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Hong Kong, uno stage da svolta

ucsc international Hong Kong, uno stage da svolta Ilaria , studentessa di Scienze linguistiche, ha avuto l’opportunità di lavorare per la cinese CITIC Telecom International, che le ha dato la possibilità di far parte di un team splendido. maggio 2019 di Ilaria Brutti * Lasciare l’Italia per andare all’estero a fare uno stage è il modo migliore per dare una svolta al proprio percorso accademico. Ho avuto l’opportunità di lavorare per CITIC Telecom International, azienda appartenente al gruppo cinese CITIC, e di sentirmi parte di un team splendido, che dal primo momento ha cercato di inserirmi, avvicinarmi alla propria cultura e accertarsi che la mia permanenza a Hong Kong fosse il più piacevole possibile. In quanto Sales Intern, ho avuto l’occasione di partecipare a numerosi eventi di settore, soprattutto alla Camera di Commercio Inglese, con l’obiettivo di attrarre potenziali clienti. Non è stato difficile creare nuove amicizie e tessere una rete di conoscenze sia professionali che non. Ed è ciò che ha reso il mio viaggio un’esperienza unica. Se è vero che trascorrere del tempo all’estero a contatto con diverse realtà è un ottimo modo per crescere, allora ad Hong Kong posso dire di aver ampliato ancora una volta i miei orizzonti. Senza accorgermene, con questo piccolo gesto, mi sono guadagnata la stima degli Hong Kongesi, un popolo dalla gentilezza ammirabile, che quotidianamente ha avuto la pazienza di insegnarmi questa varietà di cinese.

 

Tre mesi di stage all’Università di Mosca

ucsc international Tre mesi di stage all’Università di Mosca Veronica , neolaureata in Scienze linguistiche , nella sua internship in segreteria si è occupata di attività di amministrazione, acquisendo conoscenze economiche e di gestione, oltre che dedicarsi all’insegnamento delle lingua italiana a studenti russi. Nei tre mesi di internship mi sono dedicata ad attività di amministrazione nella segreteria dell’università, acquisendo conoscenze economiche e di gestione/amministrazione. Mi sono inoltre occupata dell’insegnamento della lingua italiana a studenti russi, sia tramite lezioni in compartecipazione con gli altri insegnanti, sia tramite lezioni individuali. È stata una delle esperienze migliori che abbia fatto, poiché non solo ho migliorato il mio livello di russo e inglese applicando tutti i giorni queste lingue, ma sono anche cresciuta dal punto di vista lavorativo e personale. Inoltre, l’università MGPU mi ha dato la possibilità di partecipare alla conferenza internazionale “L’italianistica nel mondo contemporaneo”, tenutasi nell’ambito delle Giornate Scientifiche dell’università della città di Mosca, rilasciandomi anche un certificato. Sono stata piacevolmente sorpresa di scoprire quanto sia stato facile per me adeguarmi allo stile di vita russo e ciò è stato possibile anche grazie ai compiti che mi venivano assegnati ogni giorno in ufficio. Questi tre mesi sono stati per me un percorso che mi ha fatto crescere, ampliare le mie conoscenze e rendermi conto delle mie abilità: ho avuto modo di provare realmente in ambito lavorativo e comunicativo quanto mi è stato insegnato nei due anni di università.

 

Generazione Erasmus, l’Europa siamo noi

So che non sarà facile, la mattina mi sveglierò e saprò di dovermi guadagnare ogni angolo di questa città: i cartelli, i portoni, le maniere mediterranee di un popolo fratello. “Smettila di pensare in italiano o non imparerai mai, smettila di crederti una turista.. sveglia la tua anima spagnola!” La mente di un viaggiatore è come quella di un bambino che impara da capo a creare pensieri. Oggi c’è un sole che brucia, sono in università coi miei nuovi compagni, mi hanno accolta come qualcosa di prezioso, di raro che viene da lontano e mi riempiono di domande. Sembra assurdo: le strutture del pensiero che da sempre avevano una chiara disposizione, ora vengono demolite e all’improvviso non traduci più, non cerchi più di tornare alla tua parola di “origine”, ti affidi e lasci avvolgere dal mondo in cui sei immerso. All’improvviso, vivendo tra le pareti con altri coinquilini stranieri, scopri di avere anche un’anima tedesca, una francese, una latinoamericana che aspettavano solo di essere trovate. Partire è una scia contagiosa, perché una volta che hai sperimentato il senso della condivisione con alcuni dei possibili compagni di viaggio, vuoi andare oltre, vuoi imparare di più, non ti basta parlare una lingua, non basta una strada, una prospettiva di vedere le cose. Diffidate da chi vi parla di perdita di tempo: a dirlo di solito è chi o non è mai partito o non ha vissuto interamente il suo viaggio e non conosce la gioia che ora vedo addosso a chi è tornato.

 

Alla scoperta della vera America

ucsc international Alla scoperta della vera America “ Sweet Home Alabama ” è il motivo che ha accompagnato l’ Exchange di Alessandra , studentessa magistrale di Filologia moderna, alla University of Alabama. Un semestre intenso che è stato, senza ombra di dubbio la parte migliore della sua vita. Forse con le tempistiche non sono stata brava in quanto, se vuoi viverti l’esperienza a pieno, dovresti avere la spensieratezza e l’impulsività di chi ha appena iniziato l’università e non l’ansia per il futuro e il desiderio di iniziare un nuovo capitolo della tua vita nel contesto lavorativo. Perché vivere lontano da casa non è mai facile e se anche viaggiare è la mia più grande passione è anche vero che mettersi in gioco ogni giorno non è una passeggiata. Una casa in cui non puoi mai rimanere da solo, ma puoi sentirti solo nei tuoi momenti no. Ogni mattina mi svegliavo con una vista stupenda sul piazzale principale dove tutto aveva inizio: le lezioni, lo studio in biblioteca, le pause pranzo sdraiati sul prato. Il campus è uno dei più grandi d’America e se davvero vuoi vivere la college experience è il posto perfetto perché puoi trovare di tutto, eventi di ogni tipo, grandi party nelle confraternite, partite di football di allo stadio, buffet gratis in ogni angolo, manifestazioni e conferenze. Tuscaloosa è la cittadina più vicina e anche se è molto carina non è minimante comparabile a una grande città.

 

Un Erasmus dal cuore grande

UCSC INTERNATIONAL Un Erasmus dal cuore grande Per Alice, studentessa di Economia, il semestre di studio alla Universidade Catolica Portuguesa di Porto non è finito con il rientro in Italia, perché un’esperienza di questo tipo «non è una parentesi isolata ma un modo di essere che non finirà mai». Mi alzo di scatto sul letto, subito attenta e mi guardo intorno: un cassettone stile ottocento, un armadio Ikea, un comodino in coppia con il cassettone (ma che per essere più cool è stato ridipinto di azzurro), una sedia, i miei libri. Poi alcune foto, sparse un po’ a caso o appoggiate sulla scrivania, e soprattutto la cartina del Portogallo, appesa proprio di fonte al letto, dove ho segnato tutte le città che ho visitato in questi mesi. Poi c’è la cartelletta: contiene tutti i documenti ufficiali dell’Erasmus, le fotocopie del documento d’identità, le autorizzazioni per la ricerca tesi ma raccoglie anche tutte le “prove” dei miei viaggi: biglietti aerei, tickets dei musei, abbonamento dei mezzi, flyer informativi, biglietti da visita dei vari locali visitati, depliant turistici. Perché quando vivi un Erasmus il tuo cuore sembra farsi più grande: tutto l’affetto che provavi per la tua famiglia, la tua città, la tua nazione, ora è diventato doppio, verso un’altra casa, un’altra famiglia, un’altra nazione. Scopri di avere un mare di emozioni nuove e fortissime verso i posti in cui hai vissuto e le persone con cui hai condiviso sei mesi della tua vita. La mia ultima giornata a Porto è dedicata ai saluti: i più intimi, ai luoghi che ho amato; i più dolorosi, alle persone con cui ho condiviso la mia vita.

 

Stage e inglese, accoppiata di successo

posctard Stage e inglese, accoppiata di successo Per Emilio , di Scienze bancarie, l’esperienza a Dublino è servita per svolgere un corso di lingua e perfezionarla attraverso un internship in una grande società irlandese 31 ottobre 2019 di Emilio De Renzis * Un corso di inglese abbinato a un’esperienza di stage. Fin dall’inizio mi sono sentito immerso nella cultura dublinese avendo scelto di spendere questo periodo all’estero in host family . È stato divertente scoprire nuove tradizioni, modi di fare, partecipare alle feste di famiglia, i compleanni, le cene. Il primo mese di corso di inglese all’Emerald Cultural Institute è stato molto interessante: ho scoperto un nuovo approccio allo studio della lingua. Ho scelto il corso di inglese Gen4, che prevede lezioni mattutine su grammatica e pronuncia e lezioni pomeridiane strutturate come conversazioni in gruppo su vari temi di attualità. Abbiamo avuto l’opportunità di visitare anche il Nord dell’isola, dove si trovano le particolarissime formazioni rocciose del Giant Causeway, il Rope Bridge, il villaggio di Howth e la città di Belfast. Inoltre, la richiesta di bici è molto alta, quindi è molto facile vendere la bici al termine dell’esperienza.

 

Cina, tre mesi fra corsi e avventure

L’altra faccia del gigante asiatico nel racconto di Cristina , di Scienze linguistiche 14 novembre 2019 di Cristina Freddi * Conseguita la laurea triennale in Scienze Linguistiche, ho voluto mettere alla prova ciò che avevo appreso durante il mio percorso universitario fino a quel momento. Quale modo migliore di farlo se non partendo alla scoperta del Paese su cui ho concentrato i miei studi degli ultimi anni? La mattina del 25 marzo ero davanti al gate, in procinto di prendere un volo diretto a Beijing, con tanta voglia di arricchire il mio bagaglio culturale. Una volta arrivata, sono salita su un taxi che mi ha portata al campus della Beijing Yuyan Daxue , la mia nuova casa per i successivi tre mesi e il luogo dove avrei frequentato i corsi di cinese. Oltre ai corsi di lingua, l’università offre la possibilità a tutti gli studenti di partecipare ad alcune gite organizzate, tra le quali la visita alla più famosa fabbrica di succhi della città e la visita ad alcuni monumenti. Non facendoci fermare dalla pioggia e dal forte vento, abbiamo potuto visitare una delle più straordinarie costruzioni dell’uomo - al modico prezzo di un raffreddore! Ho scoperto l’utilità di applicazioni come WeCha t, che mi hanno permesso di entrare in contatto con associazioni studentesche che organizzano viaggi di ogni genere. Appena rientrata a Beijing e subito ripartita, ho avuto la possibilità di cavalcare per la prima volta un cammello nel deserto dell’Inner Mongolia, di esplorare le sterminate praterie a dorso di cavallo e di ammirare le stelle in un luogo completamente privo di inquinamento luminoso. Tre mesi sono lunghi e con la mia conoscenza limitata della lingua mi sono trovata più volte in situazioni di disagio, che al momento dell’accaduto sembravano la fine del mondo, ma alle quali ripensando ora non posso evitare di sorridere.

 

Una finestra sul Medioriente

Per Lilith , di Scienze linguistiche, sono state l’occasione per studiare il conitto, la cultura, la politica di una delle aree più calde del mondo. marzo 2018 di Lilith Taraschi * Avevo capito fin dalla presentazione iniziale che sarebbe stata un’occasione da non perdere: tre settimane con il Middle East Community Program per conoscere la realtà del Medio Oriente, in particolare la Palestina e Israele. Dall'alloggio al cibo, dai eld trips all'accoglienza, dalle lezioni con esperti alle attività con l’Associazione pro Terra Sancta (Ats) è stato tutto perfetto. Tre settimane di full immersion in un mondo dilaniato dal conitto, con l'occasione di incontrare e conoscere locali, esperti, palestinesi, arabi cristiani e musulmani, israeliani, professori, frati. Senza il Mecp non avrei sperimentato nulla del mondo palestinese e israeliano e non avrei imparato così tante cose sul conitto, sulla cultura, sulle tradizioni, sui modi di vivere, sulla politica. Alloggiavamo a Betlemme, entro il muro di separazione che Israele continua a costruire, in una Guest House di recente inaugurazione, con una famiglia araba cristiana al pian terreno. La Cisgiordania, dove la situazione è più tesa e la vita è più complicata di quella che si conduce in Israele, mi ha regalato comunque dei momenti indimenticabili, delle esperienze uniche, dei volti arabi stupendi, dei racconti mozzaato, e delle testimonianze ispiranti.

 

A Shanghai a studiare con i manager

È molto interessante il fatto di poter conoscere i manager da un punto di vista lavorativo e personale, potendosi immergere pienamente in un’altra cultura. Inoltre, si tratta di un corso molto interattivo, in cui le attività di team working e di public speaking sono il pane quotidiano. Ho appreso gli strumenti e le tecniche base di project &; people management e, a ogni spiegazione teorica, seguiva sempre la messa in pratica in prima persona tramite attività di team work, così da interiorizzare queste nozioni al meglio nel breve tempo. Il momento finale del corso dedicato ai feedback personali è stato veramente utile: è un ottimo momento per tirare le somme del proprio percorso, parlare apertamente, prendere consapevolezza di sé e di ciò che si può fare per migliorarsi. I ritmi sono serrati, ma una volta che ci si abitua a mantenere alto il livello di concentrazione, si viene travolti dal ritmo incalzante delle giornate, e tutto diventa più facile e immediato. Il gruppo composto da studenti e lavoratori provenienti da tutto il mondo lo rendeva eterogeneo e con molte esperienze da condividere e da cui imparare. È un programma molto intenso, che mette a dura prova, ma che tanto toglie, in termini di sonno e di energia, quanto dà a livello di autoconsapevolezza e autoefficacia.

 

Con Comau a Shanghai

I cinesi sono persone che devono essere scoperte poco per volta in quanto hanno un carattere molto timido e chiuso, però uno degli aspetti che li caratterizza è la generosità, una virtù bellissima che mi ha davvero colpito nel profondo. È stata un’esperienza che mi ha permesso di capire come devono essere gestite le difficoltà che possono insorgere durante il lavoro e che alla fine con l’aiuto di ogni singolo membro del proprio team si può arrivare all’obiettivo che ci si è prefissati. Grazie a questa esperienza sono riuscita a migliorare le mie competenze di team-working, di confrontarsi con altre persone e di scambiarsi idee, talvolta differenti, ma con l’obiettivo comune di raggiungere lo stesso risultato. Bisogna imparare ad ascoltare le persone che si ha di fronte e anche se si hanno opinioni diverse, con pazienza e con la volontà di voler imparare e conoscere, alla fine si riuscirà sempre a trovare un punto in comune. Grazie alla spiegazione di una guida abbiamo visto le varie fasi di assemblaggio e montaggio delle auto e il fatto più affascinante è stato vedere come lavoravano i robot: sembrava quasi che danzassero mentre svolgevano la propria attività. di Opera (Mi), corso di laurea magistrale in Mercati e strategie d’impresa, facoltà di Economia , campus di Milano #postcard #summerprogram #ucscinternational Facebook Twitter Send by mail Print SUMMER PROGRAM I Summer Program si rivolgono a tutti gli studenti che vogliano seguire uno o più corsi durante il periodo estivo. Sono indicati per chi ha già una buona conoscenza della lingua inglese e vuole trascorrere un periodo di studio all’estero durante l’estate, da 2 settimane a 3 mesi, per sostenere uno o più esami, con possibilità di riconoscimento dei CFU al ritorno.

 

Exchange nel cuore dell’Europa

Ucsc international Exchange nel cuore dell’Europa Francesco , studente di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative , ha trascorso cinque mesi a Maastricht , in Olanda, in una delle migliori università europee. “Sarò mai all’altezza di tutto ciò che comporterà questa esperienza?”, “Avrò le abilità necessarie per superare tutte le difficoltà che, inevitabilmente, mi si presenteranno?” … queste e molte altre erano le domande che mi ponevo. L’Exchange è internazionalismo, è integrazione, è essere cittadini del mondo, condivisione, multietnicità, è sentirsi “a casa lontano da casa”. Ho vissuto, durante la mia permanenza, in uno studentato, ed è la migliore opzione per chi vuole aprirsi a nuovi “mondi” e culture, per chi ha voglia di mettersi in gioco non solo a livello formativo ma anche personale. L’università di Maastricht è una delle migliori in Europa, tra le più internazionali, il metodo Problem-Based Learning di sicuro non è stato semplice all’inizio: tanto da studiare e in poco, pochissimo, tempo. Infatti, durante questi mesi ho avuto modo di viaggiare, di visitare e di scoprire nuovi posti e culture. Consiglio a tutti l’Exchange, consiglio a tutti l’Olanda, Maastricht; consiglio di “osare”, di evadere dalla vostra “comfort zone”, di misurarvi di fronte a nuove sfide, perché perdersi in nuovi traguardi è il solo modo per (ri)trovarsi e (ri)scoprirsi migliori di prima.

 

Exchange tra le meraviglie d’Australia

postcard Exchange tra le meraviglie d’Australia Laura , studentessa di Methods and Topics in Arts Management , ha sperimentato il modello universitario australiano ma, soprattutto, ha incontrato un mondo nuovo e affascinante con cui misurarsi e crescere. Mettersi costantemente in gioco con sé stessi e con gli altri ti permette di apprezzare l’impatto positivo che ognuno di noi può avere nel proprio piccolo. A livello accademico, mi sono trovata davvero molto bene con le unit che ho scelto alla Deakin University di Melbourne . Nonostante non sia stato immediato trovare dei corsi adatti al mio percorso di studi, sono rimasta soddisfatta delle scelte che ho fatto e dei traguardi raggiunti. Passare tanto tempo con loro ha nettamente rafforzato il mio inglese, quell’inglese che non si studia sui libri ma che serve nella vita quotidiana. È stato proprio con un gruppo di ragazze in exchange come me che ho viaggiato, una volta terminati gli esami, per visitare prima Cairns e poi Sydney. Penso che la forza dell’Australia sia proprio quella di essere un continente che sa valorizzare la sua diversità, unendo la sua maestosità e grandiosità in stile americano con luoghi europei “a misura d’uomo” e una natura (sia flora che fauna) spaventosamente meravigliosa.

 

In Terra Santa alla ricerca di verità

UCSC international In Terra Santa alla ricerca di verità Si parte per il Medio Oriente credendo di sapere già qualcosa sul conflitto israelo-palestinese, ma una volta lì si capisce che esistono solo tante narrative diverse. ottobre 2017 di Alessandra De Poli * L’idea di partire per il Middle East Community Program (Mecp) mi è venuta dopo aver parlato con una ragazza che era stata in Terra Santa l’anno precedente. Abbiamo alloggiato tutti insieme a Betlemme, che nei 17 giorni di programma è diventato il nostro campo base, ma anche un po’ la nostra casa, dato che ci accoglieva una famiglia palestinese. Non sono mancate le visite alle realtà sociali e ai progetti di Ats Pro Terra Sancta , che si estendo in tutto il territorio sia palestinese che israeliano, e si occupano di categorie di persone diverse (bambini disabili, anziani, giovani studenti arabo cristiani…). Uno parte per la Terra Santa (Israele, Palestina, territori occupati, che nome si deve usare?) credendo di sapere già qualcosa sulla realtà della regione e sul conflitto israelo-palestinese, ma una volta lì si rende conto che non esiste una verità assoluta. Perché passare da Betlemme a Tel Aviv crea un certo shock, così come camminare nella Città Vecchia di Gerusalemme e poi prendere il tram in Città Nuova e arrivare fino al museo Yad Vashem dedicato alla Shoah. Mentre vedere il muro che fagocita i villaggi palestinesi e passare a piedi attraverso i checkpoint crea un po’ di timore e un po’ di rabbia, un po’ di tristezza e un po’ di eccitazione.

 

Le mille sorprese di Varsavia

Ma è lì che ho capito che l’Erasmus è proprio questo: sentirsi a casa in un Paese che non è il tuo, acquisire fratelli e sorelle che non parlano nemmeno la tua stessa lingua. Ora che sono tornata posso dire che è stata l’esperienza più bella della mia vita, e che sceglierei questa città altre mille volte ancora. L’inizio è stato difficile: ci si ritrova da soli in un Paese che non parla la tua lingua, e che a volte fatica a comunicare anche in inglese. E poi capisci che l’Erasmus è proprio questo: sentirsi a casa in un Paese che non è il tuo, acquisire fratelli e sorelle che non parlano nemmeno la tua stessa lingua. Spesso e volentieri alcuni ragazzi ti fermano per strada o nei bar; all’inizio era un’abitudine che non capivo, poi ti rendi conto che l’unico obiettivo che li guida è quello di parlare con qualcuno di nazionalità diversa e condividere le proprie esperienze di vita, senza secondi fini. Innamorarsi della città invece è molto facile, Varsavia è una città che funziona: i tram, i pullman e le metro ti portano in ogni luogo della città in poco tempo ed è difficile che abbiano un ritardo superiore ai 5 minuti. Inoltre appena inizia la primavera la città cambia faccia: in riva al fiume aprono molti bar, si può andare sulla spiaggia a organizzare barbecue, partite di beach volley, oppure si può facilmente noleggiare una bicicletta a poco prezzo e girare per gli innumerevoli parchi che questa città offre.

 

Al lavoro nella Grande mela

Grazie a questa multiculturalità ho avuto la possibilità di perfezionare ulteriormente il mio livello di inglese, oltre che di gustare alcuni piatti tipici dei Paesi da cui provenivano i miei nuovi amici. Lavoravo al decimo piano in un meraviglioso ufficio da cui si vedevano tutte le vie affollate di taxi gialli e turisti, oltre che le luminose insegne pubblicitarie, e tutto questo mi dava l’impressione di vivere la vita di quei protagonisti dei film americani. Mi sono occupata di Media Communications, ho creato contenuti per i social media al fine di promuovere la compagnia e ho contattato diverse aziende con lo scopo di creare una rete di partnership. Spesso alcuni colleghi di altre aziende che condividevano lo stesso ufficio di coworking offrivano per pranzo pizza o donuts, insieme a enormi bibite colorate, il che ti ricordava costantemente di essere davvero in America. Grazie alle escursioni organizzate da Interngroup, ho avuto modo di visitare il Top of the Rock, il Guggenheim Museum, partecipare a workshop di lavoro e visitare il museo dedicato alle vittime dell’11 settembre; esperienza molto toccante, soprattutto perché abbiamo conosciuto e ascoltato le testimonianze di alcuni sopravvissuti. Posso dire di aver davvero vissuto nella grande mela, lavorando, immergendomi nella cultura americana fatta di jazz, bbq all’aperto, facendo jogging in Central Park la domenica mattina, imbattendomi in venditori improvvisati di mango o noccioline agli angoli delle strade, il tutto circondata da grattacieli che sfiorano il cielo. In questa città stracolma di insegne luminose, lavoratori in giacca, cravatta e sneakers, senza tetto che chiedono aiuto con le lacrime agli occhi, ho vissuto un’esperienza indimenticabile e incontrato compagni di viaggio con i quali tutt’ora mi sento e spero di incontrare di nuovo.

 

In Polonia per fare touchdown

UCSC International In Polonia per fare touchdown Nei 10 mesi a Lublino di Alessandro, studente di Scienze politiche e sociali , oltre agli otto esami sostenuti, c’è stato l’esordio nel team di football americano e lo scudetto sfiorato di un soffio. settembre 2018 di Alessandro D’Alice * Lo sport è stato il cuore della mia esperienza di studente Exchange in Polonia. I corsi mi hanno permesso non solo di apprendere nuovi contenuti, ma anche di confrontarmi con differenti punti di vista, avendo come compagni studenti non solo europei ma anche asiatici. Quel tragitto lo porterò sempre con me, per tutto ciò che ho provato ogni singolo giorno, ogni singolo allenamento: mi sentivo vivo più che mai. Con i Tytani Lublin ho giocato tutta la stagione, che si è chiusa il 28 luglio con la sconfitta in semifinale. Il primo risale nel mese di aprile, quando durante la partita, da semplice studente italiano arrivato a studiare a Lublin, divenni uno dei giocatori più conosciuti della squadra, con tutti i tifosi che iniziarono a urlare il mio nome . Il terzo momento rappresenta qualcosa che ha reso orgoglioso me e la mia famiglia, che dall’Italia non mancava mai di venire in Polonia per sostenermi a ogni mia partita. I selezionati avranno l'opportunità di frequentare i corsi all'estero, usufruire delle strutture e dei servizi dell'Ateneo ospitante, sostenere gli esami concordati con i docenti dell'Ateneo e ottenerne il riconoscimento al rientro, oppure di condurre ricerche in loco per la propria tesi di laurea.

 

A Charlotte a scuola di diversità

Mi sono sentita in molte occasioni più “viva”, più coraggiosa, più intraprendente, più propensa ad abbracciare idee improvvise di viaggi, di esperienze nuove. In un contesto del genere infatti tutte le emozioni sono amplificate rispetto alla quotidianità che vivi in Italia, perché hai la consapevolezza che ci sarà una “data di scadenza”, che hai solo cinque mesi per ambientarti, creare amicizie, viaggiare, prepararti agli esami, per divertirti. Senza ombra di dubbio le persone con cui è più semplice legare sono gli altri studenti Exchange come te, con cui condividi il fatto di aver lasciato tutto per qualche mese, di aver deciso di intraprendere questa meravigliosa avventura senza sapere chi e cosa avresti trovato nel tuo cammino. Questo ti porta a credere di più nell’umanità in generale, in quanto ti ritrovi parte di una compagnia fatta di ragazzi provenienti dai contesti più disparati, diversi interessi, diversi corsi di studio, diverse attitudini e desideri, ma con i quali stai condividendo la stessa esperienza di vita. Ti senti parte di un gruppo in cui si impara ad andare oltre le differenze, a non giudicare modi di pensare e vivere diversi, perché diverso non significa sbagliato, anzi, è proprio quella diversità che rende ciascuno di noi unico e indispensabile. Senti di avere capito che non serve preoccuparsi troppo per una sconfitta ma anzi devi essere pronto a metterti in gioco, a buttarti e vedere come va. Sicuramente alla fine di questa esperienza sei pronto ad aprirti a nuove esperienze e possibilità che altrimenti prima ignoravi. Credi di più in te stesso, nelle tue capacità, di poter riuscire a fare tutto quello che desideri e nessuno potrà più fermarti nel perseguire i tuoi sogni più ambiziosi.

 

Annalisa, un Erasmus in corsia

ucsc international Annalisa, un Erasmus in corsia La studentessa di Medicina ha trascorso gran parte del suo progetto a Cardiff nell’ospedale universitario del Galles, imparando sul campo i segreti dell’arte medica, fatta di conoscenze specialistiche ma anche di attenzione al paziente. Archiviate le normali apprensioni iniziali, fin da subito mi sono sentita accolta sia dai colleghi inglesi, sia dagli altri ragazzi Erasmus che ho incontrato i primi giorni e con cui è nato un bellissimo rapporto. Inizialmente questo atteggiamento mi ha spaventata perché non ero abituata ad avere un ruolo così attivo all’interno di un reparto, mi sembrava quasi “surreale” che chiedessero a me di andare a visitare i pazienti, scrivere in cartella e riferire loro quanto appreso nel colloquio. Ho trascorso il primo mese nell’ospedale pediatrico e, grazie alla dedizione dei medici e di tutto il personale sanitario che mi hanno seguita giorno dopo giorno, ho iniziato ad acquisire sempre più sicurezza e autonomia nell’ambito diagnostico-terapeutico, ma soprattutto ho avuto modo di sviluppare le cosiddette “communication skills”. Ciò che mi ha sorpreso fin da subito, infatti, è stata l’attenzione degli operatori sanitari per il malato nella sua interezza, attenzione che cercano costantemente di insegnare agli studenti dedicando anche lezioni apposite in cui vengono inscenati casi clinici e lo studente deve interagire con degli attori. Ho imparato, dunque, che è davvero importante comunicare col paziente, ascoltarlo e condividere con lui anche parte di sé in modo tale che egli si senta protagonista del percorso di cura. Durante il tirocinio a ginecologia, svoltosi il mese seguente, sono rimasta piacevolmente colpita dall’organizzazione capillare dei servizi forniti alla donna, in particolare dall’ambulatorio dedicato alla visita delle gravide con problemi mentali e dalle cliniche che accolgono e ascoltano donne vittime di abusi e violenze.

 

La mia estate al King’s College

UCSC INTERNATIONAL La mia estate al King’s College Erica , studentessa di Economia, ha vissuto tre settimane di Summer Program alla prestigiosa università londinese, dove ha potuto mettere alla prova le sue competenze linguistiche ma anche la preparazione accademica. La seconda settimana ci saremmo concentrati su tematiche più politiche e sociali: abbiamo discusso di Brexit, dei pro e contro della globalizzazione e abbiamo spesso preso parte a dibattiti in cui ho potuto mettere alla prova la conoscenza dell’inglese e la mia cultura generale. Tuttavia ho anche apprezzato molto i dibattiti organizzati nelle lezioni del mattino della seconda settimana, perché mi hanno consentito di approfondire la mia conoscenza su argomenti di attualità e di imparare ad esporre un’argomentazione a voce in maniera convincente. Ritengo che il gruppo di lavoro della prima settimana sia stato invece una buona spinta per intrattenere relazioni non solo con il gruppo di italiani che dall’Università Cattolica era giunto con me a Londra. Uno degli aspetti che più abbiamo apprezzato di Londra è stato per l’appunto la sua totale apertura a differenti culture e nazionalità, il che ha coronato la nostra vacanza rendendola ancora più internazionale. anni, di Savona, secondo anno della laurea magistrale in Management per l’impresa, facoltà di Economia , campus di Milano #postcard #summerprogram #ucscinternational Facebook Twitter Send by mail Print SUMMER PROGRAM I Summer Program si rivolgono a tutti gli studenti che vogliano seguire uno o più corsi durante il periodo estivo. Sono indicati per chi ha già una buona conoscenza della lingua inglese e vuole trascorrere un periodo di studio all’estero durante l’estate, da 2 settimane a 3 mesi, per sostenere uno o più esami, con possibilità di riconoscimento dei CFU al ritorno.

 

Bordeaux, Erasmus al profumo di Francia

Postcard Bordeaux, Erasmus al profumo di Francia Benedetta, di Scienze linguistiche, ha respirato l’atmosfera francese in ogni vicolo, in ogni paesaggio e in ogni angolo del campus dell’università. Un'esperienza da vivere tutta d'un fiato 29 novembre 2019 di Benedetta Campelli * “Mes chèrs parents, je pars. Je ne m’enfuis pas, je vole!” “Cari genitori, io parto! Non scappo via, volo!” - La famiglia Bélier Con queste parole nel cuore è iniziata la mia avventura per l’ Erasmus a Bordeaux, in Francia. Mi sono totalmente innamorata della città in cui mi trovavo. A un’ora dalla città si trova un paesino di nome St. Emilion caratterizzato dai vigneti che in autunno mostrano colori e fanno assaporare uva, vini e profumi indimenticabili. Una volta finita l’esperienza, guardando indietro ai passi fatti con impegno, ognuno potrà riconoscere di aver camminato un bel pezzo di strada tirando fuori una forza che non si immaginava neanche di avere. Trascorrere un periodo della propria vita all’estero è un’avventura che consiglio a chiunque, dà una grande energia, arricchisce sotto ogni punto di vista e proietta verso un futuro più stimolante.

 

Alla LSE incontrando il mondo

UCSC INTERNATIONAL Alla LSE incontrando il mondo È stata un’esperienza internazionale il Summer Program di Elena , studentessa di Scienze politiche e sociali, alla London School of Economics . novembre 2018 di Elena Beretta * Dopo un’estate passata a crogiolarmi nelle mie insicurezze mi ero ripromessa di fare qualcosa di stimolante. Sono stata mossa, oltre che dall’innegabile prestigio di cui questo ateneo gode a livello internazionale, anche dalla destinazione, perché ero già stata a Londra e l’avevo subito sentita come una città dove potessi sentirmi a casa. Ricordo di aver letto tempo fa una citazione sulla capitale inglese che recitava: “Se un uomo è stanco di Londra è stanco della vita, perché a Londra c’è tutto ciò che la vita può offrire”, e non potrei trovarmi più d’accordo. Durante i seminari noi studenti abbiamo avuto modo di confrontarci, scambiarci opinioni e visioni dei vari argomenti, nello stile tipicamente anglosassone di approccio allo studio che punta in modo particolare sull’intervento da parte degli studenti e li spinge a parlare e dire la loro il più possibile. Alla LSE ho incontrato ragazzi e ragazze da tutta Italia e soprattutto da tutto il mondo, abbiamo trascorso tre settimane sempre insieme dandoci sostegno nei giorni precedenti all’esame finale, divertendoci, esplorando la città e parlando tutti insieme nelle nostre infinite varianti di inglese. Non posso far altro che consigliare questa esperienza a tutti e ringraziare sia l’Università Cattolica sia la LSE per avermi permesso di viverla e stringere amicizie che sono certa andranno oltre la fine delle tre settimane di Summer School.

 

A Seul l’Overseas è un’altra storia

UCSC international A Seul l’Overseas è un’altra storia Cosma Damiano , studente di Economia, non aveva messo la Corea tra le sue preferenze per un’esperienza di studio all’estero. Ad aspettarmi all’aeroporto c’era un gruppetto di coreani della mia università pronti ad accogliermi con una gentilezza che, agli occhi di un occidentale, risulta piuttosto inconsueta a primo impatto, sospettosa a tratti. Da lì a poco avrei capito che l’Oriente è un’altra storia e che la Corea, in particolare, è abitata da un popolo che ha fatto di gentilezza, eleganza, riservatezza, altruismo e umiltà i suoi tratti distintivi. La vista dello skyline della città era già la prima conferma che la scelta di partire fosse stata una delle migliori della mia vita. Lo street food , i grattacieli con rooftop spettacolari, la musica K-pop, le atmosfere futuristiche, scorci che raccontavano le abitudini e l’essenza di un popolo e i palazzi che testimoniano la grandezza di antichi imperi, queste sono le immagini che riaffiorano pensando alla Corea. Inutile dire che le difficoltà sono state molte: una città grande sei volte Milano, una lingua incomprensibile, otto ore di fuso orario che rendevano la comunicazione a dir poco complessa e cibi dai sapori per nulla familiari. I selezionati avranno l'opportunità di frequentare i corsi all'estero, usufruire delle strutture e dei servizi dell'Ateneo ospitante, sostenere gli esami concordati con i docenti dell'Ateneo e ottenerne il riconoscimento al rientro, oppure di condurre ricerche in loco per la propria tesi di laurea.

 

Un salto nel vuoto a Shanghai

ucsc international Un salto nel vuoto a Shanghai È l’emozione che ha provato Lucia, studentessa di Economia, all’arrivo nella città cinese per la Summer School di Comau Academy, senza lasciarla più. È la sensazione che ho provato quando, per la prima volta, ho messo piede sulla metropolitana di Shanghai, ho fatto la guerra con le bacchette cinesi per mangiare dumplings seduta al tavolo di una bettola e sono salita in cima al secondo grattacielo più alto del pianeta. Allora, però, non ero consapevole che avrei convissuto con quella sensazione fino alla fine della Summer School di Comau Academy , e oltre. Rappresenta l’anima di un’esperienza che trasmette un insegnamento da portare sempre con sé: che mettersi in gioco, cercare l’incontro (talvolta lo scontro) con persone sconosciute, imparare da esse, mettersi in discussione, cambiare, sono la linfa che ci nutre e ci fa crescere. Alle intense giornate trascorse nella sede di Comau sono seguite cene in compagnia e avventure negli angoli più disparati di una città che è tutta da scoprire. Quella sensazione iniziale, quel tuffo nel vuoto che nell’immaginario dei più è sinonimo di disagio, è in realtà uno strumento potentissimo che tutti dovremmo essere in grado di padroneggiare con destrezza. Quella sensazione rappresenta la forza propulsiva del motore che spinge ognuno di noi a muoversi autonomamente in un mondo che corre a una velocità incontrollabile.

 

Diventare grande a Parigi

Ecco come iscriversi a un Exchange Semester Abroad entro il 22 maggio 04 maggio 2017 di Sara Minoia * Mi sono iscritta al programma per gioco, poi ci ho creduto con tutta me stessa. Significa conoscere le persone, e farsi conoscere, per quello che realmente sono, senza filtri, senza preconcetti, senza distinzioni di razza, religione, lingua, modo di vestire, modo di pensare. Le amicizie che nascono durante questa esperienza sono vere e sincere: io ho trovato una famiglia e porterò ognuna delle persone che ho conosciuto sempre nel cuore. Lontano da casa impari a dare valore alle cose giuste, impari cos’è la vera mancanza di qualcuno, impari cosa significa avere il sostegno di chi ti vuole bene. L’ Erasmus significa sentirsi a casa in un Paese che non è il tuo e scoprire che i francesi camminano davvero con la baguette ancora calda sotto al braccio. L’ Erasmus ti cambia la vita perché cambia te. Cambia il modo di vedere il mondo, di guardare chi ti cammina di fianco, di pensare al diverso, di amare ciò che ti circonda. L’ Erasmus ti catapulta completamente fuori dalla tua comfort zone, e per questo è la cosa più bella che ti possa capitare a vent’anni.

 

Studiare medicina a Münster

UCSCINTERNATIONAL Studiare medicina a Münster Michela ha trascorso un anno di Erasmus alla Westfaelische Wilhelms-Universitaet in Germania, con molto tempo speso in corsia, in un sistema universitario che valorizza molto di più del nostro la pratica in ospedale. giugno 2019 di Michela Orlandi * Dieci mesi da trascorrere a Münster, in Germania. Ma Münster è in realtà una delle città universitarie più famose della Germania, 37.000 studenti e una media di tre biciclette per abitante. E poi le amicizie: in un anno ho conosciuto decine di persone diverse da tutta Europa, e non solo, ho stretto rapporti bellissimi con spagnoli, polacchi, americani, tedeschi, che spero si mantengano negli anni nonostante le distanze. La Germania è un paese che ti accoglie e ti apre a tutte le sue possibilità, dopo un anno posso dire di aver trovato un posto che per una parte di me sarà sempre casa. Lasciare posti e persone ormai così familiari è difficile, ma non sono triste perché so di aver vissuto a pieno questo periodo della mia vita che, nonostante si sia concluso, mi ha arricchito di curiosità, determinazione e uno sguardo spalancato verso il mondo. anni, studentessa del quinto anno del corso di laurea in Medicina e chirurgia, Roma #postcard #studenti #erasmus #medicina Facebook Twitter Send by mail Print.

 

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