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Test sierologici, ancora in poche Regioni

Sono alcune delle novità emerse dalla dodicesima puntata dell’Istant Report Covid-19 acura dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari ( Altems ) e coordinato da Americo Cicchetti , docente di Economia aziendale nella facoltà di Economia, campus di Roma, e direttore dell’Alta Scuola. In questo numero il report si è arricchito di un’analisi della “ preparedness” a livello nazionale e regionale sullo stato di attuazione del Piano Nazionale di Preparazione e Risposta per una Pandemia Influenzale . Tamponi diagnostici Per quanto riguarda la ricerca del virus attraverso i tamponi, si osserva che il trend nazionale, in diminuzione nelle scorse settimane, è tornato a risalire: rispetto alla settimana scorsa, in Italia il tasso per 100.000 abitanti è passato da 5,90 a 6,25 . Approfondimento sui test Covid-19 I test sierologici stanno acquistando spazio nel dibattito e nelle aspettative della cittadinanza sia a causa dell’indagine di sieroprevalenza in corso promossa da Ministero della Salute, ISTAT e Croce Rossa Italiana su un campione di 150.000 cittadini sia per le differenti iniziative regionali che sono fiorite. Alcune di queste iniziative sono state incluse da alcune regioni in un approccio di sanità pubblica, ma nella maggior parte dei casi è finora mancata una chiara strategia sulla gestione dei risultati dei test . Sono inoltre in corso circa 100.000 test CLIA/ELISA volontari sulla popolazione che ha avuto la maggior probabilità di contatto con casi COVID19 nelle province di Piacenza e Rimini nonché nella città di Medicina (in corso, no risultati). La digitalizzazione in epoca di Covid-19 Dopo il primo periodo di emergenza, è continuata la crescita delle iniziative di telemedicina dedicate all’assistenza dei pazienti non Covid.

 

Covid, le Regioni preparano strategie vaccinali per l’autunno

Altems Covid, le Regioni preparano strategie vaccinali per l’autunno Undicesima puntata dell’Instant Report Altems Covid-19: in caso di una nuova ondata di contagi da Coronavirus sul territorio nazionale si stanno mettendo a punto piani ad hoc per promuovere vaccinazioni antinfluenzali. Tali vaccinazioni sono state riconosciute di primaria importanza in epoca Covid dalla WHO e dal CDC, sia per ridurre il numero di pazienti con sintomatologia sovrapponibile a quelle dall’infezione da Sars-CoV-2, sia per ridurre il più possibile la circolazione di altri patogeni respiratori causa di gravi complicanze e comorbidità. Anche se non abbiamo ancora robuste evidenze scientifiche sulle possibili interazioni tra la circolazione del Covid-19 e dell’influenza stagionale, la raccomandazione di promuovere la vaccinazione antinfluenzale sembra avere un senso sotto il profilo di gestione del Servizio sanitario nazionale. La possibilità di ridurre la pressione sui Pronto soccorso con persone con sintomi che potrebbero essere scambiati per quello del Covid-19, certamente rappresenta un “valore” per chi si troverà a gestire l’emergenza autunnale. Analisi di maggior dettaglio sulla tipologia di trapianto per livello di urgenza (Angelico 2020) e un maggiore dettaglio sulle caratteristiche dei pazienti trattati durante l’emergenza (Maggi 2020) sono disponibili in alcuni studi. Si aggiunge che in Vistoli 2020, la survey condotta è stata l’occasione anche per elaborare un primo Consensus Paper sulla organizzazione più opportuna di un centro trapianti in corso di pandemia COVID-19. Considerando 179.331 giornate di degenza (al 1° giugno, +1.81% rispetto al 26 maggio) in terapia intensiva, ad un costo giornaliero medio di 1.425 il costo totale a livello nazionale ammonterebbe a o ltre 255 milioni di , di cui il 36% sostenuto in strutture ospedaliere della Lombardia.

 

Il Covid è costato 1,5 miliardi solo per ospedali

Altems Il Covid è costato 1,5 miliardi solo per ospedali Decima puntata dell’Instant Report Altems Covid-19: ormai chiaro l’impatto economico dell’epidemia, caratterizzato da enormi costi per i ricoveri di pazienti affetti da Coronavirus e dalla rilevante contrazione di quelli ordinari. Per i 160.092 ricoveri per Covid-19 effettuati e conclusi (erano 144.658 nella precedente valutazione una settimana fa), la spesa, in base alle tariffe DRG, si stima pari a 1.356.957.793 (quasi 100 milioni in più in una settimana), di cui il 33% sostenuto per i casi trattati in Lombardia. Considerando 179.331 giornate di degenza (al 1 giugno, +1.81% rispetto al 26 maggio) in terapia intensiva, ad un costo giornaliero medio di 1.425 il costo totale a livello nazionale ammonterebbe a oltre 255 milioni di , di cui il 36% sostenuto in strutture ospedaliere della Lombardia. Il report a cura dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari ( Altems ) si è arricchito sin dalla scorsa puntata dell’analisi dell’impatto economico dell’emergenza COVID-19 nella prospettiva del Servizio sanitario nazionale. Solo a giudicare dal valore economico, è evidente che le strutture dell’Ssn hanno prodotto meno salute in termini complessivi in questo ultimo periodo (2 miliardi in meno di spesa ospedaliera si traducono in minore salute prodotta). Il 70% dei reparti di oncologia chirurgica, che hanno risposto ad una survey nazionale su invito (Guido Torzilli 2020), dichiara di avere avuto una riduzione nei posti letto disponibili. Il numero di procedure chirurgiche effettuate in mediana in una settimana è passato da 3.8 (IQR 2.7-5.4) pre COVID a 2.6 (IQR 2.2-4.4) post COVID (p=0.036) (Torzilli 2020), con conseguenti ripercussioni sulle liste di attesa; • Contagio del personale.

 

Coronavirus, sui tamponi Italia divisa

Intanto il tasso più alto si registra nella Provincia Autonoma di Trento 11 maggio 2020 A macchia di leopardo in Italia il ricorso ai tamponi per scovare i positivi a Covid-19 nelle varie Regioni italiana. Il tasso settimanale più basso si registra in Puglia (è di 2,64 tamponi per 1000 abitanti nell’ultima settimana); il tasso più alto si registra nella Provincia Autonoma di Trento (14,14*1000 abitanti) subito dopo il Veneto con 12,78*1000 abitanti. Si tratta di una iniziativa dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica ( ALTEMS ) di confronto sistematico dell’andamento della diffusione del Sars-COV-2 a livello nazionale, per la prima volta prendendo in considerazione 20 Regioni italiane. L’analisi delle delibere regionali mostra che se per la Fase 1 ben 16 Regioni hanno predisposto un provvedimento di “Programmazione Sanitaria Regionale”, al momento solo Toscana ed Emilia Romagna hanno deliberato un documento di programmazione sanitaria a supporto della gestione nella fase 2. Unità Speciali di Continuità Assistenziale Al momento le USCA coprono il 31% della popolazione nazionale, con un picco di copertura che ora riguarda l’Emilia Romagna (91% della popolazione coperta), seguita dalle PA di Trento e Bolzano (84%) e l’Abruzzo con il 69%. Al fianco dei nuovi indicatori, il Rapporto continua ad offrire l’aggiornamento di alcuni indicatori selezionati tra quelli che hanno caratterizzato il modello di risposta delle Regioni nella fase 1. Grazie ai nuovi indicatori si prenderanno in considerazione aspetti relativi alle modalità prescelte per la tracciatura del contagio, per la realizzazione dei test sierologici tra le Regioni nonché le modalità di separazione dei flussi tra pazienti Covid-19 e pazienti non Covid-19 nell’ambito delle strutture ospedaliere e territoriali.

 

Coronavirus, attivate 420 Unità speciali di continuità assistenziale

Si tratta di pazienti che hanno bisogno di un monitoraggio che non può essere assolto solo con un contatto telefonico, ma che non necessitano di un ricovero in ospedale. In totale a oggi si contano circa 420 USCA attivate su tutto il territorio nazionale che garantiscono la copertura di circa un terzo della popolazione italiana. Sono alcuni dei dati della quinta puntata dell’Istant Report Covid-19, l’ultimo report della Fase 1 dell’emergenza sanitaria, mentre stiamo per entrare nella “seconda fase” di contrasto al Coronavirus. Si tratta di una iniziativa dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica ( ALTEMS ), con sede a Roma, di confronto sistematico dell’andamento della diffusione del Sars-COV-2 a livello nazionale, per la prima volta prendendo in considerazione 19 Regioni + 2 Province autonome italiane. Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA) In vista dell’avvio della Fase 2 i ricercatori hanno ritenuto opportuno verificare l’andamento della diffusione dell’uso delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA). In questa seconda fase si prenderanno in considerazione aspetti relativi alle modalità prescelte per la tracciatura del contagio, per la realizzazione dei test sierologici tra le Regioni nonché le modalità di separazione dei flussi tra pazienti Covid-19 e pazienti non Covid-19 nell’ambito delle strutture ospedaliere. Il gruppo si è arricchito della collaborazione del Centro di Ricerca e Studi in Management Sanitario ( Cerismas ) dell’Università Cattolica - diretto dal professor Eugenio Anessi Pessina -, di Paola Adinolfi , dell’Organizzazione aziendale, Università di Salerno e del Gruppo di Organizzazione dell’Università Magna Græcia di Catanzaro (professor Rocco Reina ).

 

Nelle corsie in aumento medici e infermieri anti-Coronavirus

Altems Nelle corsie in aumento medici e infermieri anti-Coronavirus È quanto emerge dalla terza puntata dell’Instant Report sul Covid-19, l’iniziativa dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari che monitora la diffusione del virus. Intanto adottati i primi dispositivi digitali per controllare l’epidemia 17 aprile 2020 Aumenta la forza lavoro per fa fronte all’epidemia da Coronavirus: nella Regione Marche risulta un aumento del 15% di medici dall’inizio dell’epidemia e del 7% di infermieri. Il gruppo di lavoro Altmes ha inoltre supportato, sotto il profilo metodologico, il team coordinato dal professor Rocco Reina dell’Università Magna Græcia di Catanzaro che, utilizzando lo stesso set di indicatori progettato da Altems, ha analizzato i dati di quattro Regioni del Sud, Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia. Il contagio ha riguardato più intensamente gli operatori sanitari in Regione Lombardia (12,2% dei contagiati), meno le altre Regioni (intorno al 5% Veneto, Lazio ed Emilia Romagna; il 3% in Piemonte e solo l’1% nella Regione Marche). Il modello di gestione prevalentemente ospedaliera si caratterizza per una incidenza di tamponi effettuati sulla popolazione inferiore rispetto alla risposta prevalentemente territoriale o combinata (vedi Veneto ed Emilia Romagna); la crescita dei posti letto in terapia intensiva cresce meno del 50% (al 31-3. Il Piemonte dopo un primo momento di basso utilizzo dell’assistenza domiciliare cambia repentinamente atteggiamento dopo il 20 marzo all’acuirsi del contagio; La Regione Marche dagli inizi di Aprile ha attivato un numero elevato di USCA. La sperimentazione che per prima è stata avviata, quella sul tocilizumab, vede il centro coordinatore all’Istituto Nazionale dei Tumori Pascale di Napoli, ma il maggior numero di centri clinici inseriti nella sperimentazione in Regione Lombardia (ben 131).

 

Instant Report Covid-19, focus settimanale sull’epidemia

Il gruppo di lavoro dell’Università Cattolica, facoltà di Economia, campus di Roma, guidato da Americo Cicchetti , ordinario di Organizzazione Aziendale è composto da economisti sanitari e aziendalisti, ricercatori ALTEMS: Michele Basile, Eugenio Di Brino, Maria Giovanna Di Paolo, Filippo Rumi e Angelo Tattoli . Se in Italia, sulla base dei dati disponibili, l’incidenza del contagio riguarda lo 0,17% della popolazione nazionale, questa sale allo 0,43% in Regione Lombardia, riducendosi fino allo 0,05% nella Regione Lazio. L’analisi combinata degli indicatori usati dall’ALTEMS evidenzia le marcate differenze tra le scelte della Regione Veneto e, in parte, della Regione Emilia Romagna e la Regione Lombardia e, in parte, appare sussistere anche nelle soluzioni adottate dalla Regione Lazio. E ancora, il rapporto tra pazienti trattati in terapia intensiva e a domicilio è la metà in Veneto ed Emilia Romagna rispetto a quanto accade nella Regione Lombardia e nella Regione Lazio. Il secondo modello “centrato sull’ospedale” si caratterizza al contrario per i seguenti aspetti: una incidenza di tamponi effettuati sulla popolazione leggermente inferiore al gruppo precedente, in Regione Lombardia pari a 1.14% e in Regione Lazio pari a 0,59%; la crescita dei posti letto in terapia intensiva cresce meno del 50% (al 31.3. E ancora, il rapporto tra pazienti trattati in terapia intensiva e pazienti trattati a domicilio è doppio in Regione Lombardia e nella Regione Lazio rispetto a quanto accada in Veneto ed Emilia Romagna. Questo ha portato Veneto ed Emilia Romagna a orientarsi verso una gestione territoriale e domiciliare, con il Veneto che si caratterizza per una ricerca proattiva di casi “positivi”.

 
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