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Respirare bene in casa, un decalogo

brescia Respirare bene in casa, un decalogo Presentati a Brescia i risultati della ricerca d’Ateneo Anapnoì per migliorare la qualità dell’aria indoor : dallo studio anche alcuni consigli pratici, soprattutto per gli anziani ma non solo, per minimizzare gli effetti dell’inquinamento atmosferico. aprile 2019 Ventilare regolarmente gli ambienti domestici almeno una volta al giorno, per un minimo di 20 minuti. Durante la cottura dei cibi in cucina usare la cappa, preferendo quella con aspirazione mediante ventola meccanica e filtri. Il progetto, presentato mercoledì 3 aprile a Brescia , aveva come principale obiettivo l’individuazione di buone pratiche per minimizzare gli effetti dell’inquinamento atmosferico outdoor/indoor e del microclima su alcune patologie polmonari degli anziani, contribuendo nel contempo a prevenirne l’insorgenza. Sono valutati anche i rischi per l’attività outdoor, in particolare l’esposizione ad agrofarmaci per chi vive in aree urbane prossime alle attività rurali. In parallelo, è stato sviluppato un nuovo naso elettronico, basato su una diversa tecnologia (nanotubi di carbonio), potenzialmente in grado di fornire informazioni complementari rispetto ai nasi elettronici esistenti. Tali sensori sono stati testati con successo all’interno di studi clinici condotti presso il Policlinico Gemelli, sia su soggetti sani che su pazienti affetti da BPCO, insieme ad altri sensori presenti in commercio (nasi elettronici e sensori elettrochimici).

 

Respirare bene per invecchiare meglio

ricerca Respirare bene per invecchiare meglio I risultati del progetto d’Ateneo Anapnoi , che ha coinvolto sei unità dell’Università sul tema dell’inquinamento indoor , saranno illustrati a Brescia mercoledì 3 aprile . La presentazione di un decalogo per ridurre i rischi e favorire l' healthy ageing 26 marzo 2019 Valutare come l'inquinamento atmosferico outdoor e il microclima e l'inquinamento indoor contribuiscano allo sviluppo di alcune patologie polmonari negli anziani. È l’obiettivo della ricerca d’Ateneo che verrà presentata a Brescia mercoledì 3 aprile e che proporrà anche una serie di consigli pratici per evitare gli effetti dannosi dell’aria viziata che respiriamo. Come prodotto finale del progetto è stato definito un decalogo di linee guida legate ad adattamenti comportamentali o strutturali (in quest’ultimo caso si tratta di interventi legati esclusivamente all’ambiente domestico) per ridurre i rischi e favorire l' healthy ageing di persone sane o già affette da patologie respiratorie. Il decalogo, già condiviso dalle sei unità operative di progetto, verrà presentato e distribuito, sia sotto forma di brochure che di libretto sintetico di carattere divulgativo , mercoledì 3 Aprile 2019 in occasione del Convegno finale di progetto, che si terrà all’Istituto Artigianelli di Brescia in via Giovanni Piamarta. inquinamento #activeageing #prevenzione Facebook Twitter Send by mail.

 

Il semaforo per stufe a legna

Ambiente Il semaforo per stufe a legna La combustione di biomasse immette nell’atmosfera Pm da 150 a 3.800 volte in più di una caldaietta a metano. Una ricerca europea, capitanata dai fisici di Brescia, svilupperà una App per suggerire agli abitanti dell’arco alpino quando è meglio bruciare. Nasce da qui il progetto BB-CLEAN , un Interreg Alpine Space , approvato qualche settimana fa per mettere a punto dei sistemi di tipo tecnologico, informatico e normativo per rendere la combustione delle biomasse più sostenibile ai fini del riscaldamento domestico. L'Università Cattolica, con la facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali , è capofila di questo progetto con un numeroso partenariato internazionale che comprende, tra gli altri, Atmo (l’agenzia per la qualità dell’aria della Regione francese Auvergne – Rhones Alpes) e l’ Agenzia regionale per la protezione ambientale della Valle d’Aosta . In particolare i ricercatori della sede di Brescia (insieme a Giacomo Gerosa, Angelo Finco , Riccardo Marzuoli , Maria Chiesa ) studieranno dei sistemi modellistici che indicheranno quando bruciare la legna in funzione delle previsioni meteorologiche. Attraverso una App, che funzionerà come un semaforo stradale, suggeriranno agli abitanti se bruciare di più o di meno. La Regione Lombardia, per esempio, già vieta di bruciare legna al di sotto dei 300 metri di altitudine tutto l’anno.

 

La giustizia e l’inquinamento storico

MILANO La giustizia e l’inquinamento storico Il lasso di tempo che separa le condotte illecite dall’emersione e conseguente accertamento di conseguenze lesive o pericolose per la salute dell’uomo e per l’ambiente, porta il pericolo di guardare con gli occhi di oggi a vicende del passato. Si tratta di un quesito che porta in nuce il pericolo di «appiattire i piani» e «guardare con gli occhi di oggi a vicende del passato» . È il caso, ricordato da Alessandro D’Adda , ordinario di Diritto privato all’Università Cattolica, della Direttiva dell’Unione Europea sulla responsabilità ambientale del 2004, che ha riaffermato l’importanza nevralgica del risarcimento e, in particolare, la «primazia del risarcimento in natura» , prevedendo un ventaglio di forme di riparazione del danno ambientale . Ancora, l’ «hindsight bias» o il «senno di poi» , che caratterizza nei casi di inquinamento storico lo sguardo rivolto a vicende passate con gli occhi di oggi, rende il diritto penale, dal punto di vista politico-criminale, «anti-economico» . Sapere che la responsabilità di fatti estremamente complessi ricade su pochi colpevoli tranquillizza la società: un meccanismo, quello del «capro espiatorio» , che il diritto penale deve a tutti i costi evitare, ha affermato il consigliere della Corte di Cassazione Rocco Blaiotta . Ciononostante, ha ricordato Giandomenico Comporti , ordinario di Diritto amministrativo presso l’Università di Siena, la risposta del diritto amministrativo a fenomeni di inquinamento storico si regge su due capisaldi: la necessità di individuare il soggetto responsabile e quella di accertare l’effettivo contributo causale all’inquinamento di un determinato sito. Ha, quindi, aggiunto Marcello Cecchetti , capo ufficio legislativo presso il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, che l’obiettivo delle politiche ambientali di oggi dovrebbe essere quello di «sciogliere e separare le attività di bonifica dalla ricerca spasmodica e identificazione del responsabile, oggi inesorabilmente intrecciate».

 

Piante che migliorano l’aria di casa

Piacenza Piante che migliorano l’aria di casa Un progetto di ricerca dell’Istituto di Chimica agraria e ambientale di Piacenza studia le specie vegetali che riducono i danni degli inquinanti negli ambienti indoor. È l’ambizione del progetto di ricerca avviato da Luigi Lucini , ricercatore dell’Istituto di Chimica agraria e ambientale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Piacenza, in collaborazione con l’Associazione Florovivaisti Bresciani. I giardini verticali sono la risposta più efficace ai problemi che affliggono le città moderne, offrendo una protezione naturale dallo smog e permettendo risparmio energetico ai fini del riscaldamento e del raffrescamento degli ambienti». Per inquinamento indoor si intende la presenza di composti chimici, fisici oppure biologici nell’aria di ambienti confinati, cioè in quei luoghi dove si svolgono attività di lavoro, svago e riposo. Le piante sono state proposte come un efficace ed economico mezzo di contenimento della concentrazione dei Voc. In che cosa consiste questo effetto benefico? «I meccanismi naturali messi in atto dalle piante per proteggere l’ambiente sono diversi. In che modo vi siete ispirati al progetto? «Gli scienziati dell’agenzia americana hanno risolto con un’applicazione semplice il problema della qualità dell’aria presente nelle stazioni spaziali. Per trovare una soluzione efficace, gli studiosi hanno individuato alcune specie vegetali e tre molecole modello - benzene, tricloroetilene e formaldeide - capaci di rimuovere quasi completamente gli inquinanti».

 

Emissioni CO2, ricerca italiana al top

Brescia Emissioni CO2, ricerca italiana al top Costituita la Joint Research Unit grazie alla collaborazione di 15 istituti di ricerca, fra cui la sede di Brescia dell'Università Cattolica, che partecipa con la stazione di Bosco Fontana (Mn). Obiettivo, misurare i gas serra nell'atmosfera. novembre 2016 La concentrazione di CO2 in atmosfera non è mai stata così alta. Lo ha affermato recentemente l’Organizzazione Mondiale della Meteorologia (WMO) sottolineando che nel 2015 i valori hanno superato quei 400 ppm (parti per milione) che costituiscono una soglia molto importante nello studio dei cambiamenti climatici, delle loro cause e dei loro impatti. Si tratta di un segnale molto importante che vede i principali protagonisti della ricerca italiana sui cambiamenti climatici impegnarsi formalmente a condividere competenze, dati e sistemi necessari al loro processo e utilizzo in attività scientifiche e divulgative. co2 #ambiente #inquinamento #ricerca Facebook Twitter Send by mail.

 
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