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Migrazioni, il ruolo della religione

ricerca Migrazioni, il ruolo della religione Presentato al Senato, alla presenza del presidente della Cei Gualtiero Bassetti e del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese , uno studio dell’Ateneo che apre a nuovi approcci nella governance dei fenomeni migratori 22 gennaio 2020 Migrazioni e appartenenza religiosa. È il tema della ricerca che è stata presentata lo scorso 22 gennaio al Senato dal rettore Franco Anelli , alla presenza del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinale Gualtiero Bassetti , e del ministro dell’Interno, prefetto Luciana Lamorgese . From the periphery to the core, for a new humanism ” è uno studio inedito e multidisciplinare che l’Ateneo ha condotto nell’arco di tre anni, foriero di nuovi approcci alla governance dei fenomeni migratori. Lo studio ha confermato le ipotesi iniziali: al di là della sua straordinaria complessità e di investimenti di ricerca ancora insufficienti, vi è un pregiudizio ideologico che impedisce di cogliere adeguatamente il ruolo della religione nei processi migratori e di integrazione. L’identità religiosa è una fonte di resistenza e resilienza, ma è anche ciò che conferisce significato alla decisione di migrare, specie per chi ha sperimentato solo dopo la migrazione un contesto di libertà religiosa. Tuttavia, l’identità religiosa dei migranti deve spesso scontrarsi con le visioni stereotipate che aleggiano nell’opinione pubblica, sia nel caso dei migranti musulmani, sia in quello dei migranti cristiani, che sperimentano con sofferenza e amarezza la scarsa familiarità degli italiani nei riguardi di tradizioni religiose diverse da quella romano cattolica. Ciò chiama in causa sia l’esigenza di alfabetizzazione religiosa, ma anche quella di riacquistare un legame con la sua dimensione trascendente, con la religione “vissuta” e non meramente ridotta alla sua dimensione culturale, facendo dell’immigrazione una sfida profetica per una società che afferma di fondarsi su radici cristiane.

 

Religioni e migrazioni, dalla ricerca una proposta per la politica

Ricerca Religioni e migrazioni, dalla ricerca una proposta per la politica Lo studio diretto dalla professoressa Laura Zanfrini sarà presentato venerdì 25 settembre al Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede. Sotto-Segretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano integrale; S. E. Mons. Durante il Convegno verrà presentata la ricerca “ Migrazioni e appartenenze religiose ”, promossa dall’Università Cattolica e realizzata da una équipe multidisciplinare di esperti. Nonostante la drammatica diffusione, a livello globale, di discriminazioni, persecuzioni e conflitti di origine religiosa, sia i dati ufficiali che la letteratura accademica tendono a sottovalutare il loro ruolo nella genesi delle migrazioni contemporanee. La presentazione dello studio sarà affidata al direttore scientifico della ricerca, Laura Zanfrini , ordinario di Sociologia delle migrazioni e della convivenza interetnica in Università Cattolica, e a Padre Fabio Baggio , Sotto-Segretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Jean-Claude Hollerich , Presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea (COMECE); Chiara Cardoletti-Carroll , Rappresentante Regionale UNHCR per il Sud Europa; Laurence Hart , Direttore dell’ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni; S. E. Mons. Al Convegno seguirà, nelle settimane successive, un ciclo di Webinar dedicati all’approfondimento di aspetti specifici, attraverso l’intervento dei diversi ricercatori coinvolti nello studio - sociologi, filosofi, psicologi, giuristi, politologi, teologi - svolto tra Italia e Medio Oriente nel triennio 2016-2018.

 

La religione dei migranti sfida l’Europa

Sono i concetti-chiave della ricerca multidisciplinare Migrazioni e Appartenenze Religiose che ha coinvolto una trentina di ricercatori – tra sociologi, filosofi, psicologi, giuristi, politologi, teologi – impegnati per un triennio. La ricerca è stata presentata venerdì 25 settembre nell’ambito del convegno “La religione del migrante come sfida per la società e per la chiesa”, promosso dall’Università Cattolica in collaborazione con la Conferenza episcopale italiana. Affinché si dispieghi il potenziale positivo della religione i ricercatori individuano alcune condizioni che chiamano in causa la responsabilità delle autorità di governo, del sistema di accoglienza, della scuola e delle stesse organizzazioni religiose. Se è vero che la religione può rappresentare un fattore di distinzione, e talvolta di contrapposizione, è vero anche che può fungere da elemento aggregante, di dialogo e di cooperazione nella costruzione delle comunità» ha osservato monsignor Stefano Russo , segretario generale della Conferenza episcopale italiana. Non a caso «la ricerca dimostra ampiamente che ci troviamo di fronte a un pregiudizio ideologico che impedisce di cogliere adeguatamente il ruolo della religione nei processi migratori e di integrazione». La storia dei grandi flussi migratori ci insegna che questo elemento, insieme ai suoi simboli e ai suoi valori, costituisce non solo un bene prezioso ma anche un ponte, un potente strumento che facilita percorsi di comprensione, di integrazione e di inclusione sociale». Un’apertura che porta a una collaborazione e che fa iniziare una «situazione nuova di speranza» considerando che oltre i numeri ci sono le storie delle persone che migrano.

 

Migranti, le religioni alla prova dell’integrazione

L’intervento dell’arcivescovo Mario Delpini by Agostino Picicco | 09 dicembre 2019 Non si è trattato della consueta presentazione di un libro, ma di un’occasione per aggiungere un nuovo capitolo al libro di monsignor Samuele Sangalli Immigration. L’integrazione, anche a livello di comunità religiose, risulta un tema ineludibile, un fenomeno che ha bisogno di essere compreso in tutta la sua portata e nelle sue valenze dialogiche, avvalendosi di persone coraggiose e lungimiranti oltre le chiusure nazionalistiche fonte di preoccupazione, come ha sottolineato la dottoressa Kanter. Per la professoressa Beretta, «la dottrina sociale della chiesa sta cercando di far dialogare tutte le singole discipline alla luce della fede. Il tema del libro è importante e anche divisivo, perché sul tema dell’immigrazione si vedono emergere contraddizioni ma anche spazi, tra cui quello del dialogo tra le comunità religiose è uno dei più interessanti». E proprio sull’integrazione degli immigrati nella chiesa milanese, è toccato a monsignor Delpini illustrare gli esiti del Sinodo minore sulla “Chiesa delle genti”, tra i primi atti del suo governo pastorale. L’arcivescovo ha parlato del rapporto della chiesa nella società, della chiesa che è per sua natura missionaria e mandata al mondo, considerando che i cattolici di Milano non sono solo i milanesi. Il Sinodo ha fatto una lettura di questo fenomeno non in chiave sociologica ma teologica, ispirata dalla docilità dello Spirito che accompagna la chiesa.

 

La politica dei porti chiusi analizzata da giuristi e avvocati

Francesca De Vittor , ricercatrice di Diritto internazionale nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, spiega con queste parole le ragioni alla base del dibattito scientifico dal titolo “La politica dei porti-chiusi. Di qui la necessità di sedersi attorno a un tavolo e discuterne per capire se l’analisi che fa un penalista è diversa da quella che può fare uno studioso di diritto amministrativo o di diritto internazionale. A chi si impone l’obbligatorietà del soccorso? In che misura gli Stati hanno un obbligo di fornire un porto sul loro territorio o di cooperare nell’individuazione dello stesso? La normativa del diritto del mare prevede che gli Stati cooperino. Cesare Pitea , docente di Diritto internazionale all’Università degli Studi di Milano, pone in evidenza la situazione anomala che incide sulle responsabilità e sugli obblighi in materia di soccorsi. Non bisogna dimenticare che quando si valuta il contenuto degli obblighi internazionali, le posizioni degli Stati non sono quelle dei governi, ma soprattutto quelle dei giudici, che determinano l’aderenza della prassi alla norma internazionale, quindi, di fatto la validità». Critico nei confronti del decreto sicurezza-bis anche Paolo Bonetti , docente di Diritto costituzionale all’Università degli Studi Milano-Bicocca: «In questo decreto ministeriale le norme sull’immigrazione citate dicono esattamente il contrario di quello che sostiene il Testo Unico sull’immigrazione: soccorrere, accogliere, identificare tutti gli stranieri in mare. Al dibattito, hanno partecipato tra gli altri, Luca Masera , docente di Diritto penale all’Università di Brescia, Gabriele Della Morte , docente di Diritto internazionale dell’Università Cattolica, Chantal Meloni , dell’Università Statale degli Studi di Milano.

 

Migranti minorenni, presenza invisibile

gennaio 2017 di Giovanni Valtolina * “ Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce ” è il tema scelto da Papa Francesco per la Giornata mondiale dei migranti che verrà celebrata domenica 15 gennaio . Dunque, la sfida sarà, soprattutto se appena giunto nel paese che lo ospita, non soltanto quella di conservare un sentimento di integrità, ma anche quella di riuscire a considerare in continuità le diverse possibilità di espressione di sé, operando traduzioni e comparazioni tra codici culturali diversi. Un secondo elemento che rende la condizione del minore migrante ancor più faticosa è il fatto che le diverse proposte identitarie con cui egli entra in contatto nel corso del processo di socializzazione tendono a scontrarsi e a sovrapporsi con un impatto violento, quasi mai mediato. Un terzo elemento di sofferenza è costituito dal fatto che il minore si trova a dover costruire la propria identità in una società in cui si tiene scarsamente conto della sua presenza e dei suoi interessi e dove le prospettive di integrazione sono tutt’altro che esplicite e univoche. Di fatto egli è una presenza "invisibile" dal punto di vista dei diritti, per poi divenire "eccessivamente visibile" per la lingua che parla, per il colore della propria pelle, per i valori che sceglie. I dati annuali evidenziano inoltre il primato dell’Italia per numero di sbarchi nel Mediterraneo: degli oltre 361mila migranti giunti via mare in Europa la metà è approdata sulle coste italiane, il 48% degli sbarchi è avvenuto in Grecia (174mila arrivi), mentre sono stati 8.826 i migranti sbarcati in Spagna. Per quanto riguarda i minori il 2016 è stato caratterizzato da una notevole crescita di sbarchi di minori non accompagnati: gli arrivi di giovani migranti soli nel nostro Paese sono stati oltre 25mila , un numero più che raddoppiato rispetto all’anno precedente.

 

L’immigrazione non buca la rete

milano L’immigrazione non buca la rete Secondo una ricerca della Cattolica con Fondazione Ismu, il tema immigrati non ha sfondato nei primetime dei tg e nella stampa e neppure nella presenza sui social di candidati e partiti in lizza per le regionali in Lombardia e nel Lazio. Dall’indagine risulta che nel mese di campagna elettorale che ha preceduto l ’election day del 4 marzo 2018 , nella fascia di primetime dei telegiornali delle sette reti nazionali è stato trasmesso un totale di 4.050 notizie, di cui 405 dedicate al tema “immigrazione” (pari al 10%) . Passando invece all'analisi della carta stampata locale in Lombardia, con 56 articoli, la provincia di Brescia risulta essere la più sensibile al tema dell’immigrazione e l’area metropolitana di Milano è in fondo alla classifica con 5 articoli, mentre in Lazio l'argomento appare meno rilevante. In parallelo con la presentazione di questo studio, nell’ambito di Migrations Mediations , si parla di immigrazione e processi di inclusione nel capoluogo lombardo. L’iniziativa presenta in questa occasione un database di tutte le realtà (associazioni, organizzazioni, fondazioni, compagnie teatrali, case di produzione, ecc.) attive sul territorio milanese che si sono impegnate, nell'arco degli ultimi tre anni, in progetti di dialogo interculturale mediante strumenti mediali, artistici, teatrali, culturali. Dall’analisi di un primo campione di 138 realtà, risulta che i soggetti che più sostengono gli interessi istituzionali verso l’inclusione sociale delle comunità straniere sono associazioni culturali (61%), fondazioni (11%), enti pubblici o privati (10%) e cooperative sociali (7%). In secondo luogo, la distribuzione delle iniziative sul territorio mostra un’interessante concentrazione nel centro storico, affiancata però da una intensa presenza di esperienze innovative nelle zone a più alta densità di comunità straniere (San Siro, Loreto-Via Padova, Calvairate, Dergano).

 

La politica dei porti-chiusi

Milano La politica dei porti-chiusi Lunedì 15 luglio in largo Gemelli a confronto una ventina tra accademici e avvocati difensori di Ong come Open Arms, Mediterranea e Sea Watch. Al centro del dibattito scientifico la drammatica attualità dei soccorsi in mare per le imbarcazioni dei migranti. L’iniziativa, promossa dalla facoltà di Giurisprudenza e dall’Istituto di Studi Internazionali dell’Ateneo, fa parte del progetto di ricerca “Immigrazione e integrazione. Nella dottrina internazionalistica, rispetto a tale questione, ci sono alcuni aspetti che non sono totalmente definiti: a) il contenuto dell’obbligo di cooperazione imposto ai diversi Stati (in particolare Stato costiero e Stato di bandiera); b) la discrezionalità del comandante della nave. L’altro tema affrontato sarà l’estensione della giurisdizione statale al di là delle acque territoriali tanto ai fini dei ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, tanto per la competenza della magistratura italiana. Si parlerà anche della responsabilità per ordini illegittimi e per complicità nella commissione di crimini e dei profili di illegittimità del decreto sicurezza (d.l. Dopo l’introduzione di Francesca De Vittor , docente di Diritto internazionale, interverranno una ventina tra accademici e avvocati che da diverse prospettive si sono occupati o stanno seguendo da vicino le vicende legate ai soccorsi in mare.

 

Italia nel Consiglio di Sicurezza? Si può

milano Italia nel Consiglio di Sicurezza? Si può Secondo il segretario generale del ministero degli Affari Esteri Michele Valensise, nella sua lezione in Cattolica, a giugno il nostro Paese potrebbe aggiudicarsi uno dei due seggi non permanenti perché la quotazione del nostro brand nel mondo è in ascesa. Ma c’è modo e modo di fare valere questo principio, secondo Michele Valensise , segretario generale del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale . Quando oggi si parla di opzione militare - ha affermato nella sua lezione in Università Cattolica - l’opinione della Farnesina è molto chiara: nessuno vuole sottovalutare il peso che la componente militare può avere, tuttavia noi crediamo che occorra essere estremamente ponderati e cauti. L’Italia mantiene un’idea di privilegio della ricerca di una soluzione politica e negoziale». Nel suo intervento l’ambasciatore Valensise ha mostrato come sono cambiati gli equilibri mondiali nel giro di pochi anni: «Dal mondo della guerra fredda diviso in maniera minacciosa ma quasi rassicurante nel suo perpetuo equilibrio lo scenario è cambiato quasi di colpo» ha affrmato. Eppure oggi nominare l’Europa può essere fonte di un certo disagio vista la pericolosa distanza che si è creata tra il cittadino e le istituzioni europee». geopolitica #mediterraneo #onu #migranti Facebook Twitter Send by mail Print IL GRANDE DISORDINE MONDIALE Michele Valensise , segretario generale del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, ha tenuto una lezione aperta per gli studenti della Cattolica.

 

Migranti in mare, cosa dice il diritto

milano Migranti in mare, cosa dice il diritto La vicenda delle navi Open Arms e Iuventa ha portato in primo piano il delicato equilibrio tra dignità delle persone e interessi di una nazione. Tutti ricordiamo le vicende delle navi Open Arms e Iuventa, in cui diritti fondamentali di cui tutte le persone godono sono entrati in conflitto con gli interessi di una nazione. Un tema che ha fatto discutere l’opinione pubblica e che è stato al centro della conferenza che ha messo a confronto, in largo Gemelli, Nicola Canestrini e i professori Gabriele Della Morte e Francesca De Vittor . Canestrini, avvocato penalista, è impegnato nella difesa dell’equipaggio della nave Iuventa dalle accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e, più recentemente, di violenza privata. La Libia non ha ratificato la CNDUM per una questione relativa al tracciato delle linee di base che non ha nulla a che fare con gli obblighi di soccorso. Il caso Iuventa è ulteriormente complicato dal ruolo che il mezzo di soccorso ricopriva nelle operazioni SAR: l’imbarcazione dell’Ong Jugend Rettet faceva la spola tra i migranti soccorsi e le navi più grandi di altre Ong, nello specifico Save the Children e Medici Senza Frontiere. L’accusa ha portato prove fornite da security contractors e successivamente da un poliziotto infiltrato a bordo di una nave di un’altra Ong, intercettazioni ricavate durante il periodo da maggio 2017 al 2 agosto dello stesso anno e foto che documenterebbero i rapporti tra la Ong e gli scafisti.

 

Vi racconto la mia Turchia

milano Vi racconto la mia Turchia Gül Ince Beqo , dottoranda in Sociologia all’Università Cattolica, studia l’immigrazione turca in Italia sconfinando con piacere nel territorio della letteratura. Gül Ince Beqo , dottoranda in Sociologia all’Università Cattolica di origine turca, ha scelto di dedicare il suo lavoro di ricerca a capire l’evoluzione, le criticità e la copertura mediatica di questo fenomeno. Nata a Karabük, in Turchia, nel 1984, dopo gli studi sociologici e un master in Cinema nel suo Paese, si è laureata in Italia in lingue e letterature straniere con una tesi sulla traduzione poetica. Impronte è la storia della voglia di tornare alle origini, che si scontra con la crudeltà della realtà: «È un po’ la trasposizione di quanto succede ai turchi che vengono in Italia, considerata solo un crocevia di passaggio verso la Germania e più in generale i Paesi Nordici. Anche perché, fare ritorno in patria, è un’ipotesi che non contemplano quasi mai: «Le persone preferiscono piuttosto restare qui, anche a costo di vivere tra le difficoltà, perché gli uomini e i padri di famiglia hanno un forte senso dell’onore e della dignità. Tra tutte le storie che ascolta ogni giorno, quelle che riguardano le donne sono le più significative: «Mi sono resa conto che hanno alle spalle vicende sfortunate e di dolore, dalle quali sono sempre uscite a testa alta, senza mai piangersi addosso e guardando sempre avanti. E di lezioni, ora, si occuperà anche Gül, che terrà 40 ore di esercitazione di lingua turca nel nuovo corso in Cultura e civiltà della Turchia in partenza col nuovo anno accademico 2017-2018.

 

L’immigrazione e il blocco di Trump

milano L’immigrazione e il blocco di Trump Delia Pompa, del think tank americano Migration Policy Institute , parla ai nostri microfoni delle misure restrittive verso i Paesi arabi. Non sappiamo se diventeranno esecutive, devono superare tre diversi vagli». febbraio 2017 di Gianluca Durno e Lorenzo Giarelli «Non sappiamo ancora se il blocco di Trump verso i Paesi arabi diventerà esecutivo, perché la decisione deve essere sottoposta a tre diversi vagli. Delia Pompa , ricercatrice di Education Policy al Migration Policy Institute , think tank americano che si occupa proprio di tematiche legate alle migrazioni internazionali, legge così il momento politico che vivono gli Stati Uniti dopo l’insediamento di Donald Trump. Da quando Donald Trump è entrato nei pieni poteri di presidente, il mondo vive nell'incertezza di non sapere se il tycoon terrà fede alle promesse più estreme fatte in campagna elettorale. In attesa di capire se il blocco diventerà esecutivo, di certo il tycoon sembra andare controcorrente rispetto alle politiche di Obama: «In generale, in tema di integrazione – ha detto Delia Pompa – Obama ha attuato buone manovre. Su tutte, l'atto con cui diede protezione a chi fosse arrivato negli Usa prima dei 16 anni di età, anche da clandestino».

 

Migranti, serve un accordo globale

Milano Migranti, serve un accordo globale I leader mondiali stanno lavorando alla stesura di due Patti globali per la gestione dei flussi migratori e l’accoglienza che vedranno la luce alla fine del 2018. Ecco perché, da settembre 2016, i leader mondiali stanno lavorando per affrontare in maniera condivisa il fenomeno delle migrazioni, che implica non solo il rispetto della dignità e libertà umana ma anche la garanzia di uno sviluppo sostenibile, per tutti. L’impegno della Chiesa, le risposte delle Istituzioni ”, alla presenza del rettore Franco Anelli, di monsignor Mario Delpini , arcivescovo di Milano, e dell'assistente ecclesiastico generale dell'Università Cattolica monsignor Claudio Giuliodori . Si è trattato di un incontro di presentazione e discussione sui due Patti globali per rifugiati e migranti, che vedranno luce alla fine del 2018. Proprio quest’ultimo punto è stato il filo conduttore della conferenza: come ha spiegato il prefetto di Milano Luciana Lamorgese , tra gli ospiti dell’evento, «non è l’immigrazione a portare il terrorismo, ma la mancata integrazione». Particolarmente significative sono state le parole di monsignor Delpini, che ha sottolineato come «la Chiesa di Milano è per tradizione un luogo di convergenza, di passaggio, con anche la vocazione di costruire una società multiculturale e multireligiosa». Perché, come ha specificato monsignor Claudio Giuliodori , assistente ecclesiastico generale dell’Università, «nella mentalità diffusa l’immigrazione è un problema, un’emergenza», e ciò rischia di distogliere l’attenzione «dalle opportunità» di incontro da culture diverse: «su questo - ha concluso - c’è l’impegno della Chiesa».

 

Migranti, i ponti dell’integrazione

milano Migranti, i ponti dell’integrazione Presentato in Cattolica a Milano il Rapporto mondiale di monitoraggio dell’educazione 2019 dell’Unesco “ Migrazioni, spostamenti forzati ed educazione ”: sono 1,5 miliardi i giorni di scuola che dal 2016 i ragazzi rifugiati hanno perso nel mondo. E dal 2016 i ragazzi rifugiati in altri Paesi hanno perso complessivamente 1,5 miliardi di giorni di scuola per via della loro condizione. Si calcola che nei prossimi anni, nel solo Venezuela si sposteranno circa 3 milioni di persone, perché nel loro Paese non si riesce ad offrire delle strutture adeguate, senza dimenticare tutte le problematiche legate alla politica e ai problemi sociali. “Serve dare una risposta concreta e globale ai bisogni educativi dei rifugiati, per garantire loro il diritto all’istruzione”: è sulla base di queste parole che si fonda il Rapporto mondiale di monitoraggio dell’educazione 20 19 dell’Unesco “Migrazioni, spostamenti forzati ed educazione” . Promosso dal Centro di ricerca sulle relazioni interculturali dell’ateneo, insieme alla facoltà di Scienze della formazione, l’evento è stato aperto dal rettore Franco Anelli , e dal preside della facoltà di Scienze della formazione Luigi Pati. Uno dei dati presentati riguarda appunto il tasso di abbandono scolastico dei migranti, che si attesta al 19%: quasi il doppio rispetto agli studenti nati in Europa (10%). Milano - conclude Stefania Giannini - è un modello citato dall’Unesco per l’inserimento nella scuola dell’infanzia e l’attenzione all’integrazione dei bambini di cittadinanza non italiana nella scuola dell’obbligo.

 

Profughi: difendersi o difendere?

gennaio 2016 di Laura Zanfrini* L’immigrazione, per sua natura, sfida i confini di una comunità; non solo quelli fisici e politici, ma anche quelli identitari, mettendo in discussione i valori che regolano la convivenza. È dunque inevitabile che, quando si presenta con dimensioni tanto portentose che preannunciano un’evoluzione altrettanto imprevedibile, susciti risposte allarmistiche e tentativi di selezionare profughi e migranti in base ad esempio al background culturale e religioso. Culla dei diritti umani e dello stesso istituto del rifugio politico, ma al tempo stesso succube della logica sicuritaria egemone a livello mondiale, nell’impatto con l’esodo biblico di questi mesi l’Europa ha esibito l’arbitrarietà dei suoi confini, interni ed esterni. Lo stesso, insistente, richiamo “all’Europa” evoca l’esigenza di ripartire tra gli Stati il “peso” dei profughi, piuttosto che l’istanza di condividere la responsabilità di gestire questa sfida epocale. Ma la ricollocazione di poco più di 100mila profughi – è questo l’esito dei recenti vertici europei - resta un traguardo assai più modesto dell’auspicabile ridisegno del governo delle migrazioni secondo logiche non più unilaterali e nazionalistiche, ma coerenti coi valori profondi delle democrazie europee. Ci è voluta l’immagine straziante del corpo morto di un cucciolo d’uomo riverso su una spiaggia per ricordare all’Europa come si fossero, nel tempo, smarrite quelle istanze di giustizia, equità e libertà che dovrebbero irrorare il delicatissimo tema del governo dei confini. Limitarsi a imporre a un paese o a una comunità locale la “sua” quota di profughi, senza fare i conti con gli “umori” della popolazione, è incauto e poco lungimirante, tanto più quando ad alimentare il rifiuto sono preoccupazioni non solo economiche, ma anche identitarie.

 

Un patentino per i rifugiati

Milano Un patentino per i rifugiati Espar, finanziato dal ministero dell’Interno e promosso dal Cross, offre un portfolio europeo con esperienze professionali, competenze e obiettivi di carriera dei migranti per favorirne l’inserimento lavorativo. febbraio 2018 Un percorso di dodici incontri, con lo scopo di stilare un bilancio di competenze per rifugiati e richiedenti asilo politico. Sono 363 i migranti che hanno concluso Espar (European Skills Passport for refugees) e hanno costruito il proprio portfolio di competenze in un anno e mezzo dall’avvio del progetto, ideato e promosso dal Cross, Centro di ricerca sull’orientamento e lo sviluppo socio-professionale dell’Università Cattolica. Finanziato dal Ministero dell’Interno con il Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione dell’Unione Europea, a Espar hanno partecipato finora nove partner italiani, quattro soggetti aderenti esteri e sono stati formati 25 operatori che hanno condotto 39 gruppi composti da dieci 10 migranti ciascuno. Alla base del progetto, l’idea di rispondere ai diversi bisogni dei migranti che cercano di inserirsi nel mondo del lavoro del Paese che li accoglie. Ostacoli frequenti sono la scarsa conoscenza del sistema formativo e del mercato del lavoro, la scarsa conoscenza delle proprie competenze, la mancanza di progettualità di carriera, le aspettative irrealistiche, le resistenze a mettersi in gioco e a ridisegnare la propria carriera alla luce del nuovo scenario occupazionale. espar #portfoliocompetenze #rifugiatipolitici #migranti Facebook Twitter Send by mail Print LA PRESENTAZIONE A MILANO Si parlerà del progetto venerdì 9 febbraio nel convegno intitolato “ Valorizzare competenze per costruire integrazione ” all’ Istituto Sacro Cuore in piazza Buonarroti a Milano .

 

Migrazioni, la foto di un fallimento globale

Milano Migrazioni, la foto di un fallimento globale Il corpicino della piccola Angie avvolto nella maglietta del suo papà è solo l’ultima rappresentazione dell’incapacità a governare il fenomeno migratorio e a dare concretezza anche al “diritto a non emigrare”. L’intervento della sociologa Laura Zanfrini 01 luglio 2019 di Laura Zanfrini * Ancora una volta il mondo si dichiara commosso e addolorato di fronte alla fotografia dell’ennesimo cucciolo d’uomo morto tragicamente lungo il tragitto verso la sua “terra promessa”. Ma, prima ancora, la responsabilità di dare concretezza al “diritto a non emigrare”, rispondendo alle istanze di protezione e giustizia rese via via più impellenti dalla crescita delle interdipendenze globali e che nessuna politica migratoria, per quanto “generosa”, sarà mai in grado da sola di soddisfare. La carovana che marcia ostinatamente verso un muro sempre più invalicabile è proprio la rappresentazione plastica di un fallimento globale, quanto lo è il corpicino senza vita della piccola Angie avvolta nella maglietta del suo giovane papà. E tuttavia, in questo momento, è proprio a questo giovane papà, travolto dalle acque violente del Rio Grande e insieme dalla consapevolezza di non essere riuscito a portare in salvo la sua bambina, che va il mio pensiero. Perché questo giovane papà è, suo malgrado, il rappresentante dei tanti padri della migrazione globale che pagano un prezzo molto alto, sebbene spesso sottovalutato. Il papà della piccola Angie, col suo ultimo disperato tentativo di proteggerla tenendola stretta nella sua maglietta, ci ricorda gli sforzi, la sofferenza e il dolore dei tanti padri della migrazione che sognano, al pari delle madri, di riuscire a offrire ai propri figli una vita migliore della loro.

 

Parsi, capitano su Nave Bergamini

Milano Parsi, capitano su Nave Bergamini Il racconto delle operazioni di salvataggio dei migranti da parte del direttore dell’Aseri che, per 21 giorni, ha partecipato all’Operazione Mare sicuro della Marina Militare. In questa veste Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni internazionali alla facoltà di Scienze politiche e sociali e direttore dell’Aseri, ha potuto imbarcarsi il mese scorso nave Bergamini, comandata dal Contrammiraglio Salvatore Vitiello, impegnata nell’Operazione Mare sicuro. Ventun giorni per vedere da vicino le esperienze di salvataggio dei profughi e partecipare alle operazioni di monitoraggio delle coste italiane sul Mediterraneo. Le informazioni su quello che succede sulla costa libica e le condizioni metereologiche sono le premesse di ogni breafing serale per decidere le partenze verso i porti di Sabrata e Raguli e la dislocazione delle navi, ognuna in una zona di rispetto. Questi telefoni hanno un sistema di gps interno che permette di localizzare il barcone e quindi di procedere a inviare gli elicotteri per verificare la situazione e tranquillizzare le persone a bordo. Il duplice obiettivo è di mantenere la calma tra le persone a bordo per evitare che il mezzo si ribalti e di far indossare a tutti i salvagente prima che partano le operazioni». L'operazione dura dalle 10 del mattino alle 16, poi intorno alle 18 viene effettuato un trasbordo in senso inverso verso navi più grandi che hanno il compito di portare le persone verso un porto vicino in modo da poter disporre già il mattino seguente del più alto numero di navi possibile».

 

Rifugiati, un pass per il lavoro

milano Rifugiati, un pass per il lavoro Espar è un documento che, alla fine di un percorso, certifica le competenze dei migranti per facilitare l’integrazione e l’ingresso nel mondo del lavoro. by Maria Francesca Moro | 15 febbraio 2018 Molto più importante di un passaporto o di qualsiasi altro documento che descrive le generalità di una persona. Il documento è pensato per certificare le competenze dei rifugiati, perché solo diventando consapevoli di quel che si è in grado di fare è possibile trovare un lavoro adatto a sé. L’incontro è stato introdotto dal professor Alessandro Antonietti , direttore del Centro di ricerca sull’orientamento e lo sviluppo socio-professionale dell’Università Cattolica (Cross), e da Maria Assunta Rosa del Ministero dell’Interno, che ha definito Espar «la prova che migliorare l’accoglienza è possibile». Cristina Pugnal , dell’Istituto Oikos Onlus, e Martina Vitalone, della Coperativa Lotta contro l’emarginazione hanno raccontato il progetto in qualità di operatrici in centri di accoglienza, portando alla luce storie di integrazione e speranza. Con loro, alcuni dei protagonisti di queste storie: tre giovani arrivati da poco in Italia che, con sincerità e un pizzico di imbarazzo, hanno raccontato di come Espar abbia dato loro un concreto progetto per il futuro. Diego Boerchi , ricercatore del Dipartimento di Psicologia, ha presentato i dati sull’occupazione dei rifugiati nel territorio italiano, prima di lasciare spazio a una tavola rotonda moderata da Paolo Foschini del Corriere della Sera.

 

A Lampedusa, avamposto di umanità

Cattolicapost A Lampedusa, avamposto di umanità Francesca Ferraro , dopo le edizioni nel leccese e a Castel Volturno della Summer School in “Mobilità umana e giustizia globale” vorrebbe partecipare anche a quella nell’isola siciliana. Il diritto a non emigrare”, avendo partecipato alle edizioni del 2014 a Roca di Melendugno , in provincia di Lecce, e a Castel Volturno , nella terra dei fuochi. E non vorrebbe mancare l’appuntamento dal 18 al 21 luglio nell’isola siciliana , diventata simbolo di solidarietà e di accoglienza. Il percorso professionale di Francesca è sempre stato all’insegna del sociale: «Avendo frequentato un corso di laurea magistrale in Scienze politiche per la famiglia, i minori e la comunità, ho sempre avuto un particolare interesse per questo settore. Grazie alle lezioni dei professori Laura Zanfrini e Giovanni Valtolina mi sono avvicinata di più al tema della migrazione e la Summer School andava a completare questo interesse». Tanti i pregi di questa esperienza, che va ben oltre il puro aspetto didattico: «Frequentavamo lezioni la mattina e il pomeriggio, unite a laboratorio e gite fuori porta per conoscere meglio il territorio. La Summer School non mi ha preparato direttamente ad affrontare quello di cui mi occupo adesso - afferma Francesca, che lavora come assistente sociale nel comune di un piccolo paese in provincia di Verona - ma ha avuto comunque il merito di completare la preparazione che ho ricevuto in università».

 

Migrazioni, il lavoro che m(n)obilita

summer school 2018 Migrazioni, il lavoro che m(n)obilita Fanno i lavori che gli italiani non vogliono più svolgere ma in un quadro di precarizzazione sono divenuti ingranaggi di un circolo vizioso di un peggioramento delle condizioni di lavoro e reddito. Era l’obiettivo della Summer School “ Mobilità umana e giustizia globale ” 2018 , che si è tenuta quest’anno a Santa Maria di Leuca. Il fenomeno migratorio pone una varietà di sfide ai mercati dell’Unione Europea, chiamati a verificare le proprie capacità di inclusione; d’altro canto appare però indiscutibile che, superando gli attuali (e troppo spesso inefficaci) modelli dell’integrazione, il beneficio apportato da questi attori economici sarebbe straordinario. La straordinaria adattabilità dei migranti - sottolinea Laura Zanfrini al termine della IX edizione della scuola - li ha resi i candidati ideali per occupare quei lavori che gli italiani non volevano più fare rendendoli una risorsa strutturale per il funzionamento della nostra economia e della nostra società. E conclude affermando che «garantire l’uguaglianza delle opportunità e le condizioni di un lavoro decente e dignitoso per tutti è dunque un passaggio fondamentale per valorizzare il potenziale dell’immigrazione e promuovere una convivenza pacifica e solidale». Quest’ultimo comincia invece da piccoli step, è localizzato, sostenibile, non è solo di qualcuno, ma di molti e ovviamente necessita di una congiunzione socio-politica virtuosa. Nel panorama delle iniziative formative dedicate al fenomeno delle migrazioni internazionali, la Summer School si distingue per il fatto di condurre l’analisi della mobilità umana all’interno di una riflessione più ampia, che comprende la questione della giustizia in tutte le sue implicazioni (economiche, politiche, sociali, culturali ed etiche).

 

Migranti e paure ai Dialoghi di vita buona

MILANO Migranti e paure ai Dialoghi di vita buona Milano, lunedì 23 maggio 2016 . Al Piccolo Teatro Studio Melato al centro del dibattito le preoccupazioni e le soluzioni possibili di fronte alla questione delle migrazioni. Tra i relatori i professori dell’Ateneo Cristina Pasqualini e Riccardo Redaelli 19 maggio 2016 Interverranno anche i professori dell’Università Cattolica Cristina Pasqualini e Riccardo Redaelli lunedì 23 maggio alle ore 20.30, al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano (via Rivoli 6) ai “ Dialoghi di vita buona ” dal titolo “ Confini e migranti: paure e soluzioni ”. Il tema è di grande attualità: il sentimento di paura verso chi scappa da miseria, guerre e persecuzioni e approda nel nostro Paese e nelle nostre città corre il rischio di essere strumentalizzato. Cristina Pasqualini, docente dell’Università Cattolica presenterà i dati del Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo che documentano il sentimento comune di paura dei giovani italiani nei confronti dell’arrivo degli immigrati. Per questa ragione invitiamo a visitare il sito www.dialoghidivitabuona.it e ad inviare le domande sul tema della serata alla mail partecipa@dialoghidivitabuona.it o utilizzare gli account twitter dialoghivb usando come hashtag #dialoghi #migranti e f acebook/Dialoghidivitabuona per condividere i contenuti che saranno proposti. Nati dall’iniziativa del cardinale Angelo Scola e del professor Massimo Cacciari , i “Dialoghi di vita buona” sono promossi da diverse realtà culturali, sociali, economiche della metropoli milanese, riunite in un comitato scientifico , e vogliono essere una risposta comune alla frammentazione che caratterizza la nostra società.

 

Immigrazione, studiare per agire

milano Immigrazione, studiare per agire De Bortoli, Guzzetti e Anna Maria Tarantola all’incontro promosso in Cattolica dalla Società dei membri della Legion d’onore , finalizzato anche a lanciare una raccolta di fondi per finanziare una borsa di studio per un giovane immigrato. Anna Maria Tarantola cita la Lettera agli Ebrei per aprire la tavola rotonda promossa in largo Gemelli dalla “ Società dei membri della Legion d’onore ”, di cui presiede la sezione italiana e quella presso la Santa Sede. Un incontro associato anche a una raccolta fondi per finanziare una borsa di studio da assegnare a un giovane immigrato per il conseguimento della laurea triennale in materie economico-sociali all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Il primo è il nemico, percepito come una minaccia; il secondo è l’estraneo non minaccioso, percepito come un peso; il terzo è lo straniero residente che si integra e che va accolto». Proseguendo sulla medesima partizione martiniana, la presidente Tarantola ha sottolineato in che cosa consistano i tre rispettivi tipi di accoglienza: «Il primo richiede un intervento di emergenza; il secondo un’integrazione basata su apprendimento della lingua e lavoro; il terzo sull’integrazione culturale». Nonostante siamo abituati a parlare male di noi stessi l’Italia ha dato una grande dimostrazione di civiltà e il nostro modello di integrazione è più positivo di quello francese. Su questo versante anche l’intervento di Giuseppe Guzzetti , presidente della Fondazione Cariplo: «Purtroppo l’immigrazione è diventata un tema di scontro politico, evitato dai partiti tradizionali e cavalcato dai populisti.

 

Migranti, perché non è possibile impugnare il decreto del Tar

DIRITTO AMMINISTRATIVO Migranti, perché non è possibile impugnare il decreto del Tar Il commento del professo r Aldo Travi sul Sole 24 Ore : nei confronti dei decreti di questo genere emessi dal presidente di un Tar, il codice del processo amministrativo prevede soltanto la possibilità di richiedere la revoca. Di conseguenza ha disposto che sia consentito l'ingresso della nave in acque italiane e in particolare «che sia prestata immediata assistenza alle persone maggiormente bisognevoli». Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha annunciato l'appello al Consiglio di Stato contro il decreto cautelare del Tar, cosa non prevista dal nostro ordinamento. Nei confronti dei decreti di questo genere emessi dal Presidente di un Tar, il codice del processo amministrativo prevede soltanto la possibilità di richiedere la revoca, per qualsiasi motivo, allo stesso Presidente. Il codice del processo amministrativo prevede in questo caso che l'ordinanza del collegio, essa sì, sia passibile di appello (art.62). continua a leggere sul Sole 24 Ore] * docente di Diritto amministrativo, facoltà di Giurisprudenza , Università Cattolica #migranti #migrazioni #diritto Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Migranti e religione, una ricerca Unicatt in Senato

All’evento, che sarà moderato dal vaticanista Piero Schiavazzi , interverranno il presidente della Conferenza Episcopale, cardinale Gualtiero Bassetti , e il ministro dell’Interno, prefetto Luciana Lamorgese . Inoltre sarà l’occasione per presentare il Progetto FASI: si tratta di un’esperienza concreta e innovativa di formazione, auto-imprenditoria e start-up per 3.000 immigrati regolari delle regioni meridionali, attuata per conto del Ministero dell’Interno nella cornice di un programma europeo, che sarà illustrata da Mario Baccini , presidente dell’Ente Nazionale del Microcredito. Contestualmente il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Franco Anelli esporrà in anteprima i risultati della ricerca “Migranti e appartenenza religiosa” : uno studio inedito e multidisciplinare che l’Ateneo ha condotto nell’arco di tre anni, foriero di nuovi approcci alla governance dei fenomeni migratori. migranti #integrazione #politichemigratorie Facebook Twitter Send by mail Print.

 

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