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Cercansi medici disperatamente

aprile 2019 Secondo le proiezioni dell’ Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane (basate sui dati del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca - Miur e del Ministero della Salute) dei 56 mila medici che il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) perderà nei prossimi 15 anni saranno rimpiazzati solo il 75%, cioè 42 mila . Questo drammatico dato si avvererà considerato l’attuale numero di posti per i corsi di laurea in medicina e chirurgia e delle scuole di specializzazione messi a bando ogni anno. Questo scenario, determinatosi nel corso di anni in cui non è stata fatta una programmazione adeguata da parte delle autorità competenti, rischia di compromettere le basi portanti del SSN» afferma il professor Walter Ricciardi , direttore dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane. In un mondo in cui la carenza di medici e di personale sanitario sta diventando drammatica, l'Italia aggiunge la miopia di finanziare la formazione di un numero importante di giovani medici e di “regalarli” poi a Paesi in grado di accoglierli a braccia aperte». Tale riduzione è stata ottenuta attraverso una forte contrazione del numero del personale dipendente, testimoniato dal turnover osservato negli ultimi anni che in alcune Regioni è arrivato al 25%, cioè su 100 pensionati ci sono state solo 25 nuove assunzioni» aggiunge Solipaca. Il medesimo trend si riscontra in maniera più accentuata se si rapporta il numero di medici e odontoiatri del SSN alla popolazione; infatti, in questo caso la riduzione del numero di unità è del 4,3%. La dinamica temporale osservata dal 2013 al 2016 è molto preoccupante, infatti è aumentata di quasi il 10% la quota di medici ultra sessantenni, la variazione è del 7% al Nord, 8% al Centro e sale fino al 14% nelle regioni del Mezzogiorno.

 

Iraq, azione umanitaria sotto assedio

Come hanno spiegato Vittorio Emanuele Parsi , docente di Relazioni Internazionali, Alessandro Vitale e Riccardo Redaelli , docenti di Geopolitica, introducendo il convegno “Il Caso Iraq – Azione umanitaria sotto assedio”, che lo scorso 27 novembre ha portato nella Cripta dell’Aula Magna esponenti di Organizzazioni non governativa (Ong) e giornalisti. Gli operatori umanitari devono confrontarsi con gli ostacoli posti dal governo locale, con la diffidenza della gente locale, che spesso percepisce le Ong come organi politicizzati, e con l’impegno di una ricostruzione che non deve e non può essere semplicemente l’imposizione del modello di vita occidentale. Ora che Msf è presente in Iraq, a Bassora e Baghdad, - racconta de Filippi, - la popolazione civile ci ha accolti con favore, lieta della presenza di occidentali che, per una volta, non sono lì per sfruttarli o attaccarli. De Filippi sottolinea inoltre come sia centrale l’aiuto della popolazione civile locale, che spesso sceglie di collaborare alle attività di Msf, diventando segno di una ricostruzione che parte dalle persone. La cooperazione tra Ong e civili locali, infatti, è osteggiata dallo stesso governo iracheno, che controlla le attività e le fonti di finanziamento delle organizzazioni, e ne limita le collaborazioni con l’estero. Inoltre, soprattutto negli anni del dopo Saddam, per la popolazione accedere ad acqua, luce, gas, alla sanità e a un’istruzione di qualità è sempre più difficile, e per di più ostacolato dalla scarsa volontà del governo di investire nello sviluppo. Entrambi inaccettabili per un giornalista scrupoloso, eppure solo così si può documentare un conflitto, secondo Roberto Buongiorni , inviato in Afghanistan del Sole 24 Ore, quando è la stessa testata a non voler correre rischi, o quando budget e tempi redazionali impongono di confezionare un servizio nel più breve tempo possibile.

 
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