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Scuole cattoliche, fare rete contro la crisi

Speciale paritarie Scuole cattoliche, fare rete contro la crisi A Brescia le paritarie di ogni ordine e grado si sono sostenute a vicenda in una sorta di welfare privato per scongiurare il rischio di chiusura a causa del Coronavirus. Davide Guarneri , responsabile per il coordinamento delle scuole cattoliche della diocesi di Brescia, racconta di come solidarietà e vicinanza abbiano mantenuto intatto anche il comparto delle scuole paritarie cattoliche bresciane. Proprio per la loro natura capillare, questo tipo di istituti, spesso piccoli, radicati nel territorio e gestiti da parrocchie, congregazioni e fondazioni, di frequente sono state le prime a livello nazionale a risentire della crisi economica legata al Covid 19. Durante questo periodo abbiamo ricreato il fondo, che non è la soluzione di tutto, ma abbiamo comunque raccolto 200mila euro che andranno a sostenere principalmente il rilancio, e non solo la gestione dell’emergenza. Nell’amministrare il fondo, le scuole stesse ci hanno chiesto di premiare gli istituti che hanno introdotto il maggior numero di migliorie a seguito della pandemia. Tuttavia, questa necessità di fare rete con imprenditori e cittadini nasce anche da una mancata applicazione del principio di parità scolastica, sancito dalla nostra carta costituzionale: «L’articolo 33 della Costituzione – spiega Guarneri - parla di equipollenza di trattamento degli studenti. Il bonus di 300 euro annui in più per ogni studente delle paritarie, contenuto nel DL Rilancio e voluto da numerose parti politiche, «è una misura che potrebbe essere significativa se venisse riconfermata anche nel 2021.

 

«Scuole cattoliche, facciamo come le grandi democrazie»

Nel merito è chiaro che i costi che le nostre scuole sostengono e dovranno sostenere non potranno essere coperti da un contributo come questo. Monsignor Tremolada, che cosa significherebbe per il Paese se buona parte delle scuole cattoliche chiudessero, come potrebbe accadere soprattutto nel Nord Italia, dove da sempre rappresentano una fetta importante del sistema educativo? «I nostri sindaci sanno bene cosa succederebbe se dovesse venire meno la presenza delle scuole paritarie. I nostri amministratori sono molto accorti e attenti alla situazione della propria gente e sono consapevoli che nel momento in cui dovessero chiudere le scuole cattoliche ci troveremmo a fare i conti con un tracollo: non sarebbero sostenibili i costi che sarebbero trasferiti soprattutto all’ambito delle amministrazioni locali. Non dimentichiamo che le nostre scuole portano avanti la loro attività con costi che, complessivamente, sono molto inferiori di quelli delle scuole statali corrispondenti». Eppure ci sono molte persone che continuano a considerarle un privilegio… «Non è semplice far capire cosa sono le scuole paritarie cattoliche, perché ci sono dei convincimenti radicati che andrebbero rivisti. Ma c’è chi dice che siano scuole per pochi… «Si parla di scuola privata e non di scuola paritaria e la si immagina come la scuola dei ricchi, la scuola a scopo di lucro, la scuola che ruberebbe fondi allo Stato. Ottavo di una serie di articoli dedicati al sistema delle scuole paritarie in Italia #scuole paritarie #scuole cattoliche #scuola #vescovo Facebook Twitter Send by mail Print LA FORZA DI UNA LUNGA STORIA Monsignor Tremolada, quali sono valori e caratteristiche distintivi delle scuole paritarie cattoliche? «Anzitutto si tratta di scuole.

 

Scuole dell’infanzia, bene i 300 milioni ma la strada per la parità è ancora lunga

Speciale Scuole dell’infanzia, bene i 300 milioni ma la strada per la parità è ancora lunga Senza le paritarie molti comuni non disporrebbero di una scuola, perché accolgono un terzo dei bambini dell’intero sistema. Quando parliamo di questo tipo di scuole, in Italia, parliamo di oltre 12 mila istituti, di cui quasi 9 mila scuole dell’infanzia ; degli oltre 866mila alunni di questi istituti, 524mila frequentano la scuola dell’infanzia paritaria . Le soluzioni possibili sono legate al pronunciamento delle istituzioni che hanno la responsabilità del contrasto alla pandemia per tutelare la salute pubblica, quindi anche di alunni, personale docente e non docente e famiglie, che devono definire le prescrizioni per la riapertura. La ipotizzata riduzione degli alunni per la scuola dell’infanzia comporta un aumento di sezioni o una selezione degli alunni che possono frequentare, un aumento del personale e anche possibili interventi strutturali agli istituti, nonché un prevedibile e tutt’altro che ridotto incremento di spesa. La richiesta di sostegno economico alle pubbliche istituzioni per la riapertura di settembre è dovuta alla consapevolezza che non è immaginabile un aumento delle rette per le famiglie, colpite anch’esse dalla crisi economica determinata dal Coronavirus. Faccio riferimento agli ammortizzatori sociali adottati e, nell’ambito dell’approvazione del decreto Rilancio, l’esito di un finanziamento di 300 milioni di euro complessivamente per l’età dall’infanzia alla maturità (di cui 180 per lo 0-6 e 120 per alunni e studenti dalla scuola primaria alla secondaria superiore). Come già detto, 524mila frequentano la scuola dell’infanzia paritaria, 354 mila i servizi educativi, quindi la cifra di 180 milioni va divisa per 878mila, che significa una media di 205 euro a testa, riferiti ai quattro mesi di forzata chiusura del 2019-2020, perciò 51 euro pro capite».

 
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