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Uganda, tutto l’amore che puoi

charity work program 2019 Uganda, tutto l’amore che puoi Per Sara , di Scienze della formazione, il Charity Work Program è stato un turbinio di emozioni in mezzo a persone che fanno capire l’importanza della tua presenza 21 ottobre 2019 di Sara Pegoraro * Dell’Uganda mi ricordo tutto. Mi ricordo come sono arrivata, piena di curiosità e di timore, come mi succede ogni volta che inizio una nuova avventura. Credo che da quel giorno davvero abbia preso inizio per me l’Uganda, sia iniziato a entrarmi ogni sguardo, ogni abbraccio ogni bacio che ricevevo. Ciò che mi colpiva andando a scuola, ma anche stando in missione, era come per le persone del luogo fosse importante sapere che noi fossimo presenti, al di là di quello che facevamo per loro. Questo mi manca dell’Africa, quella serenità che non vuol dire che tutto andasse bene sempre, ma che sapevo affrontare anche i pensieri, perché mi sentivo accompagnata. So solo che quella mia quotidianità di “cose che non ci sono” e di noi uniche musungu , non la vedevo più. E ora che da laureata mi trovo a far lezione, ogni tanto penso a quando ne avevo 99 che mi ascoltavano, che se anche non mi ricordavo il loro nome sapevano che ero lì per loro.

 

Nepal, lezioni di vita vissuta

Il Charity Work Program di Alberto di Scienze della formazione 08 ottobre 2019 di Alberto Ciresola * Partire per un’esperienza con il Charity Work Program significa lasciare tutto ciò che è abituale, quotidiano per mettersi alla prova e sfidarsi. È la vita il banco di prova in cui mettere in pratica ciò che si è imparato nelle aule universitarie. Vivendo un’esperienza di volontariato in Nepal ci si rende conto di quanto sia molto più facile apprendere nozioni, imparare strategie d’intervento, studiare. Quando ci si accorge che tutto ciò che si è imparato può essere solo in parte messo in pratica, non resta che rimboccarsi le maniche e mettersi in ascolto per ricominciare ad apprendere. Si impara a vivere in un contesto diverso: il fascino dei templi induisti e buddisti è mescolato all’odore di spezie e smog di vecchie motociclette che sfrecciano senza sosta per le strade caotiche di una capitale asiatica. Di nepalesi che contrattano cifre che sembrano irrisorie, ma che fanno la differenza per chi uno stipendio a stento ce l’ha. Cittadini non solo di quel mondo globalizzato di cui tanto i giornali patinati parlano, ma di un mondo che si sente così lontano che sembra non ci appartenga.

 

A Gerusalemme, verso il proprio destino

Indubbiamente devi avere coraggio, coraggio di aprire la mente, il cuore e soprattutto coraggio di abbattere stereotipi, strutture mentali e culturali verso una realtà che può solo che far fiorire la tua anima. Fare volontariato vuol dire condividere tutto quello che hai: i tuoi pensieri, i tuoi modi di fare, le tue qualità. Dallo stare con i bambini del Centro San Rachele tutto il giorno, mi sono ritrovato a ridipingere anche le loro aule oppure a cucinare per alcuni di loro che non potevano permettersi il pranzo. Vivendo luoghi ed esperienze di questo tipo aiuta a realizzare quanto sia stato bello nascere in una famiglia europea, italiana e di quanto possiamo essere fortunati di essere studenti di una delle università più prestigiose d’Italia. Ma ancor più, capisci quanto possiamo dare, quanto possiamo fare, quanto possiamo essere parte attiva a livello internazionale. Essere sul posto, chiacchierare con la comunità ebraica in prossimità del Muro del Pianto, ridere e scherzare con i ragazzi dei quartieri palestinesi, fermarsi a riflettere guardando il Sacro Sepolcro sono tutte esperienze che non si possono studiare sui libri di scuola, bisogna viverle. Quei bambini sono carichi di sogni, di voglia di vivere, di sorridere e combattere questa vita che già gli ha dato battaglia a questa tenera età.

 

Le mie lezioni con i piccoli indiani

Prima di fare lezione di inglese, il nostro primo giorno, ci capita di vederli pranzare, quello per loro è un “brunch” per così dire, perché non fanno colazione, mangiano pranzo e colazione lì a scuola, a volte fa anche da cena. I bambini mangiano in un corridoio all’aperto, parte della scuola: mangiano su dei tappetini blu stretti e lunghi, i piatti sono quelli tipici indiani, dall’aspetto di vassoi d’alluminio ai nostri occhi, contenenti riso basmati, un chapati, un mix di verdure condite da una salsa al curry di colore giallastro. Io sono seduta accanto a loro e li osservo, mentre contenti consumano il loro pasto, uno accanto all’altro, sul pavimento, decine di mosche attorno, mentre con le mani impastano il riso col resto dei condimenti e lo mangiano. Ci viene assegnata la classe dei più piccoli, un’età che si aggira tra i 4 e i 5 anni, con l’eccezione di alcuni bambini che potrebbero averne 8 perché sono indietro con l’apprendimento. Non è facile tenerli attenti tutto il tempo, per loro ripetere lettere e numeri è pesante, ma sono felicissimi quando li premiamo con gli adesivi colorati se hanno fatto bene il loro lavoro e ne vorrebbero sempre di più ma non possiamo viziarli, dobbiamo disciplinarli. Verso la fine della lezione iniziano ad andare alla lavagna, mi prendono la mano, “Didì! Didì!”, mi fanno vedere come scrivono il loro nome, tra una sbavatura e l’altra, a volte si sfidano perfino tra di loro; qualcuno ha raccolto dei fiori e me li porge sorridente. Spero davvero che in qualche modo, il lavoro di noi volontari, riesca a dar loro qualche possibilità futura, a quell’età si assorbono tanti nuovi concetti e tante informazioni, chissà, magari un giorno qualcuno di loro crescendo troverà la sua strada e ricorderà quei giorni di luglio.

 

Da semplici studenti a quasi medici

Interrogativo che si ripresenta e si insinua come un tarlo nelle conversazioni con i miei compagni di avventura durante il lunghissimo viaggio d’andata. Dall’aereo in atterraggio ad Entebbe solo due colori abbracciano tutto l’orizzonte: il rosso della terra e il blu sconfinato del lago Vittoria che quasi sembra un mare. L’Uganda è un paese ricco di colori, cultura, tradizioni, dolore per la storia tormentata, coraggio e speranza per il futuro, spiritualità, usanze, ma soprattutto dissidi spesso inaccettabili agli occhi e al metro di giudizio di noi Occidentali. Ho la possibilità di mettermi alla prova, partecipare al processo di cura, toccare con mano, confrontandomi con una medicina umana, intima, fisica e emotiva nel contatto con il paziente, molto diversa per situazioni ed emozioni da quella di casa a volte impersonale e spogliata della componente umana. Impossibile raccontare questa esperienza senza menzionare il grande gruppo di volontari che riunita intorno al tavolo della Mission House del compianto padre John Scalabrini, fondatore dell’ospedale e delle attigue scuole, ha allietato tutti i pasti con racconti, esperienze e riflessioni diventando a poco a poco una vera famiglia. Arrivato da estraneo, lascio questa terra grato a tutte le persone che ho incontrato per il calore ricevuto e per i mille stimoli di riflessione e con in valigia e nel cuore una grande voglia di ritornare. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

Non smetterò mai di indossare il sorriso

charity work program Non smetterò mai di indossare il sorriso È questo il valore aggiunto che Elisa , di Scienze della formazione, si porta a casa dal suo Charity Work Program tra i bambini della Bolivia 04 ottobre 2019 di Elisa Martinazzi * Questa è la foto che, più di tutte, preferisco. Della mia esperienza in Bolivia, a La Paz, ci sarebbero tante cose da raccontare ma i bambini ed i sorrisi sono stati ciò che di più bello mi ha regalato questo mese di volontariato. Bambini di ogni età, affetti da ritardi, sindromi, disturbi, con storie e problematiche diverse che portano con sè il peso di situazioni famigliari e sociali di ogni genere. Al centro di riabilitazione neurologica infantile Mario Parma , dove ogni giorno prestavo il mio servizio a fianco di una psicopedagogista, ne ho incontrati tanti e ognuno di loro ha saputo lasciarmi qualcosa. Quello di Don Gio, che ci ha accolte in aeroporto e accompagnate, giorno dopo giorno, nella sua parrocchia, facendoci sentire a casa. Quello che non smetterò mai di indossare, nonostante i dubbi, i perchè e le grandi contraddizioni perchè “non sapremo mai quanto bene può fare un semplice sorriso”. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

L’Albania che ti sorprende

Giunto al termine dei miei studi universitari, ho deciso di voler vivere un’esperienza di volontariato in un Paese in via di sviluppo. Qui, tra campi di lavanda e salvia e maestose montagne, opera da circa 10 anni il VIS Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, con programmi che mirano al miglioramento delle condizioni socioeconomiche della popolazione. Lo staff del VIS, albanese e italiano, mi ha accolto e fatto sentire parte del team sin da subito e mi ha coinvolto nelle numerose attività e progetti per la comunità di Malësi e Madhe. Modi di vivere così simili che mi hanno permesso sin da subito di ambientarmi nel piccolo centro di Koplik. Una meta ben diversa dalle altre presenti nel programma Charity, dove apparentemente sembra che ci sia tutto, ma dove invece si cela un forte mancanza di opportunità, soprattutto per i giovani, che sempre più spesso devono scegliere la via dell’emigrazione all’estero. Considerato il mio percorso di studi in management, prima di partire, non avevo alcuna idea di come funzionasse la cooperazione e temevo di non poter essere di aiuto. Ho capito che bisogna ridare il giusto valore al cibo e rispettare i produttori, soprattutto in un Paese dove l’agricoltura è il settore che traina l’economia; principi di Slow Food, fondazione con la quale il VIS Albania collabora da tempo.

 

I volontari e la legge del dare e del ricevere

Siamo state travolte dai loro abbracci, dai loro baci e dalle loro urla di felicità e sono bastati pochi minuti per innamorarci di loro. Nonostante tutto, i loro contagiosi sorrisi non vengono mai a mancare e per me tutto questo è stato uno spunto di riflessione e una grande lezione di vita. La settimana prevedeva altre attività come yoga, judo, bioginnastica (un particolare tipo di ginnastica che ti permette di allenare i muscoli e lavorare le articolazioni del corpo riproducendo i movimenti degli animali) e capoeira in cui mi sono dilettata divertendomi molto. Sono persone, insieme a molte altre (le cuoche dell’asilo, le insegnanti, i volontari locali) che ringrazio vivamente, perché ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa e ogni giorno regalano speranza a bambini che, nonostante le loro capacità e voglia di imparare, vivono costantemente situazioni molto difficili. Due volte a settimana erano inoltre previste visite alle famiglie dei bambini e posso dire che vedere dal vivo le condizioni in cui vivono e sentire con le proprie orecchie le loro storie è davvero molto forte, ma ti permette di rivalutare molte cose nella vita. Dopo queste tre settimane intense e piene di emozioni, posso dire che il Charity Work Program mi ha dato l’occasione di fare una delle esperienze più belle e uniche della mia vita. Tuttavia il Charity non ha lasciato un segno solo in noi volontarie, ma ci ha permesso nel nostro piccolo di lasciare qualcosa, anche solo il ricordo dell’affetto, ai bambini del Giardino degli Angeli inserendosi perfettamente nel principio del dare e del ricevere del volontariato.

 

In Africa col privilegio della medicina

E sempre il riadattamento più difficile è quello con il Nord, così come il desiderio più testardo abita sempre a Sud. A Nord la ricchezza, ma anche le facce annoiate, un eterno coprifuoco sorvegliato da videocamere, l'invasione del superfluo, una frenesia che non lascia più spazio al pensiero e al sentimento. A Sud la miseria e lo sfruttamento, ma anche la solidarietà, il sorriso, il piacere dimenticato della pigrizia, le strade piene di vita e di gente. Il privilegio di chi studia medicina è vivere l’opportunità che offre questo programma in un ospedale, dove si intrecciano la straordinarietà di una vita che nasce e il dramma di una che muore, dove le emozioni e l’essenza più profonda delle persone viene fuori. Si torna a casa con un bagaglio di conoscenze pratiche prezioso, che difficilmente un normale studente riesce ad acquisire in così poco tempo durante il proprio corso di studi. Ma quanto di più importante si riporta in Italia è l’affetto delle persone che ci hanno accolto e dei medici che ci hanno insegnato cosa significa dedicarsi con passione, ogni giorno, alla comunità in cui si vive. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

Madagascar, il valore della semplicità

Vedo bambini che portano sulla testa i mattoni per costruire le case o che chiedono l’elemosina lungo la strada, donne che vendono verdura e frutta sui marciapiedi, uomini che spingono carretti carichi di sacchi pesanti per le strade rosse sterrate. Le giornate nell’orfanotrofio iniziano prima della sveglia, quando alcuni dei più piccoli sono già fuori dalla stanza a giocare con dei pezzetti di giornale o con la palla e puntualmente ci aspettano per ballare la prima “macarena” della giornata o giocare a “sardina”. Ci sono poi i piccolissimi, con loro non serve saper parlare la stessa lingua perché basta sedersi nella stanza dei giochi per ritrovarseli sbucare da ogni parte del corpo pronti a farsi fare il solletico e ridere a crepapelle. La sera, dopo aver cambiato e fatto addormentare i più piccoli con tanta pazienza, i ragazzi non hanno ancora perso le energie e ci tengono a giocare nelle loro stanze finché la nostra ora di cena segna il momento di salutarci. Eppure, grazie anche alle suore ed alle balie che con pazienza e dedizione hanno creato una vera famiglia allargata, questi bambini mi hanno insegnato il valore dei piccoli gesti e di stare insieme senza pretese. Sicuramente questa esperienza mi ha reso più convinta del percorso di studi in cooperazione internazionale che ho scelto di intraprendere, enfatizzando il ruolo cruciale della conoscenza dell’altro per poter gestire insieme le esigenze prioritarie. Sono partita chiedendomi se potessi fare abbastanza per loro, torno a casa convinta che siano loro ad aver fatto molto più per me dandomi la possibilità di diventare consapevole dell’importanza della semplicità.

 

Povertà, dare un peso alla parola

È proprio sulla sottile linea che divide queste due realtà che si trova il Giardino degli Angeli : un vero e proprio piccolo paradiso, un’isola felice che apre le sue porte a bambini e ragazzi. È in questo luogo di felicità che ha avuto luogo la mia esperienza di volontariato: dopo un iniziale smarrimento a causa della lingua portoghese a me sconosciuta sono stata travolta dall’energia dei bambini che, a suon di “Tia! Tia! Tia!” , mi hanno coinvolto nei loro giochi. Durante le varie mattinate ho preso parte alle attività della creche – ovvero l’asilo – supportando il personale nelle attività ludiche e di scolarizzazione quali il disegno, la creazione di lavoretti e l’insegnamento dei numeri e delle lettere dell’alfabeto e giocando con i bambini nella grande area verde all’interno della struttura. La seconda parte della giornata era dedicata al servizio presso il Reforço escolar Julia Thomson , un servizio di doposcuola per i ragazzi delle scuole elementari dai 6 agli 11 anni, durante il quale ho aiutato i ragazzi – tra comiche incomprensioni - nei compiti di portoghese, inglese e matematica. Due momenti sono stati per me molto significativi: il primo di essi è stata la giornata dedicata alla pizza, nella quale io e Sabrina, la mia compagna di avventura, abbiamo sfornato varie teglie di pizza da far gustare ai bambini. Durante questi momenti ho potuto constatare quello che la maggior parte dei bambini doveva affrontare una volta tornati a casa: genitori assenti o disinteressati, abitazioni sovraffollate, mancanza di acqua, gas e luce. Questo viaggio ha dato un peso reale alla parola “povertà” e ha radicato in me ancora di più la consapevolezza che la mia strada sia quella di lavorare per cercare di migliorare realtà più sfortunate.

 

«Buoni a far del bene», un successo

Non semplici numeri, ma solidi mattoni del virtuoso progetto promosso da Educatt attraverso il marchio Casa Fogliani® che, reinvestendo le marginalità ricavate dalla vendita di prodotti enogastronomici d’eccellenza in borse di studio, sostegno economico e servizi, accompagna concretamente studenti bisognosi nel loro percorso universitario. La campagna si chiude con un positivo che non si esaurisce negli oltre 3.000 acquisti, ma conferma la risposta concreta delle oltre 30 aziende coinvolte che allargano il catalogo d’offerta a più di 50 articoli selezionati in collaborazione con Mocine Cascina Santa Marta, tra cui la cioccolata di Casa don Puglisi. Buoni a far del bene» è stata anche occasione per Casa Fogliani di rafforzare la rete territoriale e la rete di collegamenti, con una distribuzione che ha raggiunto tutta l’Italia grazie ai partner Solari e Mocine e un incremento di contatti sul sito pari al 150% nel periodo della campagna. casafogliani #buoniafardelbene #solidarieta #natale Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Un porto sicuro a Gerusalemme

charity work program Un porto sicuro a Gerusalemme È il Centro Santa Rachele che si prende cura dei più vulnerabili, i bambini. Qui Alice e Martina hanno trascorso il loro Charity Work Program 04 ottobre 2019 di Alice Freyrie e Martina Pignatelli Gerusalemme, unica nel suo genere: si dice che qui convivano tre popoli, tre religioni. Convivenza non è però sinonimo di inclusione, spesso l’integrazione all’interno di questa società così complessa risulta in realtà fragile. In questa situazione instabile si può comprendere quanto sia problematica la vita di coloro che decidono di emigrare qui. In particolare, abbiamo avuto modo di confrontarci con la minoranza all’interno della minoranza: le famiglie cattoliche immigrate in questa città nel corso degli ultimi anni. Il Centro li accoglie fin dai primi mesi di vita all’interno del proprio asilo nido, e li accompagna nella loro crescita personale e spirituale fino alla fine della scuola elementare. Ed è questa la sensazione che ha donato anche a noi: fin dall’inizio ci siamo sentite accolte e benvolute, rese partecipi della vita all’interno di questa comunità cattolica, accompagnate pazientemente e con amore in questa esperienza così breve ma di così grande valore. Grazie a padre Rafik, padre David, padre Benedetto, suor Claudia e Daniella, fonti di ispirazione e di ammirazione per la passione, la perseveranza e la dedizione che mettono ogni giorno per garantire a questi ragazzi una possibilità di scelta.

 

Albania, la solidarietà della Cattolica

Il bilancio finale è di 51 morti, 900 feriti e più di 5.200 sfollati, di cui 1.260 a Durazzo, 500 a Thumana e altri 3.500 nella provincia di Tirana. La macchina della solidarietà si mette in moto in tutta Europa, compreso in Italia dove sono tanti gli albanesi che si sono trasferiti nel nostro Paese per motivi di studio o di lavoro. La stessa che, all’indomani del violento terremoto, li ha spinti a rivolgersi alla direzione di sede di Milano dell’Università Cattolica fermamente convinti che fosse necessario fare qualcosa per aiutare la popolazione albanese. Anche Eni quando si è svegliata ha trovato il cellulare con una sfilza di messaggi Whatsapp e telefonate dei familiari residenti a Tirana, ma anche di amici albanesi e italiani, in particolar modo di Bari. Di qui l’idea di mettere in piedi qualche forma di “fundraising” che potesse coinvolgere l’intera l’Università Cattolica dove la comunità albanese è molto presente con i suoi 194 studenti iscritti a corsi di laurea e post-laurea dell’Ateneo. La loro proposta è stata accolta dalla direzione di sede dell’Ateneo che si è mobilitata su più fronti per fare in modo che l’idea di raccogliere fondi a favore dei terremotati dell’Albania potesse concretizzarsi. Così l’Università Cattolica, in virtù della storica collaborazione che la lega alla Caritas Ambrosiana, ha deciso di aderire alla raccolta Fondi “Terremoto Albania”, indetta insieme con la rete internazionale di Caritas.

 

Nasce il primo University Charity Shop

Avrà sede in via Lanzone 24 , e sarà aperto dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18 (con apertura straordinaria nei sabati 13 e 21 dicembre dalle 10 alle 12.30). All’interno del progetto, per ciascun anno accademico saranno attivati uno o più percorsi di laurea in Università Cattolica a favore di giovani in condizioni di estremo bisogno, di provenienza nazionale e internazionale. Nello Shop sarà inoltre possibile effettuare donazioni per la campagna solidale #SHAREYOURFUTURE , che dà la possibilità a tutti coloro che partecipano alla vita dell’Ateneo - studenti, genitori, professori, ricercatori e amici - di costruire e condividere il proprio futuro, sostenendo anche quello di chi ha meno opportunità. Il primo progetto del 2016 ha contribuito, attraverso l’acquisto di una T-Shirt, a finanziare cinque borse di studio destinate a giovani siriani che hanno avuto l’opportunità di formarsi nel nostro Ateneo per poter poi tornare in Siria. Quest’anno, attraverso le donazioni raccolte presso l’University Charity Shop, si intende finanziare borse di studio a favore di ragazzi in difficoltà. All’interno dell’University Charity Shop si alterneranno periodicamente anche prodotti solidali realizzati da varie associazioni del no profit che collaborano da tempo con l’Ateneo, per dare visibilità alla molteplicità di iniziative di solidarietà in cui e con cui l’Università Cattolica quotidianamente opera. Contatti: charityshop@casafogliani.it | www.casafogliani.it | Info sul progetto: progetto@casafogliani.it | tel. 02.7234.3226 shareyourfuture@unicatt.it | www.unicatt/shareyourfuture.it | tel. 02.7234.4197 #solidarieta' #charity #casa fogliani #shareyourfuture Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Charity, la prima volta in Nepal

CHARITY WORK PROGRAM Charity, la prima volta in Nepal Due nuove destinazioni per il programma di volontariato internazionale: oltre allo Stato himalayano si aggiunge anche la Romania come secondo Paese europeo, per un totale di 21 progetti. In Nepal gli studenti iscritti a un corso di laurea della facoltà di Scienze della Formazione trascorreranno il loro periodo di volontariato presso la Ong Engage. In totale sono più di cinquanta gli studenti che la prossima estate scriveranno una voce nuova nel proprio Cv grazie al Charity Work Program, il programma di volontariato internazionale promosso dal Centro di Ateneo per la Solidarietà internazionale (Cesi) . Un’iniziativa che, grazie al contributo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori e ai fondi del 5 per mille, da dieci anni offre l’opportunità di vivere un’esperienza di volontariato in Paesi emergenti e in Via di Sviluppo. Per questo è scelta da un sempre crescente numero di studenti, come emerge dal significativo aumento delle richieste di partecipazione: nel 2018 hanno preso parte alle selezioni 275 studenti provenienti da tutte le facoltà e da tutte le sedi dell’Università Cattolica con un incremento pari al 18% rispetto all’edizione dell’anno precedente. Nel corso degli anni il Charity è stato modulato in modo da rappresentare un percorso sempre più coerente con gli studi: numerose destinazioni sono aperte infatti solo a studenti di determinate facoltà, privilegiando percorsi ad hoc sulle discipline insegnate in Ateneo. charityworkprogram #solidarieta' #volontariato Facebook Twitter Send by mail Print INTERNATIONAL VOLUNTEERING È un programma di Volontariato internazionale rivolto a tutti gli studenti e ai neolaureati dell’Università Cattolica, per tutti gli anni di corso, tutte le facoltà, tutte le sedi.

 

Avitabile, una vita in musica

Milano Avitabile, una vita in musica Il cantante e compositore napoletano ha parlato della sua esperienza d’arte e d’impegno in aula Bontadini. È tutta qui la filosofia di Enzo Avitabile , celebre sassofonista e compositore napoletano - una carriera ormai quasi trentennale, 18 album pubblicati e all’attivo collaborazioni con artisti del calibro di Goran Bregovic, James Brown e Tina Turner - che è intervenuto in Aula Bontadini per una lezione sulla “musica come messaggio sociale”. L’incontro ha anticipato il concerto che Avitabile ha tenuto in serata, all’Auditorium di largo Mahler, a sostegno dei progetti dell’Università Cattolica a favore dei bambini siriani rifugiati nei campi profughi in Libano e in Kurdistan. Racconta il suo primo incontro con la musica, quella dei juke box di un tempo: «Il suono che usciva da quella scatola magica era un suono amico. Significa avere consapevolezza della propria provenienza, quindi di chi si è, ma anche di quello che avviene al di fuori di sé. Gli fa da sponda Gianni Sibilla , direttore didattico del master in Comunicazione musicale di Almed: «Enzo è un esempio bellissimo di contaminazione tra la cultura musicale popolare napoletana e i generi internazionali come il jazz e la world music». Non si è fatto mancare nemmeno una partecipazione all’ultimo Sanremo, in coppia con Peppe Servillo con il brano Il coraggio di ogni giorno : «L’ho fatto per provare a rendere popolare il mio modo di fare musica, perché a Sanremo in quattro giorni si raggiunge un pubblico sterminato, altrimenti irraggiungibile.

 

Madagascar, una sola grande famiglia

Le loro risate, urla e canzoncine erano per noi la migliore sveglia che si potesse desiderare e la loro allegria illuminava le nostre giornate: è incredibile quanto questi bambini siano pieni di energia anche alle 5:30 di mattina, quando fuori fa ancora buio pesto. Ce lo hanno ripetuto le Suore Nazarene che si prendono cura ogni giorno di questi bambini senza una famiglia alle spalle che li sostenga e ce ne siamo accorte anche noi nelle tre settimane trascorse in Madagascar. C’è Herman, apparentemente forte ma molto sensibile, Meltina, spigliata e intraprendente, Claudin, geloso e coccolone, Frankie, timido e impacciato, e Angèle, chiacchierona e combinaguai. È triste pensare che questi bambini, così vivaci, brillanti e affettuosi non abbiano la possibilità di crescere nella loro famiglia di origine, anche se ci conforta pensare che l’amore, l’educazione e le opportunità che l’Orphelinat dà loro possano almeno in parte compensare la loro condizione. Non è stato sempre facile per noi fare i conti con un mondo così scioccante e completamente diverso dal nostro. Uno degli insegnamenti che il Charity Work Program a Fianarantsoa mi ha lasciato è proprio questo: esistono situazioni complesse, apparentemente insuperabili, ma bisogna tenere a mente che prima di darsi vinti ci si deve impegnare per fare la propria parte e per poter partecipare a un cambiamento in positivo. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

Ovunque guardi, cerca te stesso

Charity Work Program Ovunque guardi, cerca te stesso È l’insegnamento che Lorenza , laureata in Scienze politiche, si porta a casa dal Charity Work Program a Gerusalemme. ottobre 2018 di Lorenza Tullio * Un’esperienza che ha fatto emergere la parte più spontanea di me, forse la migliore. Durante il periodo estivo il Centro Santa Rachele di Gerusalemme apre le sue porte accogliendo la popolazione più fragile di Israele: 70 bambini figli di migranti, rifugiati e richiedenti asilo. Però, l’impressione di aver contribuito in minima parte a “qualcosa di buono” lascia spazio alla consapevolezza che anche il poco è tanto e che - come mi hanno ricordato - nulla di ciò che ho donato andrà mai perso. Tornare cambiati è forse ancora più bello, ma è, allo stesso tempo, un’affermazione audace e una pretesa troppo grossa rapportata a soli ventuno giorni. Ma se solo ho innescato in qualcuno dei miei lettori la voglia di partire o di tornare allora ho fatto centro. anni, di Vasto (Ch), laureata magistrale in Politiche europee e internazionali, facoltà di Scienze politiche e sociali, campus di Milano.

 

Cattedra Unesco, la prima in Cattolica

Brescia Cattedra Unesco, la prima in Cattolica È dedicata all’educazione per lo sviluppo integrale dell’uomo e per lo sviluppo solidale dei popoli e avrà come punto di riferimento la sede di Brescia. Se ne parlerà in un convegno venerdì 18 gennaio in aula magna. gennaio 2019 È la prima Cattedra Unesco a esser assegnata all’Università Cattolica e, in particolare, alla sede di Brescia dell’Ateneo. È dedicata a “L’educazione per lo sviluppo integrale dell’uomo e per lo sviluppo solidale dei popoli”, e nasce dalle sollecitazioni dell’Enciclica Populorum progressio di Paolo VI e dalla tradizione di impegno negli ambiti dell’educazione e della cooperazione internazionale che caratterizza il territorio bresciano. Se ne parlerà in un convegno nell'aula magna della sede bresciana venerdì 18 gennaio alle 9.30 . La cattedra, diretta dal professor Domenico Simeone , intende perseguire gli obiettivi già definiti dal “World Education Forum” a Incheon nel 2015 “Educazione 2030: verso un’educazione inclusiva e di pari qualità e insegnamento durante tutto il corso della vita”. unesco #sviluppo #solidarieta' Facebook Twitter Send by mail Print.

 

La gioia travolgente dei bambini

Charity Work Program La gioia travolgente dei bambini L’ha sperimentata Alice , neolaureata in Scienze linguistiche, nel suo Charity Work Program in Madagascar, tra una moltitudine di bimbi dell’Orphelinat Catholique, il più grande orfanotrofio del Paese. ottobre 2018 di Alice Bedogni * È un’esperienza straordinaria quella che l’Università Cattolica mi ha dato l’opportunità di vivere all’indomani della mia laurea magistrale. Con il cuore ricco d’emozione e la testa piena di domande sul delinearsi del mio futuro al di fuori del mondo universitario, sono partita per l’Isola Rossa insieme a Francesca, studentessa nella mia stessa facoltà. La nostra esperienza di servizio si è svolta presso l’Orphelinat Catholique di Fianarantsoa, il primo orfanotrofio del Madagascar per dimensioni e numero di bambini che vi abitano (più di 200). La gioia di questi bambini di incontrarci per la prima volta può averci fatto credere che la nostra presenza lì fosse un dono per loro: col passare dei giorni, in realtà, ci siamo rese conto di quanto siano stati loro ad arricchire noi più di quanto avremmo mai immaginato. Stare insieme a questi bambini mi ha ricordato l’importanza di sapersi prendere cura di qualcuno che non ha che te, l’importanza di spendere giornate intere a giocare rimandando qualsiasi altra impellenza. Come spesso accade a chi ha la fortuna di trascorrere le proprie giornate insieme ai bambini, anche io ho gustato la bellezza di farli felici con poco, anche solo prendendoli in braccio o giocando a tenere un pupazzetto sulla testa.

 

Uomo bianco, muso lungo

Charity Work Program Uomo bianco, muso lungo «A vedere povertà e malattia così nude e crude ma con il sorriso, questo noi siamo. ottobre 2018 di Marta Francesca Vacca * Prima di partire per il mio Charity Work Program in Uganda non avrei mai pensato di tornare con “il mal d’Africa”. A noi bianchi ci chiamano muzngus che in swahili vuol dire “uomo bianco”, ma è divertente pensare come assomigli a “muso lungo”, perché questo siamo. Siamo bianchi che hanno tutto, una bella macchina, il telefono di ultima generazione, il finger food, il vestito di marca ma il muso lungo. Per una con il muso lungo vedere gioia e speranza negli occhi di persone che non hanno niente, che hanno difficoltà anche solo a comprare un farmaco o ad effettuare una procedura medica, è stato sorprendente. Così come è stato sorprendente e spaventoso non trovare al Benedict Medical Centre nemmeno l’ombra dei mezzi che siamo abituati ad avere all’interno di un ospedale, vedere come i medici si entusiasmassero anche solo alla vista del mio fonendoscopio Littman. Alla fine avresti voluto fare di più, vedere di più e sei sicuro di una cosa sola: che ci vuoi tornare.

 

Solidarietà al Refettorio ambrosiano

milano Solidarietà al Refettorio ambrosiano Terza edizione mercoledì 15 maggio della cena solidale #SHAREYOURFUTURE promossa da Cattolica e Caritas ambrosiana. Nel 2018 ha fruttato due borse di studio per studenti siriani e oltre 1.400 pasti per persone in difficoltà. aprile 2019 Due borse di studio per studenti siriani e oltre 1.400 pasti nella mensa di via Necchi per una ventina di persone segnalate dalla Caritas. Una cena solidale organizzata in collaborazione tra l’Università Cattolica e la Caritas Ambrosiana, giunta ormai alla terza edizione e resa possibile grazie allo chef Danilo Angè e ai suoi amici che collaborano in cucina. I fondi raccolti nella cena del 2018 hanno contribuito a finanziare le borse di studio di due studenti siriani arrivati a Milano per studiare nel nostro Ateneo, nella speranza di poter poi rientrare in una Siria pacificata. Inoltre, lanciato durante la prima cena #SHAREYOURFUTURE del 2017, continua il progetto “ Aggiungi un posto a tavola ” (realizzato in collaborazione con Educatt), che nel 2018 ha permesso di fornire all’interno della mensa dell’Ateneo oltre 1.400 cene gratuite a circa una ventina di persone segnalate dalla Caritas ambrosiana (nel 2017 ne erano state offerte 1000). Ogni sera il Refettorio grazie ai suoi volontari offre una pasto a una novantina di ospiti fissi.

 

Collegi, Natale di solidarietà

Ateneo Collegi, Natale di solidarietà Da Milano a Roma, come ogni anno, gli studenti ospiti dei collegi dell’Università Cattolica vengono coinvolti in iniziative a scopo benefico rivolte ai più bisognosi. by Martina Vodola | 13 dicembre 2018 In periodo di Avvento, in preparazione al Natale, i collegi dell’Università Cattolica organizzano ogni anno attività di beneficienza all’insegna della solidarietà, con il fine di sensibilizzare i giovani studenti a donare il proprio tempo a servizio della comunità. Diverse sono le attività che impegnano i collegi in queste settimane, a partire dalla distribuzione di pasti, indumenti e bevande calde ai più bisognosi, attraverso iniziative come quella organizzata dai ragazzi del collegio Augustinianum la sera del 10 dicembre presso la stazione Cadorna di Milano. Anche al Ker Maria l’attenzione è per i più bisognosi: i ragazzi hanno organizzato una cena natalizia con i poveri della comunità di Sant’Egidio, provvedendo da soli all’intera iniziativa. Infine gli studenti del San Damiano hanno organizzato una riffa natalizia, per raccogliere fondi da destinare al sostegno di ammalati che non possono permettersi cure alternative. Le attività di beneficienza e di solidarietà, nonostante il loro infittirsi nel periodo natalizio, hanno un ruolo centrale all’interno delle iniziative dei collegi dell’Università Cattolica, che durante tutto l’anno accademico propongono agli studenti importanti progetti a scopo benefico. collegi #solidarieta' #natale Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Dentro l’anima di un popolo

Charity Work Program Dentro l’anima di un popolo «L’Albania e stata una scoperta continua e, per quanto complesso e contraddittorio, e un Paese in cui il cambiamento è già in atto». Parola di Carolina , studentessa di Economia a Milano, alla luce del suo Charity Work Program al di là dell’Adriatico. Dopo i primi giorni di assestamento, sia da un punto di vista lavorativo che relazionale, ho iniziato a sentirmi più a mio agio in una realtà estremamente piccola come quella di Koplik, molto peculiare per quanto riguarda la mentalità. Passare tanto tempo con lo staff del Nord, collaborare, pranzare insieme e condividere giornate di svago e stato importante per entrare in contatto e in confidenza con i ragazzi, e soprattutto conoscere la vera anima del Paese e in particolare di quella zona d’Albania. La serietà e soprattutto la consapevolezza di alcuni di questi ragazzi mi fa credere che il cambiamento che già e in atto, procederà sempre più veloce. Anche i numerosi viaggi organizzati privatamente mi hanno permesso di scoprire nuovi lati del Paese e comprendere e sperimentare la varietà non solo paesaggistica e culinaria ma anche di mentalità intercorrente tra Nord e Sud. La mia speranza e quella di tornare tra qualche anno e vedere unPaese che sia in grado di sfruttare al meglio tutto il suo potenziale e che sia effettivamente integrato e in linea con i principi dell’Unione.

 

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