettivo finale per l’economista della pace, infatti, è spiegare in maniera compiuta le politiche per garantire una prosperità economica che duri nel tempo . Secondo l’economia della pace, lo sviluppo economico nel lungo periodo, è legato all’espansione della pace . Anche la Germania nazista aveva un’economia estremamente fragile e Adolf Hitler e i gerarchi nazisti avevano, infatti, la necessità di giustificare e coprire i fallimenti in ambito economico insistendo sulla retorica razzista e militarista che pervadeva la vita della società tedesca. A dispetto delle difficoltà e delle fasi di stallo che hanno caratterizzato e che ancora caratterizzano il processo di integrazione europea, l ’obiettivo della pacificazione tra paesi è stato raggiunto e l’Unione europea è attualmente una delle aree di maggiore benessere nel mondo. In termini concreti, infatti, l’economista della pace invita i policy-maker a considerare la costruzione della pace oltre alle tradizionali variabili economiche di riferimento come il Pil. L’economia della pace è quindi la base da cui partire per favorire la prosperità e il benessere delle società. autore del volume "Economia della pace" (Il Mulino), insegna presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica ed è direttore del Network of European Peace Scientists e della rivista Peace Economics, Peace Science and Public Policy #economia #politica #mondo #globalizzazione #geopolitica #pace Facebook Twitter Send by mail.

 

Lombardia e globalizzazione

by Bianca Martinelli | 07 dicembre 2017 350 miliardi di Pil all’anno prodotti in Lombardia, di cui 35-36 mila miliardi di euro nella sola provincia di Brescia. “Non si tratta di dati forniti per stupire, impressionare o dare adito a ipotesi di autonomie, ma di informazioni che è fondamentale conoscere per comprendere il contesto economico e sociale in cui siamo inseriti e agiamo quotidianamente”. “Un contesto fatto da ben 109mila imprese, di cui 16mila manifatturiere, è la nostra cornice di riferimento” ha proseguito Tedeschi prima di passare la palla all’Assessore allo sviluppo economico della Regione Lombardia con delega al Turismo, Mauro Parolini . “Pensare all’economia oggi, non può prescindere dal ragionare in termini di cambiamento dettato da innovazione tecnologica, digitalizzazione e globalizzazione, le quali permettono di creare relazioni informative che hanno mutato moltissimo il settore economico nella sua totalità. Si tratta di opportunità enormi, ma anche di rischi concreti, e per difendere la propria autonomia e la propria esistenza all’interno di un mercato che oggi è mondiale le nostre imprese devono fare rete. A Brescia si sono registrate più di 10mila presenze all’anno in termini di turisti che vengono e soggiornano almeno una notte in città, con un aumento del Pil derivato del 6-7%. Come si traduce tutto ciò in termini di occupazione e posti di lavoro? “Il presente e il futuro ci impongono di sostituire i posti di lavoro tolti da tecnologia e automazione, rimpiazzandoli con altri.

 

Fare impresa ai tempi della globalizzazione

Cremona Fare impresa ai tempi della globalizzazione Per 25 diplomandi dell’ITC Beltrami un percorso di formazione proposto dalla facoltà di Economia e Giurisprudenza di Cremona. maggio 2016 Fare impresa ai tempi della globalizzazione: qual è l’atteggiamento degli adolescenti di fronte a questa sfida? E’ questo il fil rouge che ha collegato il percorso proposto a 25 studenti di quinta superiore dell’ITC Beltrami dalla facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica di Cremona. “Siamo partiti da una prospettiva macro, per far prendere coscienza ai ragazzi di quanto e come il mondo stia cambiando- sottolinea la ricercatrice del CERSI Gaiardi -. Abbiamo poi analizzato come il sistema cremonese reagisca alle sfide della globalizzazione puntando sui suoi settori forti: alimentare, metallurgia e meccanica, senza dimenticare il valore del settore cosmetico per il distretto cremasco. Al termine abbiamo svolto una piccola attività di analisi su un campione di aziende del settore alimentare a partire dai dati di bilancio degli ultimi anni”. L’attualità e la concretezza delle tematiche trattate hanno saputo catturare l’interesse degli studenti, che oltre ad aver arricchito la propria cultura personale hanno potuto acquisire materiale didattico utile per sostenere il prossimo esame di stato.

 
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