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Il card. Parolin e la diplomazia per la pace

Parolin e la diplomazia per la pace L’Università Cattolica inaugura l’anno accademico con la prolusione del Segretario di Stato Vaticano. L'evento sarà trasmesso in DIRETTA STREAMING 07 novembre 2019 Giovedì 28 novembre nell’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (largo Gemelli, 1 - Milano) si aprirà l’anno accademico 2019/2020. Sarà il cardinal Pietro Parolin , Segretario di Stato di Sua Santità, a pronunciare la prolusione dal titolo: “ Una diplomazia al lavoro per la pace ”. Dopo il saluto di monsignor Mario Delpini , in qualità di presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, interverrà il cardinal Pietro Parolin. Il cardinal Pietro Parolin , Segretario di Stato Vaticano, è stato ordinato sacerdote il 27 aprile 1980 e incardinato a Vicenza. Nel servizio diplomatico della Santa Sede dal 1° luglio 1986, presta la propria opera dapprima nelle rappresentanze pontificie in Nigeria, fino al 1989, e in Messico, dal 1989 al 1992, e poi nella sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, dove lavora fino al 2002. Il 30 novembre 2002 Giovanni Paolo II lo nomina sotto-segretario della sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, incarico che svolge per quasi sette anni.

 

Cattolica, un ponte con la Cina

Convegno internazionale Cattolica, un ponte con la Cina L’Ateneo centro di diplomazia culturale tra Chiesa cattolica e Repubblica popolare cinese. Martedì 14 maggio in largo Gemelli un convegno promosso dall’Istituto Confucio con la partecipazione del cardinale Pietro Parolin e del vescovo di Pechino Li Shan 08 maggio 2019 Nel 1919 il mondo stava uscendo a fatica dalla tragedia della Prima guerra mondiale. Nel 1919 erano diffuse in un Occidente che parlava di autodeterminazione dei popoli e di Società delle Nazioni; nelle diverse confessioni cristiane che esprimevano un nuovo universalismo; in una Cina che nel Movimento culturale e politico del 4 maggio cercava nuovi valori per fondare il suo futuro. Nel 2019 attese e speranze emergono in una Chiesa cattolica che con papa Francesco propone una larga fraternità umana; in un’Europa alla ricerca del suo futuro; in una Cina che sta prendendo un posto nuovo nel mondo. Realizzando questo evento – afferma il professor Giovagnoli - l’Università Cattolica del Sacro Cuore si offre come luogo di confronto culturale tra prospettive diverse, in particolare quella della Chiesa cattolica e della Cina contemporanea, in sintonia con gli orientamenti del pontificato di Papa Francesco». La Seconda sessione sarà dedicata alla Cina dopo la Prima guerra mondiale, esaminando la sua posizione nel mondo (Rossabi e Samarani), il mutato approccio della Chiesa cattolica nei suoi confronti (Giunipero), i nuovi orientamenti degli intellettuali cinesi (Liu Guopeng) e il ruolo delle donne (De Giorgi). La terza sessione è invece dedicata alle speranze e alle attese dell’Occidente nel 1919 e negli anni seguenti, per la promozione della dignità dei popoli e di una maggiore solidarietà internazionale (Tosi), i primi progetti di unificazione europea e le prospettive di un nuovo umanitarismo.

 

Aperto il 99° anno accademico dell’Ateneo

Un particolare richiamo è stato fatto dal professor Anelli al discorso che Papa Francesco ha tenuto davanti ai rappresentanti della Federazione internazionale delle università cattoliche (Fiuc), il 4 novembre del 2019, quando ha evocato la ricerca di una “nuova episteme”. Nuova episteme in che senso?», si è chiesto il rettore: «Immaginare la stessa possibilità di una nuova episteme – ha detto Anelli – impone di collocarla in relazione a un determinato contesto culturale dinamico». Nel suo saluto come presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo, l’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini ha consegnato all’Università Cattolica un augurio in tre parole: una visione condivisa , una coralità come metodo e una responsabilità intesa come rendere conto agli studenti, alla ricerca e alla chiesa Italiana. Passando a presentare il ruolo della diplomazia pontificia, il cardinal Parolin ha affermato che «la Santa Sede, e quindi la sua diplomazia, sono portatrici della convinzione che l'azione internazionale deve uscire dalla logica di agire solo di fronte alle emergenze, magari per tamponarle momentaneamente. L'idea di sostenibilità che oggi tanto si proclama, deve diventare reale non solo nel fronteggiare in continuità i problemi e le sfide, ma nel programmare le soluzioni necessarie, Si potrà certamente sostenere che il traguardo è ambizioso, ma non negare che è quanto il diritto internazionale richiede alla diplomazia». Al pranzo organizzato per l’inaugurazione dell’anno accademico ha partecipato anche la senatrice a vita Liliana Segre , che viene spesso in Università Cattolica, e in questa occasione ha incontrato il rettore Franco Anelli, il cardinale Pietro Parolin e l’arcivescovo di Milano Mario Delpini, oltre a presidi e docenti dell’Ateneo. inaugurazione anno accademico #parolin #anelli Facebook Twitter Send by mail Print TESTI E INTERVENTI Il saluto dell'assistente ecclesiastico generale monsignor Claudio Giuliodori L'omelia di monsignor Mario Delpini Discorso inaugurale del rettore Franco Anelli La prolusione del cardinale Pietro Parolin.

 

Una diplomazia al lavoro della pace

Ringrazio sinceramente per l’invito rivoltomi dal Rettore Magnifico a partecipare a un evento così importante e centrale nella vita di questa Istituzione accademica, stimato strumento nella formazione delle giovani generazioni, con una identità saldamente ancorata alla realtà italiana, che non manca, però, di aprirsi ad una dimensione globale. Questo consentirà anche di fronteggiare e superare le avversità e le sfide che ogni èra propone, evitando così che possano trasformarsi solo in veicoli di insicurezza o di rassegnazione. Considerazioni che ci riportano ad una riflessione di Papa Francesco che chiama il mondo universitario ad operare in modo da incarnare la Parola di Dio per la Chiesa e per l’umanità, arricchendo però tale mandato di un più ampio traguardo. Non si tratta solo di narrare la natura dell’azione diplomatica che da sempre il Vescovo di Roma per mezzo di suoi Rappresentanti esercita, ma di sottolinearne la funzione e l’apporto rispetto alle situazioni contemporanee e alla capacità di incidere sui problemi concreti. Una posizione chiara e collocata nella scia di quegli elementi già sottolineati dallo stesso Pontefice riguardo alle doti e ai comportamenti personali di coloro che, come i diplomatici, sono chiamati ad essere operatori di pace. Un’indicazione da cui si ricava la diretta correlazione tra la pace e l’azione diplomatica nella quale è evidente che gli atteggiamenti personali sono essenziali veicoli di pace, anche quelli in apparenza di minor rilievo. Certo, nel caso della diplomazia pontificia va sempre ricordato che essa costituisce strumento essenziale per la vita interna della Chiesa, e cioè per la realtà di una comunità di credenti con il suo assetto spirituale e societario tra di loro uniti da un vincolo inscindibile.

 
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