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Studenti, un giorno in Cassazione

MILANO Studenti, un giorno in Cassazione Alcuni allievi dei corsi di Ordinamento giudiziario e Casi e questioni di giustizia penale hanno visitato la Suprema Corte e assistito a un’udienza delle Sezioni Penali unite, sotto la guida del Primo Presidente Giovanni Canzio , docente alla Cattolica. by Marco Farinella | 10 giugno 2016 Alcuni studenti di Giurisprudenza hanno avuto la “straordinaria” possibilità di trascorrere una giornata in visita alla Corte di Cassazione e di assistere a un’udienza delle Sezioni Unite penali. Il tutto sotto la conduzione di Giovanni Canzio , primo presidente della Corte di Cassazione e docente all’Università Cattolica, e grazie al sostegno che Gabrio Forti , preside della facoltà, ha dato all’iniziativa. Gli studenti frequentanti i corsi di Ordinamento giudiziario e Casi e questioni di giustizia penale hanno potuto apprezzare il modus operandi del Supremo Collegio, convocato a discutere questioni controverse e di particolare rilievo al punto da richiedere l’intervento delle Sezioni Unite. Nell’udienza si è dibattuto, in particolare, della legittimità delle intercettazioni mediante l’utilizzo di un “captatore informatico”; delle condizioni di applicabilità della misura cautelare degli arresti domiciliari a mezzo di “braccialetto elettronico”; della possibilità di reformatio in peius della sentenza assolutoria di primo grado. A seguito dell’udienza Giorgio Fidelbo , direttore dell’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione, e Pietro Silvestri , magistrato addetto all’Ufficio del Massimario, hanno illustrato agli studenti della Cattolica come si declina materialmente il delicato ruolo dell’Ufficio nella selezione e massimazione dei provvedimenti. Entrare nella “fucina” del diritto è certamente un’esperienza stimolante e altamente formativa per chi sogna di riuscire, un giorno, a entrare nelle stanze della Corte di Cassazione da magistrato o avvocato.

 

Ambrosoli, giustizia italiana da riformare

milano Ambrosoli, giustizia italiana da riformare «La magistratura non è un fattore di sviluppo del Paese, perché chiunque deve assumersi una responsabilità pubblica ha il terrore di rimanere invischiato in qualcosa che non riesce a dominare». Lo ha detto Umberto Ambrosoli a proposito della situazione della giustizia in Italia alla luce dei fatti che hanno messo nell’occhio del ciclone la magistratura italiana. L’avvocato milanese è intervenuto lunedì 17 giugno all’Università Cattolica per parlare agli studenti della facoltà di Giurisprudenza nell’ambito dell’incontro dal titolo: “Giorgio Ambrosoli. Quella di mio padre è una bella storia da raccontare in una fase storica in cui le persone ignorano il passato e sono irresponsabili verso il futuro». L’evento è stato introdotto dai saluti del preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica Stefano Solimano e del docente di Diritto commerciale Vincenzo Cariello . Intervistato ai microfoni di Cattolicanews si è soffermato anche sulla crisi e sulla corruzione della magistratura italiana. ambrosoli #giustizia #magistratura #politica Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Quali garanzie costituzionali per la magistratura

Aspetti su cui è importante fare chiarezza, ha detto il professor Mangia. È da tempo che la magistratura in Italia si trova in una posizione particolare e anomala tanto in termini positivi quanto in termini negativi. Questo genera uno squilibrio sia nell’organizzazione complessiva dello Stato sia nel funzionamento della separazione dei poteri – ha osservato Mangia –. Nella sua doppia veste di docente e di giudice, Giuseppe Verde è riuscito a fornire un’attenta lettura dei problemi connessi all’organizzazione della magistratura, alle interferenze tra CSM e Ministro e alle garanzie di indipendenza della magistratura. Il titolo IV della Costituzione tratteggia il delicato equilibrio costituzionale tra questi poteri e sancisce la competenza del giudice ordinario, la riserva di legge e la soggezione del giudice alla legge (“il giudice bocca della legge”, come si suol dire). Tale equilibrio, a detta del professor Verde, non si è raggiunto in quanto le competenze tra gli organi sono state stravolte da prassi e decisioni giurisprudenziali. Per realizzarlo occorre tenere presente l’attuale contesto sociale, considerare le trasformazioni nel campo del diritto e le prospettive di trasformazione dei principi costituzionali.

 
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