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Instagram sul lettino dello psicologo

A partire dai risultati di uno studio, pubblicato su una rivista internazionale che abbiamo condotto con l’obiettivo di indagare come il corpo venisse rappresentato su Instagram, ci siamo resi conto dell’importanza di raccontare quali fossero i processi psicologici implicati nell’utilizzo di questo social network. A oggi la ricerca di un equilibrio di sé non avviene più all’interno di comunità fisiche, come l’oratorio o il parco, ma avviene in comunità digitali, create dai social stessi. Cercare una propria definizione all’interno di questi contesti digitali può influenzare sia il modo in cui gli adolescenti sperimentano il mondo e le emozioni che provano, sia il ruolo che occupano all’interno di queste comunità digitali di cui fanno parte. La ricerca approfondisce questi cambiamenti, soprattutto rispetto alla costruzione dell’identità personale, al riconoscimento delle emozioni e alla costruzione di una identità sociale, ormai lontana dal concetto di “essere” e sempre più vicina al concetto di “esserci”. Il libro vuole essere una guida per genitori e insegnanti che vogliono comprendere gli effetti di Instagram sugli adolescenti, ma anche uno spunto di riflessione per quegli psicologi ed educatori interessati alle dinamiche psicologiche implicate nel suo utilizzo. Partendo da una panoramica sui social, nel libro viene approfondito innanzitutto il ruolo assunto da Instagram nelle relazioni e nel processo di costruzione identitaria degli utenti. All’interno del volume si possono trovare box esplicativi con esercizi e consigli di ordine pratico, suggerimenti bibliografici, e spaccati di vita degli utenti utili per il lettore per comprendere l’uso e le implicazioni di Instagram.

 

Outdoor Therapy, perché modellizzarla

A spiegarlo sono Giancarlo Tamanza , direttore del Laboratorio di Psicologia della Cattolica e Gabriella Vincenzi , assistente sociale dell’USSM-Ufficio Servizio Sociale Minorenni del Tribunale dei Minorenni di Brescia, a poche settimane dalla fine della terza edizione di “A PIEDI E IN BICI. Il progetto educativo che abbina la fatica del cammino outdoor ad un percorso psicologico (non meno faticoso) sia individuale che gruppale, ha tagliato con successo il traguardo della terza edizione. Un fatto non scontato, considerato che si tratta di ragazzi inseriti in un percorso obbligato: il rischio è che “facciano i bravi” perché controllati ma poi oppongano molta resistenza nello scorgere il potenziale trasformativo. Vincenzi: «Parlare di risultanze ha inoltre a che fare con la soggettività dei ragazzi: spesso intrattengono rapporti conflittuali o distaccati con i genitori, ma dopo l’esperienza iniziano a sviluppare hobby a contatto con la natura e relazioni positive con gruppi di adulti. Il ché può rappresentare un vantaggio quando si ha a che fare con soggetti che non hanno volontà autonoma di chiedere aiuto, che accettano di affrontare il percorso obbligati dal fatto di essere sottoposti a procedimento penale. Da lì ha inizio un processo di “bonifica” dell’immagine di sé, che spesso coincide con l’immagine stereotipata che la società ha attribuito loro e che inibisce a priori la loro spinta alla relazione». Tamanza: «Ad oggi si tratta di un progetto soggetto a bando, l’ideale sarebbe che a farsene carico fosse un’unione di territori e comuni nel contesto di un piano di zona».

 

Robot, partner sociali nello sviluppo dei bambini

È quanto emerge da uno studio condotto su 32 bambini di diciassette mesi, nato dalla collaborazione tra l’ Unità di Ricerca sulla Teoria della Mente all’interno del dipartimento di Psicologia dell’Università Cattolica, l’Università di Kyoto, l’Università Doshisha e l’Università di Osaka. Per la ricerca, alla quale hanno partecipato per l'Italia i ricercatori della Cattolica Antonella Marchetti , Davide Massaro , Cinzia Di Dio e Federico Manzi , è stato usato un robot umanoide del laboratorio giapponese guidato dal professor Hiroshi Ishiguro. Secondo la massima di Henri Bergson “L'occhio vede solo ciò che la mente è preparata a comprendere”, gli occhi non servono solo per vedere ciò che ci circonda: lo sguardo riflette il mondo interiore dell’individuo ed è fondamentale per le relazioni sociali, in particolare per la specie umana. L'abilità di comprendere dallo sguardo cosa un altro essere umano intenda fare non è innata, al contrario essa si sviluppa nel corso dei primi mesi di vita, anche attraverso l’esposizione ripetuta del bambino alle interazioni sociali. Sebbene, infatti, quelli osservati siano stati maggiormente attratti dallo sguardo umano, i risultati hanno mostrato che anche lo sguardo di un robot viene da essi impiegato efficacemente per anticiparne i comportamenti. Possiamo, dunque, affermare che la simulazione da parte di un robot antropomorfo di un comportamento socialmente saliente attira, in una certa misura, la nascente attenzione sociale dei bambini molto piccoli. Questa scoperta permette di ipotizzare un futuro nel quale i robot diventeranno partner sociali competenti anche nei primi mesi di vita, supportando la socializzazione precoce sia in condizioni di sviluppo tipico sia nel caso in cui fossero presenti fattori di rischio evolutivo.

 

Italiani, refrattari a rispettare le regole post Covid

Ricerca Italiani, refrattari a rispettare le regole post Covid Sono 4 su 10 gli italiani che faticano ad adattare i propri comportamenti alla nuova normalità dopo l’epidemia da Coronavirus. Lo rivela uno studio del centro di ricerca EngageMinds HUB dell’Università Cattolica 30 luglio 2020 «Ben più di un terzo della popolazione italiana, il 38% per la precisione, trova molto difficile cambiare le proprie abitudini di vita, anche se in gioco c’è la tutela dalla pandemia». La percentuale di persone che è riluttante a cambiare le proprie regole di vita è molto elevata e va a incrociare variabili socio-demografiche. La difficoltà ad adeguare le proprie abitudini alla nuova normalità imposta dalla convivenza con il nuovo coronavirus è sentita maggiormente dagli uomini (43% contro il 38% medio complessivo), soprattutto se giovani (44% nella fascia tra i 18 e i 34 anni), residenti al sud e nelle isole (42%) e con un reddito di livello medio (47%). Infatti, secondo lo studio, coloro che risultano avere un alto livello di “patient engagement” percepiscono il cambiamento delle proprie abitudini di vita nel corso di questa Fase 3 come meno difficile rispetto alla popolazione generale, mentre coloro che sono in una posizione di basso coinvolgimento percepiscono più difficoltà nel cambiamento. Questa ultime elaborazioni, e in particolare il dato che attribuisce proprio alle persone più spaventate dal rischio di contagio una maggiore refrattarietà ad adottare comportamenti di protezione dallo stesso contagio - continua la docente - mettono in luce la complessità psicologica delle reazioni degli italiani alle prescrizioni preventive. Tuttavia, come mostrato da questi dati, il processo di educazione e sensibilizzazione è molto più complesso sul piano emotivo e psicologico, soprattutto per le fasce della popolazione più giovani e culturalmente più evolute.

 

Perché il professionista della User Experience è sempre più richiesto

Che si tratti di sviluppare un sito di e-commerce, un nuovo ambiente di apprendimento digitale, una app o una mostra interattiva – in tutti questi casi, l’obiettivo fondamentale è quello di riuscire a realizzare un’esperienza ottimale, ovvero, efficace, emotivamente coinvolgente, esteticamente gradevole, e possibilmente memorabile. Non in ultimo, entra in gioco l’abilità di tradurre queste dimensioni psicologiche in elementi di design – interfacce, modelli di interazione, contenuti – che siano accessibili a tutti, facili da usare e da apprendere. A queste skill tecniche si aggiungono competenze “soft”, che includono la capacità di coinvolgere tutti gli stakeholders, saper collaborare creativamente all’interno di un team diversificato, costruire scenari e casi d’uso realistici, saper “metabolizzare” rapidamente grandi quantità di dati e informazioni, ed essere in grado di comunicare con efficacia. Come sanno bene gli psicologi, l’esperienza è il motore fondamentale dei processi di cambiamento e dello sviluppo personale: quindi, diventare un experience designer significa anche assumersi la responsabilità di guidare i processi trasformativi della nostra società, e in definitiva, di plasmare il nostro futuro. Frutto della collaborazione fra Università Cattolica del Sacro Cuore e POLI.design – Politecnico di Milano, il corso si propone di formare figure che possiedano conoscenze e competenze operative nell’ambito dell’esperienza dell’utente (UX) e dei suoi diversi ambiti di applicazione, attraverso un mix unico di linguaggi e conoscenze interdisciplinari. Il Master offre inoltre la possibilità di entrare a far parte di un’ampia community di professionisti e ricercatori nell’ambito della UX e di essere costantemente aggiornati sui trend emergenti, grazie all’integrazione nel percorso formativo delle UX Talks, seminari tematici tenuti da esperti di rilievo internazionale. I candidati che presenteranno domanda di ammissione entro la prima scadenza (31 Luglio 2020) potranno beneficiare di una riduzione dei costi di iscrizione; sono inoltre disponibili borse di studio.

 

L’Università Cattolica a Focus Live

Durante la mattinata di apertura giovedì 21 novembre Alessandro Rosina , docente di Demografia in Università Cattolica, parlerà sul main stage alle ore 12 di “Demografia e società” e di quali risorse possiamo mettere in campo per un domani migliore. Sempre giovedì 21 Michela Balconi , docente di Neuropsicologia e neuroscienze cognitive, interverrà alle ore 15.30 sull’azione di autoregolazione del cervello, in grado di rallentare o accelerare i propri ritmi cerebrali attraverso un rapido processo di training guidato da alcuni device portabili, come il Neurofeedback. Antonella Marchetti , docente di Psicologia dello sviluppo e direttrice dell’Unità di ricerca sulla Teoria della mente, sabato 23 novembre alle ore 13.30 presenterà gli studi che con i suoi collaboratori sta conducendo da diversi anni sulla Human Robot Interaction nell’ambito della Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione. Stand "Crescere con i robot: il contributo della psicologia dello sviluppo" L'Unità di Ricerca sulla Teoria della Mente sarà presente all'interno del Padiglione dedicato ai bambini organizzato da Focus Junior con i docenti Davide Massaro, Cinzia Di Dio, Federico Manzi, Giulia Peretti e Teresa Rinaldi. Stand “La canapa multiuso” Il gruppo del professor Stefano Amaducci della facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali, proporrà in questo stand un approfondimento sui diversi usi della canapa, coltura versatile e multifunzionale che esemplifica i principi della bioeconomia. I visitatori potranno osservare il processo di fotosintesi della pianta di canapa grazie a un sistema sperimentale che registra e proietta in tempo reale su un grafico, l’assimilazione di anidride carbonica e la traspirazione di acqua da parte delle piante. Infine si parlerà delle fasi critiche della filiera, quali la macerazione e la meccanizzazione della raccolta e della possibilità di sfruttare tutte le frazioni della pianta, anche quelle di scarto, in linea con i principi dell’economia circolare.

 

Calabresi, rialzarsi la mattina dopo

Questa è la motivazione che ha spinto Mario Calabresi a scrivere il suo ultimo libro La mattina dopo andando a trovare tutte le persone che erano “in lista d’attesa” mentre lui era immerso ventiquattr’ore su ventiquattro nel flusso di notizie del giornale. Una presentazione del libro originale, pensata come dialogo, in un’aula gremita di studenti con Eugenia Scabini , professore emerito di Psicologia sociale della famiglia, e introdotto dalla psicologa Sara Pelucchi . In questo fugace scambio di ruoli - la psicologa intervistatrice e il giornalista intervistato - «si sono rivelate due persone che sanno cogliere l’essenziale, gli aspetti cruciali dell’esperienza umana», ha sottolineato presentandoli Camillo Regalia, direttore del Centro di Ateneo Studi e ricerche sulla famiglia . O come Daniela “la garagista” «con un’energia incredibile che si capisce non sappia dove mettere», che all’attivo ha un danno irreversibile alla colonna vertebrale, tanti amici e una gran voglia di vivere. Lo dice Leonard Cohen che Calabresi cita nelle prime pagine del libro: “In ogni cosa c’è una crepa ed è da lì che passa la luce”. Quando l’identità è minacciata da una rottura riannodare i fili familiari dà il senso della storia» - ha detto la psicologa - e «quando pensi di non avere più un futuro, quello è il momento in cui riscoprire il passato» - ha fatto eco Calabresi. Andando si fa la via, e nel guardare indietro si vede la strada che mai si tornerà a rifare”, come recitano i versi di Antonio Machado che aprono La mattina dopo .

 

In rete per fare volontariato

Brescia In rete per fare volontariato Al via il progetto “VolontariaMente in rete” con cui la facoltà di Psicologia promuove l’inserimento dei propri studenti all’interno delle realtà associative della città. Numeri che si sposano con quei “3.838 enti non profit registrati a Brescia alla data 31 dicembre 2017, ovvero più del 14% del totale presente in Lombardia” come dichiarato dalla consigliera di CSV e terzo settore Margherita Rocco . Da questi dati l’Ateneo ha avviato la creazione del progetto che farà incontrare l’offerta degli studenti con la costante richiesta espressa da parte delle associazioni. Tutto ciò avverrà anche grazie alla presenza dei due tutor Alessandra Scollato , Psicologa di Comunita e Tutor degli studenti della Facolta di Psicologia e Federico Maffezzoni , laureato alla Cattolica in Psicologia degli interventi clinici nei contesti sociali. Ai due è affidato il compito di “essere punti di riferimento e indirizzare ogni partecipante verso la realtà più adatta, sia per in termini di competenze acquisite sia a livello di inclinazioni personali. L’effetto positivo sarà duplice secondo Silvia Bonizzoni , dirigente responsabile del Settore Servizi Sociali per la Persona, la Famiglia e la Comunita del Comune di Brescia. “Per gli studenti la possibilità di sperimentare sul campo le skills relazionali fondamentali per la futura professione, mentre per una città come la nostra, in cui l’80% dei servizi di prossimità è reso possibile grazie al volontariato, questo significa un’iniezione di nuove e fresche energie”.

 

Psicologia, Antonietti nuovo preside

Milano Psicologia, Antonietti nuovo preside Il professore ordinario di Psicologia generale è stato eletto alla guida della facoltà per il quadriennio 2018/19 – 2021/22. Nato a Pavia il 30 aprile 1960, Antonietti è professore ordinario di Psicologia generale presso la facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica, dove insegna anche Psicologia cognitiva applicata e Lifelong learning ed Empowerment. Si è laureato in Filosofia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 1983, si è specializzato in Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 1986 e ha conseguito il dottorato di ricerca in Psicologia dei processi cognitivi e psicolinguistica nel 1989. Ha compiuto studi teorici e sperimentali soprattutto nell'ambito della psicologia cognitiva e dell'apprendimento, focalizzando la propria attenzione sui processi implicati nella creatività, nella soluzione di problemi e nella presa di decisione, con particolare attenzione alla metacognizione, al pensiero per analogia e al ragionamento a base visivo-spaziale. È stato direttore del Dipartimento di Psicologia dal 2002 al 2014, è coordinatore della laurea magistrale “Psicologia per il benessere: empowerment, riabilitazione e tecnologia positiva” e direttore del master Disfunzioni cognitive in età evolutiva. Antonietti è responsabile del Servizio di Psicologia dell’apprendimento e dell’educazione in età evolutiva (SPAEE) dell’Università Cattolica e coordinatore del Laboratorio di Psicologia cognitiva dell’Ateneo. Direttore della rivista Ricerche di Psicologia, il professore è anche membro del comitato scientifico/ di direzione di molte riviste specializzate, anche internazionali.

 

Erasmus, una scuola di diversità

UCSC INTERNATIONAL Erasmus, una scuola di diversità A Valencia, la studentessa di Psicologia Asya ha scoperto che questa esperienza ha il potere di unire le persone più diverse e di annullare ogni timore. Ammetto che per molti versi ho ritrovato negli spagnoli caratteristiche simili a quegli degli italiani: Valori come, l’importanza della famiglia, degli amici, l’attenzione alla cura della comunità, la cultura del cibo, la gentilezza e l’ospitalità, tipici anche di noi italiani, sono amplificati in una cittadina come Valencia. L’Erasmus è magico da questo punto di vista; ha il potere di unire le persone più diverse e di annullare ogni timore. La diversità è bellezza, ma lo può essere solo se da parte di tutti ci sono rispetto e la volontà di riconoscersi diverso, non appiattirsi ai luoghi comuni, ed arricchire/arricchirsi con gli altri e negli altri. È anche per questo motivo che ho deciso, dal primo giorno a Valencia, di condividere quotidianamente su Instagram una foto rappresentativa della giornata, e di raccontare il mio “Día”. Ho raccontato di tutto, delle cose belle, dei posti visitati, della gente conosciuta, delle cadute prese, delle corse fatte, delle volte che ho riso, che ho pianto e che mi sono arrabbiata. I selezionati avranno l'opportunità di frequentare i corsi all'estero, usufruire delle strutture e dei servizi dell'Ateneo ospitante, sostenere gli esami concordati con i docenti dell'Ateneo e ottenerne il riconoscimento al rientro, oppure di condurre ricerche in loco per la propria tesi di laurea.

 

Sessualità, la parola agli adolescenti

marzo 2016 Sono abbastanza competenti in materia di affettività e sessualità e curiosi e precoci nella vita sessuale, che valutano come una componente importante e un completamento della relazione. È il profilo degli adolescenti di oggi secondo un lungo lavoro di studio condotto dalla psicologa dell’adolescenza dell’Università Cattolica Emanuela Confalonieri con la collaborazione di Maria Giulia Olivari (qui a fianco). Da diversi anni ci stiamo occupando di relazioni affettive in adolescenza» afferma l’autrice della ricerca “ Adolescenti, relazioni sentimentali e sessualità ”. Sembra che si tratti dunque di un tema che, pur non essendo il principale argomento di riflessione e conversazione, i ragazzi vivono molto nel loro quotidiano e di cui parlano volentieri, sempre alla ricerca di confronto e conferma su ciò che stanno vivendo. Dalle ricerche emergono un desiderio di sostegno nel proprio percorso di crescita, il desiderio affettivo, il riconoscimento da parte dei pari e anche una chiara distinzione tra una relazione seria e una occasionale nel vivere la sessualità. Analizzando le relazioni sentimentali di questi giovani, il 35% del campione (40% maschi e 60% femmine) ha già sperimentato o sta attualmente intrattenendo una relazione sentimentale che reputa stabile e ha un’età media di 16,6 anni. Per quanto riguarda le relazioni sessuali il 39% del campione (43% maschi e il 57% femmine) con un’età media di 17 anni, ha avuto rapporti sessuali, di cui il primo si può affermare che avvenga in generale intorno ai 15 anni e nell’80% dei casi protetto da metodi contraccettivi.

 

Così nascono i giovani talenti dello sport

Brescia Così nascono i giovani talenti dello sport Il team di Cattolica per lo Sport e i professionisti delle realtà sportive territoriali sono intervenuti nell'incontro dedicato allo sviluppo del talento sportivo per spiegare cosa significa individiuare e supportare il talento in ambito professionistico. by Francesco Berlucchi | 16 dicembre 2016 Un incontro dedicato allo sviluppo del talento sportivo, con il team di Cattolica per lo Sport e i professionisti delle realtà del territorio, tra calcio, basket, volley e rugby. Un incontro dedicato al tema dello sviluppo del talento sportivo, attraverso uno sguardo psicosociale, in dialogo con diversi protagonisti del territorio e mediante una visione davvero interdisciplinare, tra calcio, basket, volley e rugby. Cosa significa talento - «Da qualche anno il tema del talento nello sport è diventato di moda – spiega Caterina Gozzoli , coordinatrice scientifica di Cattolicaper lo Sport e direttrice dell’Alta scuola in Psicologia dell’Università Cattolica (Asag) -. Ma come si scopre un giovane talento e come si accrescono le sue doti? Parlare di talento significa occuparsi di transizione di carriera. Si tratta di professionisti di alto livello, pertanto una sana gestione del talento non significa solo individuare e scoprire ragazzi che possano costituire il futuro della prima squadra di una società sportiva. Tra le tante realtà, il team di Cattolicaper lo Sport ha voluto creare una lente di ingrandimento sul territorio, dando voce a chi studia da tempo questi temi, ma soprattutto a chi ci convive ogni giorno, lavorando per scovare, crescere e sviluppare nuovi talenti.

 

Fabiana Gatti, la benzina dell'amore

Milano Fabiana Gatti, la benzina dell'amore È mancata nei giorni scorsi, a soli 48 anni, la ricercatrice di Psicologia sociale della facoltà di Lettere e filosofia. gennaio 2019 * di Carlo Galimberti Martedì 15 gennaio, presso la Chiesa di Santa Maria di Caravaggio in Milano, si sono svolti i funerali di Fabiana Gatti, per nove anni ricercatrice a tempo determinato di Psicologia sociale della comunicazione presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. Fabiana ci ha lasciati dopo sedici mesi di dura lotta con un male che, pur rendendole difficile la vita di relazione così come lo studio, non l’ha però mai allontanata dalla nostra Università, dove era entrata come matricola nel 1989. Da allora Fabiana Gatti è cresciuta come ricercatrice attraverso un impegno costante e una capacità di lavoro che ha unito in modo unico attenzione alla rilevanza sociale dei temi di studio, sensibilità metodologica e disponibilità totale agli studenti incontrati nell’attività didattica. Insieme a chi l’ha conosciuta lavorando con lei in Facoltà di Lettere e Filosofia, così come all’interno del Dipartimento di Psicologia, mi sono più volte chiesto in questi giorni da dove le venisse la capacità di tenere mirabilmente assieme lucidità di pensiero e passione per l’umano. E in questo, principalmente, sta il senso dell’eredità umana e scientifica di Fabiana Gatti, un dono di cui non smetteremo mai di ringraziarla. Professore ordinario di Psicologia sociale in Università Cattolica #fabianagatti #lutto #psicologia Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Il mio amico robot

ricerca Il mio amico robot Psicologi della Cattolica e colleghi giapponesi hanno condotto uno studio sull’interazione uomo-robot , che ha coinvolto bambini di 5 e 6 anni mentre giocano con altri bambini e partner robotici, scoprendo che i bimbi si comportano nello stesso modo. by Benedetta Minoliti | 27 marzo 2019 Il rapporto tra l'uomo e i robot è diventato il fulcro di un numero notevole di studi, alla luce della loro crescente integrazione in una varietà di campi, dal lavoro ai contesti educativi. Come funziona il gioco che è stato utilizzato per valutare la propensione dei bambini all’equità? «È un gioco nato nell’ambito dell’economia comportamentale per comprendere come le persone prendono decisioni strategiche relative alle modalità di spartizione di un bene. Come si comportano i giocatori? «Il gioco è strutturato con lo scopo di attivare la propensione all’equità e l’avversione all’iniquità: anche se il Proponente ha, in linea di principio, il potere di offrire poco, la norma sociale di equità prescrive una certa quota di reciprocità negli scambi sociali. Si tratta quindi di un gioco che richiede di mettersi nei panni degli altri per capire qual è la minima offerta che si può fare loro affinché non venga rifiutata e anche di capire che in situazioni di asimmetria di potere l’equità non coincide con la spartizione perfetta». Inoltre, a 5-6 anni il bambino è capace di un pensiero ricorsivo di primo ordine a proposito degli stati mentali ed è dunque in grado di comprendere che gli altri possono avere credenze false, cioè diverse dallo stato dei fatti. I partner umani sono infatti concepiti come dotati di una varietà più ampia e articolati di stati mentali, cioè di un mondo interno soggettivo diverso e più ricco di quello dei robot».

 

Al lavoro sul territorio

I risultati della ricerca sono stati presentati lo scorso 3 ottobre al Centro Pastorale Paolo VI nell’ambito dell’incontro “L’Università incontra il territorio: una ricerca con I punti di comunità del progetto Brescia città del Noi” . Ciascun gruppo di studenti ha lavorato con piccole comunità di persone, in particolare giovani tra i 18 e 24 anni. “Al netto dei dati emersi, si tratta di una sperimentazione che in termini didattici rimarca la precisa volontà dell’università di collaborare col territorio in modo attivo. I ragazzi hanno svolto la funzione di psicologi jr, e hanno avuto la possibilità di attuare nel contesto di situazioni concrete alcune delle metodologie professionali viste in aula” ha specificato la prof.ssa Elena Marta . psicologia #territorio #cittadinanzattiva #bresciacittadelnoi Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Traffico, chiamate lo psicologo

milano Traffico, chiamate lo psicologo La psicologia del traffico fornisce conoscenze importanti in merito al “fattore umano”, utili per realizzare interventi di formazione ma anche progettazione di infrastrutture. In Cattolica un corso di perfezionamento e una unità di ricerca. by Daniela Fogliada | 21 marzo 2019 Quando si parla di “traffico” si pensa immediatamente ai molteplici problemi e alle difficoltà che assillano le nostre città: problemi gestionali, organizzativi, amministrativi, preoccupazioni per le ricadute ambientali e di vivibilità, rischi per l’incolumità e la salute. Un campo di studio ampio… «Quello della mobilità è un tema importante a livello internazionale, al centro di progetti europei che ci coinvolgono come Università (vedi Simusafe ). Come può essere percepito? «Il “diritto alla mobilità” investe diversi livelli psicologici della persona, quali il senso di libertà, autonomia ed autoefficacia, ma va d’altra parte integrato con il diritto alla sicurezza e alla sostenibilità del sistema all’interno del quale si vive. Promosso dalla facoltà di Psicologia , dall’ Unità di ricerca di Psicologia del traffico e dall’ Alta Scuola di Psicologia A. Gemelli , diretto dalla professoressa Maria Rita Ciceri , è rivolto a psicologi e a laureati in altre discipline, purché iscritti all’Albo. In primo piano iniziative di formazione postlaurea e di lifelong learning, progetti di ricerca e di consulenza per aziende ed enti pubblici e no profit.

 

La sfida di invecchiare bene

Milano La sfida di invecchiare bene Stili di vita appropriati e ricerca del benessere fisico e mentale possono favorire una migliore qualità della vita tra la popolazione anziana. Si tratta di un tema di cui si era occupato negli ultimi anni il professor Marcello Cesa-Bianchi, uno dei primi psicologi a occuparsi in Italia di invecchiamento, recentemente scomparso, al quale la nostra università conferì, quale allievo di Padre Gemelli, la laurea honoris causa. Invece essa può costituire una potente risorsa per favorire il benessere in questa fase della vita, oltre a essere importante per contrastare la rigidità di pensiero che talvolta limita le opportunità di autorealizzazione nella terza età». Ciò che è interessante è che questi approcci hanno caratteristiche molto diversificate così da permettere agli operatori - o agli anziani stessi - di scegliere quelle che si adattano meglio alla situazione in cui si vive». Per aumentare il benessere delle persone anziane oggi sono disponibili diversi tipi di tecniche come il training per la flessibilità cognitiva, il neuro potenziamento cognitivo, le tecniche di mindfulness, stili di vita attenti all’alimentazione. anziani #psicologia #invecchiamentoattivo Facebook Twitter Send by mail Print XI CONVEGNO DI PSICOLOGIA DELL’INVECCHIAMENTO Ricercatori, clinici e operatori che lavorano nell’ambito dell’invecchiamento normale o patologico si riuniscono il 25 e 26 maggio nella sede di largo Gemelli dell’Ateneo per fornire risposte concrete alle esigenze delle persone anziane e ai loro familiari. L’unità di ricerca sulla Teoria della mente da tempo indaga come si modifica con l’età la capacità di riconoscere gli stati mentali degli altri e di comprenderne così le ragioni del comportamento, una capacità importante per mantenere la competenza sociale.

 

Quando la letteratura narra la clinica

Psicologia & Letteratura Quando la letteratura narra la clinica "Il lato opposto della pelle"(2018), romanzo d’esordio dello psicoterapeuta e autore Luca Bonini è stato oggetto di presentazione nel seminario Clinica e letteratura, nell’ambito del ciclo “Le sfide attuali della psicologia”. maggio 2019 Il "Lato opposto della pelle" (Historica edizioni, 2018), esordio letterario dello psicologo, psicoterauta e autore bresciano Luca Bonini , è stato oggetto di presentazione e dialogo con gli studenti nel convengo "Clinica &; letteratura", organizzato nell'ambito dell'edizione 2019 del ciclo "Le sfide attuali della psicologia" promosso dall'omonima facoltà. Già perchè, come ha sottolineato il prof. Giancarlo Tamanza , la psicologia di ambito clinico non prevede solo l'applicazione tecniche, ma anche e soprattuto una buona dose di empatia e capacità di lettura oltre l'apparenza. Si possono insegnare emozioni che non si è sicuri di possedere? Si può aiutare l’altro a guarire se non si è certi d’essere guariti? Il volume narra la storia di Teresa, all’inizio bambina complicata allontanata dalla propria famiglia, poi giovane neuropsichiatra, incontra le storie di ragazzi rotti che urlano, piangono, scappano, si innamorano, vivono nella comunità per adolescenti in cui si ritrova, quasi per caso, a lavorare. Durante l'esercizio della professione, Teresa aiuterà i "suoi" ragazzi a cambiare in meglio, a ritrovare una traiettoria di vita, ma saranno anche i ragazzi - con il loro bagaglio di esperienze - a cambiare lei. #letteratura #psicologia #libri #clinica Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Robot sociali, superuomini al nostro servizio o pericolosi alieni?

Il dibattito Robot sociali, superuomini al nostro servizio o pericolosi alieni? La Human-Centered AI è una visione inclusiva dell ’interazione uomo-robot : sarà la persona a definire obiettivi e vincoli etici della progettazione. luglio 2019 di Antonella Marchetti * La nostra vita quotidiana ci vede da qualche tempo in crescente interazione con una particolare forma di tecnologia: i robot e, in special modo, i robot sociali. Dei “Superuomini” al nostro servizio, secondo un’immaginazione utopica, o dei pericolosi alieni capaci di prendere il potere e assoggettarci, secondo le fantasie maggiormente distopiche. Due fenomeni psicologici saranno a questo riguardo osservabili: da un lato il timore e l’ansia per le novità, che hanno regolarmente caratterizzato gli avanzamenti tecnologici; dall’altro l’animismo, ben studiato da Jean Piaget , cioè la tendenza infantile - mai del tutto sopita - ad ascrivere caratteristiche umane al mondo inanimato. I robot sociali ben si prestano a studiare empiricamente, in situazioni tanto naturalistiche quanto controllate, l’umana attitudine a “umanizzare” la realtà, attribuendole un senso sulla base della propria “ psicologia ingenua ” o Teoria della Mente (l’inclinazione cioè a interpretare il comportamento sulla base di stati interni di tipo psicologico). Si tratta di una visione interdisciplinare e inclusiva dell’interazione uomo-robot, caratterizzata da una quanto mai opportuna centratura sull’umano a vari livelli: di progettazione, di utilizzo, di significazione o attribuzione di senso alle interazioni. docente di Psicologia dello Sviluppo e Psicologia dell'Educazione, f acoltà di Scienze della formazione , direttore dell'Unità di Ricerca sulla Teoria della Mente Secondo articolo di una serie dedicata a come l’intelligenza artificiale ci sta cambiando.

 

Riva primo dei top italian scientists

Giuseppe Riva , ordinario di Psicologia della comunicazione e Psicologia e nuove tecnologie della comunicazione nell’ateneo di largo Gemelli, è risultato primo tra gli italiani nell’area psicologica. Un elemento fondamentale - dice Riva - è avere sempre presenti gli aspetti concreti e pratici della ricerca che spesso è astratta e basata su studi teorici. In ogni caso un giovane ricercatore sa di non poter contare solo sui fondi della propria università e deve quindi imparare a rivolgersi a enti e istituzioni come i ministeri di competenza o l’Unione Europea per avere la garanzia di poter non solo avviare ma anche realizzare tutta l’indagine». I sistemi sanitari di tutto il mondo stanno infatti affrontando una serie di sfide cruciali (ad esempio l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche e la scarsità di risorse economiche) che richiedono soluzioni tecnologiche innovative per garantire la partecipazione attiva e il coinvolgimento delle persone (Patient Engagement) nella cura. La letteratura scientifica dimostra infatti come il Patient Engagement sia la chiave per aumentare la soddisfazione e la qualità di vita dei pazienti, migliorare la loro condizione di salute e di diminuire i costi di gestione ed erogazione dei servizi. Da diversi anni la facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica è all’avanguardia nello studio del processo di engagement dei pazienti nella cura. Guendalina Graffigna insieme ad altri colleghi della facoltà ha anche validato un nuovo strumento per misurare la capacità di coinvolgimento del paziente nella cura, già diffuso in diverse realtà sanitarie locali e in corso di validazione in altri Paesi del mondo.

 

“A Piedi” verso un futuro migliore

Laboratorio di Psicologia “A Piedi” verso un futuro migliore Sei giorni, 135 chilometri e 38 ore di cammino sulle sponde del Lago di Garda. Accompagnati da un’équipe multidisciplinare, dieci ragazzi segnalati dal Tribunale del minorenni di Brescia sperimenteranno il viaggio di gruppo come strumento riabilitativo. Fondamentale il contributo scientifico di un’équipe del Laboratorio di Psicologia della Cattolica, sia nelle fasi di preparazione, che in quelle successive alla conclusione del percorso, con la predisposizione di tre incontri con l’equipe multidisciplinare in cui i ragazzi potranno rileggere, analizzare e valutare la fasi dell’esperienza fatta. Per quanto riguarda il primo aspetto verranno misurate comparativamente ( pre e post intervento ) alcune “ variabili leggere ” del funzionamento psicosociale dei partecipanti, indicative di trasformazioni connesse all’esperienza: indicatori della percezione di sé, dell’adattamento psicosociale, della fiducia interpersonale, dell’autostima e del senso di autoefficacia. Sarà inoltre messa a punto un’attività di documentazione sistematica dell’esperienza, mediante l’analisi delle produzioni di testi scritti (diario di bordo a cura dei partecipanti e degli operatori), immagini e video, e l’audio/videoregistrazione degli incontri quotidiani. I dieci protagonisti dell’iniziativa si trovano tutti nella fase di messa in prova , un’opportunità di riabilitazione educativa che consente di scontare la pena, o parte di essa, al di fuori dal carcere. Il fatto che siano tutti maschi e di nazionalità mista rispecchia in toto la situazione attuale: l’80% degli autori di reati compiuti da minori è di sesso maschile e di diverse nazionalità».

 

Una borsa tra psicologia e Big data

Milano Una borsa tra psicologia e Big data A Lorenzo Nardi , al primo anno della magistrale “Psicologia delle organizzazioni: risorse umane, marketing e comunicazione”, il premio assegnato alla memoria di Luca Belloni, manager di Kantar Millward Brown. maggio 2018 E’ una borsa di studio da 2.500 euro quella che ha ricevuto Lorenzo Nardi , al primo anno di “Psicologia delle organizzazioni: risorse umane, marketing e comunicazione”. Lorenzo Nardi, dopo una tesi triennale su “La mala-informazione nel contesto attuale: dinamiche sociali, aspetti cognitivi e ruolo attivo nel dibattito politico”, oggi è al primo anno della laurea magistrale in Cattolica a Milano. Ha scelto questo percorso perché rispondeva ai suoi interessi e gli offre l’opportunità di approfondire gli argomenti della sua tesi. L’uso dei big data derivanti dall’analisi dei social network è utile ad esempio per le previsioni dell’orientamento politico, per quantificare l’influenza dei media nella percezione che il pubblico ha di un candidato e in questo modo si può monitorare l’opinione pubblica e individuare gli argomenti che destano maggiore attenzione. Questo è uno dei temi che Lorenzo vuole continuare a studiare in Università Cattolica. Alla consegna della borsa martedì 15 maggio in via Nirone erano presenti Eugenio Tavolaro, Chief Operating Officer, Italy – Insights Division - Kantar, i docenti della Cattolica Guendalina Graffigna e Edoardo Lozza, coordinatore della laurea magistrale in Psicologia delle organizzazioni.

 

L’app per scelte finanziarie consapevoli

milano L’app per scelte finanziarie consapevoli Si chiama ConsapevolMNT e aiuta le persone affette da lievi disabilità cognitive a prendere decisioni ponderate. gennaio 2019 La app ConsapevolMNT supporta l’utente nel raggiungimento degli obiettivi finanziari promuovendo scelte consapevoli. Promosso dal Museo del risparmio, dallo Specchio dei tempi de La Stampa e dalla Fondazione Intesa San Paolo, il concorso di idee aveva la finalità di promuovere la progettazione di percorsi che favorissero l’autosufficienza economica nelle persone affette da lievi disabilità cognitive . La app ConsapevolMNT fa parte di un percorso di formazione con incontri in presenza per aumentare la competenza economico-finanziaria degli utenti. La modalità di lavoro prevede tre compiti principali: l’identificazione dell’obiettivo, il “cronoprogramma”, ossia il tempo di lavoro, e le risorse da mettere in campo. Il progetto è costituito da tre unità di lavoro con una parte informativa attraverso l’utilizzo di materiali video, una parte esercitativa che facilita l’apprendimento e la parte dell’«Io consapevole», dove le persone concretizzano quanto hanno visto nelle pillole multimediali nelle loro scelte quotidiane. Nell’ultimo, viene proposto il gioco di società “ Projtto ”, appositamente realizzato per offrire un contesto ludico in cui applicare i concetti teorici appresi, simulando scelte economiche del quotidiano.

 

Psicologi in aiuto di chi ha perso la storia

milano Psicologi in aiuto di chi ha perso la storia Il direttore dell’ Unità di ricerca in Psicologia dell’emergenza dell’Ateneo Fabio Sbattella è stato nelle zone colpite dal sisma per mappare i bisogni di chi si ritrova senza più passato e senza futuro. Il professor Fabio Sbattella (nel video qui sopra e nella foto sotto) , direttore dell’ Unità di ricerca in Psicologia dell’emergenza dell’Università Cattolica, è stato nei luoghi colpiti dal terremoto per una prima esplorazione dei bisogni. Poi le ondate di rabbia (domande come: “Perché proprio a me?”); il disgusto , soprattutto di fronte alla visione di cadaveri (un sentimento che colpisce anche i soccorritori). La persona si trova a dover ripensare se stessa come dopo un lutto e deve abbandonare il progetto di vita originario , perché quello che era è morto». E, oltre all’intervento con tutte le persone ospitate nei campi, che può interessare i primi due-tre mesi, si affianca ala presa in carico di quei casi, che la letteratura scientifica quantifica nel 20%, che scivolano in una situazione di trauma psichico . È una frattura interna, che in termine tecnico si chiama Disordine post traumatico (Ptsd - Posttraumatic stress disorder) e può presentarsi un mese dopo il terremoto, quando la persona comincia a realizzare quello che è realmente successo». Nel caso specifico del terremoto che ha colpito il Centro Italia, secondo il professor Sbattella, c’è da attendersi un numero molto inferiore di persone ospitate nelle tendopoli rispetto ai sismi precedenti, perché, essendo zone di villeggiatura, chi ha potuto è tornato alle proprie prime case.

 

Service Learning ad Atene

Volontariato Service Learning ad Atene Dal 6 al 9 aprile tre studenti della Laurea Magistrale in “Psicologia degli interventi clinici nei contesti sociali” hanno svolto attività di volontariato formativo nel quartiere di Neos Kosmos di Atene. L’apertura del servizio è stata possibile grazie all’operato di diversi enti tra cui la Confederazione Italiana Consultori Familiari di ispirazione Cristiana e l’Università Cattolica del Sacro Cuore (CESPEF), rispettivamente rappresentati dal Presidente Don Edoardo Algerie dalla professoressa Livia Cadei . All’interno della struttura abbiamo infatti avuto la possibilità di partecipare attivamente ad alcuni dei momenti salienti della vita del servizio, quali la distribuzione del vestiario e l’attività di doposcuola con bambini e ragazzi durante lo svolgimento di compiti e gioco. La Social House, invece, è un centro di accoglienza per famiglie in difficoltà, che garantisce alle persone un luogo sicuro dove provare a costruire progetti di inserimento lavorativo e sociale. Joseph Bazouzou , punto di riferimento del quartiere che attualmente accoglie circa venti rifugiati siriani in fuga dalla guerra e alla ricerca di un futuro in Europa. Ci siamo immersi in un contesto che è paradigmatico di un’Europa tanto in difficoltà quanto ricca di persone disponibili e propositive, e questo ha fatto nascere in noi molte riflessioni. studenti di Pedagogia interculturale - Laurea magistrale in Psicologia degli interventi clinici nei contesti sociali #psicologia #pedagogia #servicelearnierg #volontariato #esperienze #grecia Facebook Twitter Send by mail Print.

 

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