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In Cattolica la musica va a lezione

milano In Cattolica la musica va a lezione Un corso promosso dal professor Enrico Reggiani e aperto a tutti gli studenti dell’Ateneo consente di consolidare le capacità di ascolto musicale. agosto 2019 Un corso finalizzato a consolidare le capacità di ascolto musicale e di avvicinare all’esperienza culturale della musica. È quanto propone il corso di Linguaggi musicali in prospettiva storica , tenuto dal professor Enrico Reggiani nell’ambito della facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere. L’insegnamento è però aperto a tutti gli studenti delle lauree triennali e magistrali dell’Ateneo, quale che sia la competenza musicale da loro (eventualmente) posseduta, ed è collegato allo Studium Musicale di Ateneo , diretto dal professor Reggiani con la collaborazione del dottor Martino Tosi . Gli studenti non appartenenti alla facoltà di Scienze Linguistiche e Letterature Straniere, nella quale l’insegnamento è incardinato, possono chiedere l’autorizzazione al loro preside per inserirlo nel piano degli studi secondo i criteri previsti dalle loro facoltà. L’insegnamento si propone i seguenti obiettivi cultural-musicali (ovvero definiti secondo la prospettiva della Cultural Musicology): a) consolidare e ampliare le competenze musicali di base (teoriche e pratiche) degli studenti; b) sviluppare le loro capacità di ascolto e di analisi di brani composti nella fase moderna dell’esperienza musicale dell’Occidente (sec. XVII-XX); c) migliorare la loro comprensione del “linguaggio musicale” e del conseguente pensiero compositivo che costituisce il fondamento di quei brani, collocandolo nella cornice dell’esperienza umana e artistica dei compositori e nel loro contesto storico-culturale.

 

Summer School tra moda e costume, alla scuola dei grandi maestri

Fra moda e costume: linguaggi e metodi nelle industrie creative è stato il tema della Summer School che si è svolta presso la Villa Presidenziale del Gombo nel parco naturale di San Rossore (Pisa) dal 22 al 27 luglio scorso. Tutti i bozzetti e figurini esposti sono stati trasformati in costumi di scena per personaggi di melodrammi e commedie rappresentanti la maestria dei loro grandi ideatori: Giorgio De Chirico; Felice Casorati; Renato Guttuso; Mino Maccari; Nicola Benois; Emanuele Luzzati; Corrado Cagli . Le lezioni sono state interessanti e interattive, con laboratori guidati da esperti che ci hanno insegnato le tecniche di confezionamento (e ci hanno anche fatto realizzare un corsetto!)». Un aspetto molto apprezzato da un’altra partecipante della Summer, Anna Tedino , laureata in fashion design all’Accademia Nazionale di Belle Arti e in procinto di proseguire gli studi a Roma nel settore dei costumi cinematografici. È stato interessante indagare il connubio tra costume e linguaggio, che, pur privi di un collegamento naturale, presentano elementi comuni che abbiamo scoperto e approfondito». Di grande rilievo anche il contesto internazionale di docenti e partecipanti alla scuola come ha voluto evidenziare Roxanne Doer , italo-americana, professore a contratto di Lingua inglese in varie università: «Ho apprezzato l’esperienza di questa Summer School soprattutto per l’impostazione multidisciplinare e l’internazionalità dei partecipanti. Un corso di formazione dal profilo internazionale e dall’approccio multidisciplinare con una splendida location come la tenuta di San Rossore in Toscana, che rende ancora più bella questa esperienza di studio e conoscenza.

 

Non esistono disabili ma persone disabili

Non si può indicare la persona con un sostantivo che talvolta suona dispregiativo, ma al massimo con l’aggiunta di un aggettivo. Il professor Adriano Pessina , docente di Filosofia morale dell’Università Cattolica e componente del comitato direttivo del centro di Bioetica, ha ribadito l’attenzione dell’Ateneo al mondo della disabilità, tanto da essere stata la prima a istituire il Corso di Alta Formazione in Disability Manager, oltre a produrre diversi contributi scientifici. Per sgombrare il campo dagli equivoci e dagli stereotipi, la disabilità non indica le persone, e non va confusa con la patologia, ma indica la relazione che intercorre tra persona e ambiente. Il fattore sanitario va disgiunto da quello sociale: la persona down, per esempio, al di là del suo essere, ha diverse modalità di relazione e di reazione a seconda del contesto in cui è più o meno inserito. Il tutto per favorire e promuovere una cultura inclusiva, l’accessibilità fisica, digitale e lavorativa, perché ogni storia di disabilità ha una sua peculiarità. Cecità, stereotipi e successi a confronto”, che ha reso visibili storie che dimostrano come le persone disabili affrontano la quotidianità (paradossalmente non ci sono le barriere architettoniche per salire sul marciapiede ma poi non è possibile entrare in un negozio perché l’accesso è ostacolato da gradini o altro). Marisa Marraffino che ha illustrato il profilo giuridico dei problemi delle persone disabili dal punto di vista di possibili denunce in caso di linguaggio lesivo della dignità della persona, e di violazione della privacy in caso di divulgazione di dati sensibili relativi alla disabilità.

 

Love4Love batte l’hate speech sessista

Lo studio Love4Love batte l’hate speech sessista Il progetto del Centro di ricerca sulle relazioni interculturali insieme al Centro di ricerche e studi su Sicurezza e criminalità ha coinvolto quattro scuole e 300 ragazzi nella lotta al linguaggio d'odio contro le ragazze. Parla la ministra Elena Bonetti 04 giugno 2020 «Si parla molto di violenza contro le donne ma non abbastanza di hate speech tra ragazzi e ragazze. “ Digit.ALL – Young Digital Advocates per una cultura contro il discorso d’odio contro le donne e le ragazze online e offline ” è realizzato dal Centro di Ricerca sulle Relazioni Interculturali dell’Ateneo insieme al Centro di Ricerche e Studi su Sicurezza e Criminalità – Rissc . Quattro scuole superiori di Milano e Torino (l’Iis Oriani Mazzini e Caterina da Siena di Milano, l’Iis Amedeo Avogadro e l’Istituto Albe Steiner di Torino), 15 classi, oltre 300 ragazze e ragazzi. Milena Santerini, già presidente della No Hate Alliance del Consiglio d'Europa, nota come gli studenti «hanno saputo parlare di temi come l’umiliazione del linguaggio sessista, l’insicurezza delle ragazze, il problema della complicità maschile, proprio perché sono temi che vivono in prima persona». Eppure questo fenomeno non può essere trattato come fatto di cronaca, ma è il segno di un processo di relazioni degradate che ha radici profonde». Da un lato «il linguaggio deve tornare a riacquistare un significato di verità, alle parole va riconosciuto il potenziale enorme e talvolta irreversibile che possono avere; una parola detta su una chat di WhatsApp può rimanere come una piccola cicatrice nell’esperienza di ciascuno».

 

Le parole della fase 2

In modo accentuato nei documenti aziendali e nel parlato più che in tv o nei documenti ufficiali le contaminazioni dall’inglese sono un dato incontrovertibile. Un dialogo italiano-francese ”, il secondo appuntamento promosso dall’ Osservatorio di Terminologie e politiche linguistiche (Otpl) e dal Centro di ricerca sulla televisione e gli audiovisivi (Certa), coordinato dalla direttrice di Optl Maria Teresa Zanola . All’evento virtuale hanno partecipato i due linguisti Bernard Cerquiglini e Francesco Sabatini , Paolo D’Achille dell’Università degli studi di Roma Tre e Massimo Scaglioni , responsabile Certa e docente di Storia e economia dei media in Università Cattolica. Come ha dichiarato Francesco Sabatini , presidente onorario dell’Accademica della Crusca, «abbiamo colto che bisogna difendere due dimensioni: la necessità di una comunicazione a livello planetario, e una verticale nella comunità nazionale». Inoltre si affaccia il “pericolo spazzatura” ossia, ha continuato Sabatini «corriamo il rischio di dedicare enormi quantità di tempo, risorse e denaro nell’apprendere al meglio l’inglese di cui poi ci serviamo in una percentuale di casi ancora molto bassa e di relegare nella spazzatura le altre lingue». Un termine come “smartabile” non si può introdurre nel vocabolario della lingua italiana perché è malformato e perchè “abile” è un suffisso che richiede un verbo transitivo (e non è il caso di smart ). Ora si è tornati a vedere i talk politici, indice di una grande necessità di chiarificazione perché alcuni temi come quello dei “congiunti” nelle norme stabilite dal governo sono stati caratterizzati dall’oscurità».

 
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