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5xmille, il sapere di oggi costruisce il nostro domani

Solidarietà 5xmille, il sapere di oggi costruisce il nostro domani Economia circolare, volontariato e cooperazione internazionale, Fondo salva studi contro gli effetti da Coronavirus: sono alcuni dei progetti che saranno finanziati con gli introiti dell’operazione legata all’Irpef. Dal 2010 l’Università Cattolica è tra i beneficiari del 5x1000, misura fiscale che consente ai contribuenti di destinare parte del proprio Irpef a enti che svolgono attività socialmente rilevanti. “L’Università Cattolica, secondo lo spirito dei suoi fondatori, fa proprio l’obiettivo di assicurare una presenza nel mondo universitario e culturale di persone impegnate ad affrontare e risolvere, alla luce del messaggio cristiano e dei principi morali, i problemi della società e della cultura”, recita l’articolo 1 dello Statuto. Un principio generale che assume oggi, in un anno tormentato e alla vigilia del centenario della fondazione dell’Ateneo, un senso più attuale che mai. Il supporto di ciascuno permette di ampliare gli orizzonti della conoscenza, creando connessioni e intervenendo sui problemi contemporanei. Il sistema agrovoltaico si basa su una tecnologia innovativa che permette di combinare la produzione di energia elettrica da fotovoltaico con la coltivazione di specie agrarie convenzionali. La nostra missione pedagogica è quella di affiancare gli studenti affinché possano acquisire un metodo di studio efficace per affrontare il proprio percorso universitario in maniera autonoma, consapevole ed efficiente», spiega Anna Monauni , consulente pedagogico nella sede di Milano dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. La forza del nostro Servizio è quella di favorire, in tutti gli studenti, lo sviluppo delle loro potenzialità e l'acquisizione di determinate competenze utili non solo per la crescita personale, ma anche nell’ottica del mondo del lavoro».

 

Covid, in Ciad una tra le tante malattie mortali

Sono parole che fanno riflettere quelle di Silvia Fregoso , coordinatrice del Paese Ciad per la Fondazione ACRA e alumna dell’Università Cattolica, intervenuta al primo dei quattro incontri online promossi dal Centro di ateneo per la Solidarietà internazionale (CeSI), intitolato “ Sfide e prospettive della cooperazione ai tempi del Covid-19 ”. La cosa che fa più paura in Ciad adesso è l’impatto socio-economico, più che non sanitario, causato dall’emergenza: le chiusure, gli spostamenti ancora bloccati, il coprifuoco a partire dalle 20 alle 5 del mattino - ha continuato la cooperante -. La chiusura delle scuole ha ripercussioni sul sistema scolastico che già fatica a garantire la presenza dei bambini in classe perché nella stagione delle piogge i genitori li mandano a lavorare nei campi. Gli ospedali non sono in grado di assorbire tutte le necessità e la viabilità, complicata dalle zone desertiche del nord e dalla quantità di fiumi al sud, rende faticoso raggiungere anche i servizi come scuole e ospedali. Oltre a rispondere ai bisogni primari, in tempo di Covid è necessario far fronte all’arrivo delle piogge e delle inondazioni che scoperchiano case e rendono inagibili le strade. Il primo è dato dal fatto che si sta dando più attenzione all’emergenza che allo sviluppo e per ACRA, che si occupa di piani di sviluppo a medio e lungo termine, questo rappresenta un problema. L’altra difficoltà riguarda il lavoro del cooperante che cambierà per almeno un anno nella misura in cui non sarà possibile rientrare nel proprio Paese d’origine per molto tempo e questo condizionerà molte persone nella decisione di lavorare nella cooperazione.

 

Nel solco del patto educativo globale

Il prossimo 14 maggio 2020 , Papa Francesco ha invitato in Vaticano i leader delle principali religioni, gli esponenti degli organismi internazionali e delle diverse istituzioni umanitarie, del mondo accademico, economico, politico e culturale. Insieme, in rappresentanza degli abitanti della Terra, sottoscriveranno il «Global Compact on Education», un patto educativo globale, che ciascuno si impegnerà ad attuare nel proprio ambito e diffondere il più possibile. In preparazione all’evento, l’Università Cattolica organizzerà nella sede di Brescia, venerdì 13 marzo , un convegno internazionale che avrà per tema "Le sfide educative per la cooperazione internazionale" ( programma ed iscrizione online ) , promosso insieme alla Congregazione per l'Educazione Cattolica. La Cattolica è anche impegnata a fare ricerca e formazione sui cambiamenti climatici poiché è questo un tema che intercetta tutte le grandi sfide delle nostre società: dall’invecchiamento demografico alle migrazioni, dalle trasformazioni del mercato del lavoro all’automazione, dalla crescita delle disuguaglianze al governo dell’intelligenza artificiale. Più educazione anche in campo finanziario per contrastare il sovraindebitamento è quanto suggerisce il Centro di Ricerca in Tecnologie, Innovazione e Servizi Finanziari (CeTIF), avviato nel 2019. È sempre più necessario insegnare a gestire correttamente la propria economia non solo da un punto di vista tecnico, ma anche tramite un’adeguata educazione finanziaria che metta al riparo dai rischi. Concetto emerso anche durante il convegno internazionale di fine gennaio promosso dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice in collaborazione con l’Università Cattolica in preparazione all’evento di Assisi dedicato a “ L’economia di Francesco ” e al “ Patto educativo globale ”, che avrà il suo culmine a maggio.

 

La solidarietà dei medici Unicatt ha i colori dell’Africa

Dieci tra ginecologi, pediatri, pneumologi del Gemelli insieme a fisici e ingegneri dell’Università di Trento che lavorano sull’intelligenza artificiale hanno predisposto un protocollo formativo per supportare medici e operatori sanitari in loco nell’utilizzo dell’ecografo al fine di verificare le condizioni dei polmoni dei pazienti. L’uso di questo strumento, in molti casi disponibile negli ospedali africani per monitorare le donne in gravidanza, può essere convertito in questa situazione di emergenza anche per valutare le problematiche respiratorie dei pazienti che presentano sintomi da Covid. Tutti i professori e colleghi dell’ateneo sono invitati a segnalare i propri contatti in Africa che potrebbero avere competenze ecografiche e essere interessati a questo progetto in modo da poterli contattare e inserire tra i partecipanti agli incontri online. Ma al di là degli aspetti tecnici «per noi l’obiettivo principale è svolgere queste due giornate in contatto con tutti i colleghi che parteciperanno, prenderci tempo per stare con loro e interagire, insomma far sentire loro che noi ci siamo» - ha aggiunto la dottoressa Testa. Per esempio nel caso di persone che sono positive ma che tramite l’ecografo si stabilisce abbiano i polmoni in ottime condizioni, si può decidere di lasciarle tornare a casa oppure di tenerle in osservazione in un’area apposita - ha aggiunto la ginecologa. E ancora per quanto riguarda le donne in gravidanza si può fare una tac di controllo ma non ripeterla spesso, ecco che l’ecografia dice se si è passati da un caso parzialmente compromesso a un caso abbastanza risolto». Questo progetto è un esempio di formazione resiliente e una testimonianza della capacità dell’ateneo di utilizzare gli strumenti didattici online uniti alle competenze professionali per concretizzare il valore della solidarietà.

 

Nasce il primo University Charity Shop

Avrà sede in via Lanzone 24 , e sarà aperto dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18 (con apertura straordinaria nei sabati 13 e 21 dicembre dalle 10 alle 12.30). All’interno del progetto, per ciascun anno accademico saranno attivati uno o più percorsi di laurea in Università Cattolica a favore di giovani in condizioni di estremo bisogno, di provenienza nazionale e internazionale. Nello Shop sarà inoltre possibile effettuare donazioni per la campagna solidale #SHAREYOURFUTURE , che dà la possibilità a tutti coloro che partecipano alla vita dell’Ateneo - studenti, genitori, professori, ricercatori e amici - di costruire e condividere il proprio futuro, sostenendo anche quello di chi ha meno opportunità. Il primo progetto del 2016 ha contribuito, attraverso l’acquisto di una T-Shirt, a finanziare cinque borse di studio destinate a giovani siriani che hanno avuto l’opportunità di formarsi nel nostro Ateneo per poter poi tornare in Siria. Quest’anno, attraverso le donazioni raccolte presso l’University Charity Shop, si intende finanziare borse di studio a favore di ragazzi in difficoltà. All’interno dell’University Charity Shop si alterneranno periodicamente anche prodotti solidali realizzati da varie associazioni del no profit che collaborano da tempo con l’Ateneo, per dare visibilità alla molteplicità di iniziative di solidarietà in cui e con cui l’Università Cattolica quotidianamente opera. Contatti: charityshop@casafogliani.it | www.casafogliani.it | Info sul progetto: progetto@casafogliani.it | tel. 02.7234.3226 shareyourfuture@unicatt.it | www.unicatt/shareyourfuture.it | tel. 02.7234.4197 #solidarieta' #charity #casa fogliani #shareyourfuture Facebook Twitter Send by mail Print.

 

«Buoni a far del bene», un successo

Non semplici numeri, ma solidi mattoni del virtuoso progetto promosso da Educatt attraverso il marchio Casa Fogliani® che, reinvestendo le marginalità ricavate dalla vendita di prodotti enogastronomici d’eccellenza in borse di studio, sostegno economico e servizi, accompagna concretamente studenti bisognosi nel loro percorso universitario. La campagna si chiude con un positivo che non si esaurisce negli oltre 3.000 acquisti, ma conferma la risposta concreta delle oltre 30 aziende coinvolte che allargano il catalogo d’offerta a più di 50 articoli selezionati in collaborazione con Mocine Cascina Santa Marta, tra cui la cioccolata di Casa don Puglisi. Buoni a far del bene» è stata anche occasione per Casa Fogliani di rafforzare la rete territoriale e la rete di collegamenti, con una distribuzione che ha raggiunto tutta l’Italia grazie ai partner Solari e Mocine e un incremento di contatti sul sito pari al 150% nel periodo della campagna. casafogliani #buoniafardelbene #solidarieta #natale Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Il Covid ha unito il Nord e il Sud del mondo

Cesi Il Covid ha unito il Nord e il Sud del mondo Nell’ultimo dei CeSI Talks hanno dialogato la direttrice di una Ong indiana e un medico dell’ateneo sulla salute e sulla prevenzione nei Paesi in via di sviluppo by Federica Mancinelli | 16 luglio 2020 «Guardare alla storia oltre i numeri». L’emergenza sanitaria ha insegnato a tutti molte cose: la rilevanza della preparazione professionale, del lavoro e dello stato mentale; l’importanza della sicurezza sociale e, soprattutto, del non arrendersi - ha proseguito la dottoressa Aram durante l’incontro “Be Safe. Un altro insegnamento è che il virus ha “unito” in qualche modo il mondo, il Nord e il Sud, i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo. Tutto questo ci ha insegnato a “guardare la storia oltre i numeri” e a capire l’importanza di operare e cooperare in futuro per mantenere condizioni di salute favorevoli, nei Paesi in via di sviluppo come in quelli sviluppati, sia per gli adulti sia per i bambini». Ora è tempo di fermarsi e di riflettere sulle lezioni apprese, soprattutto nel contesto dei Paesi in via di sviluppo. Si tratta di un programma, svolto nel mese di maggio, che ha avuto l’obiettivo di supportare medici e operatori sanitari di dodici Paesi del continente africano, tramite l’utilizzo di un protocollo formativo, che ha agevolato medici e operatori sanitari africani nella verifica delle condizioni polmonari dei pazienti». I Paesi, il mondo hanno bisogno di noi. E tutti possiamo dare il nostro contributo, agendo in maniera complementare e collaborativa, operando con gli altri, proattivamente e con una visione del futuro, strategicamente e non tatticamente solo per cercare di riparare a una emergenza o problema.

 

Collegi solidali al tempo dell’emergenza

Ateneo Collegi solidali al tempo dell’emergenza Per i collegiali dell’Università Cattolica vivere questo periodo vuol dire non solo prendersi cura di sé, ma anche mettersi a disposizione di chi ha più bisogno in questo momento di difficoltà. Le iniziative da Nord a Sud by Valentina Giusti | 23 aprile 2020 Anche e soprattutto in questo periodo di chiusura e isolamento forzato, i collegiali agiscono nel pieno rispetto delle normative e danno il loro contributo, piccolo o grande che sia, nell’aiutare chi si trova nell’emergenza e nella difficoltà. È il caso dell’esemplare atteggiamento del Collegio San Luca Barelli , le cui aree, visto il forte coinvolgimento della sede di Roma nella situazione emergenziale, sono state interamente messe a disposizione della Fondazione del Policlinico Gemelli . Con la consapevolezza di trovarsi accanto e dentro a realtà fortemente coinvolte, i Collegi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore hanno inoltre deciso di contribuire con donazioni e quote devolute a sostegno di istituzioni in prima linea in questo particolare momento storico. Il Collegio Ker Maria ha deciso di partecipare, a supporto della zona di Monte Mario, all’iniziativa della vicina parrocchia dei Monfortani, che organizza raccolte di beni di prima necessità da distribuire a domicilio. In collaborazione con l’associazione Agostini Semper , i collegiali dell’ Augustinianum hanno organizzato una raccolta fondi (in cui è confluita parte del fondo destinato alle attività del collegio) interamente devoluta alla Regione Lombardia per la lotta contro il coronavirus. Anche il Collegio Marianum , assieme all’associazione delle ex studentesse M.E.A ., ha effettuato donazioni all’Istituto Auxologico di Milano per l’acquisto di materiale sanitario.

 

Albania, tra matrimoni e business plan

Charity Work Program Albania, tra matrimoni e business plan Quello di Carlos , dottorando in Economia, è stato un Charity Work Program del tutto particolare, alla scoperta di un Paese tutto da conoscere nei suoi risvolti sociali, politici, culturali ed economici. ottobre 2018 di Carlos Cañizares * Sono stati due mesi fantastici quelli trascorsi in Albania insieme al Vis, la Ong legata ai Salesiani. In Albania, insieme all’altra studentessa del mio programma, Carolina, abbiamo realizzato principalmente tutorial per lo staff del Vis di business plan, e abbiamo creato due database per gestire le loro informazioni, uno di informazione quantitativa generale e l’altro delle risorse umane. Abbiamo fatto una presentazione nei tre uffici che Visa ha in Albania, per poi andare sul campo per capire cosa potessimo fare per loro nel modo più utile: una specie di lavoro di consulenza. È stato estremamente gratificante la gratitudine di tutti gli operatori della Ong, sia staff che manager, per il lavoro fatto. Il nostro servizio di volontariato è stato anche l’occasione per conoscere un Paese sconosciuto dal punto di vista turistico e ambientale. Gli studenti beneficiano della possibilit‡ di vivere uníesperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

Uno sguardo sincero sul mondo

Charity Work Program Uno sguardo sincero sul mondo È quello che ha donato l’esperienza del Charity Work Program in Uganda ad Alessandro , studente di Medicina. Un Paese dove la terra è rossa, la gente è povera e ride, soffre ma accoglie coraggiosa la malattia e vede il camice bianco come un dono del cielo. ottobre 2018 di Alessandro Petrecca * In Uganda la terra è rossa, la gente scalza e l’aria piena di polvere. Le ruote sussultano sopra le strade di Kampala e sfilano disordinate tra la folla, troppe auto e tantissime moto, così tante che ti ritrovi circondato ed improvvisamente imbottigliato in un traffico scomposto, che fa a pugni per sbrigliarsi e spingersi in avanti. In Uganda la gente è povera e ride, ti guarda mentre passi, osserva come sei vestito, il mondo diverso dal quale vieni, ma non è invidiosa, anzi ti accetta, ti saluta, ti apprezza. In Uganda la gente è coraggiosa, vive la malattia come una battaglia, la guarigione come una salvezza, il tuo camice bianco come un dono dal cielo. In Uganda mi sono ritrovato spettatore di una realtà che non mi apparteneva, ma che ho imparato a sentire mia, di un popolo sconosciuto, che mi ha amorevolmente accolto, di un’umanità senza interessi, che mi ha regalato uno sguardo più sincero per vedere il mondo.

 

Collegiali tra studio e solidarietà

Milano e Roma Collegiali tra studio e solidarietà Raccolte fondi, ascolto e sostegno ai malati, servizi alla comunità in collaborazione con enti e associazioni per offrire aiuti concreti alle persone in difficoltà: viaggio tra le molteplici attività di volontariato degli studenti dei Collegi in Campus. Nell’ottica di una formazione integrale della persona, da anni organizzano attività di volontariato, in collaborazione con enti e associazioni, per offrire alle persone in difficoltà aiuti concreti, conforto e ascolto. Un esempio significativo è l’iniziativa nata tre anni fa su proposta degli stessi studenti al Collegio Ludovicianum : una collaborazione con l’Opera di San Francesco per i Poveri (Osf), una Onlus che offre assistenza, accoglienza, ascolto e protezione alle persone in grave difficoltà economica. L’attività volontaria si è arricchita, in tempi recenti, con il servizio settimanale offerto alla mensa di Osf: ogni sabato, durante il periodo delle lezioni accademiche, alcuni studenti aiutano i volontari e il personale dell’Opera nell’erogazione dei pasti del pranzo ai loro utenti nella struttura di accoglienza di Corso Concordia. Nel mese di marzo, con la ripresa delle attività del Collegio, è previsto un momento di festa e sensibilizzazione sull’integrazione, in continuità con il percorso di approfondimento sui migranti, tema della mostra fotografica « Non rimane che aggrapparsi a Dio » di Giovanni Diffidenti. Così, attraverso le attività di volontariato, nei Collegi si sviluppa un vero e proprio percorso educativo di sensibilizzazione verso l’altro, nella consapevolezza che il benessere di ciascuno passa anche attraverso la condivisione con il prossimo. volontariato #collegi #solidarieta Facebook Twitter Send by mail Print IN MOSTRA LE VIE DEL BISOGNO Fino al 31 marzo 2018 rimarrà aperta al pubblico nella sala Pototschnig del Collegio Augustinianum la mostra fotografica « Non rimane che aggrapparsi a Dio » di Giovanni Diffidenti .

 

Charity Work Program, le new entry

centro d'ateneo per la solidarietà Charity Work Program, le new entry Sono Albania , Eritrea e Zambia le nuove destinazioni del programma di volontariato nei Paesi emergenti e in via di sviluppo promosso dal Cesi. giugno 2018 Sono più di cinquanta gli studenti che la prossima estate scriveranno una voce nuova nel proprio Cv grazie al Charity Work Program . Non è un caso che nel corso degli anni il Charity sia stato modulato in modo da rappresentare un percorso sempre più coerente con gli studi: numerose destinazioni sono aperte infatti solo a studenti di determinate facoltà, privilegiando percorsi ad hoc sulle discipline insegnate in Ateneo. Mentre prosegue l’allargamento del programma anche a neolaureati e iscritti a master, dottorati e scuole di specializzazione, il Charity festeggia il suo decimo compleanno con nuove destinazioni e nuove partnership con Ong e Onlus che lavorano in Africa, Asia e Sud America. Ventidue progetti in 17 Paesi ospiteranno gli studenti che, grazie alle scholarship della durata di 3 – 8 settimane, potranno vivere la loro esperienza di volontariato in Albania, Bolivia, Brasile, Camerun, Etiopia, Eritrea, Ghana, Guatemala, India, Kenya, Madagascar, Messico, Senegal, Tanzania, Terra Santa, Zambia e Uganda. Il progetto in Albania della Ong Volontariato Internazionale allo Sviluppo (Vis) e riservato a studenti, laureati e iscritti a master o scuole di dottorato della facoltà di Economia, coinvolgerà gli studenti in diverse attività volte a contrastare il fenomeno dell’emigrazione giovanile attraverso la promozione del turismo locale. Agli studenti sarà richiesto anche un aiuto nella catalogazione dei preziosi libri conservati presso la biblioteca del Pavoni Social Center che, con i suoi 50mila libri, è attualmente considerata la più prestigiosa dell’Eritrea.

 

Occhi curiosi e pieni di vita

ottobre 2018 di Giulia Gafforio * In un solo giorno sono diventata “ teacher ”, “ best friend ” e ” muzngo ” (uomo bianco) per dei bambini pronti a meravigliarsi per un palloncino che vola o dei fili colorati da intrecciare. Per questo, con le mie due compagne d’avventura Sara e Vera, abbiamo pensato di imparare divertendoci: attraverso semplici canzoni in italiano o in inglese, abbiamo portato un po' di Italia tra i banchi di scuola, imparando insieme le parti del corpo, gli animali o i giorni della settimana. A scuola, come anche presso la fondazione Emmaus dove siamo stati accolti e coccolati per tutta la nostra esperienza di un mese in Uganda, il senso di famiglia, di semplicità e accoglienza sono i pilastri di ogni giornata. Incredibile quanto i ragazzi cerchino un contatto con te: basta una lezione di storia ugandese per diventare motivo di discussione con i più grandi sul sistema politico italiano, mentre ai più piccoli è sufficiente stringere loro la mano, dare il cinque o inventare un saluto personalizzato per renderli felici. Quello che più mi ha colpito e che ancora oggi mi emoziona sono gli occhi dei ragazzi, curiosi e pieni di vita, pronti a cogliere ogni sfaccettatura del mondo che li circonda. Mentre mi preparavo a vivere questa esperienza provavo sensazioni di inadeguatezza che avrebbero lasciato ben presto spazio alla consapevolezza che si sarebbe trattato di uno scambio reciproco. Torno dal mio USCS Charity Program con la consapevolezza del bello, con una gioia che non vedo l’ora di condividere, con la certezza di aver donato un pezzetto di me e la volontà di tornare al più presto sulle immense strade rosse dell’Uganda.

 

In Senegal cercando somiglianze

Charity Work Program In Senegal cercando somiglianze Il progetto di volontariato nella Ong Vis di Valentina , di Scienze politiche, non è stata solo un’esperienza professionalizzante ma una vera e propria lezione di vita. ottobre 2018 di Valentina Filippini * Due mesi di volontariato in una Ong sono un’opportunità senza precedenti per chi studia cooperazione allo sviluppo. Mi ha permesso di vestire per due mesi i panni di chi, da molti anni, ha deciso di dedicare la propria vita a questo lavoro e di capire che era il sentiero che avrei voluto intraprendere in futuro. I nostri compiti, prevalentemente da ufficio, ci hanno permesso di mettere in pratica quanto imparato sul project cycle management e di capire anche cosa serve, oltre alla formazione universitaria, per approcciarsi al mondo del lavoro permettendo così di comprendere cosa portare preziosamente nel mio bagaglio personale. Partendo per un’altra realtà mi sono così confrontata non solo con un mondo diverso, ma ho avuto la possibilità di misurarmi anche con me stessa, ritrovarmi negli sguardi incrociati in questi mesi, nelle strette di mano, nel calore delle persone. Come dice Claudio Magris, “viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un'altra”. Per i corridoi dell’università mi sentivo però diversa, cresciuta, grata e consapevole di ciò che questo viaggio aveva generato in me. Ho avuto l’occasione di confrontarmi con i nostri compagni di corso, molti dei quali partiti grazie al Charity Work Program per una esperienza all’estero.

 

La Cattolica per la Siria

cesi La Cattolica per la Siria Il professor Marco Lombardi , del Cesi , ha visitato varie città del Paese. La missione ha offerto l’opportunità di definire eventuali occasioni di collaborazione e iniziative di solidarietà da realizzare in concerto con le Chiese e le Autorità locali. Durante la missione, che ha toccato le città di Beirut, Damasco, Maaloula, Homs, Krak dei Cavalieri, Aleppo e Hama , ha avuto luogo la consegna di una copia della Cena Misteriosa presso il monastero di San Sergio e San Bacco di Maaloula. La missione ha offerto inoltre l’opportunità di definire eventuali occasioni di collaborazione e iniziative di solidarietà da realizzare in concerto con le Chiese e le Autorità locali. Nel video realizzato da Federico Capella , l’intervista al professor Marco Lombardi. siria #cesi #solidarieta' #missioni Facebook Twitter Send by mail Print.

 

La gioia travolgente dei bambini

Charity Work Program La gioia travolgente dei bambini L’ha sperimentata Alice , neolaureata in Scienze linguistiche, nel suo Charity Work Program in Madagascar, tra una moltitudine di bimbi dell’Orphelinat Catholique, il più grande orfanotrofio del Paese. ottobre 2018 di Alice Bedogni * È un’esperienza straordinaria quella che l’Università Cattolica mi ha dato l’opportunità di vivere all’indomani della mia laurea magistrale. Con il cuore ricco d’emozione e la testa piena di domande sul delinearsi del mio futuro al di fuori del mondo universitario, sono partita per l’Isola Rossa insieme a Francesca, studentessa nella mia stessa facoltà. La nostra esperienza di servizio si è svolta presso l’Orphelinat Catholique di Fianarantsoa, il primo orfanotrofio del Madagascar per dimensioni e numero di bambini che vi abitano (più di 200). La gioia di questi bambini di incontrarci per la prima volta può averci fatto credere che la nostra presenza lì fosse un dono per loro: col passare dei giorni, in realtà, ci siamo rese conto di quanto siano stati loro ad arricchire noi più di quanto avremmo mai immaginato. Stare insieme a questi bambini mi ha ricordato l’importanza di sapersi prendere cura di qualcuno che non ha che te, l’importanza di spendere giornate intere a giocare rimandando qualsiasi altra impellenza. Come spesso accade a chi ha la fortuna di trascorrere le proprie giornate insieme ai bambini, anche io ho gustato la bellezza di farli felici con poco, anche solo prendendoli in braccio o giocando a tenere un pupazzetto sulla testa.

 

Senegal, alla scoperta della cooperazione

Il mio compito, per due mesi, sarà di immergermi al 100% nella realtà di una Ong che lavora in Senegal dal 2015, il Vis – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo. È proprio a questi ultimi che il progetto si indirizza, con l’obiettivo di trasmettere loro l’idea che possano avere successo anche in Senegal senza dover sostenere un viaggio a occhi chiusi e rischioso per cercare fortuna altrove. Leggendo i vari documenti che mi sono stati mandati prima della partenza (per non arrivare impreparata), mi sono detta: “È davvero una bella sfida ma non mi sembra così difficile, d’altronde tutti sanno che nel Mediterraneo si muore, nessuno sarebbe in grado di partire sapendo ciò!”. L’Europa è il sogno di una vita e poco importa se questa è messa a rischio, l’importante è che qualcuno arrivi, trovi un lavoro e mantenga il piccolo villaggio senegalese che vive al riparo dalle onde del Mediterraneo e dai suoi trafficanti di vite umane. A fronte di ciò, l’opinione del VIS è che la riduzione di questo fenomeno e del traffico di esseri umani debba partire dai paesi d’origine. Fin da subito mi è stata chiara l’importanza dell’approccio iniziale, che qui svolge un ruolo estremamente importante ed è alla base di una possibile futura negoziazione. La mia Tabaski è stata all’insegna della condivisione, nella sua forma più pura e spontanea, ha assunto le sembianze di un grande piatto di carne e verdure dal quale senegalesi e toubab hanno attinto per mangiare.

 

Virginia: terra rossa, camice bianco

Un rosario di emozioni di fronte alla vita e alla morte, alla povertà e alla bontà di un popolo che ti fa sempre sentire a casa. È la frase che mi ripeto ogni volta che noto che nel posto in cui vivo, tra le persone che conosco, è rimasto tutto esattamente come prima che partissi, mentre io mi trovo a scontrarmi con un grande vuoto interiore misto a un’inspiegabile energia. La mancanza di sicurezza è tale che una donna che torni a casa al crepuscolo venga derubata e violentata; l’indigenza economica non permette ai pazienti di sostenere le spese terapeutiche per malattie quali l’ipertensione e il diabete o per una radiografia a seguito di un trauma. Spesso ho reagito male e chi mi stava accanto leggeva la rabbia e l’inquietudine sul mio volto, al punto che mi è stato detto che non ero ancora familiar with death and difficulties, cioè non avvezza né alla morte né alle difficoltà. Fin da subito ho capito che per loro non era ammissibile che io, mzungu, in salute e con tutti gli strumenti per realizzarmi a livello personale e professionale (sebbene a 24 anni fossi ancora inspiegabilmente senza prole!) potessi mostrarmi ogni tanto pensierosa, con uno sguardo assorto e interpretabile come malinconico. Questo ha reso possibile ciò che si è verificato inevitabilmente: che mi svegliassi la mattina appagata e vitale, pronta ad affrontare una nuova giornata, con la piacevole sensazione di non essere un ospite in una terra straniera ma di essere a Casa. Oggi sono a Roma, nella mia città natale, con la mia famiglia e i miei amici ma il mio cuore è a Kampala, nel sorriso dei bambini, negli occhi stanchi degli anziani e nella terra rossa che mi sporca il camice bianco.

 

Un calcio all'indifferenza

Roma Un calcio all'indifferenza Sabato 5 maggio presso la SportHouse del campus di Roma l’evento “WeCare. Dai un calcio all’indifferenza ”, un progetto dedicato alla promozione dell’inclusione sociale attraverso lo sport. maggio 2018 Si è svolta sabato 5 maggio presso la SportHouse del campus di Roma dell’Università Cattolica l’evento “WeCare. Dai un calcio all’indifferenza”, un progetto dedicato alla promozione dell’inclusione sociale attraverso lo sport. Nel pomeriggio un triangolare di calcio a 11 tra C.O.I. Una bella giornata di amicizia, di riflessione e di sport. Un’occasione preziosa per riflettere su un tema importante, che riguarda da vicino i giovani e la loro capacità di aggregazione e solidarietà.

 

Charity, un'esplosione di vita

Charity Work Program Charity, un'esplosione di vita Grazie al Charity Work Program , 54 studenti hanno vestito i panni di volontari in 20 Paesi e quattro continenti. Dai loro racconti emerge che è molto di più quanto hanno ricevuto di quanto hanno donato, con un arricchimento anche sul piano professionale. A spiegarlo sono alcuni degli studenti che hanno vissuto la scorsa estate l’esperienza del Charity Work Program, accogliendo la proposta del Centro di Ateneo per la solidarietà internazionale (Cesi). Nei loro racconti, che pubblichiamo in questa pagina, emerge, come un filo rosso, la certezza di aver ricevuto molto di più di quanto hanno donato e di essere tornati nel nostro Paese cambiati. Il Charity Work Program è promosso dal Cesi e che, grazie a fondi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, offre l’opportunità di vivere un’esperienza di volontariato nei Paesi in via di sviluppo ed emergenti in cui l’Ateneo ha all’attivo partnership e collaborazioni. Lo dimostra l’aumento nel corso degli anni sia delle scholarship sia delle richieste di partecipazione degli studenti: nel 2018 hanno preso parte alle selezioni 275 studenti provenienti da tutte le facoltà e da tutte le sedi dell’Università Cattolica, con un incremento pari al 18% rispetto all’edizione dello scorso anno. Il programma, oltre a rappresentare un’esperienza altamente formativa dal punto di vista della crescita personale, è stato modulato in modo da fornire un percorso coerente con gli studi: numerose destinazioni sono aperte solo a studenti di determinate facoltà, privilegiando percorsi ad hoc sulle discipline insegnate in Ateneo.

 

La cultura, un valore da tessere

Charity Work Program La cultura, un valore da tessere Eleonora , studentessa di Cooperazione allo sviluppo, nel suo Charity Work Program in Bolivia ha lavorato alla promozione dei tessuti locali prodotti da una trentina di gruppi artigiani composti soprattutto da donne. ottobre 2018 di Eleonora Silvestroni * Rafforzare le capacita delle numerose associazioni di artigiani boliviani, promuovendo soprattutto l’identità culturale di questo tipo di artigianato e la produzione tessile tradizionale. Nello specifico io e Lucrezia Lanza siamo state inserite all’interno dell’organizzazione ComArt, che collabora con circa 30 di questi gruppi artigiani, composti prevalentemente da donne, ognuno caratterizzato dalla propria antica tecnica produttiva tramite la quale realizza prodotti unici nel loro genere. Siamo da subito state accolte con grande calore da tutti e sin dalla prima settimana ci siamo impegnate nella promozione, tramite i canali social di ComArt, di questi splendidi lavori artigianali (capi di abbigliamento di ogni genere, oggettistica, piccoli gioielli e tanto altro). Il cuore del lavoro che quotidianamente le artigiane portano avanti, con grande passione e dedizione, sta tutto nell’importanza che hanno le tecniche tradizionali che cercano di essere tramandate di generazione in generazione dalle tipiche signore boliviane che dedicano la vita a questo mestiere. La produzione di una sciarpa o di un tappeto 100% alpaca o la realizzazione di un paio di pantofole da casa in feltro possono richiedere anche intere giornate di lavoro proprio perché create a mano o tramite l’utilizzo di antichi telai. E stato un vero piacere essere parte di un progetto che crede nell’importanza di valorizzare e modernizzare queste attività, non abbandonando mai un passato, una storia e una cultura che fanno appassionare dal primo momento.

 

Nour, con la Siria nel cuore e nella tesi

È stato un impatto non certo facile con l’Europa quello di Nour , una ragazza siriana arrivata in Italia attraverso un progetto di solidarietà promosso dall’Università Cattolica grazie all’amicizia con la comunità monastica di Deir Mar Musa e in collaborazione con l’Arcidiocesi di Milano. Insieme ad altri quattro ragazzi suoi connazionali è stata accolta il tempo necessario per completare il percorso di studi nelle sedi di Milano e di Piacenza. Nour, che in Siria frequentava Scienze infermieristiche, quando ha avuto la possibilità della borsa di studio per venire in Italia, ha iniziato a frequentare la facoltà di Scienze della formazione nella sede piacentina dell’Ateneo. Ma l’aiuto delle amiche, che le hanno passato gli appunti e sono state tanto tempo con lei per permetterle di imparare la lingua, è stato decisivo. Mi ricordo il primo giorno di lezione: non capivo niente di quello che si diceva e sono tornata a casa in lacrime. Mi hanno aiutato molto le parole del professor Daniele Bruzzone che mi ha detto che nel giro di pochi mesi avrei imparato l’italiano. Una tesi che è stata molto importante per me perché mi sono occupata del mio Paese».

 

Solidarietà al Refettorio ambrosiano

milano Solidarietà al Refettorio ambrosiano Terza edizione mercoledì 15 maggio della cena solidale #SHAREYOURFUTURE promossa da Cattolica e Caritas ambrosiana. Nel 2018 ha fruttato due borse di studio per studenti siriani e oltre 1.400 pasti per persone in difficoltà. aprile 2019 Due borse di studio per studenti siriani e oltre 1.400 pasti nella mensa di via Necchi per una ventina di persone segnalate dalla Caritas. Una cena solidale organizzata in collaborazione tra l’Università Cattolica e la Caritas Ambrosiana, giunta ormai alla terza edizione e resa possibile grazie allo chef Danilo Angè e ai suoi amici che collaborano in cucina. I fondi raccolti nella cena del 2018 hanno contribuito a finanziare le borse di studio di due studenti siriani arrivati a Milano per studiare nel nostro Ateneo, nella speranza di poter poi rientrare in una Siria pacificata. Inoltre, lanciato durante la prima cena #SHAREYOURFUTURE del 2017, continua il progetto “ Aggiungi un posto a tavola ” (realizzato in collaborazione con Educatt), che nel 2018 ha permesso di fornire all’interno della mensa dell’Ateneo oltre 1.400 cene gratuite a circa una ventina di persone segnalate dalla Caritas ambrosiana (nel 2017 ne erano state offerte 1000). Ogni sera il Refettorio grazie ai suoi volontari offre una pasto a una novantina di ospiti fissi.

 

Charity, la prima volta in Nepal

CHARITY WORK PROGRAM Charity, la prima volta in Nepal Due nuove destinazioni per il programma di volontariato internazionale: oltre allo Stato himalayano si aggiunge anche la Romania come secondo Paese europeo, per un totale di 21 progetti. In Nepal gli studenti iscritti a un corso di laurea della facoltà di Scienze della Formazione trascorreranno il loro periodo di volontariato presso la Ong Engage. In totale sono più di cinquanta gli studenti che la prossima estate scriveranno una voce nuova nel proprio Cv grazie al Charity Work Program, il programma di volontariato internazionale promosso dal Centro di Ateneo per la Solidarietà internazionale (Cesi) . Un’iniziativa che, grazie al contributo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori e ai fondi del 5 per mille, da dieci anni offre l’opportunità di vivere un’esperienza di volontariato in Paesi emergenti e in Via di Sviluppo. Per questo è scelta da un sempre crescente numero di studenti, come emerge dal significativo aumento delle richieste di partecipazione: nel 2018 hanno preso parte alle selezioni 275 studenti provenienti da tutte le facoltà e da tutte le sedi dell’Università Cattolica con un incremento pari al 18% rispetto all’edizione dell’anno precedente. Nel corso degli anni il Charity è stato modulato in modo da rappresentare un percorso sempre più coerente con gli studi: numerose destinazioni sono aperte infatti solo a studenti di determinate facoltà, privilegiando percorsi ad hoc sulle discipline insegnate in Ateneo. charityworkprogram #solidarieta' #volontariato Facebook Twitter Send by mail Print INTERNATIONAL VOLUNTEERING È un programma di Volontariato internazionale rivolto a tutti gli studenti e ai neolaureati dell’Università Cattolica, per tutti gli anni di corso, tutte le facoltà, tutte le sedi.

 

Madagascar, una sola grande famiglia

Le loro risate, urla e canzoncine erano per noi la migliore sveglia che si potesse desiderare e la loro allegria illuminava le nostre giornate: è incredibile quanto questi bambini siano pieni di energia anche alle 5:30 di mattina, quando fuori fa ancora buio pesto. Ce lo hanno ripetuto le Suore Nazarene che si prendono cura ogni giorno di questi bambini senza una famiglia alle spalle che li sostenga e ce ne siamo accorte anche noi nelle tre settimane trascorse in Madagascar. C’è Herman, apparentemente forte ma molto sensibile, Meltina, spigliata e intraprendente, Claudin, geloso e coccolone, Frankie, timido e impacciato, e Angèle, chiacchierona e combinaguai. È triste pensare che questi bambini, così vivaci, brillanti e affettuosi non abbiano la possibilità di crescere nella loro famiglia di origine, anche se ci conforta pensare che l’amore, l’educazione e le opportunità che l’Orphelinat dà loro possano almeno in parte compensare la loro condizione. Non è stato sempre facile per noi fare i conti con un mondo così scioccante e completamente diverso dal nostro. Uno degli insegnamenti che il Charity Work Program a Fianarantsoa mi ha lasciato è proprio questo: esistono situazioni complesse, apparentemente insuperabili, ma bisogna tenere a mente che prima di darsi vinti ci si deve impegnare per fare la propria parte e per poter partecipare a un cambiamento in positivo. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

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