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Ristorazione collettiva: come reinventarsi dopo il Covid-19

Educatt Ristorazione collettiva: come reinventarsi dopo il Covid-19 A fronte di dati preoccupanti il settore, duramente colpito dal lockdown, si dimostra pronto a una ripartenza consapevole e in totale sicurezza, con il desiderio di innovarsi. EDUCatt non si è fermata, durante il lockdown, e sta valutando modalità innovative e funzionali per venire incontro a una realtà decisamente imprevista. Di giorno in giorno la Fondazione – che gestisce le mense dell'Università Cattolica – si adatta alle modalità di ripartenza delle aziende di ristorazione collettiva e ai nuovi modelli di business che stanno nascendo. Sarà necessario attivare inoltre accorgimenti come la rimodulazione del lavoro in considerazione del distanziamento degli operatori e delle nuove tipologie di offerta da ridefinire, che inevitabilmente andranno a pesare sui costi delle gestioni, accanto alle necessarie introduzioni dei dispositivi di sicurezza e delle risorse aggiuntive adibite al controllo. Ciò va a confermare la preoccupante situazione (delineata in pieno lockdown da Maria Teresa Manuelli per “Il Sole 24 ore”) cui sta andando incontro la ristorazione collettiva, che normalmente fornisce 860 milioni di pasti l’anno a studenti, lavoratori, degenti e anziani e conta 97 mila posti di lavoro . Per fronteggiare la situazione sono dunque necessarie iniziative di sostegno rapide e adeguate a fronte di un danno stimato dalla Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe) in 8 miliardi di euro in meno nel 2020 . La crisi di mercato attuale sarà vinta dalla ristorazione collettiva grazie alla sua predisposizione all’aggiornamento : è questo il pensiero di Antonio Preanò , che da diverso tempo collabora con EDUCatt per il saving e l’innovazione nella ristorazione, nel marketing e nei progetti sviluppati dalla Fondazione.

 
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