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Fondi europei, un’occasione da non sprecare per l’Italia

Dal loro punto di vista tra i vari interventi il più innovativo è senz’altro il Recovery Fund - tuttora in fase di contrattazione al Consiglio Europeo - sia per il modo con cui è finanziato sia per il modo con cui è distribuito. Il nostro Paese è il fanalino di coda, sia perché è stato colpito prima e più duramente dall’epidemia, sia perché partiva già da una situazione più debole (nel 2019 la crescita reale è stata solo dello 0,3%). Per esempio, l’OCSE ci accredita di una perdita di prodotto dell’11% nel 2020 e di una ripresa del 7,7% nel 2021, che diventano rispettivamente -15% nel 2020 e +5% nel 2021 in caso di recrudescenza dell’epidemia. Complessivamente, gli interventi già varati (SURE+ESM+BEI) assommano a 540 miliardi di euro; con il Recovery Fund, se verrà approvato nella misura proposta dalla Commissione, si raggiungerebbero i 1300 miliardi di euro di fondi europei, che si aggiungono agli interventi nazionali prima descritti. Quella che stiamo vivendo è una crisi che si è trasformata nel corso del tempo: si è passati dalla crisi sanitaria allo shock di offerta fino all’attuale shock di domanda, non essendo ancora ben ripartiti i consumi. Sul Mes si è concentrato l’intervento di Giampaolo Galli , docente di Politica Economica presso la facoltà di Economia nel campus di Roma, vice-direttore dell’Osservatorio Conti Pubblici Italiani e direttore della Rivista di Politica Economica. Fra i vari dubbi suscitati dal dibattito in questi giorni è bene sottolineare che l’unica condizione posta a questi prestiti a tassi molto agevolati è che i soldi siano spesi bene per le spese dirette o indirette della Sanità.

 

Il master dei dirigenti scolastici

La seconda edizione del percorso formativo di alto livello, co-progettato dai due atenei in partnership con Il Borgo della Conoscenza e Noveris S.r.l., fa seguito al successo e agli ottimi risultati della prima. Il master gode, infatti, del patrocinio del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, della presidenza del Consiglio dei ministri-dipartimento della Funzione pubblica, e di Regione Lombardia – assessorato Istruzione, formazione e lavoro. Direttori del master sono Renata Viganò , ordinario di Pedagogia nella facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica, e Giuseppe Catalano , ordinario nel dipartimento di Ingegneria gestionale del Politecnico di Milano. Il ruolo del dirigente scolastico è, infatti, cambiato negli ultimi anni a seguito delle trasformazioni radicali del mondo della scuola connesse con l’autonomia; tali cambiamenti non sono stati affiancati da attività di formazione e supporto atte ad integrare competenze gestionali e manageriali. Parte delle lezioni sarà svolta in forma di workshop residenziale per favorire un setting formativo particolarmente consono agli scambi tra i partecipanti e allo sviluppo di atteggiamenti e pratiche collaborative, come strategia di joint professional development . L’intero corso è supportato da un impiego mirato e dinamico delle tecnologie per la formazione, con l’utilizzo di una piattaforma informatica attraverso cui saranno possibili approfondimenti, scambi, messa a disposizione di materiali, lavoro in rete, accompagnamento e confronto per lo sviluppo del project work . Destinatari prioritari sono dirigenti scolastici operanti nelle scuole statali e paritarie, docenti, responsabili di progetto, funzioni strumentali al piano dell’offerta formativa, coordinatori di dipartimento, di commissione e di classe, docenti con funzione organizzativa e di tutoraggio e referenti della valutazione.

 

Il ricorso al Mes? Una strada impraticabile

Molti propongono quindi il ricorso alle linee di credito del Mes (Meccanismo europeo di stabilità) istituito nel 2012, un veicolo finanziario a tutti gli effetti simile a una banca sovrana i cui azionisti sono gli Stati firmatari del trattato. Ma è veramente una strada percorribile? Noi pensiamo di no. Andiamo con ordine. Il ricorso al Mes da un lato può aprire linee di credito a tassi preferenziali (quindi al riparo dello spread); dall’altro, è precondizione per accedere al programma Omt (Outright Monetary Transactions) introdotto in seguito al celebre «whatever it takes» di Draghi. Il programma Omt consente il ricorso a finanziamenti potenzialmente illimitati da parte della Bce, aggirando in maniera funambolesca il divieto di finanziamento dei debiti pubblici (artt. Per raccordare il Mes (che è un trattato intergovernativo) con l’ordinamento dell’Unione si decise di inserire un comma all’art. del Tfue secondo il quale: «La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità» che passa per la sottoscrizione di un Memorandum of Understanding (MoU), in pratica un programma di rientro. continua a leggere su Il Sole 24 Ore] * docente di Finanza pubblica e Governance multilivello, facoltà di Scienze politiche e sociali , campus di Milano #mes #europa #unione europea #il sole 24 ore Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Il Mes, incompatibile con la costituzione?

A tutti i livelli s’invoca a gran voce l’intervento dell’Unione Europea attraverso una serie di strumenti che dovrebbero aiutare a contenere i danni causati dalla crisi. Con l’arrivo della crisi dei subprime in Europa, che si è manifestata soprattutto in Grecia, ci si è accorti di questo difetto di attribuzioni, che naturalmente non è casuale, ma voluto, visto che la costituzione economica europea è basata su un principio di forte responsabilizzazione dei bilanci pubblici. La Grande Recessione ha messo in luce la fragilità di tale configurazione, rendendo necessario l’intervento di uno strumento che potesse fornire aiuti finanziari, a certe condizioni, ai Paesi dell’eurozona indebitati. In che cosa consiste questa ambiguità? «Il fondo salva-Stati, come dice l’articolo 32 del Trattato che gli è stato dedicato all’interno del Tfue, è sostanzialmente una banca, che interviene per sostenere istituti di credito nazionali o bilanci pubblici con la logica del diritto bancario e di quello fallimentare. Queste prerogative e queste immunità tratte dallo statuto del Fmi possono scontrarsi con gli ordinamenti e con le costituzioni nazionali degli Stati membri? «Ovviamente sì, c’è incompatibilità tra queste zone di immunità e gli ordinamenti costituzionali nazionali. del Trattato, per cui il Mes, i componenti dei suoi organi di governo e chi lavora al suo interno sono coperti da piena garanzia funzionale e quindi non possono commettere reati né essere soggetti a qualunque altra forma di responsabilità. Queste zone grigie hanno dato adito all’impugnazione e all’abrogazione di alcuni articoli del Trattato Mes, in Germania nel 2012, ancor prima della sua entrata in vigore, con conseguente necessità di trovare una soluzione per non vanificare le ratifiche già effettuate altri Stati.

 

Mes, Bei, Fondo ripresa: l’Unione europea e le sfide del Covid-19

Ateneo Mes, Bei, Fondo ripresa: l’Unione europea e le sfide del Covid-19 Mentre i Paesi Ue discutono della formula del Recovery Fund, tornano i “Colloqui sull’Europa” con l’incontro di venerdì 22 maggio . Venerdì 22 maggio , alle ore 11.30, nell’ambito dell’ Open Week Unicatt si terrà in streaming sui canali social dell’Ateneo l’incontro dal titolo “L’Unione europea contro la pandemia di COVID-Mes, Bei e fondo ripresa” . Dopo i saluti del rettore Franco Anelli e l’introduzione del docente di Labor Economics Claudio Lucifora , interviene sul tema Irene Tinagli , presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo. Da un lato c’è stato un intervento massiccio della Banca centrale europea per garantire la liquidità delle imprese e delle banche, l’accesso al mercato dei capitali dei paesi per il rifinanziamento del debito e sostenere il potere di acquisto delle famiglie», spiega il professor Lucifora. In questo quadro è stato varato un programma specifico di aiuti di Stato per rafforzare il sostegno statale alle imprese», osserva il docente di Labor Economics. Senza dimenticare «la creazione di un Fondo ripresa (Recovery Fund) per preparare e sostenere la ripresa, fornendo finanziamenti attraverso il bilancio dell'UE a programmi di rilancio dell'economia degli Stati membri più colpiti». Tra gli ospiti delle passate edizioni, per citarne alcuni, Manuel Barroso , in qualità di presidente della Commissione europea, e Mario Draghi , presidente della Banca centrale europea.

 

Mes e Fase 2: il ritorno della Ue ha il volto della “conversione” tedesca

Sono gli argomenti che hanno fatto da fil rouge al dibattito “L’Unione europea contro la pandemia di COVID: Mes, Bei e fondo ripresa” , nell’ambito del ciclo di incontri “Colloqui sull’Europa” promosso venerdì 22 maggio dall’Università Cattolica per offrire agli studenti un’occasione di confronto con le istituzioni europee. È importante tornare a parlare di Europa in un momento come questo dove noi europarlamentari facciamo fatica a raccontare in Italia quello che l’Europa sta facendo, senza strumentalizzarla come spesso avviene nei dibattiti politici nazionali». È quanto ha detto Irene Tinagli , presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo, intervenendo al dibattito live sui canali social Unicatt per raccontare il backstage delle decisioni europee. Ricostituire un clima di fiducia reciproco tra gli Stati che appartengono all’Unione europea è fondamentale: le prove dure della crisi finanziaria e della pandemia sono stress test fondamentali e se le istituzioni europee riusciranno a superarli ne usciranno rafforzate». Del resto, ha fatto eco Claudio Lucifora , docente di Labor Econmics, che ha introdotto il dibattito, «questa crisi cominciata come “simmetrica” per tutti gli Stati europei rischia, in assenza di forti correttivi, di produrre effetti asimmetrici sui Paesi, alcuni dei quali già profondamente provati dalla crisi finanziaria del 2008». Per esempio, ha aggiunto Tinagli, quello di «riformare il Mes per creare al suo interno una linea di credito; Sure, un fondo finanziato con le emissioni di titoli per sostenere i programmi per le occupazioni; la Bei che ha messo in campo un pacchetto di sostegno fino a 200 miliardi». Tutte misure approvate nel giro di un mese dimostrando che anche gli «stati riluttanti si sono resi conto che era necessario fare passi avanti».

 

Mes e Recovery Fund, le strategie per non sprecare i fondi Ue

Webinar Mes e Recovery Fund, le strategie per non sprecare i fondi Ue Martedì 7 luglio confronto online promosso da facoltà di Economia, campus di Roma, e Osservatorio Conti Pubblici Italiani sui progetti di impiego delle risorse finanziarie europee. I lavori saranno aperti da Domenico Bodega , preside della facoltà di Economia dell’Università Cattolica. Modera l’incontro Gilberto Turati , docente di Scienza delle Finanze alla facoltà di Economia dell’Università Cattolica. recoveryfund #mes #fondieuropei Facebook Twitter Send by mail Print.

 
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