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Ricciardi, non abbiamo imparato la lezione

Nella situazione che stiamo tutti vivendo – ha proseguito il professor Ricciardi, professore di Igiene dell’Università Cattolica e consulente del ministro della Salute per il coordinamento con le istituzioni sanitarie internazionali – è ancora presto per dire che siamo fuori dall’emergenza. La lezione che abbiamo imparato finora è che non bisogna assolutamente allentare la guardia, come accadde durante l’epidemia dell’influenza spagnola nel secolo scorso quando la seconda ondata fu peggiore della prima poiché caratterizzata non solo dall’impatto del virus sul corpo delle persone, ma soprattutto sulla psiche. Negli Instant Report su Covid-19 che l’Altems diffonde ogni settimana abbiamo analizzato le varie risposte delle Regioni italiane, comprendendo che ognuna di esse ha risposto con il proprio modello organizzativo e con le risorse al momento disponibili. Nel nostro Paese – ha risposto Ricciardi - la regionalizzazione non garantisce a tutti i cittadini una risposta adeguata ai bisogni di salute e sicurezza, specialmente quando occorre viaggiare per raggiungere strutture che in una Regione non ci sono. Il Servizio Sanitario Nazionale è arrivato a questa pandemia con alcune Regioni in condizioni quasi disperate nelle quali l’accesso ai servizi non poteva essere garantito ai cittadini: da qui l’esplosione della spesa sanitaria nazionale che ha provocato disomogeneità e grande indebolimento. Il problema reale è che oggi questo assetto sancito dalla Costituzione genera una grande frammentazione sociale che crea disuguaglianze anche “in tempo di pace”, ma che in tempo di pandemia genera frammentazione delle decisioni ed enormi ostacoli alle cure. Lasciare alle Regioni la responsabilità di prendere decisioni dimostra che questa lezione non l’abbiamo ancora imparata e lo capiremo quando il virus si muoverà nelle maglie delle differenze regionali, soprattutto quando sarà maggiore la mobilità.

 

Diritto alla salute, restano le disparità

Roma Diritto alla salute, restano le disparità Servizio sanitario nazionale unico ma sono ancora troppe le differenze nelle condizioni di salute e nell'aspettativa di vita degli italiani, secondo il focus sulle disuguaglianze di Osservasalute. febbraio 2018 In Italia si vive più a lungo a seconda del luogo di residenza o del livello d’istruzione: hanno una speranza di vita più bassa le persone che nascono al Sud, in particolare in Campania, o che non raggiungono la laurea. Queste disuguaglianze sono acuite dalle difficoltà di accesso ai servizi sanitari che penalizzano la popolazione di livello sociale più basso con un impatto significativo sulla capacità di prevenire o di diagnosticare rapidamente le patologie. Per approfondimenti: www.osservatoriosullasalute.it #salute #disuguaglianze #regioni #osservasalute Facebook Twitter Send by mail Print ALCUNI DATI DEL FOCUS SULLE DISUGUAGLIANZE SANITARIE Le evidenze testimoniano che in Campania nel 2017 gli uomini vivono mediamente 78,9 anni e le donne 83,3; nella Provincia Autonoma di Trento 81,6 gli uomini e 86,3 anni le donne. In generale, la maggiore sopravvivenza si registra nelle regioni del Nord-est, dove la speranza di vita per gli uomini è 81,2 anni e per le donne 85,6; decisamente inferiore nelle regioni del Mezzogiorno, nelle quali si attesta a 79,8 anni per gli uomini e 84,1 per le donne. Scendendo nel dettaglio territoriale, il dato sulla sopravvivenza mette in luce l’enorme svantaggio delle province di Caserta e Napoli che hanno una speranza di vita di oltre 2 anni inferiore a quella media nazionale, seguite da Caltanissetta e Siracusa che palesano uno svantaggio di sopravvivenza di 1,6 e 1,4 anni rispettivamente. Le Province più longeve sono quelle di Firenze, con 84,1 anni di aspettativa di vita, 1,3 anni in più della media nazionale, seguite da Monza e Treviso con poco più di un anno di vantaggio su un italiano medio.

 

Regionalismo, una questione aperta

Si tratta della possibilità prevista dal terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione che consente alle Regioni a Statuto ordinario di sviluppare condizioni ulteriori di autonomia legislativa e amministrativa rispetto ad alcune funzioni residuali (ed esclusive) dello Stato e a tutte le funzioni concorrenti come definite all’art. Sono in gioco un ventaglio di competenze molto ampie (ventitré in tutto) che potrebbero passare nelle mani delle Regioni, e che penetrano in ambiti e materie molto importanti: ad esempio l’istruzione, il paesaggio e i beni culturali, le infrastrutture, il territorio ed anche fisco e finanza. Tra i meccanismi di finanziamento si diceva che bisognava legare la stima del fabbisogno, rispetto a queste materie, al gettito dei territori implicando ad esempio un fabbisogno più elevato nei territori con un gettito più elevato. Si tratta di un ventaglio molto ampio che tocca macro-ambiti di potestà statale molto importanti, che hanno a che fare con la soddisfazione di esigenze configurabili come diritti costituzionali. Siamo quindi di fronte a un processo che non mira solo a valorizzare legittime differenze territoriali ma a una riforma che mira a rafforzare il ruolo politico delle Regioni rispetto allo Stato centrale. Nelle bozze dei pre-accordi si dice che l’attribuzione delle risorse sulle materie che passano alle Regioni dovrà avvenire, in una prima fase, sulla base della spesa storica e poi sarà ricalcolata sulla base di fabbisogni standard che dovranno essere stimati da un apposito comitato Stato-Regioni da costituire. In conclusione, occorre ancora fare molta chiarezza sui contenuti di queste bozze per evitare di percorrere strade che potrebbero incidere negativamente su un auspicabile processo armonico di sviluppo e crescita del nostro Paese.

 

La presentazione di Osservasalute 2015

Roma La presentazione di Osservasalute 2015 Roma, martedì 26 aprile 2016 . Al Policlinico Gemelli sarà illustrata alla stampa la tredicesima edizione del Rapporto sullo stato di salute e qualità dell’assistenza nelle Regioni italiane. Interverrà il presidente dell’Iss Walter Ricciardi 22 aprile 2016 Sarà presentata a Roma martedì 26 aprile la tredicesima edizione di Osservasalute. Il Rapporto Osservasalute, curato dall’Osservatorio Nazionale sulla salute nelle regioni italiane, è l’appuntamento fisso che fornisce annualmente i risultati del check-up della devolution in sanità, corredando dati e indicatori con un’analisi critica sullo stato di salute degli italiani e sulla qualità dell’assistenza sanitaria a livello regionale. L’obiettivo è evidenziare le aree di eccellenza della Sanità Pubblica che possano essere esempio di realtà organizzative e strumento di valutazione comparativa. Anche quest’anno ci sarà “Osservasalute in immagini” che racconterà l’evoluzione dei comportamenti regionali nel corso degli anni, con i trend osservati nel tempo per molti indicatori di gestione e di salute delle popolazioni residenti. Il volume (di 590 pagine) è suddiviso in due parti principali, la prima dedicata alla salute e ai bisogni della popolazione, la seconda ai sistemi sanitari regionali nonché alla qualità dei servizi.

 
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