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È iniziata l’era delle media-macchine

Per la verità, questa problematizzazione è cominciata da qualche decennio, con l’irruzione della digitalizzazione e la conseguente convergenza fra i vari mezzi di comunicazione, che li ha resi sempre meno distinguibili gli uni dagli altri. Un altro fenomeno tipico della trasformazione attuale dei media consiste nel fatto che alcune piattaforme televisive, come Netflix o Prime Video suggeriscono al loro abbonato titoli della propria offerta basandosi sui prodotti già visti (proprio come fa Amazon nel suggerire un libro, o Booking nel proporre un hotel). Se tuttavia si capiscono bene i vantaggi per le aziende che producono contenuti o semplicemente offrono servizi e aggregano i dati degli utenti, meno chiari sono i rischi che procedure di questo tipo generano per gli utenti. Se il robot è una macchina che aiuta o sostituisce l’uomo nel compimento di azioni, non vi è dubbio che alcuni media a noi congeniali si vanno robotizzando, e altri allo stato nascente assomigliano a robot. È piuttosto evidente che queste apparecchiature, o la loro evoluzione, consentono alcuni passi avanti decisivi per esempio per persone con difficoltà motorie, o di vista, e che comunque facilitano alcune operazioni di vita quotidiana. Due semplici conclusioni possono essere tratte da questa prima ricognizione: la prima è che sono già nati sistemi ibridi fra media, robot e intelligenza artificiale, che vanno modificando la tradizionale definizione di mezzi di comunicazione. La seconda è che le media-macchine nascono all’insegna di un progresso che presenta da subito alcuni lati oscuri, che toccherà alla politica seguire con attenzione e normare a protezione degli utenti, e dell’interesse comune.

 
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