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Le mie lezioni con i piccoli indiani

Prima di fare lezione di inglese, il nostro primo giorno, ci capita di vederli pranzare, quello per loro è un “brunch” per così dire, perché non fanno colazione, mangiano pranzo e colazione lì a scuola, a volte fa anche da cena. I bambini mangiano in un corridoio all’aperto, parte della scuola: mangiano su dei tappetini blu stretti e lunghi, i piatti sono quelli tipici indiani, dall’aspetto di vassoi d’alluminio ai nostri occhi, contenenti riso basmati, un chapati, un mix di verdure condite da una salsa al curry di colore giallastro. Io sono seduta accanto a loro e li osservo, mentre contenti consumano il loro pasto, uno accanto all’altro, sul pavimento, decine di mosche attorno, mentre con le mani impastano il riso col resto dei condimenti e lo mangiano. Ci viene assegnata la classe dei più piccoli, un’età che si aggira tra i 4 e i 5 anni, con l’eccezione di alcuni bambini che potrebbero averne 8 perché sono indietro con l’apprendimento. Non è facile tenerli attenti tutto il tempo, per loro ripetere lettere e numeri è pesante, ma sono felicissimi quando li premiamo con gli adesivi colorati se hanno fatto bene il loro lavoro e ne vorrebbero sempre di più ma non possiamo viziarli, dobbiamo disciplinarli. Verso la fine della lezione iniziano ad andare alla lavagna, mi prendono la mano, “Didì! Didì!”, mi fanno vedere come scrivono il loro nome, tra una sbavatura e l’altra, a volte si sfidano perfino tra di loro; qualcuno ha raccolto dei fiori e me li porge sorridente. Spero davvero che in qualche modo, il lavoro di noi volontari, riesca a dar loro qualche possibilità futura, a quell’età si assorbono tanti nuovi concetti e tante informazioni, chissà, magari un giorno qualcuno di loro crescendo troverà la sua strada e ricorderà quei giorni di luglio.

 

Uganda, tutto l’amore che puoi

charity work program 2019 Uganda, tutto l’amore che puoi Per Sara , di Scienze della formazione, il Charity Work Program è stato un turbinio di emozioni in mezzo a persone che fanno capire l’importanza della tua presenza 21 ottobre 2019 di Sara Pegoraro * Dell’Uganda mi ricordo tutto. Mi ricordo come sono arrivata, piena di curiosità e di timore, come mi succede ogni volta che inizio una nuova avventura. Credo che da quel giorno davvero abbia preso inizio per me l’Uganda, sia iniziato a entrarmi ogni sguardo, ogni abbraccio ogni bacio che ricevevo. Ciò che mi colpiva andando a scuola, ma anche stando in missione, era come per le persone del luogo fosse importante sapere che noi fossimo presenti, al di là di quello che facevamo per loro. Questo mi manca dell’Africa, quella serenità che non vuol dire che tutto andasse bene sempre, ma che sapevo affrontare anche i pensieri, perché mi sentivo accompagnata. So solo che quella mia quotidianità di “cose che non ci sono” e di noi uniche musungu , non la vedevo più. E ora che da laureata mi trovo a far lezione, ogni tanto penso a quando ne avevo 99 che mi ascoltavano, che se anche non mi ricordavo il loro nome sapevano che ero lì per loro.

 

Da semplici studenti a quasi medici

Interrogativo che si ripresenta e si insinua come un tarlo nelle conversazioni con i miei compagni di avventura durante il lunghissimo viaggio d’andata. Dall’aereo in atterraggio ad Entebbe solo due colori abbracciano tutto l’orizzonte: il rosso della terra e il blu sconfinato del lago Vittoria che quasi sembra un mare. L’Uganda è un paese ricco di colori, cultura, tradizioni, dolore per la storia tormentata, coraggio e speranza per il futuro, spiritualità, usanze, ma soprattutto dissidi spesso inaccettabili agli occhi e al metro di giudizio di noi Occidentali. Ho la possibilità di mettermi alla prova, partecipare al processo di cura, toccare con mano, confrontandomi con una medicina umana, intima, fisica e emotiva nel contatto con il paziente, molto diversa per situazioni ed emozioni da quella di casa a volte impersonale e spogliata della componente umana. Impossibile raccontare questa esperienza senza menzionare il grande gruppo di volontari che riunita intorno al tavolo della Mission House del compianto padre John Scalabrini, fondatore dell’ospedale e delle attigue scuole, ha allietato tutti i pasti con racconti, esperienze e riflessioni diventando a poco a poco una vera famiglia. Arrivato da estraneo, lascio questa terra grato a tutte le persone che ho incontrato per il calore ricevuto e per i mille stimoli di riflessione e con in valigia e nel cuore una grande voglia di ritornare. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

L’Albania che ti sorprende

Giunto al termine dei miei studi universitari, ho deciso di voler vivere un’esperienza di volontariato in un Paese in via di sviluppo. Qui, tra campi di lavanda e salvia e maestose montagne, opera da circa 10 anni il VIS Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, con programmi che mirano al miglioramento delle condizioni socioeconomiche della popolazione. Lo staff del VIS, albanese e italiano, mi ha accolto e fatto sentire parte del team sin da subito e mi ha coinvolto nelle numerose attività e progetti per la comunità di Malësi e Madhe. Modi di vivere così simili che mi hanno permesso sin da subito di ambientarmi nel piccolo centro di Koplik. Una meta ben diversa dalle altre presenti nel programma Charity, dove apparentemente sembra che ci sia tutto, ma dove invece si cela un forte mancanza di opportunità, soprattutto per i giovani, che sempre più spesso devono scegliere la via dell’emigrazione all’estero. Considerato il mio percorso di studi in management, prima di partire, non avevo alcuna idea di come funzionasse la cooperazione e temevo di non poter essere di aiuto. Ho capito che bisogna ridare il giusto valore al cibo e rispettare i produttori, soprattutto in un Paese dove l’agricoltura è il settore che traina l’economia; principi di Slow Food, fondazione con la quale il VIS Albania collabora da tempo.

 

In Africa col privilegio della medicina

E sempre il riadattamento più difficile è quello con il Nord, così come il desiderio più testardo abita sempre a Sud. A Nord la ricchezza, ma anche le facce annoiate, un eterno coprifuoco sorvegliato da videocamere, l'invasione del superfluo, una frenesia che non lascia più spazio al pensiero e al sentimento. A Sud la miseria e lo sfruttamento, ma anche la solidarietà, il sorriso, il piacere dimenticato della pigrizia, le strade piene di vita e di gente. Il privilegio di chi studia medicina è vivere l’opportunità che offre questo programma in un ospedale, dove si intrecciano la straordinarietà di una vita che nasce e il dramma di una che muore, dove le emozioni e l’essenza più profonda delle persone viene fuori. Si torna a casa con un bagaglio di conoscenze pratiche prezioso, che difficilmente un normale studente riesce ad acquisire in così poco tempo durante il proprio corso di studi. Ma quanto di più importante si riporta in Italia è l’affetto delle persone che ci hanno accolto e dei medici che ci hanno insegnato cosa significa dedicarsi con passione, ogni giorno, alla comunità in cui si vive. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

Madagascar, il valore della semplicità

Vedo bambini che portano sulla testa i mattoni per costruire le case o che chiedono l’elemosina lungo la strada, donne che vendono verdura e frutta sui marciapiedi, uomini che spingono carretti carichi di sacchi pesanti per le strade rosse sterrate. Le giornate nell’orfanotrofio iniziano prima della sveglia, quando alcuni dei più piccoli sono già fuori dalla stanza a giocare con dei pezzetti di giornale o con la palla e puntualmente ci aspettano per ballare la prima “macarena” della giornata o giocare a “sardina”. Ci sono poi i piccolissimi, con loro non serve saper parlare la stessa lingua perché basta sedersi nella stanza dei giochi per ritrovarseli sbucare da ogni parte del corpo pronti a farsi fare il solletico e ridere a crepapelle. La sera, dopo aver cambiato e fatto addormentare i più piccoli con tanta pazienza, i ragazzi non hanno ancora perso le energie e ci tengono a giocare nelle loro stanze finché la nostra ora di cena segna il momento di salutarci. Eppure, grazie anche alle suore ed alle balie che con pazienza e dedizione hanno creato una vera famiglia allargata, questi bambini mi hanno insegnato il valore dei piccoli gesti e di stare insieme senza pretese. Sicuramente questa esperienza mi ha reso più convinta del percorso di studi in cooperazione internazionale che ho scelto di intraprendere, enfatizzando il ruolo cruciale della conoscenza dell’altro per poter gestire insieme le esigenze prioritarie. Sono partita chiedendomi se potessi fare abbastanza per loro, torno a casa convinta che siano loro ad aver fatto molto più per me dandomi la possibilità di diventare consapevole dell’importanza della semplicità.

 

Madagascar, una sola grande famiglia

Le loro risate, urla e canzoncine erano per noi la migliore sveglia che si potesse desiderare e la loro allegria illuminava le nostre giornate: è incredibile quanto questi bambini siano pieni di energia anche alle 5:30 di mattina, quando fuori fa ancora buio pesto. Ce lo hanno ripetuto le Suore Nazarene che si prendono cura ogni giorno di questi bambini senza una famiglia alle spalle che li sostenga e ce ne siamo accorte anche noi nelle tre settimane trascorse in Madagascar. C’è Herman, apparentemente forte ma molto sensibile, Meltina, spigliata e intraprendente, Claudin, geloso e coccolone, Frankie, timido e impacciato, e Angèle, chiacchierona e combinaguai. È triste pensare che questi bambini, così vivaci, brillanti e affettuosi non abbiano la possibilità di crescere nella loro famiglia di origine, anche se ci conforta pensare che l’amore, l’educazione e le opportunità che l’Orphelinat dà loro possano almeno in parte compensare la loro condizione. Non è stato sempre facile per noi fare i conti con un mondo così scioccante e completamente diverso dal nostro. Uno degli insegnamenti che il Charity Work Program a Fianarantsoa mi ha lasciato è proprio questo: esistono situazioni complesse, apparentemente insuperabili, ma bisogna tenere a mente che prima di darsi vinti ci si deve impegnare per fare la propria parte e per poter partecipare a un cambiamento in positivo. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

Nour, con la Siria nel cuore e nella tesi

È stato un impatto non certo facile con l’Europa quello di Nour , una ragazza siriana arrivata in Italia attraverso un progetto di solidarietà promosso dall’Università Cattolica grazie all’amicizia con la comunità monastica di Deir Mar Musa e in collaborazione con l’Arcidiocesi di Milano. Insieme ad altri quattro ragazzi suoi connazionali è stata accolta il tempo necessario per completare il percorso di studi nelle sedi di Milano e di Piacenza. Nour, che in Siria frequentava Scienze infermieristiche, quando ha avuto la possibilità della borsa di studio per venire in Italia, ha iniziato a frequentare la facoltà di Scienze della formazione nella sede piacentina dell’Ateneo. Ma l’aiuto delle amiche, che le hanno passato gli appunti e sono state tanto tempo con lei per permetterle di imparare la lingua, è stato decisivo. Mi ricordo il primo giorno di lezione: non capivo niente di quello che si diceva e sono tornata a casa in lacrime. Mi hanno aiutato molto le parole del professor Daniele Bruzzone che mi ha detto che nel giro di pochi mesi avrei imparato l’italiano. Una tesi che è stata molto importante per me perché mi sono occupata del mio Paese».

 

Nepal, lezioni di vita vissuta

Il Charity Work Program di Alberto di Scienze della formazione 08 ottobre 2019 di Alberto Ciresola * Partire per un’esperienza con il Charity Work Program significa lasciare tutto ciò che è abituale, quotidiano per mettersi alla prova e sfidarsi. È la vita il banco di prova in cui mettere in pratica ciò che si è imparato nelle aule universitarie. Vivendo un’esperienza di volontariato in Nepal ci si rende conto di quanto sia molto più facile apprendere nozioni, imparare strategie d’intervento, studiare. Quando ci si accorge che tutto ciò che si è imparato può essere solo in parte messo in pratica, non resta che rimboccarsi le maniche e mettersi in ascolto per ricominciare ad apprendere. Si impara a vivere in un contesto diverso: il fascino dei templi induisti e buddisti è mescolato all’odore di spezie e smog di vecchie motociclette che sfrecciano senza sosta per le strade caotiche di una capitale asiatica. Di nepalesi che contrattano cifre che sembrano irrisorie, ma che fanno la differenza per chi uno stipendio a stento ce l’ha. Cittadini non solo di quel mondo globalizzato di cui tanto i giornali patinati parlano, ma di un mondo che si sente così lontano che sembra non ci appartenga.

 

Un porto sicuro a Gerusalemme

charity work program Un porto sicuro a Gerusalemme È il Centro Santa Rachele che si prende cura dei più vulnerabili, i bambini. Convivenza non è però sinonimo di inclusione, spesso l’integrazione all’interno di questa società così complessa risulta in realtà fragile. In questa situazione instabile si può comprendere quanto sia problematica la vita di coloro che decidono di emigrare qui. In particolare, abbiamo avuto modo di confrontarci con la minoranza all’interno della minoranza: le famiglie cattoliche immigrate in questa città nel corso degli ultimi anni. Il Centro li accoglie fin dai primi mesi di vita all’interno del proprio asilo nido, e li accompagna nella loro crescita personale e spirituale fino alla fine della scuola elementare. Ed è questa la sensazione che ha donato anche a noi: fin dall’inizio ci siamo sentite accolte e benvolute, rese partecipi della vita all’interno di questa comunità cattolica, accompagnate pazientemente e con amore in questa esperienza così breve ma di così grande valore. Grazie a padre Rafik, padre David, padre Benedetto, suor Claudia e Daniella, fonti di ispirazione e di ammirazione per la passione, la perseveranza e la dedizione che mettono ogni giorno per garantire a questi ragazzi una possibilità di scelta. charity work program #volontariato #solidarieta' Facebook Twitter Send by mail CHARITY WORK PROGRAM Il programma , realizzato grazie al supporto dell'Istituto Toniolo di Studi Superiori e ai fondi del 5permille, ha promosso, dal 2009 a oggi, più di 300 scholarship della durata di 3-8 settimane per studenti di tutte le facoltà le sedi dell’Ateneo.

 

Cattedra Unesco, la prima in Cattolica

Brescia Cattedra Unesco, la prima in Cattolica È dedicata all’educazione per lo sviluppo integrale dell’uomo e per lo sviluppo solidale dei popoli e avrà come punto di riferimento la sede di Brescia. Se ne parlerà in un convegno venerdì 18 gennaio in aula magna. gennaio 2019 È la prima Cattedra Unesco a esser assegnata all’Università Cattolica e, in particolare, alla sede di Brescia dell’Ateneo. È dedicata a “L’educazione per lo sviluppo integrale dell’uomo e per lo sviluppo solidale dei popoli”, e nasce dalle sollecitazioni dell’Enciclica Populorum progressio di Paolo VI e dalla tradizione di impegno negli ambiti dell’educazione e della cooperazione internazionale che caratterizza il territorio bresciano. Se ne parlerà in un convegno nell'aula magna della sede bresciana venerdì 18 gennaio alle 9.30 . La cattedra, diretta dal professor Domenico Simeone , intende perseguire gli obiettivi già definiti dal “World Education Forum” a Incheon nel 2015 “Educazione 2030: verso un’educazione inclusiva e di pari qualità e insegnamento durante tutto il corso della vita”. unesco #sviluppo #solidarieta' Facebook Twitter Send by mail.

 

Il primo Expo della cooperazione

FIERA DI ROMA Il primo Expo della cooperazione L’Ateneo parteciperà con tre stand a EXCO2019, la manifestazione dedicata alla Cooperazione Internazionale in programma a Roma dal 15 al 17 maggio. maggio 2019 Ci sarà anche l’Università Cattolica alla prima fiera della Cooperazione internazionale in Italia , che si terrà a Roma dal 15 al 17 maggio 2019. L’Expo della Cooperazione Internazionale ”, dedicato al tema dell’innovazione tecnologica nell’ambito della cooperazione per lo sviluppo sostenibile, è un’occasione di networking e internazionalizzazione per le università, che avranno la possibilità di dare visibilità ai propri progetti e di entrare in contatto con partner internazionali. Alla Fiera di Roma saranno presenti Agenzie della Cooperazione dei Paesi europei, Enti Locali, Regioni, Ong, aziende nazionali e internazionali, istituzioni finanziarie, in un quadro concertato con Unione Europea e Nazioni Unite, oltre al ministero per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale. L’Università Cattolica parteciperà con tre stand dedicati agli interventi che l’Ateneo promuove sul tema della Cooperazione Internazionale nell’ambito della formazione, della ricerca e dei progetti sul campo , coordinati rispettivamente dai professori Simona Beretta , Pier Sandro Cocconcelli e Marco Caselli . Nell’ultima giornata della manifestazione, venerdì 17 maggio , dalle ore 14 alle ore 17, l’Università avrà a disposizione uno spazio per la presentazione dei progetti e delle iniziative più significative in corso sul tema della Cooperazione internazionale allo sviluppo. Per questo motivo l’Università Cattolica da tempo offre una vasta offerta formativa caratterizzata da un’impostazione multi e interdisciplinare che si riflette nei corsi di laurea triennale e magistrale, nei master, nelle scuole di specializzazione e di dottorato, nei corsi di formazione continua e nei programmi executive.

 

Solidarietà al Refettorio ambrosiano

milano Solidarietà al Refettorio ambrosiano Terza edizione mercoledì 15 maggio della cena solidale #SHAREYOURFUTURE promossa da Cattolica e Caritas ambrosiana. Nel 2018 ha fruttato due borse di studio per studenti siriani e oltre 1.400 pasti per persone in difficoltà. aprile 2019 Due borse di studio per studenti siriani e oltre 1.400 pasti nella mensa di via Necchi per una ventina di persone segnalate dalla Caritas. Una cena solidale organizzata in collaborazione tra l’Università Cattolica e la Caritas Ambrosiana, giunta ormai alla terza edizione e resa possibile grazie allo chef Danilo Angè e ai suoi amici che collaborano in cucina. I fondi raccolti nella cena del 2018 hanno contribuito a finanziare le borse di studio di due studenti siriani arrivati a Milano per studiare nel nostro Ateneo, nella speranza di poter poi rientrare in una Siria pacificata. Inoltre, lanciato durante la prima cena #SHAREYOURFUTURE del 2017, continua il progetto “ Aggiungi un posto a tavola ” (realizzato in collaborazione con Educatt), che nel 2018 ha permesso di fornire all’interno della mensa dell’Ateneo oltre 1.400 cene gratuite a circa una ventina di persone segnalate dalla Caritas ambrosiana (nel 2017 ne erano state offerte 1000). Ogni sera il Refettorio grazie ai suoi volontari offre una pasto a una novantina di ospiti fissi.

 

Il sostegno a distanza cambia la vita

LA cattolica al meeting Il sostegno a distanza cambia la vita Al Meeting di Rimini il professor Mario A. Maggioni ha presentato uno studio condotto con Avsi che ne dimostra scientificamente l’efficacia per i bambini “adottati”. agosto 2019 Il sostegno a distanza cambia la vita dei bambini e delle famiglie adottate. Un fenomeno dimostrato scientificamente e quantificato da uno studio presentato al Meeting di Rimini dal professor Mario A. Maggioni , economista della facoltà di Scienze politiche e sociali e direttore del dipartimento di Economia internazionale, delle istituzioni e dello sviluppo dell’Università Cattolica. La ricerca ha dimostrato che i primi hanno una probabilità sette volte inferiore di abbandonare la scuola e hanno un rendimento scolastico molto migliore, misurato sul tasso di bocciatura e sui voti delle materie principali. È la prova scientifica di quello che può fare un gesto semplice come il sostegno a distanza. meeting #sostegno a distanza #avsi #solidarieta' Facebook Twitter Send by mail.

 

Casa Fogliani per i collegi

educatt Casa Fogliani per i collegi Durante la presentazione del marchio di mercoledì 27 febbraio, gli studenti dei Collegi hanno avuto l’occasione di conoscere il progetto, che avrà anche risvolti di solidarietà, e di assaggiare alcuni dei prodotti enogastronomici d’eccellenza. by Maria Serena Chiocca | 26 febbraio 2019 Nel pomeriggio di mercoledì 27 febbraio la Sala “Ruffilli-Giavazzi” del Collegio Augustinianum ha ospitato un incontro, dedicato agli studenti dei collegi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, durante il quale è stato presentato il progetto di Casa Fogliani . Grazie all’evento i collegiali hanno avuto l’occasione di conoscere più approfonditamente il brand nato nel contesto della Villa di Castelnuovo Fogliani, in provincia di Piacenza, e hanno assaggiato i suoi prodotti enogastronomici selezionati e di alta qualità. All'importante valore sociale il progetto unisce come obiettivo la valorizzazione del territorio : l’officina creativa Casa Fogliani ed Educatt si impegnano a prestare attenzione allo sviluppo delle risorse presenti nel territorio di Castelnuovo Fogliani e a esaltare e diffondere la genuinità dei suoi prodotti. casafogliani #collegi #enogastronomia #solidarieta' Facebook Twitter Send by mail.

 

Educazione, bene comune globale

brescia Educazione, bene comune globale Un convegno internazionale nella sede di Brescia promosso dalla prima Cattedra Unesco dell’Università Cattolica, istituita nell’aprile 2018. Venerdì 18 gennaio, un convegno internazionale ha riunito nell’aula magna di via Trieste esperti di varie nazioni per ripensare l’educazione come bene collettivo. L’educazione per tutti e per tutta la vita può permettere a ciascuno di sviluppare le proprie potenzialità e alla società di promuovere nuovi processi di cittadinanza attiva. Il rettore Franco Anelli durante il saluto introduttivo si è soffermato sul ruolo dell’Università, che deve essere un luogo di riflessione e di attenzione alla dimensione educativa, e non solo al contenuto delle discipline. È necessario un ripensamento di un percorso che riguardi l’idea di società perché l’educazione costituisce la società del futuro. Istituita nella sede di Brescia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore nell’aprile del 2018 si propone di favorire l’accesso da parte dei bambini nella prima infanzia a cure ed educazione di qualità; sviluppare processi di cooperazione, migliorare la qualità dell’educazione e dell’accoglienza. Fra le attività da promuovere, ed è la seconda direttrice, figurano anche la formazione di studenti universitari che intendono impegnarsi in progetti di cooperazione internazionale.

 

La Cattolica per la Siria

cesi La Cattolica per la Siria Il professor Marco Lombardi , del Cesi , ha visitato varie città del Paese. La missione ha offerto l’opportunità di definire eventuali occasioni di collaborazione e iniziative di solidarietà da realizzare in concerto con le Chiese e le Autorità locali. Durante la missione, che ha toccato le città di Beirut, Damasco, Maaloula, Homs, Krak dei Cavalieri, Aleppo e Hama , ha avuto luogo la consegna di una copia della Cena Misteriosa presso il monastero di San Sergio e San Bacco di Maaloula. La missione ha offerto inoltre l’opportunità di definire eventuali occasioni di collaborazione e iniziative di solidarietà da realizzare in concerto con le Chiese e le Autorità locali. Nel video realizzato da Federico Capella , l’intervista al professor Marco Lombardi. siria #cesi #solidarieta' #missioni Facebook Twitter Send by mail.

 

Charity, la prima volta in Nepal

CHARITY WORK PROGRAM Charity, la prima volta in Nepal Due nuove destinazioni per il programma di volontariato internazionale: oltre allo Stato himalayano si aggiunge anche la Romania come secondo Paese europeo, per un totale di 21 progetti. In Nepal gli studenti iscritti a un corso di laurea della facoltà di Scienze della Formazione trascorreranno il loro periodo di volontariato presso la Ong Engage. In totale sono più di cinquanta gli studenti che la prossima estate scriveranno una voce nuova nel proprio Cv grazie al Charity Work Program, il programma di volontariato internazionale promosso dal Centro di Ateneo per la Solidarietà internazionale (Cesi) . Un’iniziativa che, grazie al contributo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori e ai fondi del 5 per mille, da dieci anni offre l’opportunità di vivere un’esperienza di volontariato in Paesi emergenti e in Via di Sviluppo. Per questo è scelta da un sempre crescente numero di studenti, come emerge dal significativo aumento delle richieste di partecipazione: nel 2018 hanno preso parte alle selezioni 275 studenti provenienti da tutte le facoltà e da tutte le sedi dell’Università Cattolica con un incremento pari al 18% rispetto all’edizione dell’anno precedente. Nel corso degli anni il Charity è stato modulato in modo da rappresentare un percorso sempre più coerente con gli studi: numerose destinazioni sono aperte infatti solo a studenti di determinate facoltà, privilegiando percorsi ad hoc sulle discipline insegnate in Ateneo. charityworkprogram #solidarieta' #volontariato Facebook Twitter Send by mail INTERNATIONAL VOLUNTEERING È un programma di Volontariato internazionale rivolto a tutti gli studenti e ai neolaureati dell’Università Cattolica, per tutti gli anni di corso, tutte le facoltà, tutte le sedi.

 

In corsa per un’estate solidale

charity work program In corsa per un’estate solidale Tra luglio e settembre sono 46, selezionati tra 178 candidature , gli studenti in partenza per il Charity Work Program , che offre la possibilità di vivere un’esperienza di volontariato in 15 Paesi in via di sviluppo . Nuove destinazioni Romania e Nepal 18 giugno 2019 Sono 46 gli universitari che quest’estate scriveranno una voce nuova nel proprio Cv grazie al Charity Work Program . Mentre prosegue l’allargamento del programma a neolaureati e iscritti a master, dottorati e scuole di specializzazione, anche quest’anno il Charity Work Program promuove nuove destinazioni e nuove partnership con Ong e Onlus che lavorano in Africa, Asia e Sud America. Ventuno progetti in 15 Paesi ospiteranno gli studenti che, grazie alle scholarship della durata di 3 – 8 settimane, potranno vivere la loro esperienza di volontariato in Albania, Bolivia, Brasile, Camerun, Ghana, Guatemala, India, Madagascar, Messico, Nepal, Romania, Senegal, Terra Santa, Zambia e Uganda . Due importanti new entries nell’edizione 2019 del Charity Work Program sono la Romania , seconda destinazione europea a rientrare nel programma dopo il successo riscosso dalla destinazione dell’Albania, che viene riproposta nell’edizione di quest’anno. charityworkprogram #solidarieta' #cooperazione #volontariato Facebook Twitter Send by mail MISSION EXPOSURE L’Università Cattolica promuove un’altra iniziativa nel campo del volontariato, Mission Exposure , ideato dal Centro Pastorale e dal Cesi in collaborazione con il Pime, che propone agli studenti un’esperienza di missione. L’edizione 2019 coinvolge 10 studenti delle facoltà di Scienze politiche e sociali, Psicologia, Scienze della formazione, Scienze bancarie, Scienze linguistiche, Lettere e Filosofia.

 

Il soffocante colore bianco

Charity Work Program Il soffocante colore bianco È inutile girarci intorno, i colori della pelle esistono e con essi gli stereotipi. Per Francesca , studentessa di Scienze politiche, l’incontro con i giovani carcerati del Camerun nel suo Charity Work Program l’ha costretta a mettersi in discussione. Io e Giulia abbiamo affiancato per tutto il periodo di volontariato con il Charity Work Program le ragazze del servizio civile e il personale locale del Centro orientamento educativo (Coe). Le attività riguardavano soprattutto il progetto nel carcere: il corso di alfabetizzazione e attività ludico-educative con i minori detenuti, colloqui di assistenza psico-legale con gli adulti e attività riguardanti la cooperativa per l’inserimento lavorativo dei detenuti. Abbiamo avuto moltissime occasioni, che abbiamo colto al volo, di viaggiare, conoscere persone e luoghi, scoprire tradizioni e schemi mentali lontani da noi, lavorare, faticare a capirci, arrabbiarci, ridere insieme a persone fantastiche, pensare, pensare e ancora pensare. In Camerun invece il bianco è un colore soffocante, stringente, diverso, talmente diverso che a volte desideri di poter dipingere questa tua pelle, portatrice di così tanti stereotipi. anni, di Milano, secondo anno della laurea magistrale in Politiche per la Cooperazione internazionale, facoltà di Scienze politiche e sociali , campus di Milano #charityworkprogram #solidarieta' #volontariato Facebook Twitter Send by mail.

 

Avitabile, una vita in musica

Milano Avitabile, una vita in musica Il cantante e compositore napoletano ha parlato della sua esperienza d’arte e d’impegno in aula Bontadini. È tutta qui la filosofia di Enzo Avitabile , celebre sassofonista e compositore napoletano - una carriera ormai quasi trentennale, 18 album pubblicati e all’attivo collaborazioni con artisti del calibro di Goran Bregovic, James Brown e Tina Turner - che è intervenuto in Aula Bontadini per una lezione sulla “musica come messaggio sociale”. L’incontro ha anticipato il concerto che Avitabile ha tenuto in serata, all’Auditorium di largo Mahler, a sostegno dei progetti dell’Università Cattolica a favore dei bambini siriani rifugiati nei campi profughi in Libano e in Kurdistan. Racconta il suo primo incontro con la musica, quella dei juke box di un tempo: «Il suono che usciva da quella scatola magica era un suono amico. Significa avere consapevolezza della propria provenienza, quindi di chi si è, ma anche di quello che avviene al di fuori di sé. Gli fa da sponda Gianni Sibilla , direttore didattico del master in Comunicazione musicale di Almed: «Enzo è un esempio bellissimo di contaminazione tra la cultura musicale popolare napoletana e i generi internazionali come il jazz e la world music». Non si è fatto mancare nemmeno una partecipazione all’ultimo Sanremo, in coppia con Peppe Servillo con il brano Il coraggio di ogni giorno : «L’ho fatto per provare a rendere popolare il mio modo di fare musica, perché a Sanremo in quattro giorni si raggiunge un pubblico sterminato, altrimenti irraggiungibile.

 

Dentro l’anima di un popolo

Charity Work Program Dentro l’anima di un popolo «L’Albania e stata una scoperta continua e, per quanto complesso e contraddittorio, e un Paese in cui il cambiamento è già in atto». Parola di Carolina , studentessa di Economia a Milano, alla luce del suo Charity Work Program al di là dell’Adriatico. Dopo i primi giorni di assestamento, sia da un punto di vista lavorativo che relazionale, ho iniziato a sentirmi più a mio agio in una realtà estremamente piccola come quella di Koplik, molto peculiare per quanto riguarda la mentalità. Passare tanto tempo con lo staff del Nord, collaborare, pranzare insieme e condividere giornate di svago e stato importante per entrare in contatto e in confidenza con i ragazzi, e soprattutto conoscere la vera anima del Paese e in particolare di quella zona d’Albania. La serietà e soprattutto la consapevolezza di alcuni di questi ragazzi mi fa credere che il cambiamento che già e in atto, procederà sempre più veloce. Anche i numerosi viaggi organizzati privatamente mi hanno permesso di scoprire nuovi lati del Paese e comprendere e sperimentare la varietà non solo paesaggistica e culinaria ma anche di mentalità intercorrente tra Nord e Sud. La mia speranza e quella di tornare tra qualche anno e vedere unPaese che sia in grado di sfruttare al meglio tutto il suo potenziale e che sia effettivamente integrato e in linea con i principi dell’Unione.

 

La gioia di sentirsi volontari

Charity Work Program La gioia di sentirsi volontari Mai routine mancherà tanto a Martina , studentessa di Scienze politiche, che al Centro Santa Rachele di Gerusalemme, ha scoperto la bellezza di essere a totale servizio dei bambini ospitati dalla struttura. Le giornate si svolgevano in un grande spazio esterno dove i bambini, di età compresa fra i 3 e i 10 anni e di nazionalità non israeliana (ad esempio etiopi o filippini), svolgevano varie attività coordinate da noi volontari. Alla fine delle tre settimane mi sono ritrovata a piangere come quando uno dei bambini inciampava e si sbucciava un ginocchio; non potevo credere che fosse arrivato il momento di tornare in Italia. Credo proprio che presto tornerò a fare visita al Centro e ai bambini che spero si ricorderanno di me! La Terra Santa è un paese meraviglioso quanto misterioso, unico e speciale. La cosa che forse mi ha colpita di più è stata la cultura ebraica, così lontana dalla nostra e così ricca di piccole sfaccettature. Ora che sono tornata a casa devo dire che mi sarebbe piaciuto durasse molto di più. Specialmente perché sono andata via proprio quando i bambini iniziavano a ricordare il mio nome e avevo trovato moltissimi nuovi amici tra gli altri volontari, che spero di poter rivedere presto.

 

Collegi, Natale di solidarietà

Ateneo Collegi, Natale di solidarietà Da Milano a Roma, come ogni anno, gli studenti ospiti dei collegi dell’Università Cattolica vengono coinvolti in iniziative a scopo benefico rivolte ai più bisognosi. by Martina Vodola | 13 dicembre 2018 In periodo di Avvento, in preparazione al Natale, i collegi dell’Università Cattolica organizzano ogni anno attività di beneficienza all’insegna della solidarietà, con il fine di sensibilizzare i giovani studenti a donare il proprio tempo a servizio della comunità. Diverse sono le attività che impegnano i collegi in queste settimane, a partire dalla distribuzione di pasti, indumenti e bevande calde ai più bisognosi, attraverso iniziative come quella organizzata dai ragazzi del collegio Augustinianum la sera del 10 dicembre presso la stazione Cadorna di Milano. Anche al Ker Maria l’attenzione è per i più bisognosi: i ragazzi hanno organizzato una cena natalizia con i poveri della comunità di Sant’Egidio, provvedendo da soli all’intera iniziativa. Infine gli studenti del San Damiano hanno organizzato una riffa natalizia, per raccogliere fondi da destinare al sostegno di ammalati che non possono permettersi cure alternative. Le attività di beneficienza e di solidarietà, nonostante il loro infittirsi nel periodo natalizio, hanno un ruolo centrale all’interno delle iniziative dei collegi dell’Università Cattolica, che durante tutto l’anno accademico propongono agli studenti importanti progetti a scopo benefico. collegi #solidarieta' #natale Facebook Twitter Send by mail.

 

La gioia travolgente dei bambini

Charity Work Program La gioia travolgente dei bambini L’ha sperimentata Alice , neolaureata in Scienze linguistiche, nel suo Charity Work Program in Madagascar, tra una moltitudine di bimbi dell’Orphelinat Catholique, il più grande orfanotrofio del Paese. ottobre 2018 di Alice Bedogni * È un’esperienza straordinaria quella che l’Università Cattolica mi ha dato l’opportunità di vivere all’indomani della mia laurea magistrale. Con il cuore ricco d’emozione e la testa piena di domande sul delinearsi del mio futuro al di fuori del mondo universitario, sono partita per l’Isola Rossa insieme a Francesca, studentessa nella mia stessa facoltà. La nostra esperienza di servizio si è svolta presso l’Orphelinat Catholique di Fianarantsoa, il primo orfanotrofio del Madagascar per dimensioni e numero di bambini che vi abitano (più di 200). La gioia di questi bambini di incontrarci per la prima volta può averci fatto credere che la nostra presenza lì fosse un dono per loro: col passare dei giorni, in realtà, ci siamo rese conto di quanto siano stati loro ad arricchire noi più di quanto avremmo mai immaginato. Stare insieme a questi bambini mi ha ricordato l’importanza di sapersi prendere cura di qualcuno che non ha che te, l’importanza di spendere giornate intere a giocare rimandando qualsiasi altra impellenza. Come spesso accade a chi ha la fortuna di trascorrere le proprie giornate insieme ai bambini, anche io ho gustato la bellezza di farli felici con poco, anche solo prendendoli in braccio o giocando a tenere un pupazzetto sulla testa.

 

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