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Scusi prof, cos’è il populismo?

dibattito in libreria il 23 maggio Scusi prof, cos’è il populismo? Uno studente curioso interroga nei chiostri di largo Gemelli una professoressa sul significato di questo concetto. I chiostri dell’Università Cattolica di Milano fanno da sfondo al loro intenso scambio di idee, in cui si avvicendano argomenti storici, economici, sociologici, politici nel tentativo di circoscrivere un fenomeno che si rivela sfuggente. Che i nostri connazionali se ne inschino è un limite non trascurabile per ciò che concerne l’informazione e il sapere del popolo. Eccola, l’ha scritta nel 2004: «Il populismo è un’ideologia che in denitiva considera la società come separata in due gruppi omogenei e antagonisti, ‘il popolo puro’ contro ‘l’élite corrotta’, e che sostiene che la politica dovrebbe essere un’espressione della volontà generale del popolo». Bene! Vedo che la nostra chiacchierata ti sarà ben presto utile! Comunque [...]. Quello di Mudde è certamente un bel passo avanti rispetto alle visioni secondo cui il populismo sarebbe solo uno stile retorico o una strategia politica. Quello che vorrei tu ora comprendessi è che, nella prospettiva assolutistica di certo populismo, l’altro gruppo è visto come residuale: ciò che non viene identificato nel popolo puro, qualsiasi cosa significhi, è per definizione parte del problema. Ma la democrazia è molto più tutela delle minoranze (anche dell’élite, perciò) che diritto della maggioranza di comandare, anche se la maggioranza è ‘il popolo’! STUD .

 

Dove va l’Europa, tra banche e Brexit

In programma, tra gli altri, l’intervento del presidente Inps Tito Boeri , che parlerà di populismo, e un’analisi delle ragioni del “leave”. Sono i temi al centro del convegno annuale de lavoce.info , il sito d’informazione e analisi economica che in quindici anni di attività è diventato in Italia un think tank che raccoglie analisi e approfondimenti su temi relativi all’economia italiana e internazionale. Seguiranno gli interventi di Angelo Baglioni (Università Cattolica) e Marco Onado (Bocconi), che analizzeranno il modo in cui sono stati affrontati i recenti casi di crisi di alcune banche italiane. L’esperienza di questi casi mostra che l’applicazione delle nuove regole europee (il bail-in) incontra molte difficoltà e la credibilità di queste regole è messa a dura prova. Una delle ragioni di questa situazione è che è mancata la protezione del risparmiatore, a cominciare dalla trasparenza e dalla correttezza nei rapporti banca-cliente. Infine, Tito Boeri affronterà il delicato tema del populismo, partendo dalla constatazione che è figlio di uno stato sociale che non è in grado di proteggere ampi strati della popolazione, oltre che dei cambiamenti indotti dalla globalizzazione e dal progresso tecnologico. Al presidente Inps il compito di delineare alcune risposte innovative: dall’abolizione dei trattamenti di favore ingiustificati alla necessità di rendere la protezione sociale più efficiente nel raggiungere chi ha davvero bisogno d’aiuto.

 

Dopo le elezioni, le sfide per l’Europa

Parlano i professori Alessandro Rosina, Andrea Boitani e Rony Hamaui by Simone Gervasio | 04 giugno 2019 Stiamo vivendo un punto di svolta in cui populisti ed euroscettici ottengono consensi e risultati difficilmente immaginabili pochi anni fa. Le recenti elezioni europee ne sono una prova evidente. Secondo il demografo dell’Università Cattolica Alessandro Rosina le spiegazioni dell’ascesa del populismo sono da ricercare nei cambiamenti demografici, nell’invecchiamento dell’Europa, che va di pari passo però con l’innovazione tecnologica e con la sempre più centrale attenzione che si dà al fenomeno dell’immigrazione. Un’Europa che è sempre più vecchia ha un rapporto complicato con le nuove generazioni: migliorarlo è condizione imprescindibile per un futuro in cui l’Italia possa giocare un ruolo diverso, più attivo, nelle sorti europee». Analizzando i dati del Rapporto giovani dell’Istituto Toniolo si intuisce come gran parte di loro riconosca nell’Unione Europea un’istituzione forte che negli anni ha saputo tenere fede al suo compito principale, ossia quello di non avere più i conflitti del secolo scorso. Il sentimento europeo, che è forte nei giovani, inizia però ad attecchire meno in una parte di essi che fa fatica a vedere nell’Europa unita una soluzione, anzi prova sfiducia nelle sue effettive possibilità. Come sottolinea Boitani, «i populisti hanno bisogno di nemici da combattere, spesso infatti trovano terreno fertile negli errori delle classi dirigenziali che li hanno preceduti, e sfruttano spesso delle percezioni sbagliate, l’elemento paura che costantemente alimentano, per creare consensi. Di questo fenomeno si è parlato in Libreria Vita e Pensiero con Andrea Boitani , docente di economia politica dell’Università Cattolica di Milano, e Rony Hamaui , presidente di Intesa San Paolo ForValue e professore di Economia monetaria, autori del libro “ Scusi prof, cos’è il populismo ?” (Vita e Pensiero).

 

Se il re è nudo

il dibattito Se il re è nudo L’intellettuale è chiamato anche oggi a disinnescare il potere come l’innocente bimbo che spernacchia il re ma in certe congiunture è proprio lui il re di cui va denunciata la nudità. Questo il quadro desolante schizzato da Nietzsche, intellettuale «dinamitardo» se mai ce ne fu uno, che in un sol colpo faceva così saltare le presunzioni degli uomini e del loro intelletto e, più specificamente, quella degli uomini che all’intelletto si sono consacrati. Se le dispute tendono ad appassionare solo chi vi è direttamente coinvolto (meglio poi quando parla lui) e l’autoreferenzialità è più di un rischio, nel caso di intellettuali che si interrogano sulla figura dell’intellettuale non si vede quasi come si possa uscirne. A chi non è capitato di sentire più o meno a sproposito espressioni come radical chic , gauche caviar , professorone … sempre usate come termini spregiativi contro l’interlocutore che accamperebbe il maggior valore della propria opinione perché meglio articolata o più compitamente espressa. Così è quindi è invalso l’uso di un termine ugualmente spregiativo, speculare a quelli summenzionati: populismo , che poi è la versione appena più sofisticata di popolo bue . Questa è in effetti una lezione che gli intellettuali fanno propria, anzi di più: sono loro che la impartiscono, identificando se stessi col bimbo che finalmente grida: «Il re è nudo!». docente di Storia della filosofia, facoltà di Scienze della formazione , Università Cattolica, campus di Milano Decimo contributo di una serie di articoli dedicati al ruolo degli intellettuali #intellettuali #filosofi #populismo #elite Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Populismo in salsa catalana

COMMENTO Populismo in salsa catalana Secondo il professor Damiano Palano , la virata verso l’indipendentismo s’inserisce nel clima europeo di risentimento contro i partiti tradizionali e la fragilità delle leadership , in Catalogna come in Spagna, rischia di risvegliare i fantasmi del passato. ottobre 2017 di Damiano Palano * Ottant’anni dopo il tragico bombardamento di Guernica, la prova di forza a cui assistiamo tra la Generalitat catalana e il governo di Madrid torna a far aleggiare sulla Spagna le ombre del passato. Ogni paragone con il dramma della guerra civile rimane ovviamente – e fortunatamente – fuori luogo, eppure la sensazione di molti è che con il referendum di domenica si sia messo in moto un processo molto difficile da controllare. L’affiancamento del catalano al castigliano e una più consistente autonomia nella gestione del gettito fiscale sono il cuore del nuovo Statuto varato nel 2006 dalla Generalitat, nel quale la Catalogna viene definita come una “nazione”, seppur operante nel quadro dello Stato spagnolo. Dopo il discorso del re Filippo e l’annuncio dell’imminente dichiarazione di indipendenza da parte di Puidgemont, lo scenario più probabile rimane l’intervento da parte di Madrid, con lo scioglimento del Parlamento della Generalitat, l’indizione di nuove elezioni e probabilmente l’arresto dei leader catalanisti. Ma è tutt’altro che scontato che l’Europa di oggi – lacerata da molte linee di divisione – trovi davvero la forza per rispondere a una crisi nata da due debolezze e per gestire uno stallo politico dalle conseguenze difficilmente prevedibili. Docente di Scienza politica nella facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica delle sedi Milano e Brescia, coordinatore del corso di l aurea triennale in Scienze politiche e delle relazioni internazionali (sede di Brescia) #populismo #catalogna #spagna #politica Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Palano, democrazia con le ore contate?

Politica Palano, democrazia con le ore contate? I sistemi democratici mostrano segni di crisi e sulla scena mondiale avanzano la politica di potenza di Putin, la Cina e l’altro grande protagonista di un mondo senza politica, Donald Trump. E l’Italia da 30 anni è il laboratorio di ogni forma di populismo by Paolo Ferrari | 13 febbraio 2020 Si può parlare di crisi della democrazia? La domanda non è fuori luogo se è vero che solo fino a pochi anni fa nessuno dubitava che le democrazie consolidate potessero essere a rischio. Si individuavano dei problemi di efficienza e di scarsa fiducia ma le basi dei sistemi democratici non sembravano poter essere minacciate» spiega Damiano Palano , docente di Scienza politica e direttore del dipartimento di Scienze politiche dell’Università Cattolica. Invece da qualche anno, sostanzialmente il punto di svolta principale è il 2016, i politologi hanno cominciato a vedere un aggravamento di alcuni segnali critici che potrebbero indurre delle preoccupazioni. Ci sono altri rischi? «A tutti gli altri fattori si aggiunge quel grande moltiplicatore che è il contesto comunicativo che favorisce una crescente polarizzazione, che è il punto su cui molti politologi attirano l’attenzione. Si può dire che dopo le tre ondate di democratizzazione stiamo assistendo a un reflusso? «Samuel Huntington quando parlava delle tre ondate di democratizzazione diceva che dopo un’ondata c’è sempre un reflusso, perché le nuove istituzioni democratiche non riescono a resistere e sono soggette a un tracollo. Cosa intendete? «Usiamo questa espressione in questo senso: dopo il 1989 pensavamo che la grande politica fatta di passioni ideologiche e di grandi scontri fosse un po’ abbandonata e, come diceva il tanto citato Fukuyama, alla fine si trattava soltanto di una serie di contrattazioni prevalentemente economiche.

 

Premio Ambrosoli, il bene che fa notizia

Gaia Donat i e Marco Manzetti hanno ricevuto, nella sala dell’orologio di Palazzo Marino, il premio Ambrosol i. Un riconoscimento del valore di 5mila euro riservato ai laureati che hanno approfondito temi legati all’etica applicata all’attività economica. Il primo premio è stato vinto da Gaia Donati, originaria di Arezzo e che ora vive a Milano, con una tesi in Diritto penale dal titolo “ La deriva populista. Un lavoro davvero originale, secondo la Commissione esaminatrice, per "la centralità della problematica affrontata, l'identificazione degli aspetti patologici, l'ampio spettro culturale e valoriale del quale il lavoro è impregnato, la dimensione propositiva che conclude il lavoro”. L’dea nasce dalla presa d'atto che nell'epoca odierna il diritto penale si sta tramutando in longa manus di un legislatore e di una magistratura che si preoccupano di intercettare, se non di alimentare, gli istinti e le aspirazioni provenienti dalla pubblica opinione», racconta Gaia. L'elaborato, dopo aver approfondito gli aspetti terminologici in ordine alla controversa parola “populismo”, analizza dunque le dinamiche che in ambito penalistico generano provvedimenti normativi e sentenze in relazione non a esigenze di prevenzione ma a paure collettive alimentate nel contesto della "modernità liquida”. Il secondo premio di laurea è stato assegnato a Marco Manzetti, residente nella provincia di Novara, che ha prodotto un’analisi del rapporto tra economia legale ed economia criminale con tutte le implicazioni di carattere giuridico, economico finanziario e socio politico. Ho approfondito varie fattispecie delittuose» precisa Marco «ma i reati a tutela del capitale sociale sono quelli più significativi, perché sono diventati, nostro malgrado, espressione di una profonda e radicata schizofrenia legislativa nell’ambito della lotta alla criminalità economica.

 

Economia, la lezione di Tito Boeri

 
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