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Se la teledidattica ci interroga sul nostro insegnamento

Piacenza Se la teledidattica ci interroga sul nostro insegnamento Il pedagogista Pierpaolo Triani , alle prese come molti colleghi con le varie modalità di e-learning , propone una riflessione sul senso dell’insegnare. Leggo negli studenti desiderio di contatto, di adulti che sappiano ‘esserci’, anche a distanza» 13 marzo 2020 di Pierpaolo Triani * Tutti noi (forse è meglio dire quasi tutti) che siamo impegnati nell’insegnamento siamo alle prese con un vero ribaltamento delle nostre abitudini e delle nostre sicurezze. Non lo nascondiamo, ci manca l’aula, ci manca il contatto, la possibilità di guardare negli occhi, di cogliere nello sguardo la comprensione e l’incomprensione; di assaporare la gioia del capire e l’interesse del ricercare, che si intrecciano con la noia e il disinteresse. Avvertiamo che manca qualcosa, sentiamo dagli stessi studenti che hanno bisogno di qualcosa di diverso. Hanno bisogni di sentirsi ‘pensati’, stimolati, sollecitati; di avere la possibilità di interagire con una voce che chiarifica e rilancia; di poter fare domande dal vivo; di poter sentirsi in compagnia di altri; di poter raccontare quello che stanno facendo e vivendo. Mi sembra così che si mostri con ancora più chiarezza quello che abbiamo sempre saputo, ma che non poche volte tendiamo a dimenticare. Leggo negli studenti desiderio di contatto, di incontro, di adulti che sappiano ‘esserci’, anche a distanza.

 
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