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Il mondo sul Titanic

Una virata che ha comportato alcune disillusioni: si pensava che, dopo la guerra Fredda, ci sarebbe stato un sistema fondato sui principi della giustizia, su una più equa distribuzione della ricchezza e su una maggior sicurezza, ma ciò non si è verificato». Questa chiusura, in Europa, spesso assume la forma di un sovranismo identitario , ma al di là delle etichette e delle “scomuniche”, resta il fatto che se lo spazio di rappresentanza dei malesseri non viene occupato, qualcun altro lo occupa». Che cosa può fare l’Occidente per evitare la collisione? «Sostanzialmente riportare la nave dell’ordine liberale sulla giusta rotta, che è quella della consapevolezza che il sistema economico, essendo all’interno di un sistema sociale, non può disinteressarsi delle conseguenze che produce sulla società. Se diventassimo consapevoli che l’Unione Europea è uno spazio politico i cui confini collettivi devono essere difesi insieme, anche il problema delle migrazioni diventerebbe un “di cui”, all’interno della questione più complessiva della cittadinanza europea, della sicurezza collettiva. In questa situazione veramente inquietante v’è però da sperare che sia proprio la cultura a suggerire nuovi passi di avvicinamento e di distensione, proponendo un metodo di approccio alla realtà e ai rapporti fra le nazioni che renda capaci di uno sguardo meno ostile e aggressivo. Deve esser molto chiaro cosa intenda in questo caso Frank per perdono: non si tratta neppur lontanamente di un banale relativismo e neanche dell’orgogliosa bonarietà di un’onnipotenza che si ritiene al di sopra delle parti e arbitra di ogni giustizia. Per ciascuno di noi, nel pieno di una situazione nuovamente difficile, si tratta di ricordare una storia affascinante e di provare a riviverne la forza.

 

Cacciari, non facciamo il gioco dell’Isis

Una lezione sulla storia di incontro tra culture che, nella loro reciproca comprensione, tagliano le radici al terrorismo VIDEOINTERVISTA. A colloquio con il giornalista di “Avvenire” Luca Geronico e con il professor Riccardo Redaelli , autore del recente Islamismo e democrazia (Vita e Pensiero), il professor Cacciari mette a fuoco le tante inadeguatezze dell’Occidente, portando avanti una disamina di ampia prospettiva storica. Nuova acqua al mulino di chi suggerisce di tornare a curarsi dei progressi, scientifici e no, dell’Europa, ma anche tappa paradigmatica nella formazione di uno stato d’animo: «Nasce proprio allora una sorta di frustrazione» precisa Cacciari. Perché Isis non è certo portatore di una civiltà islamica, ma vogliamo scherzare? Lo sforzo più grande ricade su chi tenta di intelligere , appunto, di discernere. Riccardo Redaelli (nella foto in alto a destra) inizia l’incontro gremito di studenti al collegio Ludovicianum smontando subito questa dicotomia, che non è così monolitica come alcuni pensano, perché parliamo di realtà complesse, variegate, con mille anime. La nostra Europa è al centro di un flusso migratorio che non si fermerà; l’Islam, uno, univoco, non esiste, ed è alle prese con una terribili crisi con la quale fare i conti. L’Italia deve riconoscere un Islam italiano», ha detto il docente di Geopolitica dell’Università Cattolica e autore di Islamismo e democrazia (Vita e Pensiero), «in classe ho studenti musulmani di seconda generazione: devono avere una rappresentatività, spazi, diritti».

 
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