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Il Nobel ai tre economisti contro la povertà

Non nasconde l’entusiasmo Lucia Corno , docente di Economia dello sviluppo alla facoltà di Economia dell’Università Cattolica. Questo riconoscimento – continua la professoressa Corno – dà orgoglio e speranza a tutti i ricercatori che, per capire meglio gli ostacoli allo sviluppo, vivono spesso molti mesi in paesi poveri e in condizioni disagiate. E perché no anche agli studenti del mio corso di economia il cui libro di testo è proprio Poor Economics di Esther e Abhijit». Tuttavia, non tutti i nodi dello sviluppo si prestano a essere studiati con questo approccio: la dimensione relazionale dei processi di sviluppo, in particolare, mal si presta alle randomizzazioni, ad esempio quando lo sviluppo è generato da relazioni personalizzate e durevoli di accompagnamento». Entusiasta per il premio Nobel a Esther Duflo, Abhijit Banerjee e Michael Kremer è anche Raul Caruso , docente di Elementi di economia internazionale ed Economia della pace all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Da un lato, così come riconosciuto nel comunicato ufficiale, i tre premiati hanno messo al centro della loro ricerca i temi della lotta alla povertà e dello sviluppo economico, temi che – a parte poche rilevanti eccezioni – non si ritrovano spesso nei curricula dei vincitori del Nobel. Speriamo che tra le altre cose anche questi suoi risultati possano essere forieri di una più matura consapevolezza nel districare le complessità dei percorsi di sviluppo economico».

 

Medicina, perché i tre premi Nobel

Di particolare pregio l’impiego di tecnologie di proteomica, ai loro arbori nel 2001, nella definizione della codifica di informazione chimica alla base del meccanismo di segnalazione basato sulla idrossilazione dell’aminoacido prolina della proteina HIF-1alpha (Science 20 Apr 2001: Vol. 292, Issue 5516, pp. 468-472 DOI: 10.1126/science.1059796). In particolare, i tre scienziati hanno orignariamente scoperto il ruolo del gene HIF-1 (hipoxia-inducible factor -1), attivato in condizioni di ipossia, e dell’eritropoietina, stimolata da HIF-1 ed a sua volta in grado di stimolare la produzione di globuli rossi nel midollo e regolare il trasporto di ossigeno nel sangue. Ornella Parolini, docente di Biologia Applicata alla facoltà di Medicina e Chirurgia, Università Cattolica I tre vincitori del Premio Nobel per la Medicina nell’anno 2019 hanno fornito contributi fondamentali per l’individuazione di un importante e complesso meccanismo cellulare di rilevazione della concentrazione di ossigeno. Al fine di poter disporre di un’adeguata quantità di ossigeno, elemento necessario per la vita dell’individuo e delle singole cellule che lo compongono, è attiva una sorta di sensore cellulare, chiamato HIF1A (da Hypoxia Inducible Factor 1 alfa), che segnala la riduzione della tensione di ossigeno. Quando HIF rileva la situazione di potenziale pericolo, viene attivata una catena di reazioni biochimiche che porta all’attivazione di una serie di processi finalizzati a riportarla nella norma, come l’angiogenesi, la dilatazione dei vasi e la secrezione di eritropoietina. Alterazioni di specifiche componenti di questo processo sono coinvolte in alcune rare patologie genetiche (la sindrome di von Hippel-Lindau, policitemia di Chuvash), così come nello sviluppo e nella progressione di diversi tipi di tumori. L’importanza di queste scoperte è quindi da un lato connessa alla comprensione di importanti processi fisiopatologici cellulari e dall’altro alla prospettiva di sviluppare nuove strategie terapeutiche personalizzate in grado di agire su questa via di segnalazione intracellulare.

 

Fisica, un Nobel che fa luce sull'universo

Metà del premio va a Jim Peebles per delle scoperte teoriche in cosmologia. In particolare, quando nel 1964 Penzias e Wilson misurarono un'ignota radiazione con la loro antenna, furono Peebles, Dicke, Wilkinson and Roll a interpretare tale radiazione come un segnale inequivocabile del Big Bang (la radiazione cosmica di microonde era stata predetta prima, nel 1948, da Alpher e Herman). La radiazione cosmica di fondo è praticamente una fotografia dell'universo un istante dopo che esso è diventato trasparente alla luce, e costituisce la fonte di informazioni più diretta che abbiamo sull'universo primordiale. Inoltre Jim Peebles è stato un pioniere sulla teoria della formazione delle strutture cosmiche, che descrive il meccanismo per cui l'universo è potuto evolversi, da un plasma di particelle ad alta temperatura, a un arcipelago di stelle e di galassie. L'altra metà del premio va a Michel Mayor e a Didier Queloz per la scoperta, nel 1995, del primo pianeta fuori dal sistema solare (esopianeta) che orbita su una stella simile al sole. Da allora le scoperte di esopianeti simili si sono moltiplicate: ad oggi ne sono stati osservati oltre 4 mila nella via lattea, con una grande varietà di forme e dimensioni. docente di Cosmologia alla facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali , campus di Brescia #fisica #nobel #esopianeti #universo Facebook Twitter Send by mail.

 

Economia, i Nobel contro la povertà

Tutti e tre sono ritenuti piuttosto giovani per aver vinto il premio Nobel (nessuno di loro arriva ai 60 anni). Banerjee, che ha 58 anni è un economista indo-americano e lavora al Massachusetts Institute of Technology (MIT); Duflo, che ha 47 anni, è un’economista franco-americana e anche lei è impiegata al MIT (i due sono sposati); Kremer ha 54 ed è un economista americano dell’Università di Harvard. Duflo ha già scritto diversi libri sul tema e in Francia, il suo paese d’origine, è nota da tempo come una dei principali economisti della “nuova sinistra“. In soli due decenni, il loro nuovo approccio ha trasformato l'economia dello sviluppo, che è diventato ora un fiorente campo di ricerca", è scritto in un comunicato. In particolare, “come risultato di uno dei loro studi, più di 5 milioni di ragazzi indiani hanno beneficiato di programmi scolastici di tutoraggio correttivo”. Ad esempio a metà degli anni '90, Kremer e i suoi colleghi "hanno dimostrato quanto possa essere efficace un approccio sperimentale, usando test sul campo per mettere alla prova una serie di interventi che avrebbero potuto migliorare i risultati scolastici nel Kenya occidentale". Quanto a Banerjee e Duflo, spesso in collaborazione con lo stesso Kremer, “hanno condotto studi simili su altre questioni e in altri paesi, tra cui l'India.

 

Fo e Dylan, il Nobel dei cantastorie

Milano Fo e Dylan, il Nobel dei cantastorie Nel giorno della scomparsa dell’eclettico artista milanese, l’Accademia assegna il premio al cantautore americano. Un altro segno di tempi in cui la letteratura regala la sensazione che basti usare le parole per convincersi di aver scritto un poema omerico. ottobre 2016 di Giuseppe Lupo * Sarà uno scherzo del destino, ma è davvero curioso che l’annuncio del Premio Nobel 2016 a Bob Dylan sia stato dato poche ore dopo la morte di Dario Fo, altro nobel fuori squadra e fuori compasso, altro nobel anomalo come questo a Dylan. A dir la verità gli accademici di Svezia ci hanno abituato a queste sorprese, non sempre condivise e condivisibili: diciannove anni fa un commediografo, adesso un cantante, in ogni caso due cantastorie. Prima o poi premieranno un pittore e forse un ballerino: ogni disciplina presuppone la sua espressività, ogni arte è fondamentalmente scelta di un codice, adozione di un linguaggio, cioè uso di parole. È facile supporre che la motivazione verterà sui testi delle canzoni più che sull’aspetto sonoro e dunque si rischia di passare per tradizionalisti dichiarando di essere sorpresi che i testi di Bob Dylan abbiano ricevuto il più importante dei premi al mondo. scrittore e docente di Letteratura italiana alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica #nobel #bobdylan #dariofo Facebook Twitter Send by mail.

 

Perché difendo il Nobel a Dylan

MILANO Perché difendo il Nobel a Dylan Chissà se un giorno sarà istituito il premio “per la letteratura e le arti”? Per ora non è scandaloso assegnarlo alla scrittura in forma lirica, che il cantautore americano ha saputo interpretare, inventando qualcosa che prima, in quella forma, non c’era. Non faccio una questione di paragone con altri scrittori, poeti o drammaturghi, ma di apprezzamento del valore culturale e artistico di Bob Dylan e del significato che il premio ha avuto nei suoi confronti. È indubbio che il Nobel a Bob Dylan ha il carattere di un ulteriore segno di riconoscimento nei confronti di un’area culturale e di un genere artistico difficilmente delimitabile. Bob Dylan è stato ed è un grande poeta che si esprime nella forma musicale; non si può dire che la considerazione della sua opera possa essere scissa fra i testi delle sue canzoni e l’ambito musicale nel quale dà ad essi forma. Non si tratta di valutazioni che derivano da osservazioni di natura sociologica o generazionale – qualcuno ha parlato di premio alla “nostalgia”, di un’epoca giovanile o giovanilista che tra gli anni Sessanta e Settanta ha posto il conflitto generazionale al centro della scena, ma di entrare nel merito. Dal cinema, all’arte, alla letteratura, la musica rock si è imposta come ambito espressivo che, con la sua specificità, si è andato estendendo in molteplici direzioni, non potendo limitarsi a fenomeno sociale, di pertinenza della musica popolare e commerciale. Dylan e la migliore musica rock meritano di entrare in un ambito di eccellenza che non si limiti al settore della canzone, perché rappresentano una delle forme di cultura “alta” a tutti gli effetti.

 

A Roma i Nobel Sen e Huber

Roma A Roma i Nobel Sen e Huber Alla Giornata per la Ricerca 2017 l’intervento del Nobel per l’Economia 1998 e per la Chimica 1988. Al centro dei lavori di giovedì 25 maggio la medicina personalizzata, finalizzata a individuare terapie mirate più efficaci e con minori effetti collaterali. La Giornata sarà arricchita dagli interventi del professor Amartya Sen , Nobel per l’Economia 1998 e del professor Robert Huber , Nobel per la Chimica 1988. In conclusione sarà assegnata al presidente e Ad di Danone Spa Marco Gosselin la sesta edizione del Premio “Giovanni Paolo II” per l’impegno nella ricerca e nei programmi di educazione sanitaria. Quest’anno il tema al centro della Giornata per la Ricerca è “La Medicina personalizzata” per individualizzare il più possibile i percorsi diagnostici e le terapie, massimizzarne l’efficacia e minimizzarne gli effetti collaterali. Obiettivo della medicina personalizzata è di essere sempre più su misura del paziente: preventiva, predittiva, partecipativa col paziente stesso. GLI STUDI PRESENTATI Anche in questa edizione parte centrale della Giornata sarà la presentazione dei migliori progetti di ricerca svolti o in cantiere presso gli Istituti della Facoltà di Medicina e nei reparti del Gemelli nel campo della medicina personalizzata ( ore 9.50 ).

 

Arrow e la possibilità di decidere

ECONOMIA Arrow e la possibilità di decidere L’economista statunitense, premio Nobel nel 1972, è scomparso il 21 febbraio all’età di 95 anni. Nel 1994 l’Università Cattolica gli aveva conferito la laurea honoris causa per la capacità di mettere al centro della sua impresa scientifica la persona umana. Tra i maggiori studiosi della teoria dell’equilibrio economico generale, della teoria dell’informazione e dell’economia del benessere, ha fornito contributi scientifici fondamentali alla ricerca economica che gli sono valsi nel 1972, insieme a John Richard Hicks, il Premio Nobel, uno dei più giovani a ricevere il riconoscimento dell’Accademia svedese. Un lungo legame di amicizia e di collaborazione con l’Ateneo che ha preso vigore con il conferimento il 12 aprile del 1994 della laurea honoris causa in discipline economiche allo studioso americano . Con rara sensibilità ha saputo coniugare la raffinatezza del pensiero teorico con la centralità e concretezza della persona umana, punto di partenza e di arrivo della sua impresa scientifica. Egli è un maestro dell’economia e maestro fra gli economisti, che lo ammirano e lo stimano sia per il suo genio intellettuale, la sua esemplare attenzione agli studenti e la sua generosità umana». Durante la cerimonia Kenneth Joseph Arrow, che era anche accademico onorario della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, pronunciò una lectio magistralis dal titolo Information and the organization of industry pubblicata poi nella Rivista Internazionale di Scienze Sociali (Editrice Vita e Pensiero), Anno 102, No. 2 (aprile-giugno 1994), pp.111-123.

 

La sentenza di Bob Dylan

Della sua visione delle regole, che difende il debole contro le prepotenze dei potenti, parlano il magistrato Armando Spataro e Alessandro Carrera , uno dei suoi biografi italiani by Valeria Castellano | 14 aprile 2011 Justice is a game: la giustizia è un gioco. Con queste frasi Bob Dylan fece conoscere a migliaia di persone la storia di Rubin Carter, il pugile campione del mondo che, innocente, sedeva «in una camera infernale», una prigione. All’incontro, che si è tenuto giovedì 31 marzo, hanno partecipato Alessandro Carrera , direttore del programma di italiano all’università di Houston e traduttore del canzoniere dylaniano, Armando Spataro , procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano e Adolfo Ceretti , docente di Criminologia presso l’università Bicocca. Ma in Dylan c’è anche l’esaltazione delle regole, di una giustizia che per il cantautore - come ha sottolineato il magistrato Armando Spataro - «non è difesa del potere, dei privilegi della casta, ma è uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge». Una riflessione importante quella che si è tenuta presso l’Università Cattolica di Milano, «soprattutto – continua Spataro - se tiene conto di ciò che sta accadendo negli ultimi tempi. È facile quando si detiene un potere così forte, come quello di giudicare le azioni delle persone, di perdere di vista il senso del proprio lavoro, di essere duri con i deboli e deboli con i potenti. Il suo ultimo singolo “Una storia sbagliata” (1980), racconta la periferia, la gente normale, il carcere, l’ingiustizia subita da quelle persone che non possono presentarsi in tribunale con un pool di avvocati, ma che sperano soltanto una cosa: che la legge li difenda.

 

Economia, Nobel da cambiamento d’epoca

Il commento Economia, Nobel da cambiamento d’epoca Il premio assegnato a economisti così diversi come Paul Romer e William Nordhaus segna il riconoscimento di programmi di ricerca a cui si è rivolto il lavoro di molti studiosi. Sia Romer che Nordhaus sono infatti macro-modellisti che, come indicano le motivazioni del Nobel, sono stati pionieri nell’integrare nuovi elementi nei modelli di crescita economica con ciò aprendo nuove linee di ricerca. Romer è stato il primo a introdurre in modo esplicito un meccanismo di creazione di nuova conoscenza nel modello neoclassico di crescita, che già era valso un Nobel a Robert Solow nel 1987, nel tentativo di dare una spiegazione ai differenziali di crescita tra Paesi. I principali modelli di Nordhaus riguardano una particolare forma di bene pubblico, cioè il sistema climatico, che si configura come un “global commons” caratterizzato, in assenza di politiche, da “non escludibilità” ma da “rivalità”, cioè da limiti e competizione nelle possibilità di libero uso da parte degli umani. Già riconosciuto come grande tema di “economia istituzionale” attraverso il Nobel ad Elinor Ostrom nel 2009, il tema dei “commons” si integra, nel lavoro di Nordhaus, con la crescita economica per individuare sentieri di sostenibilità che richiedono politiche di intervento più o meno intense. Ancora agli anni ’70 risalgono diversi modelli di crescita neoclassica ad opera, ad esempio, di Solow, di Stiglitz e di Arrow (tutti premi Nobel) che incorporavano le risorse non rinnovabili e l’irreversibilità delle decisioni su di esse. In sostanza, come accade talvolta nell’assegnazione dei Nobel, con Romer e Nordhaus vengono premiati economisti eccellenti e pionieri di modellistica che, tuttavia, rappresentano la punta dell’iceberg di programmi di ricerca molto più ampi ed eterogenei.

 

Serve una classe politica pragmatica

Questo l’auspicio con cui il Premio Nobel per la Pace David Trimble ha chiuso la lezione tenuta agli studenti del corso di laurea in Economia e Giurisprudenza ospitata dal prof. Maurizio Baussola . Il 24 novembre scorso, il premio Nobel ha tracciato davanti a un’aula gremita di studenti, un quadro della situazione generata con la Brexit ed ha sottolineato i limiti dell’attuale Commissione europea, “incapace di capire le singole problematiche dei paesi Ue ed in particolare quella inglese”. Un giudizio decisamente critico che prende spunto dalla constatazione delle profonde differenze regionali in Inghilterra, come si è potuto evincere nel referendum, un malessere profondo che differenzia nettamente la capitale, Londra, dal resto del paese. Ribadendo il suo appoggio alla Brexit, il premio Nobel ha espresso opinioni non particolarmente ottimiste sulla situazione internazionale: “Difficile” ha affermato “poter credere in una pace duratura, perché troppi e di vaste proporzioni sono i conflitti in atto. Per questo ha ribadito la necessità di un dialogo tra le varie nazioni quale soluzione per risolvere i vari conflitti, in nome di una pace sempre più difficile da perseguire. Il premio Nobel è stato presentato agli studenti dal vicepresidente del Segretariato permanente dei premi Nobel per la Pace che ha sede a Piacenza, Marzio Dallagiovanna , che ha reso possibile l’iniziativa. L’incontro è stato attentamente seguito ed ha stimolato interessanti riflessioni che hanno portato gli studenti a porre significative domande all’illustre ospite, il quale, da parte sua, ha mostrato franchezza e chiarezza espositiva.

 
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