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Con Proust, un viaggio alla Recherche

BRESCIA Con Proust, un viaggio alla Recherche Un gruppo di studenti, guidati dal professor Davide Vago , ha visitato i luoghi del celebre romanzo: «Ci siamo sentiti tutti un po’ più “proustiani” e grazie anche alle madeleine abbiamo riscoperto qualche pezzetto di noi che credevamo perduto per sempre». ottobre 2018 di Letizia Cordini e Monica Grazioli * Alla ricerca del Tempo perduto è il romanzo più famoso di Marcel Proust . Infatti, Proust descrive il villaggio attraverso diverse metafore suggestive, legate tra di loro da un fil rouge unico: il tempo che passa; il modo per recuperarlo e per fissarlo per sempre passa attraverso la scrittura. La chiesa e la cattedrale sono due elementi fondamentali in Proust, perché entrambe portano i segni del tempo che passa e che corrode anche la pietra. Camminando lungo le navate della chiesa, abbiamo provato la sensazione che i nostri piedi fluttuassero in equilibrio tra presente e passato, mentre cercavamo di leggere quelle incisioni a noi quasi incomprensibili, quei nomi di persone che mai conosceremo. Anche la camera della zia è stata ricostruita nel dettaglio ed entrando possiamo immaginare di essere il piccolo narratore che, la domenica mattina, entra per augurare il buongiorno alla zia ormai costretta a letto. Non sempre è stato facile capire certe associazioni, ma alla fine dell’esperienza ci siamo sentiti tutti un po’ più “proustiani” e ognuno di noi, nel proprio piccolo, ha riscoperto qualche pezzetto di sé che credeva ormai perduto per sempre (anche grazie all’assaggio delle madeleines !).

 

Per l’estate il questionario di Proust e i libri da mettere in valigia

Vita e Pensiero Per l’estate il questionario di Proust e i libri da mettere in valigia Vita e Pensiero ci sfida a rispondere al divertissement in voga alla fine dell’800, composto da 32 domande aperte che lo scrittore francese compilò in maniera originale. Tra gli autori intervistati trovate Carlo Ossola , che dalla scrivania su cui sta lavorando per i festeggiamenti danteschi - è presidente del Comitato nazionale delle celebrazioni del 700° anniversario – ci risponde che lo scrittore del passato che avrebbe voluto conoscere è il gesuita portoghese António Vieira. O l’argentino Miguel Benasayag che alla domanda su cosa detesta più di tutto risponde “la gente che si prende troppo sul serio”. Contro i ladri di libri di Lucio Coco , con una nota del professor Edoardo Barbieri , una vera chicca per i bibliofili, che raccoglie e racconta le maledizioni e gli anatemi – alcuni molto divertenti - di varie epoche che bibliotecari e librai hanno composto contro i ladri di libri. La più antica è quella apposta su un manoscritto dell’VIII secolo dell’abbazia benedettina di san Medardo di Soissons dove si legge nella chiusa finale: «Se qualcuno tenterà di sottrarre questo libro, non dubiti che finirà sotto il giudizio di Dio e di san Medardo». Un romanzo giallo divertente è Il borghese pellegrino , il ritorno di Marco Malvaldi al personaggio di Pellegrino Artusi (dopo Odore di chiuso ) che questa volta si ritrova in una villa toscana tra ottomani e imprenditori, negli anni della belle époque . È quello che hanno fatto alcuni studenti dell’Università Cattolica di diverse facoltà nel gruppo di lettura “ I giusti continuano a leggere ” organizzato da Vita e Pensiero e dedicato al libro La tirannia dell’algoritmo di Miguel Benasayag .

 
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