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App Immuni, tra vantaggi e tutela della privacy

Grazie a questa tecnologia, e in particolare all’ Exposure Notification framework di Apple e Google, il nostro telefono è in grado di comunicare con altri telefoni nelle immediate vicinanze. L’idea è che se due telefoni sono vicini, lo saranno anche i rispettivi proprietari e quindi potenzialmente può avvenire un contagio. L’app del mio telefono trasmette quindi un codice anonimo univoco e ne riceve uno simile da ogni persona a cui mi avvicino (se dotata di app e se per un tempo e distanza “pericolosi”). Nel mio telefono saranno quindi registrati due tipi di dati: i codici che io ho trasmesso e i codici che ho ricevuto. Questi dati sono solo delle liste di numeri senza alcun elemento identificativo delle persone che ho incontrato. La garanzia che tale protocollo di funzionamento venga rispettato è data da una caratteristica molto importante dell’app: quella di essere open source . Ovviamente non tutti i cittadini sono in grado di comprendere il linguaggio di tale codice (Kotlin per Android e Swift per iOS/iPhone) ma il fatto che esperti indipendenti possano accedere al codice, è un’ottima garanzia di rispetto delle caratteristiche di anonimato dichiarate.

 

I dubbi degli italiani su Immuni

La rilevazione mette a confronto l’atteggiamento delle persone nella fase iniziale del Covid-19 con l’inizio della Fase 2 by Claudio Rosa | 08 giugno 2020 Una fotografia sulle preoccupazioni, le richieste, le aspettative degli italiani in questa nuova fase di riapertura. La ricerca di EngageMinds Hub , centro di ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dà voce agli italiani per capire come stanno vivendo l’emergenza e le misure di gestione. Uno studio longitudinale, basato su due rilevazioni principali: la prima su un campione di mille italiani, cinque giorni dopo il primo “paziente uno” in Italia, quindi un’istantanea di quelle che erano le preoccupazioni e le emozioni nella fase acuta della pandemia. I dati raccontano di una preoccupazione degli italiani aumentata rispetto all’inizio della pandemia: «Non è corretto dire che gli italiani sono meno preoccupati col passare di questi mesi. Cercando di sondare qual è il senso di fiducia verso gli operatori sanitari nei due momenti di rilevazione, si è venuto a scoprire che è in diminuzione proprio la fiducia verso il proprio medico nel riportare i sintomi legati alla salute e nella condivisione delle proprie preoccupazioni. Ugualmente, decresce anche la fiducia verso la ricerca scientifica, e così scende nel complesso tutta la fiducia verso il sistema sanitario e la gestione di questa pandemia: «Probabilmente potrebbe essere legato alle tante interviste che ci sono state in televisione» afferma Valeria Mastrilli del ministero della Salute. Dallo studio della professoressa Graffigna però, non tutti sono ancora convinti dell’utilità dello strumento: «Il 30% degli italiani ritiene assolutamente improbabile che scaricherà l’app, e nel complesso il 60% la fascia di persone ha un atteggiamento dubbioso nei confronti di Immuni.

 

Giuridicamente “Immuni”? Vantaggi e dubbi sull’efficacia dell’app

La crisi che abbiamo vissuto è senza eguali: la velocità di diffusione di questo virus ha reso necessario un altrettanto rapido tracciamento del contagio sfruttando gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. La valutazione complessiva dell’app “Immuni” deve risentire pertanto di un approccio ‘olistico’ fondato, in particolare, sulle cd. ‘tre t’: accanto al tracciamento dei contagi (tracing), occorre garantire un numero di tamponi adeguato (testing) oltre al trattamento sanitario dei contagiati (treatment). “Immuni”: di cosa si tratta, come funziona, cosa la distingue dalle altre app di tracciamento Uno dei punti cruciali nella transizione verso la cosiddetta “fase 2” della gestione italiana alla crisi epidemica è rappresentato dai sistemi di contact tracing . Ulteriori spunti di riflessioni sono stati avanzati, inter alia, dal Comitato europeo per la protezione dei dati personali (che ha stabilito delle apposite linee guida in tema) e dalla sezione della Task Force “Immuni” che si è occupata dei profili giuridici dei dati . Nel valutare il rispetto del criterio di necessità occorre tenere in considerazione: 1) Il contesto dove la “factual description” della misura è chiamata a operare; 2) I diritti e le libertà suscettibili di compressioni; 3) gli obbiettivi che si intendono perseguire; e 4) l’individuazione tra le possibili opzioni efficaci di quelle meno invadenti. A tal riguardo occorre innanzitutto specificare che ci possano essere diverse tipologie di dati trattati dalle app e diverse modalità di compressione del diritto alla privacy e della tutela dei dati personali. A livello europeo le soluzioni prevalenti sono: l’utilizzo di dati di geolocalizzazione (GPS), il ricorso a sistemi di analisi statistica basati su dati aggregati provenienti da operatori di telefonia, l’impiego di sistemi peer-to-peer (Bluetooth e ultrasuoni) o ancora tracking misto.

 

Immuni, un’app ben fatta ma a rischio flop

Ne è convinta il prorettore Antonella Sciarrone Alibrandi che ha introdotto l’incontro promosso dalla Community Alumni sul tema “ App Immuni: tutela della salute e protezione dei dati personali ”, moderato da Daniele Bellasio , direttore della Comunicazione dell’Università Cattolica. Con questa app a portata di tutti si è arrivati a un equilibrio che riguarda tutti; si è guardato a un bilanciamento di interessi, tra la tutela della salute e contemporaneamente la protezione di dati personali e della privacy. È stato adottato uno standard molto elevato di tutela di dati personali, come lo è quello europeo, forse un unicum rispetto alle altre aeree del mondo per le vicende storiche che si sono manifestate nel corso del Novecento. Inoltre, si è scelto una app che comunica fra dispositivi e che non geolocalizza e questa garantisce una maggior difesa della privacy. A spiegare l’approccio con cui si è arrivati all’adozione di Immuni è intervenuto Francesco Modafferi , dirigente del Dipartimento realtà pubbliche e del dipartimento sanità e ricerca del Garante per la protezione dei dati personali. Modafferi ci tiene a sottolineare che «c’è stato un forte dialogo multilaterale, serratissimo fra Garante, ministeri interessati e tutti i principali protagonisti della vicenda, nell’ottica di individuare soluzioni efficienti e nel rispetto della protezione dei dati. Per Modafferi se sarà efficace lo vedremo, la diffusione non è quella sperata, ma certamente sarà uno strumento in più per governare nuove emergenze e ciò dipenderà dalla diffusione che oggi non è certamente quella sperata.

 

L’importanza di scaricare Immuni

 
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