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Se anche la laicissima Francia finanzia le scuole cattoliche

Ciascuno di tali aspetti costituisce spesso una variante normativa e ordinamentale propria degli Stati e contribuisce a delineare il sistema giuridico – spesso complesso – che disciplina lo statuto delle scuole confessionali in ciascun Paese europeo. Come spesso avviene nelle materie “ad alta tensione di costituzionalità”, che riguardano cioè i diritti fondamentali degli individui e delle comunità, il contesto storico-politico nel quale sono maturate le scelte nazionali dà ragione dell’atteggiamento dei Paesi europei rispetto alla questione della gestione del sistema educativo. Più articolata e impegnativa sul fronte dei rapporti tra autorità pubblica e scuole confessionali, è la posizione che emerge nei Concordati stipulati con i Paesi dell’est con una più significativa maggioranza cattolica. In Spagna , per esempio, nell’Accordo circa l’insegnamento e le questioni culturali del 1979 è sancito il principio di parità tra scuole private confessionali e non confessionali, ma non il pari trattamento tra scuole pubbliche e private sotto il profilo delle sovvenzioni e degli interventi di sostegno pubblico. Più sintetico ancora il Concordato portoghese del 2004 che, nel riconoscimento della libertà della Chiesa cattolica di istituire seminari e altri istituti di formazione, non fa cenno alla questione del finanziamento, così come il Concordato italiano del 1984 che all’art. L’assetto ordinamentale francese dimostra il superamento degli approcci anticlericali al tema dell’istruzione, anche se va considerato che tale favore per le scuole private, che per la maggioranza sono di ispirazione cattolica, è bilanciato dall’assenza di qualsiasi insegnamento a carattere religioso nelle scuole statali. docente di Diritto ecclesiastico e canonico, facoltà di Economia e Giurisprudenza , campus di Piacenza dell’Università Cattolica Quarto di una serie di articoli dedicati al sistema delle scuole paritarie in Italia #scuole paritarie #scuola cattolica #europa #pluralismo Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Scuole cattoliche, fare rete contro la crisi

Speciale paritarie Scuole cattoliche, fare rete contro la crisi A Brescia le paritarie di ogni ordine e grado si sono sostenute a vicenda in una sorta di welfare privato per scongiurare il rischio di chiusura a causa del Coronavirus. Davide Guarneri , responsabile per il coordinamento delle scuole cattoliche della diocesi di Brescia, racconta di come solidarietà e vicinanza abbiano mantenuto intatto anche il comparto delle scuole paritarie cattoliche bresciane. Proprio per la loro natura capillare, questo tipo di istituti, spesso piccoli, radicati nel territorio e gestiti da parrocchie, congregazioni e fondazioni, di frequente sono state le prime a livello nazionale a risentire della crisi economica legata al Covid 19. Durante questo periodo abbiamo ricreato il fondo, che non è la soluzione di tutto, ma abbiamo comunque raccolto 200mila euro che andranno a sostenere principalmente il rilancio, e non solo la gestione dell’emergenza. Nell’amministrare il fondo, le scuole stesse ci hanno chiesto di premiare gli istituti che hanno introdotto il maggior numero di migliorie a seguito della pandemia. Tuttavia, questa necessità di fare rete con imprenditori e cittadini nasce anche da una mancata applicazione del principio di parità scolastica, sancito dalla nostra carta costituzionale: «L’articolo 33 della Costituzione – spiega Guarneri - parla di equipollenza di trattamento degli studenti. Il bonus di 300 euro annui in più per ogni studente delle paritarie, contenuto nel DL Rilancio e voluto da numerose parti politiche, «è una misura che potrebbe essere significativa se venisse riconfermata anche nel 2021.

 

Monsignor Giuliodori: un Patto educativo anche per il nostro Paese

Speciale paritarie Monsignor Giuliodori: un Patto educativo anche per il nostro Paese All’inizio di un anno scolastico molto particolare, occorre ricordare che l’educazione non è appannaggio dello Stato ma è legata alla responsabilità e alle scelte dei genitori. Un contributo rilevante dal punto di vista numerico (10% circa degli studenti del Paese) e qualificato dal punto di vista culturale con punte di comprovata eccellenza. Il documento dei vescovi ribadiva ancora una volta che: «Il principio dell’uguaglianza tra le famiglie di fronte alla scuola impone non solo interventi di sostegno alla scuola cattolica, ma il pieno riconoscimento, anche sotto il profilo economico, dell’opportunità di scelta tra la scuola statale e quella paritaria. È in primo luogo una questione antropologica e culturale perché l’educazione, bene primario e fondante della soggettività sociale, non è appannaggio dello Stato ma è legata alla responsabilità e alle scelte dei genitori. Il rapporto tra il diritto inalienabile alla libertà di educazione da parte dei genitori e il servizio che lo Stato è chiamato a garantire per la sua concreta attuazione deve essere regolato dal principio di sussidiarietà. Solo in questo modo lo Stato non prevarica sulla titolarità dei genitori e può offrire un sistema integrato di servizio scolastico pubblico che si avvale sia delle strutture statali sia di quelle paritarie non statali. Il cammino appare certamente arduo e complesso , ma non si può rinunciare a uno spazio di libertà e di responsabilità civile che tanto ha contribuito e tanto può ancora offrire alla crescita del Paese e al bene delle nuove generazioni.

 

«Scuole cattoliche, facciamo come le grandi democrazie»

Nel merito è chiaro che i costi che le nostre scuole sostengono e dovranno sostenere non potranno essere coperti da un contributo come questo. Monsignor Tremolada, che cosa significherebbe per il Paese se buona parte delle scuole cattoliche chiudessero, come potrebbe accadere soprattutto nel Nord Italia, dove da sempre rappresentano una fetta importante del sistema educativo? «I nostri sindaci sanno bene cosa succederebbe se dovesse venire meno la presenza delle scuole paritarie. I nostri amministratori sono molto accorti e attenti alla situazione della propria gente e sono consapevoli che nel momento in cui dovessero chiudere le scuole cattoliche ci troveremmo a fare i conti con un tracollo: non sarebbero sostenibili i costi che sarebbero trasferiti soprattutto all’ambito delle amministrazioni locali. Non dimentichiamo che le nostre scuole portano avanti la loro attività con costi che, complessivamente, sono molto inferiori di quelli delle scuole statali corrispondenti». Eppure ci sono molte persone che continuano a considerarle un privilegio… «Non è semplice far capire cosa sono le scuole paritarie cattoliche, perché ci sono dei convincimenti radicati che andrebbero rivisti. Ma c’è chi dice che siano scuole per pochi… «Si parla di scuola privata e non di scuola paritaria e la si immagina come la scuola dei ricchi, la scuola a scopo di lucro, la scuola che ruberebbe fondi allo Stato. Ottavo di una serie di articoli dedicati al sistema delle scuole paritarie in Italia #scuole paritarie #scuole cattoliche #scuola #vescovo Facebook Twitter Send by mail Print LA FORZA DI UNA LUNGA STORIA Monsignor Tremolada, quali sono valori e caratteristiche distintivi delle scuole paritarie cattoliche? «Anzitutto si tratta di scuole.

 
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