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Al lavoro nella Grande mela

Grazie a questa multiculturalità ho avuto la possibilità di perfezionare ulteriormente il mio livello di inglese, oltre che di gustare alcuni piatti tipici dei Paesi da cui provenivano i miei nuovi amici. Lavoravo al decimo piano in un meraviglioso ufficio da cui si vedevano tutte le vie affollate di taxi gialli e turisti, oltre che le luminose insegne pubblicitarie, e tutto questo mi dava l’impressione di vivere la vita di quei protagonisti dei film americani. Mi sono occupata di Media Communications, ho creato contenuti per i social media al fine di promuovere la compagnia e ho contattato diverse aziende con lo scopo di creare una rete di partnership. Spesso alcuni colleghi di altre aziende che condividevano lo stesso ufficio di coworking offrivano per pranzo pizza o donuts, insieme a enormi bibite colorate, il che ti ricordava costantemente di essere davvero in America. Grazie alle escursioni organizzate da Interngroup, ho avuto modo di visitare il Top of the Rock, il Guggenheim Museum, partecipare a workshop di lavoro e visitare il museo dedicato alle vittime dell’11 settembre; esperienza molto toccante, soprattutto perché abbiamo conosciuto e ascoltato le testimonianze di alcuni sopravvissuti. Posso dire di aver davvero vissuto nella grande mela, lavorando, immergendomi nella cultura americana fatta di jazz, bbq all’aperto, facendo jogging in Central Park la domenica mattina, imbattendomi in venditori improvvisati di mango o noccioline agli angoli delle strade, il tutto circondata da grattacieli che sfiorano il cielo. In questa città stracolma di insegne luminose, lavoratori in giacca, cravatta e sneakers, senza tetto che chiedono aiuto con le lacrime agli occhi, ho vissuto un’esperienza indimenticabile e incontrato compagni di viaggio con i quali tutt’ora mi sento e spero di incontrare di nuovo.

 

Exchange tra le meraviglie d’Australia

L’esperienza da UCSC Exchange Student è stata un’opportunità meravigliosa che mi ha permesso di crescere non solo a livello accademico ma anche personale, umano. Assorbita da una realtà completamente diversa da quella a cui ero abituata ed essendomi messa costantemente in gioco con me stessa e con gli altri, ho potuto comprendere a fondo l’impatto positivo che ognuno di noi può avere nel proprio piccolo. L’ interattività e la praticità dei corsi, l’utilità dell’e-learning, l’efficacia dei lavori di gruppo con studenti internazionali e i vari assignment svolti mi hanno permesso di capire a pieno gli argomenti studiati. Non è stato immediato trovare dei corsi adatti al mio percorso di studi ma sono rimasta soddisfatta delle scelte che ho fatto e dei traguardi raggiunti. È stato proprio con alcuni di loro che, una volta terminati gli esami, ho visitato prima Cairns e poi Sydney. Nuotare in una cascata naturale della foresta pluviale, rilassarsi su una spiaggia paradisiaca a Fitrzoy Island, fare scubadiving e snorkelling nella Great Barrier Reef, assistere ad uno spettacolo teatrale all’Opera House di Sydney, camminare sul Sydney Harbour Bridge e così via sono state esperienze eccezionali. Penso che la forza dell’Australia sia proprio quella di essere un continente in cui si può godere di un’estrema diversità: unisce infatti la grandiosità delle sue metropoli ad una natura (sia flora che fauna) spaventosamente maestosa e ad un mix culturale unico nel suo genere.

 

Barcellona, stage e lavoro da remoto

Postcard Barcellona, stage e lavoro da remoto Il Coronavirus ha impedito a Martina di mettere piede in azienda, ma lo spirito di accoglienza dello staff ha reso quella a distanza un’esperienza di grande valore. Un insegnamento per la vita professionale ma anche per la crescita personale 20 luglio 2020 di Martina Furano * Sono salita su quell’aereo con un unico grande obiettivo: dare a me stessa l’opportunità di crescere in modo rilevante per il mio futuro, tanto sul piano professionale quanto su quello personale. Credo fortemente nella responsabilità che ciascuno di noi ha di rispondere agli stimoli, di cogliere occasioni irripetibili, di mettersi in gioco. Non appena ho fatto il mio ingresso nel mondo universitario ho subito avvertito il desiderio di guardarmi intorno, di ampliare gli orizzonti e scovare l’opportunità “ideale”. Sono bastati qualche click e un po’ di intraprendenza per trovare un programma che mi permettesse di muovere i primi passi nel mondo del lavoro, allenare entrambe le lingue del mio percorso di studi ed entrare in contatto con così tanti background culturali da rendere quasi impossibile contarli. Ostacolo dopo ostacolo, in questo percorso è stato essenziale sviluppare soft skills che mi permettessero di concretizzare i miei obiettivi a fronte di un’incertezza con la quale nessuno sapeva ancora come misurarsi. Martina Furano, 21 anni, di Pavia, studentessa del terzo anno della laurea triennale in Lingue per l’Impresa, facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere , campus di Milano #postcard #barcellona #spagna #stage Facebook Twitter Send by mail Print.

 

A Charlotte a scuola di diversità

Mi sono sentita in molte occasioni più “viva”, più coraggiosa, più intraprendente, più propensa ad abbracciare idee improvvise di viaggi, di esperienze nuove. In un contesto del genere infatti tutte le emozioni sono amplificate rispetto alla quotidianità che vivi in Italia, perché hai la consapevolezza che ci sarà una “data di scadenza”, che hai solo cinque mesi per ambientarti, creare amicizie, viaggiare, prepararti agli esami, per divertirti. Senza ombra di dubbio le persone con cui è più semplice legare sono gli altri studenti Exchange come te, con cui condividi il fatto di aver lasciato tutto per qualche mese, di aver deciso di intraprendere questa meravigliosa avventura senza sapere chi e cosa avresti trovato nel tuo cammino. Questo ti porta a credere di più nell’umanità in generale, in quanto ti ritrovi parte di una compagnia fatta di ragazzi provenienti dai contesti più disparati, diversi interessi, diversi corsi di studio, diverse attitudini e desideri, ma con i quali stai condividendo la stessa esperienza di vita. Ti senti parte di un gruppo in cui si impara ad andare oltre le differenze, a non giudicare modi di pensare e vivere diversi, perché diverso non significa sbagliato, anzi, è proprio quella diversità che rende ciascuno di noi unico e indispensabile. Senti di avere capito che non serve preoccuparsi troppo per una sconfitta ma anzi devi essere pronto a metterti in gioco, a buttarti e vedere come va. Sicuramente alla fine di questa esperienza sei pronto ad aprirti a nuove esperienze e possibilità che altrimenti prima ignoravi. Credi di più in te stesso, nelle tue capacità, di poter riuscire a fare tutto quello che desideri e nessuno potrà più fermarti nel perseguire i tuoi sogni più ambiziosi.

 

Al Cairo a studiare arabo

ottobre 2018 La prima cosa che mi ha colpito appena arrivate al Cairo è stata la quantità di gente presente sulle strade, a piedi o sui mezzi, e le regole stradali assenti. All’inizio i giorni sembravano non passare, ma poi ho conosciuto quelli che non erano solo dei professori, ma si sono rivelati anche degli amici, che ti sembra di conoscere da sempre. La sento anche adesso tutti i giorni, dal buongiorno alla buonanotte, perché il rapporto che si è istaurato, sia con Nadia che con Emad, va oltre la distanza. Come tutte le persone che ho conosciuto al Cairo è stato molto disponibile e abbiamo avuto l’opportunità di fare un’ora di lezione con lui in lingua araba. Tra i ricordi più belli, c’è un bambino, che ha passato tutta la giornata con noi accompagnato dalla madre e dal fratello, con un sorriso enorme, il bambino più felice del mondo; felice di accompagnarci a conoscere la sua cultura e la sua religione nella loro purezza e integrità. Chiudo con un pensiero per le mie compagne di viaggio, un gruppo di 17 studentesse molto unito; mi sono divertita molto con loro tra viaggi in pullmino, tra i nostri amati pranzi da 0,60 , tra le varie gite o le sere passate in hotel. Anna Tallon * 21 anni, di Bregnano (Co), secondo anno del corso di laurea triennale in Scienze Linguistiche, profilo in Esperto linguistico d’impresa, facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere, campus di Milano #postcard Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Alla LSE incontrando il mondo

UCSC INTERNATIONAL Alla LSE incontrando il mondo È stata un’esperienza internazionale il Summer Program di Elena , studentessa di Scienze politiche e sociali, alla London School of Economics . novembre 2018 di Elena Beretta * Dopo un’estate passata a crogiolarmi nelle mie insicurezze mi ero ripromessa di fare qualcosa di stimolante. Sono stata mossa, oltre che dall’innegabile prestigio di cui questo ateneo gode a livello internazionale, anche dalla destinazione, perché ero già stata a Londra e l’avevo subito sentita come una città dove potessi sentirmi a casa. Ricordo di aver letto tempo fa una citazione sulla capitale inglese che recitava: “Se un uomo è stanco di Londra è stanco della vita, perché a Londra c’è tutto ciò che la vita può offrire”, e non potrei trovarmi più d’accordo. Durante i seminari noi studenti abbiamo avuto modo di confrontarci, scambiarci opinioni e visioni dei vari argomenti, nello stile tipicamente anglosassone di approccio allo studio che punta in modo particolare sull’intervento da parte degli studenti e li spinge a parlare e dire la loro il più possibile. Alla LSE ho incontrato ragazzi e ragazze da tutta Italia e soprattutto da tutto il mondo, abbiamo trascorso tre settimane sempre insieme dandoci sostegno nei giorni precedenti all’esame finale, divertendoci, esplorando la città e parlando tutti insieme nelle nostre infinite varianti di inglese. Non posso far altro che consigliare questa esperienza a tutti e ringraziare sia l’Università Cattolica sia la LSE per avermi permesso di viverla e stringere amicizie che sono certa andranno oltre la fine delle tre settimane di Summer School.

 

Alla scoperta della vera America

ucsc international Alla scoperta della vera America “ Sweet Home Alabama ” è il motivo che ha accompagnato l’ Exchange di Alessandra , studentessa magistrale di Filologia moderna, alla University of Alabama. Un semestre intenso che è stato, senza ombra di dubbio la parte migliore della sua vita. Forse con le tempistiche non sono stata brava in quanto, se vuoi viverti l’esperienza a pieno, dovresti avere la spensieratezza e l’impulsività di chi ha appena iniziato l’università e non l’ansia per il futuro e il desiderio di iniziare un nuovo capitolo della tua vita nel contesto lavorativo. Perché vivere lontano da casa non è mai facile e se anche viaggiare è la mia più grande passione è anche vero che mettersi in gioco ogni giorno non è una passeggiata. Una casa in cui non puoi mai rimanere da solo, ma puoi sentirti solo nei tuoi momenti no. Ogni mattina mi svegliavo con una vista stupenda sul piazzale principale dove tutto aveva inizio: le lezioni, lo studio in biblioteca, le pause pranzo sdraiati sul prato. Il campus è uno dei più grandi d’America e se davvero vuoi vivere la college experience è il posto perfetto perché puoi trovare di tutto, eventi di ogni tipo, grandi party nelle confraternite, partite di football di allo stadio, buffet gratis in ogni angolo, manifestazioni e conferenze. Tuscaloosa è la cittadina più vicina e anche se è molto carina non è minimante comparabile a una grande città.

 

Annalisa, un Erasmus in corsia

ucsc international Annalisa, un Erasmus in corsia La studentessa di Medicina ha trascorso gran parte del suo progetto a Cardiff nell’ospedale universitario del Galles, imparando sul campo i segreti dell’arte medica, fatta di conoscenze specialistiche ma anche di attenzione al paziente. Archiviate le normali apprensioni iniziali, fin da subito mi sono sentita accolta sia dai colleghi inglesi, sia dagli altri ragazzi Erasmus che ho incontrato i primi giorni e con cui è nato un bellissimo rapporto. Inizialmente questo atteggiamento mi ha spaventata perché non ero abituata ad avere un ruolo così attivo all’interno di un reparto, mi sembrava quasi “surreale” che chiedessero a me di andare a visitare i pazienti, scrivere in cartella e riferire loro quanto appreso nel colloquio. Ho trascorso il primo mese nell’ospedale pediatrico e, grazie alla dedizione dei medici e di tutto il personale sanitario che mi hanno seguita giorno dopo giorno, ho iniziato ad acquisire sempre più sicurezza e autonomia nell’ambito diagnostico-terapeutico, ma soprattutto ho avuto modo di sviluppare le cosiddette “communication skills”. Ciò che mi ha sorpreso fin da subito, infatti, è stata l’attenzione degli operatori sanitari per il malato nella sua interezza, attenzione che cercano costantemente di insegnare agli studenti dedicando anche lezioni apposite in cui vengono inscenati casi clinici e lo studente deve interagire con degli attori. Ho imparato, dunque, che è davvero importante comunicare col paziente, ascoltarlo e condividere con lui anche parte di sé in modo tale che egli si senta protagonista del percorso di cura. Durante il tirocinio a ginecologia, svoltosi il mese seguente, sono rimasta piacevolmente colpita dall’organizzazione capillare dei servizi forniti alla donna, in particolare dall’ambulatorio dedicato alla visita delle gravide con problemi mentali e dalle cliniche che accolgono e ascoltano donne vittime di abusi e violenze.

 

A Seul l’Overseas è un’altra storia

UCSC international A Seul l’Overseas è un’altra storia Cosma Damiano , studente di Economia, non aveva messo la Corea tra le sue preferenze per un’esperienza di studio all’estero. Ad aspettarmi all’aeroporto c’era un gruppetto di coreani della mia università pronti ad accogliermi con una gentilezza che, agli occhi di un occidentale, risulta piuttosto inconsueta a primo impatto, sospettosa a tratti. Da lì a poco avrei capito che l’Oriente è un’altra storia e che la Corea, in particolare, è abitata da un popolo che ha fatto di gentilezza, eleganza, riservatezza, altruismo e umiltà i suoi tratti distintivi. La vista dello skyline della città era già la prima conferma che la scelta di partire fosse stata una delle migliori della mia vita. Lo street food , i grattacieli con rooftop spettacolari, la musica K-pop, le atmosfere futuristiche, scorci che raccontavano le abitudini e l’essenza di un popolo e i palazzi che testimoniano la grandezza di antichi imperi, queste sono le immagini che riaffiorano pensando alla Corea. Inutile dire che le difficoltà sono state molte: una città grande sei volte Milano, una lingua incomprensibile, otto ore di fuso orario che rendevano la comunicazione a dir poco complessa e cibi dai sapori per nulla familiari. I selezionati avranno l'opportunità di frequentare i corsi all'estero, usufruire delle strutture e dei servizi dell'Ateneo ospitante, sostenere gli esami concordati con i docenti dell'Ateneo e ottenerne il riconoscimento al rientro, oppure di condurre ricerche in loco per la propria tesi di laurea.

 

A Shanghai a studiare con i manager

È molto interessante il fatto di poter conoscere i manager da un punto di vista lavorativo e personale, potendosi immergere pienamente in un’altra cultura. Inoltre, si tratta di un corso molto interattivo, in cui le attività di team working e di public speaking sono il pane quotidiano. Ho appreso gli strumenti e le tecniche base di project &; people management e, a ogni spiegazione teorica, seguiva sempre la messa in pratica in prima persona tramite attività di team work, così da interiorizzare queste nozioni al meglio nel breve tempo. Il momento finale del corso dedicato ai feedback personali è stato veramente utile: è un ottimo momento per tirare le somme del proprio percorso, parlare apertamente, prendere consapevolezza di sé e di ciò che si può fare per migliorarsi. I ritmi sono serrati, ma una volta che ci si abitua a mantenere alto il livello di concentrazione, si viene travolti dal ritmo incalzante delle giornate, e tutto diventa più facile e immediato. Il gruppo composto da studenti e lavoratori provenienti da tutto il mondo lo rendeva eterogeneo e con molte esperienze da condividere e da cui imparare. È un programma molto intenso, che mette a dura prova, ma che tanto toglie, in termini di sonno e di energia, quanto dà a livello di autoconsapevolezza e autoefficacia.

 

Bordeaux, Erasmus al profumo di Francia

Postcard Bordeaux, Erasmus al profumo di Francia Benedetta, di Scienze linguistiche, ha respirato l’atmosfera francese in ogni vicolo, in ogni paesaggio e in ogni angolo del campus dell’università. Un'esperienza da vivere tutta d'un fiato 29 novembre 2019 di Benedetta Campelli * “Mes chèrs parents, je pars. Je ne m’enfuis pas, je vole!” “Cari genitori, io parto! Non scappo via, volo!” - La famiglia Bélier Con queste parole nel cuore è iniziata la mia avventura per l’ Erasmus a Bordeaux, in Francia. Mi sono totalmente innamorata della città in cui mi trovavo. A un’ora dalla città si trova un paesino di nome St. Emilion caratterizzato dai vigneti che in autunno mostrano colori e fanno assaporare uva, vini e profumi indimenticabili. Una volta finita l’esperienza, guardando indietro ai passi fatti con impegno, ognuno potrà riconoscere di aver camminato un bel pezzo di strada tirando fuori una forza che non si immaginava neanche di avere. Trascorrere un periodo della propria vita all’estero è un’avventura che consiglio a chiunque, dà una grande energia, arricchisce sotto ogni punto di vista e proietta verso un futuro più stimolante.

 

Budapest, l'Erasmus in forma “aumentata”

Un progetto che, benché proseguito online dall’appartamento di Pest e completato dall’Italia, ha avuto un valore formativo immenso 17 settembre 2020 di Giordana Cristiani * Budapest, “la perla del Danubio”, è stata una vera rivelazione. Una borsa di studio Erasmus+ mi ha permesso di trascorrere un semestre alla Essca School of Management nel campus della capitale ungherese, la più grande dell’Europa Centrale. Si tratta di una vera e propria città degli studenti: infatti, a parte una discreta quantità della popolazione ungherese, Budapest ospita un’enorme comunità di studenti e lavoratori internazionali, attratti da questa capitale per la sua cultura dinamica, la posizione strategica e i prezzi economici. Per prima cosa, ho migliorato tantissimo il mio livello di inglese: a Budapest ci sono più di 30 università e una comunità di circa 100.000 studenti, che ti permette di parlare inglese in tutti i momenti della vita quotidiana. Inoltre, grazie alla natura cosmopolita della città, ho vissuto con tre coinquilini provenienti da vari angoli del mondo: una ragazza di Parigi, un ragazzo di Tokyo e una ragazza di Santiago del Chile. Per quanto concerne gli esami e l’attività didattica, sono stati momenti molto formativi, in quanto le lezioni erano effettuate in classi molto piccole (30 studenti al massimo), dove gli insegnanti instaurano una lezione molto interattiva che prevede quotidianamente dibattiti e lavori di gruppo per ogni corso. È giusto e mi sento in grado a 24 anni di avere la maturità per ricavare il buono da quello che è successo, mi ha permesso di mettermi alla prova in una situazione completamente nuova e che non potevo prevedere.

 

Cina, tre mesi fra corsi e avventure

L’altra faccia del gigante asiatico nel racconto di Cristina , di Scienze linguistiche 14 novembre 2019 di Cristina Freddi * Conseguita la laurea triennale in Scienze Linguistiche, ho voluto mettere alla prova ciò che avevo appreso durante il mio percorso universitario fino a quel momento. Quale modo migliore di farlo se non partendo alla scoperta del Paese su cui ho concentrato i miei studi degli ultimi anni? La mattina del 25 marzo ero davanti al gate, in procinto di prendere un volo diretto a Beijing, con tanta voglia di arricchire il mio bagaglio culturale. Una volta arrivata, sono salita su un taxi che mi ha portata al campus della Beijing Yuyan Daxue , la mia nuova casa per i successivi tre mesi e il luogo dove avrei frequentato i corsi di cinese. Oltre ai corsi di lingua, l’università offre la possibilità a tutti gli studenti di partecipare ad alcune gite organizzate, tra le quali la visita alla più famosa fabbrica di succhi della città e la visita ad alcuni monumenti. Non facendoci fermare dalla pioggia e dal forte vento, abbiamo potuto visitare una delle più straordinarie costruzioni dell’uomo - al modico prezzo di un raffreddore! Ho scoperto l’utilità di applicazioni come WeCha t, che mi hanno permesso di entrare in contatto con associazioni studentesche che organizzano viaggi di ogni genere. Appena rientrata a Beijing e subito ripartita, ho avuto la possibilità di cavalcare per la prima volta un cammello nel deserto dell’Inner Mongolia, di esplorare le sterminate praterie a dorso di cavallo e di ammirare le stelle in un luogo completamente privo di inquinamento luminoso. Tre mesi sono lunghi e con la mia conoscenza limitata della lingua mi sono trovata più volte in situazioni di disagio, che al momento dell’accaduto sembravano la fine del mondo, ma alle quali ripensando ora non posso evitare di sorridere.

 

Con Comau a Shanghai

I cinesi sono persone che devono essere scoperte poco per volta in quanto hanno un carattere molto timido e chiuso, però uno degli aspetti che li caratterizza è la generosità, una virtù bellissima che mi ha davvero colpito nel profondo. È stata un’esperienza che mi ha permesso di capire come devono essere gestite le difficoltà che possono insorgere durante il lavoro e che alla fine con l’aiuto di ogni singolo membro del proprio team si può arrivare all’obiettivo che ci si è prefissati. Grazie a questa esperienza sono riuscita a migliorare le mie competenze di team-working, di confrontarsi con altre persone e di scambiarsi idee, talvolta differenti, ma con l’obiettivo comune di raggiungere lo stesso risultato. Bisogna imparare ad ascoltare le persone che si ha di fronte e anche se si hanno opinioni diverse, con pazienza e con la volontà di voler imparare e conoscere, alla fine si riuscirà sempre a trovare un punto in comune. Grazie alla spiegazione di una guida abbiamo visto le varie fasi di assemblaggio e montaggio delle auto e il fatto più affascinante è stato vedere come lavoravano i robot: sembrava quasi che danzassero mentre svolgevano la propria attività. di Opera (Mi), corso di laurea magistrale in Mercati e strategie d’impresa, facoltà di Economia , campus di Milano #postcard #summerprogram #ucscinternational Facebook Twitter Send by mail Print SUMMER PROGRAM I Summer Program si rivolgono a tutti gli studenti che vogliano seguire uno o più corsi durante il periodo estivo. Sono indicati per chi ha già una buona conoscenza della lingua inglese e vuole trascorrere un periodo di studio all’estero durante l’estate, da 2 settimane a 3 mesi, per sostenere uno o più esami, con possibilità di riconoscimento dei CFU al ritorno.

 

Costruire uno show televisivo a Boston

Ma non è mancato il tempo per le amicizie, per il turismo e per la cultura 14 febbraio 2020 di Vittoriana Erba * Se penso che sono già passati due mesi da quando ho compiuto i miei primi passi a Boston, ancora non ci credo. Prima volta negli Stati Uniti, per passare tre settimane di Summer program interactive marketing communications , event planning &; promotion, presentational skills , in una città che non conoscevo, con persone che non conoscevo e in un sistema accademico molto diverso da quello italiano, da cui non sapevo bene cosa aspettarmi. Fin da subito abbiamo formato un bel gruppo, complice il fatto di passare le nostre giornate praticamente sempre insieme: enormi tavolate in mensa, lezioni al COM – ovvero il College of Communication – e serate di esplorazione della città o di relax giocando a biliardo in dormitorio. I tre corsi che abbiamo seguito ci hanno messi alla prova: divisi in gruppi, abbiamo ideato un piano di comunicazione per un’azienda bostoniana di nostra scelta e abbiamo progettato un intero evento da zero. Tra musei, monumenti e grattacieli, ho messo un bel po’ di spunte nella mia lista di “cose da fare almeno una volta nella vita”: ho adorato il Metropolitan Museum e la vista della città al tramonto dall’alto del One World Trade Center. La strada da percorrere al ritorno, invece, era meno chiara, e non ricordo di aver mai pedalato così tanto in vita mia! Queste tre settimane, che all’inizio sembravano un tempo lunghissimo e spaventoso, sono davvero volate, ed è stato difficile affrontare il rientro in Italia. Il bel gruppo che in poco tempo siamo riusciti a formare è stato una delle determinanti che mi ha fatto amare questa esperienza e, se dovessi scegliere un motivo per cui consigliarla, sarebbe sicuramente questo.

 

Diventare grande a Parigi

Ecco come iscriversi a un Exchange Semester Abroad entro il 22 maggio 04 maggio 2017 di Sara Minoia * Mi sono iscritta al programma per gioco, poi ci ho creduto con tutta me stessa. Significa conoscere le persone, e farsi conoscere, per quello che realmente sono, senza filtri, senza preconcetti, senza distinzioni di razza, religione, lingua, modo di vestire, modo di pensare. Le amicizie che nascono durante questa esperienza sono vere e sincere: io ho trovato una famiglia e porterò ognuna delle persone che ho conosciuto sempre nel cuore. Lontano da casa impari a dare valore alle cose giuste, impari cos’è la vera mancanza di qualcuno, impari cosa significa avere il sostegno di chi ti vuole bene. L’ Erasmus significa sentirsi a casa in un Paese che non è il tuo e scoprire che i francesi camminano davvero con la baguette ancora calda sotto al braccio. L’ Erasmus ti cambia la vita perché cambia te. Cambia il modo di vedere il mondo, di guardare chi ti cammina di fianco, di pensare al diverso, di amare ciò che ti circonda. L’ Erasmus ti catapulta completamente fuori dalla tua comfort zone, e per questo è la cosa più bella che ti possa capitare a vent’anni.

 

Exchange, bagno di cultura in Giordania

UCSC international Exchange, bagno di cultura in Giordania Grazie al programma di scambio studentesco, Gioia , di Scienze linguistiche, ha trascorso un periodo di studio alla University of Jordan . Nota molto positiva è stata anche la possibilità di discutere in maniera aperta e rispettosa con la nostra professoressa di lingua di questioni controverse quali la condizione femminile o l’estremismo religioso. Nulla di più sbagliato! Gli arabi amano fare festa, amano ballare e cantare, non è passato un solo fine settimana in cui non abbia avuto la possibilità di imparare dei passi di dabke, mentre mangiavamo shawarma e knafi. Per ciò che riguarda Amman è una città di una bellezza particolare, dove antico e moderno, sacro e profano si mescolano in un connubio di colori su una tela di bianco crema, colore caratteristico di tutte le abitazioni della città. A livello di patrimonio artistico sarebbe impossibile non parlare della prepotente bellezza del sito archeologico di Petra, un luogo dove più ci si addentra nella camminata più c’è l’impressione di tornare indietro nel tempo. La tribù beduina ci ha accolto come se fossimo di famiglia, raccontandoci storie sul deserto e sulle migliaia di stelle che è possibile vedere la notte, mentre si sentono i coioti ululare in lontananza. La Giordania non è solo un luogo spettacolare da visitare di una bellezza disarmante, ma è la casa di un popolo accogliente e generoso, di persone che alla mia partenza hanno detto: “puoi tornare quando vuoi, qui avrai sempre una famiglia”.

 

Generazione Erasmus, l’Europa siamo noi

So che non sarà facile, la mattina mi sveglierò e saprò di dovermi guadagnare ogni angolo di questa città: i cartelli, i portoni, le maniere mediterranee di un popolo fratello. “Smettila di pensare in italiano o non imparerai mai, smettila di crederti una turista.. sveglia la tua anima spagnola!” La mente di un viaggiatore è come quella di un bambino che impara da capo a creare pensieri. Oggi c’è un sole che brucia, sono in università coi miei nuovi compagni, mi hanno accolta come qualcosa di prezioso, di raro che viene da lontano e mi riempiono di domande. Sembra assurdo: le strutture del pensiero che da sempre avevano una chiara disposizione, ora vengono demolite e all’improvviso non traduci più, non cerchi più di tornare alla tua parola di “origine”, ti affidi e lasci avvolgere dal mondo in cui sei immerso. All’improvviso, vivendo tra le pareti con altri coinquilini stranieri, scopri di avere anche un’anima tedesca, una francese, una latinoamericana che aspettavano solo di essere trovate. Partire è una scia contagiosa, perché una volta che hai sperimentato il senso della condivisione con alcuni dei possibili compagni di viaggio, vuoi andare oltre, vuoi imparare di più, non ti basta parlare una lingua, non basta una strada, una prospettiva di vedere le cose. Diffidate da chi vi parla di perdita di tempo: a dirlo di solito è chi o non è mai partito o non ha vissuto interamente il suo viaggio e non conosce la gioia che ora vedo addosso a chi è tornato.

 

Overseas, il mio sogno americano

UCSC International Overseas, il mio sogno americano Per Federica , studentessa di Economia, i cinque mesi a New Orleans sono stati un tuffo nei ritmi e nei suoni di una città incredibile. La più nota è sicuramente la celebrazione del carnevale, durata sei settimane e culminata, al termine, nel vero e proprio “Mardi Gras”: un trionfo di colori e musica, con parate di carri elaborati dai quali venivano lanciati gadget di ogni genere. Fin dal primo giorno di lezione è stato chiaro che mi sarei dovuta adattare a un nuovo metodo di insegnamento, a un nuovo approccio ai contenuti e, soprattutto, alla persona. Gran parte del contributo alla lezione è fornita dagli studenti attraverso discussioni, confronti e lavori di gruppo, le scadenze sono pressoché giornaliere e vi è un costante stimolo alla conoscenza e all’approfondimento delle proprie competenze e dei propri talenti. La voglia di condividere il proprio tempo e le proprie emozioni, il desiderio di conoscersi e confrontarsi, la volontà di vivere al meglio questa esperienza sono state per me il vero linguaggio universale con cui sento di aver dialogato in cinque mesi (oltre che un pizzico di inglese!). Dopo essere rientrata in Italia, in tanti mi hanno chiesto qual è la cosa che mi è piaciuta di più o ciò che ritengo sia stato più significativo. I selezionati avranno l'opportunità di frequentare i corsi all'estero, usufruire delle strutture e dei servizi dell'Ateneo ospitante, sostenere gli esami concordati con i docenti dell'Ateneo e ottenerne il riconoscimento al rientro, oppure di condurre ricerche in loco per la propria tesi di laurea.

 

Exchange nel cuore dell’Europa

Ucsc international Exchange nel cuore dell’Europa Francesco , studente di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative , ha trascorso cinque mesi a Maastricht , in Olanda, in una delle migliori università europee. “Sarò mai all’altezza di tutto ciò che comporterà questa esperienza?”, “Avrò le abilità necessarie per superare tutte le difficoltà che, inevitabilmente, mi si presenteranno?” … queste e molte altre erano le domande che mi ponevo. L’Exchange è internazionalismo, è integrazione, è essere cittadini del mondo, condivisione, multietnicità, è sentirsi “a casa lontano da casa”. Ho vissuto, durante la mia permanenza, in uno studentato, ed è la migliore opzione per chi vuole aprirsi a nuovi “mondi” e culture, per chi ha voglia di mettersi in gioco non solo a livello formativo ma anche personale. L’università di Maastricht è una delle migliori in Europa, tra le più internazionali, il metodo Problem-Based Learning di sicuro non è stato semplice all’inizio: tanto da studiare e in poco, pochissimo, tempo. Infatti, durante questi mesi ho avuto modo di viaggiare, di visitare e di scoprire nuovi posti e culture. Consiglio a tutti l’Exchange, consiglio a tutti l’Olanda, Maastricht; consiglio di “osare”, di evadere dalla vostra “comfort zone”, di misurarvi di fronte a nuove sfide, perché perdersi in nuovi traguardi è il solo modo per (ri)trovarsi e (ri)scoprirsi migliori di prima.

 

Gent, Europe’s best-kept secret

UCSC INTERNATIONAL Gent, Europe’s best-kept secret Roberto , di Economia, ha trascorso cinque mesi di Erasmus in una delle più belle città del Belgio. Un’esperienza che ti segna dentro (anche fuori!) e ti rende irrequieto all’idea di quanto ci sia da esplorare nel mondo». maggio 2019 di Roberto Italia * Sono passati un paio di giorni dal mio ritorno in Italia. Se è stato difficile partire e adattarsi a un nuovo Paese, lo è ancora di più tornare alla vita di tutti i giorni e fermarsi almeno per un po’ di tempo. Sono partito da Milano con parecchi dubbi e due valigie, sono rientrato con tre e un’infinità di ricordi e di immagini, dopo aver quasi perso l’aereo. Apro i regali e leggo i messaggi ricevuti prima di partire: del cioccolato polacco, una stampa giapponese, una lettera in spagnolo, una targa del Capodanno cinese. Cinque mesi di Erasmus ti cambiano, ti segnano dentro (anche fuori!) e ti rendono irrequieto all’idea di quanto ci sia da esplorare nel mondo.

 

Germania, dallo stage al lavoro

brescia Germania, dallo stage al lavoro Per Eleonora , di Scienze linguistiche, il tirocinio a Monaco di Baviera si è trasformato in un contratto vero e proprio in un’azienda che organizza una fiera internazionale specializzata nel settore della mobilità elettrica. Per me lo è stato dopo aver deciso di iscrivermi al bando per il progetto “Stage a Monaco di Baviera”. Tramite Università Cattolica ho avuto la possibilità di vivere per tre mesi di stage all’Olympisches Dorf proprio all’interno dell’Olympiapark, una zona tranquilla, ben fornita (mezzi pubblici e servizi principali) e molto giovanile, essendo frequentata principalmente da studenti universitari. Ho svolto il mio stage presso MunichExpo, un’azienda che ogni anno organizza eMove360°, fiera internazionale specializzata nel settore della mobilità elettrica e in tutto ciò a essa connesso. Qui ho avuto la possibilità di immergermi nel modo del lavoro e di imparare nuove mansioni, sempre affiancata da colleghi gentili e disponibili. Ora che ho realizzato il mio sogno di trovare un lavoro e un appartamento a Monaco, mi rendo conto che tutto ciò che sono riuscita a raggiungere l’ho fatto tramite le mie forze e la mia determinazione. Qua in azienda mi sento molto apprezzata e valorizzata; nonostante le difficoltà linguistiche che possono essere naturali, sento di potermi realizzare e di mettere veramente in pratica quello per cui ho studiato.

 

Hong Kong, uno stage da svolta

ucsc international Hong Kong, uno stage da svolta Ilaria , studentessa di Scienze linguistiche, ha avuto l’opportunità di lavorare per la cinese CITIC Telecom International, che le ha dato la possibilità di far parte di un team splendido. maggio 2019 di Ilaria Brutti * Lasciare l’Italia per andare all’estero a fare uno stage è il modo migliore per dare una svolta al proprio percorso accademico. Ho avuto l’opportunità di lavorare per CITIC Telecom International, azienda appartenente al gruppo cinese CITIC, e di sentirmi parte di un team splendido, che dal primo momento ha cercato di inserirmi, avvicinarmi alla propria cultura e accertarsi che la mia permanenza a Hong Kong fosse il più piacevole possibile. In quanto Sales Intern, ho avuto l’occasione di partecipare a numerosi eventi di settore, soprattutto alla Camera di Commercio Inglese, con l’obiettivo di attrarre potenziali clienti. Non è stato difficile creare nuove amicizie e tessere una rete di conoscenze sia professionali che non. Ed è ciò che ha reso il mio viaggio un’esperienza unica. Se è vero che trascorrere del tempo all’estero a contatto con diverse realtà è un ottimo modo per crescere, allora ad Hong Kong posso dire di aver ampliato ancora una volta i miei orizzonti. Senza accorgermene, con questo piccolo gesto, mi sono guadagnata la stima degli Hong Kongesi, un popolo dalla gentilezza ammirabile, che quotidianamente ha avuto la pazienza di insegnarmi questa varietà di cinese.

 

In Polonia per fare touchdown

UCSC International In Polonia per fare touchdown Nei 10 mesi a Lublino di Alessandro, studente di Scienze politiche e sociali , oltre agli otto esami sostenuti, c’è stato l’esordio nel team di football americano e lo scudetto sfiorato di un soffio. settembre 2018 di Alessandro D’Alice * Lo sport è stato il cuore della mia esperienza di studente Exchange in Polonia. I corsi mi hanno permesso non solo di apprendere nuovi contenuti, ma anche di confrontarmi con differenti punti di vista, avendo come compagni studenti non solo europei ma anche asiatici. Quel tragitto lo porterò sempre con me, per tutto ciò che ho provato ogni singolo giorno, ogni singolo allenamento: mi sentivo vivo più che mai. Con i Tytani Lublin ho giocato tutta la stagione, che si è chiusa il 28 luglio con la sconfitta in semifinale. Il primo risale nel mese di aprile, quando durante la partita, da semplice studente italiano arrivato a studiare a Lublin, divenni uno dei giocatori più conosciuti della squadra, con tutti i tifosi che iniziarono a urlare il mio nome . Il terzo momento rappresenta qualcosa che ha reso orgoglioso me e la mia famiglia, che dall’Italia non mancava mai di venire in Polonia per sostenermi a ogni mia partita. I selezionati avranno l'opportunità di frequentare i corsi all'estero, usufruire delle strutture e dei servizi dell'Ateneo ospitante, sostenere gli esami concordati con i docenti dell'Ateneo e ottenerne il riconoscimento al rientro, oppure di condurre ricerche in loco per la propria tesi di laurea.

 

In Terra Santa alla ricerca di verità

UCSC international In Terra Santa alla ricerca di verità Si parte per il Medio Oriente credendo di sapere già qualcosa sul conflitto israelo-palestinese, ma una volta lì si capisce che esistono solo tante narrative diverse. ottobre 2017 di Alessandra De Poli * L’idea di partire per il Middle East Community Program (Mecp) mi è venuta dopo aver parlato con una ragazza che era stata in Terra Santa l’anno precedente. Abbiamo alloggiato tutti insieme a Betlemme, che nei 17 giorni di programma è diventato il nostro campo base, ma anche un po’ la nostra casa, dato che ci accoglieva una famiglia palestinese. Non sono mancate le visite alle realtà sociali e ai progetti di Ats Pro Terra Sancta , che si estendo in tutto il territorio sia palestinese che israeliano, e si occupano di categorie di persone diverse (bambini disabili, anziani, giovani studenti arabo cristiani…). Uno parte per la Terra Santa (Israele, Palestina, territori occupati, che nome si deve usare?) credendo di sapere già qualcosa sulla realtà della regione e sul conflitto israelo-palestinese, ma una volta lì si rende conto che non esiste una verità assoluta. Perché passare da Betlemme a Tel Aviv crea un certo shock, così come camminare nella Città Vecchia di Gerusalemme e poi prendere il tram in Città Nuova e arrivare fino al museo Yad Vashem dedicato alla Shoah. Mentre vedere il muro che fagocita i villaggi palestinesi e passare a piedi attraverso i checkpoint crea un po’ di timore e un po’ di rabbia, un po’ di tristezza e un po’ di eccitazione.

 

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