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Strategie per sconfiggere l’odio online

lo studio Strategie per sconfiggere l’odio online La cultura convergente e la partecipazione digitale diffondono e normalizzano contenuti ostili o violenti generando quelli che Stefano Pasta chiama Razzismi 2.0 , semplificazioni interpretative di un mondo complesso. Il processo di accettazione sociale, che spesso passa dalla critica al “politicamente corretto”, dall’ironia e dalla pretesa di “non essere preso sul serio”, si nutre della deresponsabilizzazione degli utenti e della banalizzazione delle pedagogie d’odio. Durante la ricerca - spiega lo studioso - ho chattato con ragazzi con un’adesione ideologica strutturata e con altri - molti di più - che ripetevano “mi stai prendendo troppo sul serio”, “ho fatto solo una battuta”. Ma la posta in gioco è seria: sono giovani che inneggiano allo stermino, invocano le molotov contro i profughi, commentano un gol usando “ebreo” come parolaccia e scherzano sulla Shoah, minacciano di stuprare una coetanea che non la pensa come loro. Spesso l’odio elegge a bersaglio più target allo stesso tempo: quando si prende di mira una donna perché africana, o in quanto accusata di essere a favore degli stranieri, scatta facilmente l’insulto sessista o contro i disabili». Si apre dunque un grande campo educativo, ancora più importante della denuncia: promuovere gli anticorpi della Rete e l’attivismo digitale di cittadini che devono essere formati come agenti morali capaci di soggettività critica, attraverso l’assunzione di responsabilità personale. hatespeech #web #rete #odio Facebook Twitter Send by mail Print CHI È L’AUTORE Stefano Pasta , dottore di ricerca in Pedagogia, è assegnista presso il Centro di Ricerca sull’Educazione ai media dell’Informazione e alla Tecnologia (Cremit ) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove si occupa di educazione alla cittadinanza nell’ambiente digitale.

 

Love4Love batte l’hate speech sessista

Lo studio Love4Love batte l’hate speech sessista Il progetto del Centro di ricerca sulle relazioni interculturali insieme al Centro di ricerche e studi su Sicurezza e criminalità ha coinvolto quattro scuole e 300 ragazzi nella lotta al linguaggio d'odio contro le ragazze. Parla la ministra Elena Bonetti 04 giugno 2020 «Si parla molto di violenza contro le donne ma non abbastanza di hate speech tra ragazzi e ragazze. “ Digit.ALL – Young Digital Advocates per una cultura contro il discorso d’odio contro le donne e le ragazze online e offline ” è realizzato dal Centro di Ricerca sulle Relazioni Interculturali dell’Ateneo insieme al Centro di Ricerche e Studi su Sicurezza e Criminalità – Rissc . Quattro scuole superiori di Milano e Torino (l’Iis Oriani Mazzini e Caterina da Siena di Milano, l’Iis Amedeo Avogadro e l’Istituto Albe Steiner di Torino), 15 classi, oltre 300 ragazze e ragazzi. Milena Santerini, già presidente della No Hate Alliance del Consiglio d'Europa, nota come gli studenti «hanno saputo parlare di temi come l’umiliazione del linguaggio sessista, l’insicurezza delle ragazze, il problema della complicità maschile, proprio perché sono temi che vivono in prima persona». Eppure questo fenomeno non può essere trattato come fatto di cronaca, ma è il segno di un processo di relazioni degradate che ha radici profonde». Da un lato «il linguaggio deve tornare a riacquistare un significato di verità, alle parole va riconosciuto il potenziale enorme e talvolta irreversibile che possono avere; una parola detta su una chat di WhatsApp può rimanere come una piccola cicatrice nell’esperienza di ciascuno».

 

Nel digitale è sempre Carnevale

Il commento del prof. Claudio Bernardi 07 febbraio 2018 di Claudio Bernardi * Come sta il Carnevale, la più grande festa popolare di un tempo? Malissimo. Non c’è mai stato infatti così tanto carnevale fuori dal tempo di Carnevale. Festa della licenza e della sovversione, garantite dall’anonimato delle maschere, il Carnevale ha cominciato a perdere colpi con l’avvento della democrazia dell’opulenza e con il declino dello spirito di sacrificio. In Italia, a parte le fortissime eccezioni di alcune località come Venezia, Ivrea, Viareggio, Acireale, il Carnevale si riduce a festa e sfilata di bambini in maschera. Sapevate che il cuore del Carnevale è la guerra ? Oggi è ridotta a nuvole di coriandoli e innocue stelle filanti, ma un tempo volavano sassi, poi diventati proiettili alimentari. E non è quello che succede nella piazza mediatica dove non si contano le vittime dei proiettili mediatici di immagini, parole, insulti e infamie? Oggi ne uccide di più il web che la spada. Docente di Drammaturgia e di Antropologia della rappresentazione, facoltà di Lettere e Filosofia , campus di Brescia e Milano #carnevale #festa #social #odio Facebook Twitter Send by mail Print.

 
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