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Russia, una meta da scoprire per studiare all’estero

Il corso di Mergers and Acquisitions , tenuto dalla professoressa Elena Rogova è stato molto utile, essendo direttamente collegato al mondo Corporate Finance, che mi interessa molto. Che cos’altro ti è piaciuto? Strategic Financial Management di Angel Barajas e il corso di Business Valuation penso possano ricoprire un valore aggiunto per la mia futura carriera. Hai trovato dei modelli stimolanti? Mi piaceva molto il metodo impiegato da Ivan Kotlyarov per il corso di Strategic Cost Management: le lezioni erano molto emozionanti e coinvolgenti, dato che gli studenti avevano la possibilità costante di esprimersi durante i seminari. Mi sono sentito completamente a mio agio sin dal primo giorno in cui mi sono ritrovato in HSE. È difficile pensare a qualcosa che non mi piace dell’università. Amo l’ambiente, l’edificio sulla via Kantemirovskaya, ma ciò che mi colpisce di più sono le persone che ho incontrato. Cosa consiglieresti ad altri studenti Internazionali che vorrebbero studiare presso la HSE? A cosa dovrebbero essere preparati? «Gli studenti internazionali che vengono a studiare ad HSE dovrebbero essere pronti per un’esperienza incredibile, e vorrei sottolineare che venire in Russia non è come una mobilità in un altro Paese. Per riassumere, vorrei dire che San Pietroburgo è la città perfetta dove passare parte dei tuoi anni da studente: è piena di vita, movimento, cultura, musei e altre cose che vengono viste come priorità dagli studenti.

 

Al lavoro nella Grande mela

Grazie a questa multiculturalità ho avuto la possibilità di perfezionare ulteriormente il mio livello di inglese, oltre che di gustare alcuni piatti tipici dei Paesi da cui provenivano i miei nuovi amici. Lavoravo al decimo piano in un meraviglioso ufficio da cui si vedevano tutte le vie affollate di taxi gialli e turisti, oltre che le luminose insegne pubblicitarie, e tutto questo mi dava l’impressione di vivere la vita di quei protagonisti dei film americani. Mi sono occupata di Media Communications, ho creato contenuti per i social media al fine di promuovere la compagnia e ho contattato diverse aziende con lo scopo di creare una rete di partnership. Spesso alcuni colleghi di altre aziende che condividevano lo stesso ufficio di coworking offrivano per pranzo pizza o donuts, insieme a enormi bibite colorate, il che ti ricordava costantemente di essere davvero in America. Grazie alle escursioni organizzate da Interngroup, ho avuto modo di visitare il Top of the Rock, il Guggenheim Museum, partecipare a workshop di lavoro e visitare il museo dedicato alle vittime dell’11 settembre; esperienza molto toccante, soprattutto perché abbiamo conosciuto e ascoltato le testimonianze di alcuni sopravvissuti. Posso dire di aver davvero vissuto nella grande mela, lavorando, immergendomi nella cultura americana fatta di jazz, bbq all’aperto, facendo jogging in Central Park la domenica mattina, imbattendomi in venditori improvvisati di mango o noccioline agli angoli delle strade, il tutto circondata da grattacieli che sfiorano il cielo. In questa città stracolma di insegne luminose, lavoratori in giacca, cravatta e sneakers, senza tetto che chiedono aiuto con le lacrime agli occhi, ho vissuto un’esperienza indimenticabile e incontrato compagni di viaggio con i quali tutt’ora mi sento e spero di incontrare di nuovo.

 

Generazione Erasmus, l’Europa siamo noi

So che non sarà facile, la mattina mi sveglierò e saprò di dovermi guadagnare ogni angolo di questa città: i cartelli, i portoni, le maniere mediterranee di un popolo fratello. “Smettila di pensare in italiano o non imparerai mai, smettila di crederti una turista.. sveglia la tua anima spagnola!” La mente di un viaggiatore è come quella di un bambino che impara da capo a creare pensieri. Oggi c’è un sole che brucia, sono in università coi miei nuovi compagni, mi hanno accolta come qualcosa di prezioso, di raro che viene da lontano e mi riempiono di domande. Sembra assurdo: le strutture del pensiero che da sempre avevano una chiara disposizione, ora vengono demolite e all’improvviso non traduci più, non cerchi più di tornare alla tua parola di “origine”, ti affidi e lasci avvolgere dal mondo in cui sei immerso. All’improvviso, vivendo tra le pareti con altri coinquilini stranieri, scopri di avere anche un’anima tedesca, una francese, una latinoamericana che aspettavano solo di essere trovate. Partire è una scia contagiosa, perché una volta che hai sperimentato il senso della condivisione con alcuni dei possibili compagni di viaggio, vuoi andare oltre, vuoi imparare di più, non ti basta parlare una lingua, non basta una strada, una prospettiva di vedere le cose. Diffidate da chi vi parla di perdita di tempo: a dirlo di solito è chi o non è mai partito o non ha vissuto interamente il suo viaggio e non conosce la gioia che ora vedo addosso a chi è tornato.

 

La mia estate al King’s College

UCSC INTERNATIONAL La mia estate al King’s College Erica , studentessa di Economia, ha vissuto tre settimane di Summer Program alla prestigiosa università londinese, dove ha potuto mettere alla prova le sue competenze linguistiche ma anche la preparazione accademica. La seconda settimana ci saremmo concentrati su tematiche più politiche e sociali: abbiamo discusso di Brexit, dei pro e contro della globalizzazione e abbiamo spesso preso parte a dibattiti in cui ho potuto mettere alla prova la conoscenza dell’inglese e la mia cultura generale. Tuttavia ho anche apprezzato molto i dibattiti organizzati nelle lezioni del mattino della seconda settimana, perché mi hanno consentito di approfondire la mia conoscenza su argomenti di attualità e di imparare ad esporre un’argomentazione a voce in maniera convincente. Ritengo che il gruppo di lavoro della prima settimana sia stato invece una buona spinta per intrattenere relazioni non solo con il gruppo di italiani che dall’Università Cattolica era giunto con me a Londra. Uno degli aspetti che più abbiamo apprezzato di Londra è stato per l’appunto la sua totale apertura a differenti culture e nazionalità, il che ha coronato la nostra vacanza rendendola ancora più internazionale. anni, di Savona, secondo anno della laurea magistrale in Management per l’impresa, facoltà di Economia , campus di Milano #postcard #summerprogram #ucscinternational Facebook Twitter Send by mail Print SUMMER PROGRAM I Summer Program si rivolgono a tutti gli studenti che vogliano seguire uno o più corsi durante il periodo estivo. Sono indicati per chi ha già una buona conoscenza della lingua inglese e vuole trascorrere un periodo di studio all’estero durante l’estate, da 2 settimane a 3 mesi, per sostenere uno o più esami, con possibilità di riconoscimento dei CFU al ritorno.

 

Con Comau a Shanghai

I cinesi sono persone che devono essere scoperte poco per volta in quanto hanno un carattere molto timido e chiuso, però uno degli aspetti che li caratterizza è la generosità, una virtù bellissima che mi ha davvero colpito nel profondo. È stata un’esperienza che mi ha permesso di capire come devono essere gestite le difficoltà che possono insorgere durante il lavoro e che alla fine con l’aiuto di ogni singolo membro del proprio team si può arrivare all’obiettivo che ci si è prefissati. Grazie a questa esperienza sono riuscita a migliorare le mie competenze di team-working, di confrontarsi con altre persone e di scambiarsi idee, talvolta differenti, ma con l’obiettivo comune di raggiungere lo stesso risultato. Bisogna imparare ad ascoltare le persone che si ha di fronte e anche se si hanno opinioni diverse, con pazienza e con la volontà di voler imparare e conoscere, alla fine si riuscirà sempre a trovare un punto in comune. Grazie alla spiegazione di una guida abbiamo visto le varie fasi di assemblaggio e montaggio delle auto e il fatto più affascinante è stato vedere come lavoravano i robot: sembrava quasi che danzassero mentre svolgevano la propria attività. di Opera (Mi), corso di laurea magistrale in Mercati e strategie d’impresa, facoltà di Economia , campus di Milano #postcard #summerprogram #ucscinternational Facebook Twitter Send by mail Print SUMMER PROGRAM I Summer Program si rivolgono a tutti gli studenti che vogliano seguire uno o più corsi durante il periodo estivo. Sono indicati per chi ha già una buona conoscenza della lingua inglese e vuole trascorrere un periodo di studio all’estero durante l’estate, da 2 settimane a 3 mesi, per sostenere uno o più esami, con possibilità di riconoscimento dei CFU al ritorno.

 

Al Cairo a studiare arabo

ottobre 2018 La prima cosa che mi ha colpito appena arrivate al Cairo è stata la quantità di gente presente sulle strade, a piedi o sui mezzi, e le regole stradali assenti. All’inizio i giorni sembravano non passare, ma poi ho conosciuto quelli che non erano solo dei professori, ma si sono rivelati anche degli amici, che ti sembra di conoscere da sempre. La sento anche adesso tutti i giorni, dal buongiorno alla buonanotte, perché il rapporto che si è istaurato, sia con Nadia che con Emad, va oltre la distanza. Come tutte le persone che ho conosciuto al Cairo è stato molto disponibile e abbiamo avuto l’opportunità di fare un’ora di lezione con lui in lingua araba. Tra i ricordi più belli, c’è un bambino, che ha passato tutta la giornata con noi accompagnato dalla madre e dal fratello, con un sorriso enorme, il bambino più felice del mondo; felice di accompagnarci a conoscere la sua cultura e la sua religione nella loro purezza e integrità. Chiudo con un pensiero per le mie compagne di viaggio, un gruppo di 17 studentesse molto unito; mi sono divertita molto con loro tra viaggi in pullmino, tra i nostri amati pranzi da 0,60 , tra le varie gite o le sere passate in hotel. Anna Tallon * 21 anni, di Bregnano (Co), secondo anno del corso di laurea triennale in Scienze Linguistiche, profilo in Esperto linguistico d’impresa, facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere, campus di Milano #postcard Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Islanda, ghiaccio che scalda il cuore

Ho studiato molto e ho viaggiato il più possibile ma soprattutto ho trovato risposte a domande che nemmeno sapevo di avere». Binomio possibile con un Exchange program 03 novembre 2017 di Elena Bruzzese * Ho scelto di frequentare il mio ultimo semestre del mio ultimo anno di corso di laurea magistrale presso l’Università di Reykjavík, in Islanda. Desideravo che il mio Erasmus fosse non tanto un periodo di svago e di divertimento insieme ad altri studenti internazionali, non tanto una parentesi in cui si fa festa tutte le sere. Desideravo toccare quella parte di cuore che, se lo si ascolta bene, si apre alla vista di ciò che la natura ci ha regalato. Ciò che conta davvero in Islanda non è visitare questa o quella cittadina, bensì andare, e guardare il paesaggio mentre si va. L’Università di Reykjavík, come la città stessa, sembra essere costruita per farti sentire al sicuro e non perso e sopraffatto tra le strade ghiacciate nei fiordi. Quindi, cosa poteva esserci di meglio, se non unire in una sola magnifica esperienza lo studio al viaggio? Viaggio inteso come ricerca, ricerca di luoghi, di meraviglie e di emozioni. Così è stato per me. Sì, ho studiato molto e sono riuscita a terminare gli esami, e sì, ho viaggiato il più possibile con le persone stupende che ho avuto la fortuna di incontrare, ma soprattutto ho trovato risposte a domande che nemmeno sapevo di avere.

 

Germania, dallo stage al lavoro

brescia Germania, dallo stage al lavoro Per Eleonora , di Scienze linguistiche, il tirocinio a Monaco di Baviera si è trasformato in un contratto vero e proprio in un’azienda che organizza una fiera internazionale specializzata nel settore della mobilità elettrica. Per me lo è stato dopo aver deciso di iscrivermi al bando per il progetto “Stage a Monaco di Baviera”. Tramite Università Cattolica ho avuto la possibilità di vivere per tre mesi di stage all’Olympisches Dorf proprio all’interno dell’Olympiapark, una zona tranquilla, ben fornita (mezzi pubblici e servizi principali) e molto giovanile, essendo frequentata principalmente da studenti universitari. Ho svolto il mio stage presso MunichExpo, un’azienda che ogni anno organizza eMove360°, fiera internazionale specializzata nel settore della mobilità elettrica e in tutto ciò a essa connesso. Qui ho avuto la possibilità di immergermi nel modo del lavoro e di imparare nuove mansioni, sempre affiancata da colleghi gentili e disponibili. Ora che ho realizzato il mio sogno di trovare un lavoro e un appartamento a Monaco, mi rendo conto che tutto ciò che sono riuscita a raggiungere l’ho fatto tramite le mie forze e la mia determinazione. Qua in azienda mi sento molto apprezzata e valorizzata; nonostante le difficoltà linguistiche che possono essere naturali, sento di potermi realizzare e di mettere veramente in pratica quello per cui ho studiato.

 

Stage e inglese, accoppiata di successo

posctard Stage e inglese, accoppiata di successo Per Emilio , di Scienze bancarie, l’esperienza a Dublino è servita per svolgere un corso di lingua e perfezionarla attraverso un internship in una grande società irlandese 31 ottobre 2019 di Emilio De Renzis * Un corso di inglese abbinato a un’esperienza di stage. Fin dall’inizio mi sono sentito immerso nella cultura dublinese avendo scelto di spendere questo periodo all’estero in host family . È stato divertente scoprire nuove tradizioni, modi di fare, partecipare alle feste di famiglia, i compleanni, le cene. Il primo mese di corso di inglese all’Emerald Cultural Institute è stato molto interessante: ho scoperto un nuovo approccio allo studio della lingua. Ho scelto il corso di inglese Gen4, che prevede lezioni mattutine su grammatica e pronuncia e lezioni pomeridiane strutturate come conversazioni in gruppo su vari temi di attualità. Abbiamo avuto l’opportunità di visitare anche il Nord dell’isola, dove si trovano le particolarissime formazioni rocciose del Giant Causeway, il Rope Bridge, il villaggio di Howth e la città di Belfast. Inoltre, la richiesta di bici è molto alta, quindi è molto facile vendere la bici al termine dell’esperienza.

 

Bordeaux, Erasmus al profumo di Francia

Postcard Bordeaux, Erasmus al profumo di Francia Benedetta, di Scienze linguistiche, ha respirato l’atmosfera francese in ogni vicolo, in ogni paesaggio e in ogni angolo del campus dell’università. Un'esperienza da vivere tutta d'un fiato 29 novembre 2019 di Benedetta Campelli * “Mes chèrs parents, je pars. Je ne m’enfuis pas, je vole!” “Cari genitori, io parto! Non scappo via, volo!” - La famiglia Bélier Con queste parole nel cuore è iniziata la mia avventura per l’ Erasmus a Bordeaux, in Francia. Mi sono totalmente innamorata della città in cui mi trovavo. A un’ora dalla città si trova un paesino di nome St. Emilion caratterizzato dai vigneti che in autunno mostrano colori e fanno assaporare uva, vini e profumi indimenticabili. Una volta finita l’esperienza, guardando indietro ai passi fatti con impegno, ognuno potrà riconoscere di aver camminato un bel pezzo di strada tirando fuori una forza che non si immaginava neanche di avere. Trascorrere un periodo della propria vita all’estero è un’avventura che consiglio a chiunque, dà una grande energia, arricchisce sotto ogni punto di vista e proietta verso un futuro più stimolante.

 

Exchange nel cuore dell’Europa

Ucsc international Exchange nel cuore dell’Europa Francesco , studente di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative , ha trascorso cinque mesi a Maastricht , in Olanda, in una delle migliori università europee. “Sarò mai all’altezza di tutto ciò che comporterà questa esperienza?”, “Avrò le abilità necessarie per superare tutte le difficoltà che, inevitabilmente, mi si presenteranno?” … queste e molte altre erano le domande che mi ponevo. L’Exchange è internazionalismo, è integrazione, è essere cittadini del mondo, condivisione, multietnicità, è sentirsi “a casa lontano da casa”. Ho vissuto, durante la mia permanenza, in uno studentato, ed è la migliore opzione per chi vuole aprirsi a nuovi “mondi” e culture, per chi ha voglia di mettersi in gioco non solo a livello formativo ma anche personale. L’università di Maastricht è una delle migliori in Europa, tra le più internazionali, il metodo Problem-Based Learning di sicuro non è stato semplice all’inizio: tanto da studiare e in poco, pochissimo, tempo. Infatti, durante questi mesi ho avuto modo di viaggiare, di visitare e di scoprire nuovi posti e culture. Consiglio a tutti l’Exchange, consiglio a tutti l’Olanda, Maastricht; consiglio di “osare”, di evadere dalla vostra “comfort zone”, di misurarvi di fronte a nuove sfide, perché perdersi in nuovi traguardi è il solo modo per (ri)trovarsi e (ri)scoprirsi migliori di prima.

 

Overseas, il mio sogno americano

UCSC International Overseas, il mio sogno americano Per Federica , studentessa di Economia, i cinque mesi a New Orleans sono stati un tuffo nei ritmi e nei suoni di una città incredibile. La più nota è sicuramente la celebrazione del carnevale, durata sei settimane e culminata, al termine, nel vero e proprio “Mardi Gras”: un trionfo di colori e musica, con parate di carri elaborati dai quali venivano lanciati gadget di ogni genere. Fin dal primo giorno di lezione è stato chiaro che mi sarei dovuta adattare a un nuovo metodo di insegnamento, a un nuovo approccio ai contenuti e, soprattutto, alla persona. Gran parte del contributo alla lezione è fornita dagli studenti attraverso discussioni, confronti e lavori di gruppo, le scadenze sono pressoché giornaliere e vi è un costante stimolo alla conoscenza e all’approfondimento delle proprie competenze e dei propri talenti. La voglia di condividere il proprio tempo e le proprie emozioni, il desiderio di conoscersi e confrontarsi, la volontà di vivere al meglio questa esperienza sono state per me il vero linguaggio universale con cui sento di aver dialogato in cinque mesi (oltre che un pizzico di inglese!). Dopo essere rientrata in Italia, in tanti mi hanno chiesto qual è la cosa che mi è piaciuta di più o ciò che ritengo sia stato più significativo. I selezionati avranno l'opportunità di frequentare i corsi all'estero, usufruire delle strutture e dei servizi dell'Ateneo ospitante, sostenere gli esami concordati con i docenti dell'Ateneo e ottenerne il riconoscimento al rientro, oppure di condurre ricerche in loco per la propria tesi di laurea.

 

Tanzania, una bellissima palestra

Postcard Tanzania, una bellissima palestra Marta , della facoltà di Medicina, ha deciso di partecipare all’International Volunteering in un piccolo villaggio nel nord del Paese. Un mese tra le corsie di un ospedale 31 gennaio 2020 di Marta Zidda * Il volontariato mi è sembrato l'occasione giusta per soddisfare il mio desiderio di vivere un'esperienza all'estero che fosse in linea con il mio percorso di studi in Medicina. Ho trascorso un periodo di quattro settimane a Monduli, un piccolo villaggio nel nord, dove fin da subito mi sono sentita accolta come a casa. Dalla seconda settimana sono iniziate le attività di volontariato che ho svolto presso il “Levolosi Health Centre”, ospedale situato ad Arusha, città distante circa un'ora di bus dalla nostra residenza a Monduli. Essendo una studentessa del primo anno questa è stata per me la prima esperienza in ospedale: avevo tutto da imparare e mi sono completamente messa a servizio del personale locale che mi ha dato la possibilità di osservare il loro lavoro e apprendere. Noi volontari siamo stati accolti e guidati dal personale locale che si è dimostrato sempre disponibile a rispondere alle nostre domande e ad accompagnarci nelle attività quotidiane che svolgevamo in base alla nostra preparazione e conoscenze con un grado di autonomia crescente. Sono stati tanti anche i momenti emozionanti come vedere i pazienti affezionarsi a noi volontari e dispiacersi per la nostra partenza, assistere a un parto o entrare per la prima volta in una sala operatoria, tutte esperienze importanti per me, sia come studentessa che come persona.

 

Barcellona, stage e lavoro da remoto

Postcard Barcellona, stage e lavoro da remoto Il Coronavirus ha impedito a Martina di mettere piede in azienda, ma lo spirito di accoglienza dello staff ha reso quella a distanza un’esperienza di grande valore. Un insegnamento per la vita professionale ma anche per la crescita personale 20 luglio 2020 di Martina Furano * Sono salita su quell’aereo con un unico grande obiettivo: dare a me stessa l’opportunità di crescere in modo rilevante per il mio futuro, tanto sul piano professionale quanto su quello personale. Credo fortemente nella responsabilità che ciascuno di noi ha di rispondere agli stimoli, di cogliere occasioni irripetibili, di mettersi in gioco. Non appena ho fatto il mio ingresso nel mondo universitario ho subito avvertito il desiderio di guardarmi intorno, di ampliare gli orizzonti e scovare l’opportunità “ideale”. Sono bastati qualche click e un po’ di intraprendenza per trovare un programma che mi permettesse di muovere i primi passi nel mondo del lavoro, allenare entrambe le lingue del mio percorso di studi ed entrare in contatto con così tanti background culturali da rendere quasi impossibile contarli. Ostacolo dopo ostacolo, in questo percorso è stato essenziale sviluppare soft skills che mi permettessero di concretizzare i miei obiettivi a fronte di un’incertezza con la quale nessuno sapeva ancora come misurarsi. Martina Furano, 21 anni, di Pavia, studentessa del terzo anno della laurea triennale in Lingue per l’Impresa, facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere , campus di Milano #postcard #barcellona #spagna #stage Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Gent, Europe’s best-kept secret

UCSC INTERNATIONAL Gent, Europe’s best-kept secret Roberto , di Economia, ha trascorso cinque mesi di Erasmus in una delle più belle città del Belgio. Un’esperienza che ti segna dentro (anche fuori!) e ti rende irrequieto all’idea di quanto ci sia da esplorare nel mondo». maggio 2019 di Roberto Italia * Sono passati un paio di giorni dal mio ritorno in Italia. Se è stato difficile partire e adattarsi a un nuovo Paese, lo è ancora di più tornare alla vita di tutti i giorni e fermarsi almeno per un po’ di tempo. Sono partito da Milano con parecchi dubbi e due valigie, sono rientrato con tre e un’infinità di ricordi e di immagini, dopo aver quasi perso l’aereo. Apro i regali e leggo i messaggi ricevuti prima di partire: del cioccolato polacco, una stampa giapponese, una lettera in spagnolo, una targa del Capodanno cinese. Cinque mesi di Erasmus ti cambiano, ti segnano dentro (anche fuori!) e ti rendono irrequieto all’idea di quanto ci sia da esplorare nel mondo.

 

Tra Stanford e la Silicon Valley

UCSC INternational Tra Stanford e la Silicon Valley L’International Honors Program di Alberto, studente di Economia, si è svolto in una delle più prestigiose università a livello mondiale a cui si è aggiunto un enrichment program alla Silicon Valley Innovation Academy . Sono i corsi che ho frequentato a Stanford , tutti accomunati dalle tematiche del business , della tecnologia e dell’innovazione, in linea con il mio percorso di studi all’Universita Cattolica in Economia e Management. Inoltre, ho preso parte alla Silicon Valley Innovation Academy , un enrichment program che insegna, con un approccio pragmatico, dinamico e innovativo, come sviluppare una grande idea che, diventando una start-up, possa potenzialmente cambiare il mondo. In quei momenti pensavo a tutti i celebri alumni che sono passati di li e a tutto ciò che in quella culla del futuro e nato e ha contribuito a cambiare il mondo. Inoltre, ho avuto la grande fortuna di poter incontrare professionisti italiani che ricoprono ruoli di rilievo all’interno delle migliori aziende della Bay Area - come Apple, Google, Samsung - che mi hanno saputo ascoltare, consigliare, e motivare in maniera sorprendente verso il raggiungimento dei miei obiettivi futuri. Per esempio, che cos’e e come funziona un quantum computer me l’ha spiegato uno dei vice-president di IBM, come costruire un’impresa di successo me l’ha insegnato il co-fondatore di LinkedIn, mentre come definire la dimensione del mercato l’ho imparato facendo un progetto con altri studenti. Per me, che sono uno studente di Economia e un appassionato di tecnologia, un ammiratore delle grande imprese hi-tech della Silicon Valley e un amante degli Stati Uniti, studiare a Stanford e stata l’esperienza piu bella della mia vita.

 

Studiare medicina a Münster

UCSCINTERNATIONAL Studiare medicina a Münster Michela ha trascorso un anno di Erasmus alla Westfaelische Wilhelms-Universitaet in Germania, con molto tempo speso in corsia, in un sistema universitario che valorizza molto di più del nostro la pratica in ospedale. giugno 2019 di Michela Orlandi * Dieci mesi da trascorrere a Münster, in Germania. Ma Münster è in realtà una delle città universitarie più famose della Germania, 37.000 studenti e una media di tre biciclette per abitante. E poi le amicizie: in un anno ho conosciuto decine di persone diverse da tutta Europa, e non solo, ho stretto rapporti bellissimi con spagnoli, polacchi, americani, tedeschi, che spero si mantengano negli anni nonostante le distanze. La Germania è un paese che ti accoglie e ti apre a tutte le sue possibilità, dopo un anno posso dire di aver trovato un posto che per una parte di me sarà sempre casa. Lasciare posti e persone ormai così familiari è difficile, ma non sono triste perché so di aver vissuto a pieno questo periodo della mia vita che, nonostante si sia concluso, mi ha arricchito di curiosità, determinazione e uno sguardo spalancato verso il mondo. anni, studentessa del quinto anno del corso di laurea in Medicina e chirurgia, Roma #postcard #studenti #erasmus #medicina Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Cina, tre mesi fra corsi e avventure

L’altra faccia del gigante asiatico nel racconto di Cristina , di Scienze linguistiche 14 novembre 2019 di Cristina Freddi * Conseguita la laurea triennale in Scienze Linguistiche, ho voluto mettere alla prova ciò che avevo appreso durante il mio percorso universitario fino a quel momento. Quale modo migliore di farlo se non partendo alla scoperta del Paese su cui ho concentrato i miei studi degli ultimi anni? La mattina del 25 marzo ero davanti al gate, in procinto di prendere un volo diretto a Beijing, con tanta voglia di arricchire il mio bagaglio culturale. Una volta arrivata, sono salita su un taxi che mi ha portata al campus della Beijing Yuyan Daxue , la mia nuova casa per i successivi tre mesi e il luogo dove avrei frequentato i corsi di cinese. Oltre ai corsi di lingua, l’università offre la possibilità a tutti gli studenti di partecipare ad alcune gite organizzate, tra le quali la visita alla più famosa fabbrica di succhi della città e la visita ad alcuni monumenti. Non facendoci fermare dalla pioggia e dal forte vento, abbiamo potuto visitare una delle più straordinarie costruzioni dell’uomo - al modico prezzo di un raffreddore! Ho scoperto l’utilità di applicazioni come WeCha t, che mi hanno permesso di entrare in contatto con associazioni studentesche che organizzano viaggi di ogni genere. Appena rientrata a Beijing e subito ripartita, ho avuto la possibilità di cavalcare per la prima volta un cammello nel deserto dell’Inner Mongolia, di esplorare le sterminate praterie a dorso di cavallo e di ammirare le stelle in un luogo completamente privo di inquinamento luminoso. Tre mesi sono lunghi e con la mia conoscenza limitata della lingua mi sono trovata più volte in situazioni di disagio, che al momento dell’accaduto sembravano la fine del mondo, ma alle quali ripensando ora non posso evitare di sorridere.

 

Budapest, l'Erasmus in forma “aumentata”

Un progetto che, benché proseguito online dall’appartamento di Pest e completato dall’Italia, ha avuto un valore formativo immenso 17 settembre 2020 di Giordana Cristiani * Budapest, “la perla del Danubio”, è stata una vera rivelazione. Una borsa di studio Erasmus+ mi ha permesso di trascorrere un semestre alla Essca School of Management nel campus della capitale ungherese, la più grande dell’Europa Centrale. Si tratta di una vera e propria città degli studenti: infatti, a parte una discreta quantità della popolazione ungherese, Budapest ospita un’enorme comunità di studenti e lavoratori internazionali, attratti da questa capitale per la sua cultura dinamica, la posizione strategica e i prezzi economici. Per prima cosa, ho migliorato tantissimo il mio livello di inglese: a Budapest ci sono più di 30 università e una comunità di circa 100.000 studenti, che ti permette di parlare inglese in tutti i momenti della vita quotidiana. Inoltre, grazie alla natura cosmopolita della città, ho vissuto con tre coinquilini provenienti da vari angoli del mondo: una ragazza di Parigi, un ragazzo di Tokyo e una ragazza di Santiago del Chile. Per quanto concerne gli esami e l’attività didattica, sono stati momenti molto formativi, in quanto le lezioni erano effettuate in classi molto piccole (30 studenti al massimo), dove gli insegnanti instaurano una lezione molto interattiva che prevede quotidianamente dibattiti e lavori di gruppo per ogni corso. È giusto e mi sento in grado a 24 anni di avere la maturità per ricavare il buono da quello che è successo, mi ha permesso di mettermi alla prova in una situazione completamente nuova e che non potevo prevedere.

 

A Charlotte a scuola di diversità

Mi sono sentita in molte occasioni più “viva”, più coraggiosa, più intraprendente, più propensa ad abbracciare idee improvvise di viaggi, di esperienze nuove. In un contesto del genere infatti tutte le emozioni sono amplificate rispetto alla quotidianità che vivi in Italia, perché hai la consapevolezza che ci sarà una “data di scadenza”, che hai solo cinque mesi per ambientarti, creare amicizie, viaggiare, prepararti agli esami, per divertirti. Senza ombra di dubbio le persone con cui è più semplice legare sono gli altri studenti Exchange come te, con cui condividi il fatto di aver lasciato tutto per qualche mese, di aver deciso di intraprendere questa meravigliosa avventura senza sapere chi e cosa avresti trovato nel tuo cammino. Questo ti porta a credere di più nell’umanità in generale, in quanto ti ritrovi parte di una compagnia fatta di ragazzi provenienti dai contesti più disparati, diversi interessi, diversi corsi di studio, diverse attitudini e desideri, ma con i quali stai condividendo la stessa esperienza di vita. Ti senti parte di un gruppo in cui si impara ad andare oltre le differenze, a non giudicare modi di pensare e vivere diversi, perché diverso non significa sbagliato, anzi, è proprio quella diversità che rende ciascuno di noi unico e indispensabile. Senti di avere capito che non serve preoccuparsi troppo per una sconfitta ma anzi devi essere pronto a metterti in gioco, a buttarti e vedere come va. Sicuramente alla fine di questa esperienza sei pronto ad aprirti a nuove esperienze e possibilità che altrimenti prima ignoravi. Credi di più in te stesso, nelle tue capacità, di poter riuscire a fare tutto quello che desideri e nessuno potrà più fermarti nel perseguire i tuoi sogni più ambiziosi.

 

Un Erasmus dal cuore grande

UCSC INTERNATIONAL Un Erasmus dal cuore grande Per Alice, studentessa di Economia, il semestre di studio alla Universidade Catolica Portuguesa di Porto non è finito con il rientro in Italia, perché un’esperienza di questo tipo «non è una parentesi isolata ma un modo di essere che non finirà mai». Mi alzo di scatto sul letto, subito attenta e mi guardo intorno: un cassettone stile ottocento, un armadio Ikea, un comodino in coppia con il cassettone (ma che per essere più cool è stato ridipinto di azzurro), una sedia, i miei libri. Poi alcune foto, sparse un po’ a caso o appoggiate sulla scrivania, e soprattutto la cartina del Portogallo, appesa proprio di fonte al letto, dove ho segnato tutte le città che ho visitato in questi mesi. Poi c’è la cartelletta: contiene tutti i documenti ufficiali dell’Erasmus, le fotocopie del documento d’identità, le autorizzazioni per la ricerca tesi ma raccoglie anche tutte le “prove” dei miei viaggi: biglietti aerei, tickets dei musei, abbonamento dei mezzi, flyer informativi, biglietti da visita dei vari locali visitati, depliant turistici. Perché quando vivi un Erasmus il tuo cuore sembra farsi più grande: tutto l’affetto che provavi per la tua famiglia, la tua città, la tua nazione, ora è diventato doppio, verso un’altra casa, un’altra famiglia, un’altra nazione. Scopri di avere un mare di emozioni nuove e fortissime verso i posti in cui hai vissuto e le persone con cui hai condiviso sei mesi della tua vita. La mia ultima giornata a Porto è dedicata ai saluti: i più intimi, ai luoghi che ho amato; i più dolorosi, alle persone con cui ho condiviso la mia vita.

 

Le mille sorprese di Varsavia

Ma è lì che ho capito che l’Erasmus è proprio questo: sentirsi a casa in un Paese che non è il tuo, acquisire fratelli e sorelle che non parlano nemmeno la tua stessa lingua. Ora che sono tornata posso dire che è stata l’esperienza più bella della mia vita, e che sceglierei questa città altre mille volte ancora. L’inizio è stato difficile: ci si ritrova da soli in un Paese che non parla la tua lingua, e che a volte fatica a comunicare anche in inglese. E poi capisci che l’Erasmus è proprio questo: sentirsi a casa in un Paese che non è il tuo, acquisire fratelli e sorelle che non parlano nemmeno la tua stessa lingua. Spesso e volentieri alcuni ragazzi ti fermano per strada o nei bar; all’inizio era un’abitudine che non capivo, poi ti rendi conto che l’unico obiettivo che li guida è quello di parlare con qualcuno di nazionalità diversa e condividere le proprie esperienze di vita, senza secondi fini. Innamorarsi della città invece è molto facile, Varsavia è una città che funziona: i tram, i pullman e le metro ti portano in ogni luogo della città in poco tempo ed è difficile che abbiano un ritardo superiore ai 5 minuti. Inoltre appena inizia la primavera la città cambia faccia: in riva al fiume aprono molti bar, si può andare sulla spiaggia a organizzare barbecue, partite di beach volley, oppure si può facilmente noleggiare una bicicletta a poco prezzo e girare per gli innumerevoli parchi che questa città offre.

 

In Polonia per fare touchdown

UCSC International In Polonia per fare touchdown Nei 10 mesi a Lublino di Alessandro, studente di Scienze politiche e sociali , oltre agli otto esami sostenuti, c’è stato l’esordio nel team di football americano e lo scudetto sfiorato di un soffio. settembre 2018 di Alessandro D’Alice * Lo sport è stato il cuore della mia esperienza di studente Exchange in Polonia. I corsi mi hanno permesso non solo di apprendere nuovi contenuti, ma anche di confrontarmi con differenti punti di vista, avendo come compagni studenti non solo europei ma anche asiatici. Quel tragitto lo porterò sempre con me, per tutto ciò che ho provato ogni singolo giorno, ogni singolo allenamento: mi sentivo vivo più che mai. Con i Tytani Lublin ho giocato tutta la stagione, che si è chiusa il 28 luglio con la sconfitta in semifinale. Il primo risale nel mese di aprile, quando durante la partita, da semplice studente italiano arrivato a studiare a Lublin, divenni uno dei giocatori più conosciuti della squadra, con tutti i tifosi che iniziarono a urlare il mio nome . Il terzo momento rappresenta qualcosa che ha reso orgoglioso me e la mia famiglia, che dall’Italia non mancava mai di venire in Polonia per sostenermi a ogni mia partita. I selezionati avranno l'opportunità di frequentare i corsi all'estero, usufruire delle strutture e dei servizi dell'Ateneo ospitante, sostenere gli esami concordati con i docenti dell'Ateneo e ottenerne il riconoscimento al rientro, oppure di condurre ricerche in loco per la propria tesi di laurea.

 

Volontariato in Costa Rica

Piacenza Volontariato in Costa Rica Giulia, studentessa di Agricultural And Food Economics a Piacenza, ha svolto un progetto di volontariato internazionale nel settore dell’agricoltura sostenibile. dicembre 2018 di Giulia Raineri * Il settore agroalimentare è sempre stato un mio forte interesse, a partire dalla mia laurea triennale e ora con il proseguimento dei miei studi nel corso di Management and Food Economics a Cremona. Proprio questa mia passione mi ha spinta a partecipare al programma di volontariato internazionale in Costa Rica nell’ambito dell’agricoltura sostenibile, perfettamente in linea con la mia carriera universitaria. Ho vissuto in una splendida famiglia che mi ha accolto calorosamente, sono stata come adottata: abbiamo svolto parecchie attività insieme e siamo in contatto tutt’ora. Il giovedì, invece, era il giorno della raccolta della frutta: ci spostavamo quindi, dentro il cassone di un pick-up, fino in cima alla collina, dove la famiglia possedeva una piantagione di mandarini, limoni acidi e dolci, arance, jocotes (piccoli frutti molto famosi in Costa Rica) e banane. È stata un’esperienza bellissima, che insegna tanto: dal piacere di aiutare persone con il volontariato, alle nuove abitudini, da una lingua nuova all’affrontare imprevisti in un contesto lontano dalla tua realtà. Economia e gestione del sistema agro-alimentare, facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali #postcard #ucscinternational #agroalimentare Facebook Twitter Send by mail Print INTERNATIONAL VOLUNTEERING UCSC International, in partnership con l'associazione internazionale WorldEndeavors, offre la possibilità di svolgere un'esperienza di volontariato internazionale in diversi ambiti e paesi.

 

Una finestra sul Medioriente

Per Lilith , di Scienze linguistiche, sono state l’occasione per studiare il conitto, la cultura, la politica di una delle aree più calde del mondo. marzo 2018 di Lilith Taraschi * Avevo capito fin dalla presentazione iniziale che sarebbe stata un’occasione da non perdere: tre settimane con il Middle East Community Program per conoscere la realtà del Medio Oriente, in particolare la Palestina e Israele. Dall'alloggio al cibo, dai eld trips all'accoglienza, dalle lezioni con esperti alle attività con l’Associazione pro Terra Sancta (Ats) è stato tutto perfetto. Tre settimane di full immersion in un mondo dilaniato dal conitto, con l'occasione di incontrare e conoscere locali, esperti, palestinesi, arabi cristiani e musulmani, israeliani, professori, frati. Senza il Mecp non avrei sperimentato nulla del mondo palestinese e israeliano e non avrei imparato così tante cose sul conitto, sulla cultura, sulle tradizioni, sui modi di vivere, sulla politica. Alloggiavamo a Betlemme, entro il muro di separazione che Israele continua a costruire, in una Guest House di recente inaugurazione, con una famiglia araba cristiana al pian terreno. La Cisgiordania, dove la situazione è più tesa e la vita è più complicata di quella che si conduce in Israele, mi ha regalato comunque dei momenti indimenticabili, delle esperienze uniche, dei volti arabi stupendi, dei racconti mozzaato, e delle testimonianze ispiranti.

 

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