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Riforme istituzionali, agenda complicata

Il dibattito Riforme istituzionali, agenda complicata Taglio del numero dei parlamentari, referendum, decreti sicurezza, autonomia differenziata, Europa. Altre – che avevano votato contro la riforma nei passaggi parlamentari – sono preoccupate dei suoi possibili effetti collaterali, se non fosse accompagnata da adattamenti, ad esempio, del sistema elettorale e dei regolamenti parlamentari. Potrebbe essere più incisivo sul versante politico: se diminuisce il numero dei rappresentanti, cresce il numero dei cittadini che ciascun parlamentare rappresenta ma, insieme ad esso, anche le difficoltà nell’esercitare realmente la funzione rappresentativa (e i costi delle campagne elettorali). È amplificato pure l’effetto selettivo di una legge elettorale come quella vigente, a vantaggio dei partiti maggiori, mentre è da vedere se l’efficienza del Parlamento migliorerà. Alcuni esempi, legati a vicende recenti e discussi anche in questi giorni: il riesame dei cosiddetti decreti sicurezza alla luce delle osservazioni fatte, a suo tempo, dal Presidente della Repubblica; le ipotesi di riforma del Consiglio superiore della magistratura. Particolarmente complesso, da più punti di vista, è il tema dell’autonomia differenziata, sulla quale nei mesi scorsi sembrava vicino un accordo tra il Governo, poi andato in crisi, e le Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. C’è anche il tema dell’Europa: riuscirà l’ambizioso disegno di confermare e rilanciare il nostro ruolo in seno all’Ue e di contribuire a rinnovarla? Pure la partecipazione e gli impegni italiani in quella sede hanno rilievo costituzionale e, anzi, forse è proprio questo il nodo più importante da sciogliere.

 
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