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Il Papa per strada ci fa sentire meno soli

Il commento Il Papa per strada ci fa sentire meno soli L'immagine del Pontefice lungo via del Corso è quella che racconta meglio di tutte la nostra quarantena. La mia scelta personale, già da ora, riguarda una foto che fin da subito ha prodotto qualche analisi interessante: ritrae Papa Francesco mentre, dopo aver pregato in Santa Maria Maggiore, si sposta a piedi nella Chiesa di San Marcello al Corso. L’immagine mostra la sezione finale in Via del Corso: una prospettiva che fa parte della memoria visiva di chiunque conosca Roma, da abitante, da turista o da semplice passante. Alzando lo sguardo si scorgono tre figurette alla fine della via. Poi sulla sinistra, accanto e davanti alle automobili un gruppetto di persone procede nella nostra direzione scrutandosi intorno. La figura vestita di bianco di Papa Francesco è in un angolo, accanto al bordo sinistro della fotografia: cammina con gli occhi bassi ma a passo deciso, forse mentre prega fra sé. continua a leggere su Il foglio] * professore di Teoria e tecniche dei media e di Media e Politica alla facoltà di Scienze politiche e sociali, dell'università Cattolica del Sacro Cuore. Nella stessa Università è anche direttore del Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo e dirige il master in Comunicazione, marketing digitale e pubblicità interattiva #papa #francesco #immagine #strada Facebook Twitter Send by mail Print.

 

L’etica del vedere, compassione è azione

libri L’etica del vedere, compassione è azione Nel suo libro Imago pietatis , che sarà presentato al Salone del Libro, il professor Fausto Colombo ricostruisce come la foto sulla spiaggia del piccolo Alan sia diventata un simbolo. Fausto Colombo , sociologo dell’Università Cattolica, si è preso la briga di seguire il percorso della foto di Alan, di non fermarsi sulla soglia della commozione, ma di attraversarla indagando attraverso la scienza della comunicazione perché sia diventata un simbolo in grado di smuovere l’opinione pubblica. Partiamo dal titolo: Imago pietatis è un titolo particolare, pieno di riferimenti simbolici, vuole spiegarcene la scelta? «L’immagine della pietà è la prima che ho visualizzato quando ho visto la foto del piccolo Alan portato in braccio dal poliziotto. Come spiega questo divario tra numero di persone che lo utilizzano e capacità di far penetrare il messaggio? «Twitter è un social anomalo, nel senso che è più una piattaforma di microblogging che un social vero e proprio. La notizia del naufragio di un gommone di rifugiati siriani che si è rovesciato nel tentativo di raggiungere l’isola di Kos (12 morti, una tragedia che in termini numerici è meno clamorosa rispetto ad altri catastrofici naufragi precedenti) viene diffusa dalle agenzie. La foto di Alan ha avuto una ricaduta oggettiva sulle cose, l’impatto di quella foto ha prodotto delle cose: opere, movimenti, c’è una nave che sia chiama Alan Kurdi che gira nel Mediterraneo, io ho scritto questo piccolo libro…». In questo senso si parla di compassione nel libro? «Sì, perché la legittimità di questa operazione dipende soltanto da quanto essa riesca ad attivare in noi non soltanto un’emozione, ma anche una volontà di agire, di compensare quel dolore sentendolo nostro.

 
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