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Torna la piazza nell’«età della rabbia»

L’esperienza che il cantautore emiliano racconta in Piazza bella piazza è certamente assai differente rispetto alle numerose proteste che occupano la scena della nostra attualità quotidiana. Innanzitutto, al fine di evitare comode – ma pericolose – semplificazioni, occorre sottolineare che le varie manifestazioni non solo hanno origine da cause socio-economiche molto diverse, ma prendono anche forma in sistemi politico-istituzionali alquanto differenti. Se tale componente è indubbiamente presente, soprattutto a causa delle dinamiche demografiche di alcuni dei Paesi coinvolti, nondimeno potrebbe essere ingannevole trasformare le manifestazioni in un fenomeno generazionale. Un ulteriore – forse, fondamentale – aspetto da prendere in considerazione sono soprattutto le prospettive che espressioni di protesta tanto differenti potranno assumere nel prossimo futuro. Inoltre, quando non vengono repressi violentemente e prematuramente dai regimi all’interno dei quali si sviluppano, evidenziano un ciclo vitale – oltre che di esposizione mediatica – paraboidale. Insieme a fattori puramente “materiali”, come la crescente disuguaglianza, sono all’opera anche fattori “culturali” o “spirituali”, come la paura o il rancore, che sembrano destinati ad accompagnarci ancora a lungo in quel «malessere» contemporaneo che caratterizza – secondo un’espressione dell’intellettuale indiano Pankaj Mishra – la nostra «età della rabbia». docente di Storia delle dottrine politiche, facoltà di Scienze politiche e sociali , campus di Milano #piazze #proteste #rivolta #comunicazione Facebook Twitter Send by mail.

 

L’Iran brucia per l’aumento della benzina

l'intervista L’Iran brucia per l’aumento della benzina Per il professore di Geopolitica Riccardo Redaelli la Repubblica islamica, alle corde per le sanzioni americane e per le folli spese belliche, mentre è all’apice della sua potenza militare, rischia il tracollo economico. Si era illusa con l’accordo sul nucleare tra Obama e Rohani nella fine delle sanzioni americane, invece si è trovata nel giro di un paio d’anni con sanzioni molto più dure che impoveriscono milioni di iraniani. La Repubblica islamica ha vinto a livello strategico, ha battuto i suoi nemici regionali, è dominante ma a che prezzo? Il successo geopolitico viene pagato dalla popolazione perché il regime non ha le risorse per resistere a queste pressioni». Qui è l’esasperazione, e infatti viene repressa con molta più brutalità e ferocia dai pasdaran: non è una protesta legata a un’agenda politica. È uno scoppio di rabbia incontrollata che non ha un progetto politico e che il regime ha deciso di trattare con brutalità». Quello che era l’uomo forte, Khamenei, è invecchiato e indebolito, dopo aver appoggiato Rohani, e non controlla più i pasdaran che sono ormai una sorta di Stato nello Stato: troppo violenti, troppo aggressivi». E in futuro? «Quando morirà Khamenei, che è l’unico che può ancora porre un freno ai pasdaran, il rischio è che ci sia una trasformazione dell’Iran da Repubblica teocratica a un sistema dominato dai para-militari, che sono molto più brutali dei religiosi».

 
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