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Giornalismo, un dio dal doppio volto

Un viaggio, ancorché breve, che dopo un percorso di studi in Lettere e Giornalismo, l’ha portato nell’anno in corso a iscriversi al master biennale in Giornalismo dell’Università Cattolica e, proprio a quarant’anni della barbara uccisione, a vincere il premio intitolato alla memoria di Walter Tobagi. Quello che ho scritto rappresenta l’oggetto dei miei studi: il concetto di modello di business è uno di quelli che per me è pane quotidiano. Perché? «Anche il giornalismo ha due facce come Giano, una che guarda al futuro, l’altra che non deve mai perdere di vista il passato. Per esempio nel corso dell’emergenza Coronavirus, il giornale ha tolto il paywall sulle notizie relative alla pandemia, col risultato non solo di totalizzare 87 milioni di accessi unici e 168 milioni di visualizzazioni di pagina nel solo mese di marzo ma anche un incremento di 38 mila abbonamenti annuali». È una questione, immagino, che tocca anche il tuo futuro… «All’affermazione che tutti mi fanno quando dico che voglio fare il giornalista: “Ma chi te lo fa fare? Non si campa”, replico approfondendo la questione dei modelli di business dei giornali per dare risposte concrete». E cerco di approfondire i modelli di giornalismo digitale che riescono, oltre che a sopravvivere, anche a fare un giornalismo che può veramente dirsi tale. Quando ho visto il video di presentazione che c’è sul sito, che ho visto una prima volta mentre ero al lavoro, ho deciso che avrei scelto questa Scuola.

 
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