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La vita prima della Shoah

brescia La vita prima della Shoah Nella mostra esposta a Brescia fino all’11 febbraio, nell’ambito della Giornata della memoria, le fotografie fissano i volti sorridenti e ancora ignari della tragedia che li aspetta, di chi fu poi vittima della tragedia dei campi di sterminio. L’obiettivo principale dell’iniziativa è, infatti, illustrare la vita che conducevano le vittime della shoah (chiamata anche porrajmos da rom e sinti) prima della strage. La mostra, curata da Rolando Anni e Paola Pasini dell’Arichivio storico della Resistenza bresciana e dell’Età contemporanea, inserisce accanto ai volti dei perseguitati, quelli dei persecutori, che non appaiono ancora con le stigmate dei malvagi. Nella Biblioteca “Padre O. Marcolini” diretta da Gabriele Signorini e la sezione degli Archivi Storici dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore affidata a Pierangelo Goffi si possono trovare inoltre fonti su quel periodo storico. Tra le altre cose si possono trovare alcuni film antisemiti del regime nazista, utilizzati come strumento di propaganda antiebraica, attraverso i quali si elogiavano le caratteristiche della “razza pura”, quella ariana. Le tre pellicole che riscossero un maggiore successo furono quelli ordinati da Goebbels prima dell’inizio della guerra e sono Die Rothschilds (I Rothschild), Jud Süss (Süss l’ebreo) e Der ewige Jude (L’ebreo eterno). Non mancano, infine, alcune pubblicazioni antisemite italiane, come la rivista “La difesa della razza”, pubblicata con cadenza quindicinale dal 5 agosto 1938 al 20 giugno 1943 sotto gli auspici del Ministero della Cultura popolare.

 

“Jojo Rabbit”, dedicato a chi fa del bene

La storia è quella di un undicenne fanatico nazista, Jojo, che cresce tra le fila della Hitler Jugend e affronta le difficoltà della vita chiedendo consiglio a un amico immaginario: Adolf Hitler. Un altro esempio è la disponibilità della mamma di Jojo, interpretata da una indimenticabile Scarlett Johansson , di offrire ospitalità a una ragazza ebrea. Emblematica è la scena in cui Hitler, lamentandosi con Jojo per il troppo tempo che dedica a Elsa, la ragazzina ebrea, dopo avergli scaldato il letto esclama: “È questo che fa un vero amico!”. Si tratta pur sempre dell’immaginazione di un bambino ma la sequenza comunica che perfino il Führer, icona dell’odio e incarnazione del male, sa voler bene al suo amico. Il primo cambiamento radicale di Jojo avviene rinunciando al male, scaraventando Hitler fuori dalla finestra con un calcio, per escluderlo definitivamente dalla sua immaginazione, dal suo cervello, dai suoi ideali. Dopodiché il ragazzo completa il suo percorso affettivo: durante i bombardamenti notturni sulla cittadina in cui è ambientata la storia, il legame tra Jojo ed Elsa viene sigillato dal fuoco della contraerea. anni, di Milano, studente del terzo anno del corso di laurea triennale in Linguaggi dei Media, facoltà di Lettere e filosofia, campus di Milano #jojo rabbit #cinema #film #nazismo Facebook Twitter Send by mail Print.

 
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