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Giurisprudenza, quattro nuovi profili

MILANO Giurisprudenza, quattro nuovi profili La laurea triennale in “Servizi giuridici” cambia architettura per l’anno accademico in corso, proponendo nuovi percorsi dedicati alle attuali sfide del mercato del lavoro, tra cui la protezione dei dati in rete e della privacy. L’uso della Rete, oltre a modificare le nostre abitudini quotidiane, ha aperto innumerevoli problemi che non di rado la letteratura scientifica qualifica in termini di «rivoluzione» senza precedenti. Questioni che richiedono nuove competenze in campo giuridico, toccando da vicino l’intera filiera della formazione e della conservazione dei dati, del trasferimento e dell’eventuale eliminazione dei diversi contenuti reperibili nel cyberspazio. Con l’obiettivo di rispondere alle attuali sfide la facoltà di Giurisprudenza ha avviato per l’anno accademico 2018-2019 una nuova architettura della laurea triennale in Servizi Giuridici , con la finalità di migliorare il raccordo tra contesto produttivo e formazione post-laurea. Si tratta di profili studiati e suggeriti per sbocchi professionali già affermati o in fase di emersione, che possono idealmente completarsi con master e corsi di perfezionamento in parte già attivi all’interno dell’Ateneo. Tra gli insegnamenti caratterizzanti di nuova attivazione, che possono essere scelti come complementari anche dagli studenti iscritti alla laurea magistrale, si segnalano in particolare quelli riguardanti il Diritto della privacy , la Sicurezza dell’informazione e il Processo telematico . Ma quali sono le ricadute, a livello giuridico, delle trasformazioni che attraversano la rete? Con il passaggio dal Web 1.0 al Web 2.0 si fa riferimento alla trasformazione della cosiddetta rete libera nella cosiddetta rete sociale rappresentata dai Social Network (Facebook, Twitter, Instagram, Linkedin, per citare quelli più utilizzati).

 

Trattamento dati, rivoluzione in arrivo

Una svolta dirompente che richiede la formazione di nuove competenze e nuovi profili professionali by Daniela Fogliada | 16 marzo 2018 Blockchain, data analytics, big data , algoritmi. Sono le tecnologie di ultima generazione della digital economy che proiettano le aziende verso nuove e allettanti frontiere di business. Servono regole chiare, come quelle che introduce, su informativa e consenso, il Regolamento europeo per il trattamento dati n. 2016/679 (GDPR) , che obbliga le imprese a una serie di procedure di compliance. Occorrono regole sufficientemente flessibili da poter essere applicate a seconda delle diverse realtà, senza dimenticare l’effetto prodotto dalle nuove tecnologie» osserva Roberto Lattanzi , Dirigente Dipartimento Comunicazioni e reti telematiche, Garante per la protezione dei dati personali, che rileva inoltre l’importanza dell’aspetto culturale dell’approccio alle normative sulla privacy. L’Italia è stata uno tra i primi Paesi ad avere adottato norme specifiche sul tema e, tuttavia, si trova oggi a confrontarsi con un sistema sovranazionale che impone di costruire strumenti di tutela funzionali ai mutati scenari e ai nuovi rischi». Oltre a offrire un maggior grado di approfondimento e più puntuali strumenti di comprensione dei fenomeni nei programmi di formazione post-graduate, dal punto di vista formativo è necessario introdurre allo studio di queste nuove discipline già a livello di lauree triennali e magistrali». Alla tavola rotonda sono intervenuti Roberto Lattanzi , Dirigente Dipartimento Comunicazioni e reti telematiche, Garante per la protezione dei dati personali, Fabio Rastrelli , della Direzione Centrale Tutela Aziendale di Intesa Sanpaolo, ed Enrico Guarnerio , presidente di Strategica Group.

 

La reputazione, un capitale sociale da proteggere dal web

Confini penalistici e prospettive politico-criminali (Giappichelli, 2018) di Arianna Visconti , ricercatrice dell’Alta Scuola “Federico Stella” sulla Giustizia Penale ( Asgp ). Il libro, che è stato presentato in Università Cattolica il 24 maggio, ha fatto da sfondo al convegno dedicato al tema La reputazione al tempo dei social media e dell’intelligenza artificiale . Al centro del dibattito il concetto di reputazione e i suoi legami con l’onore e la dignità umana: un bene prezioso e al tempo stesso fragile, ‘depositato’ com’è nella mente e nelle attitudini delle persone con cui si entra in relazione, diretta o indiretta. Un bene dotato della capacità di aprire prospettive e opportunità, ma anche, ove si connoti in termini negativi, di generare ostracismo e perdita di chances. Si tratta di un ‘capitale sociale’ dalle ramificazioni estremamente estese, del cui sfaccettato valore sono sempre più consapevoli, nell’attuale società iperconnessa e ipermediatica, i protagonisti della vita economica e istituzionale, i quali vanno progressivamente affinando tecniche per costruire, promuovere, o riparare (ove necessario) la propria reputazione. Reputazione e privacy risultano però oggi anche esposte da molti, spesso in modo tanto volontario quanto non meditato, a rischi sempre più pervasivi, potenziati dalla diffusività istantanea e dalla memoria eterna di Internet. La disintermediazione offerta dalla rete, con la sua promessa di affrancamento da ogni forma di controllo sulla libertà di informazione, si è rivelata fonte di impreviste e nuove minacce per i diritti e le libertà fondamentali.

 
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