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Più spazio alla medicina del territorio

Open Week Master & Postlaurea Più spazio alla medicina del territorio Deospedalizzazione e presa in carico delle cronicità sono le priorità per un Servizio sanitario nazionale che regga i colpi della peggiore epidemia. Esso si è presentato a questa prova con alle spalle un decennio di crescita limitata delle risorse disponibili e con un certo livello di iniquità nella distribuzione delle risorse nei diversi contesti territoriali. Dal 31 marzo l’Altems ha iniziato a studiare queste risposte per dare una lettura tecnico-scientifica di modelli organizzativi di risposta delle diverse regioni e abbiamo evidenziato che la differenza l’hanno fatta gli investimenti pregressi nei sistemi di assistenza territoriale, in un sistema nazionale generalmente “ospedalocentrico”, e nella telemedicina. Con le risorse che arriveranno probabilmente dall’Europa sotto varie forme sarà ineludibile ristrutturare la Sanità del territorio, capendo che abbiamo bisogno di nuove figure professionali nella multidisciplinarietà, senza tralasciare il grande tema della digitalizzazione di tutti i servizi pubblici del Paese». Ci siamo trovati di fronte a un nemico sconosciuto che inizialmente non eravamo in grado d’interpretare nelle sue manifestazioni» racconta Antonio Gasbarrini , docente di Medicina Interna alla facoltà di Medicina e chirurgia. Tutte queste competenze permetteranno di sviluppare, inoltre, un nuovo impegno dei cittadini, anche attraverso le associazioni dei pazienti, ricordando che il Servizio Sanitario nazionale è un grande presidio che va difeso anche con la responsabilità dei comportamenti individuali». Certamente occorre una programmazione ex ante per arrivare preparati a nuove difficoltà e per fare tutto questo c’è bisogno di competenze ben formate e nuove: è il “capitale umano” ora al centro come fattore cruciale di ogni organizzazione».

 

Post Covid, le competenze che faranno la differenza

Altems da anni forma queste professionalità, di diversa competenza e provenienza, in una visione sistemica che esce dal puro contesto clinico per contemperare tutte le esigenze, non ultima la comunicazione, parte integrante della capacità manageriale, per essere preparati e pronti qualora si ripresentasse un’emergenza sanitaria di stesse dimensioni». Senza la maturità e la flessibilità delle aziende e di tutti i livelli, non solo apicali, ma anche intermedi di management, senza le giuste competenze che rendono vincenti le squadre organizzative, questo scenario difficile e complesso sarebbe stato impossibile da gestire». Anche la Farmacia è stata in prima linea nella prima fase di emergenza, in piena interazione con le altre competenze e in un’azione capillare in tutti i territori: «La parola-chiave di questo dibattito è “competenze”» ha detto Luigi D’Ambrosio Lettieri , presidente Fondazione Francesco Cannavò (Fofi). Accanto al Pil economico che misura i livelli di efficienza di un Paese, il “Pil del sapere” rappresenta tutte quelle capacità e competenze che legittimano e riconoscono alle istituzioni un ruolo di utilità sociale. In Sanità le competenze sono molto complesse e concorrono nel loro insieme a disegnare i livelli di capacità di un sistema di rispondere a un bisogno, anche così difficile come quello di una pandemia. L’emergenza Covid-19 ha lasciato preziosi insegnamenti anche in tema di Comunicazione: «Ciò che Covid ci ha consentito di maturare è la centralità che la Comunicazione riveste per gestire le situazioni di crisi» ha detto Mariagrazia Fanchi , direttrice dell’ Alta Scuola in Media e Comunicazione dell’Università Cattolica (Almed) . È dunque importante inserire nella formazione di un Economista sanitario e di un professionista della Sanità la conoscenza del sistema giuridico che porta a una maggiore competenza e anche a una motivazione maggiore nel proprio lavoro.

 
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