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All’Italia servono il Mes e i soldi del Sure

In attesa del Recovery Plan, per l’economista Alberto Quadrio Curzio in Italia c’è bisogno anche di finanziamenti controllati, per investimenti, sviluppo e riforme 01 settembre 2020 Pubblichiamo la prima parte dell’articolo che il professor Alberto Quadrio Curzio ha scritto per il Blog di Huffingtonpost. Il nostro sentimento di unità nazionale (che non è buonismo, qualunquismo o sovranismo) diventa più forte se è consapevole che siamo anche europei. Allora il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con il palese appoggio di Merkel, Macron e Von der Leyen, ma anche per la sua notevole capacità negoziale, ha “ipotecato” per l’Italia quasi 200 miliardi di euro tra sussidi e prestiti del Recovery Plan. La dichiarazione del presidente del Consiglio Europeo Presentando i risultati del Consiglio europeo del 21 luglio, Charles Michel ha detto, in termini semplici, quanto segue. I capi di Stato o di Governo della Ue e la Commissione europea, che hanno approvato un piano complessivo di 1.824 miliardi tra Quadro Finanziario Poliennale (2021-2027) e Next Generation EU, puntano a due scopi fondamentali: ricostruire l’Ue dopo il Covid-19; sostenere gli investimenti nella transizione verde e digitale. La richiesta dei ministri dell’Economia e del Lavoro per il Sure Molto apprezzabile è quindi la richiesta inoltrata dai ministri Gualtieri e Catalfo alla Commissione europea per avere prestiti dal Sure (ovvero il supporto - o fondo - per mitigare la disoccupazione nella emergenza) per 28,5 miliardi. continua a leggere su Huffingtonpost ] * professore emerito di Economia politica all’Università Cattolica, fondatore e attualmente presidente del Consiglio scientifico del Centro di ricerche in Analisi economica ( Cranec ), presidente emerito dell’Accademia Nazionale dei Lincei #recoveryplan #sure #mes Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Sostegno al reddito, in Unicatt webinar con il ministro Catalfo

Durante il seminario verranno inoltre analizzati gli approcci al programma SURE che stanno emergendo in tre importanti Paesi dell’Unione: la Francia, prof.ssa Sylvaine Laulom dell’Università di Lyon, la Germania, prof.ssa Judith Brockman, Università di Amburgo, e la Spagna, prof.ssa Sonia Fernandez Sanchez. In Italia - spiega il professor Varesi - al programma SURE si aggiunge il fondo nuove competenze che con i suoi 730 milioni di euro tra il 2020 e il 2021 potrà essere un importante strumento per la riqualificazione e l’aggiornamento dei lavoratori delle aziende in crisi. L’Italia con 27,4 miliardi di euro è il primo beneficiario in Europa del programma SURE ( Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency ) lo strumento europeo di sostegno temporaneo (fino al 31 dicembre 2022) pensato per attenuare i rischi di disoccupazione venutisi a creare a causa della pandemia. I prestiti aiuteranno gli Stati membri ad affrontare aumenti della spesa pubblica per il mantenimento dell'occupazione, concorrendo a coprire i costi direttamente connessi all'istituzione o all'estensione di regimi nazionali di riduzione dell'orario di lavoro e di altre misure analoghe per i lavoratori autonomi. A questo fine si presenta quanto mai interessante il connubio di periodi di sospensione per CIGS o di interventi di rimodulazione dell’orario di lavoro con attività di formazione continua». Dobbiamo riconoscere che il nostro Paese non ha alle spalle una robusta tradizione di intreccio tra ammortizzatori sociale e formazione o, più in generale, politiche attive - conclude Varesi - come detto, il Paese ha però la necessità di operare in questa direzione. È un segnale di quella “solidarietà europea” che ad oggi può essere la leva con la quale cercare di uscire da una crisi profonda come quella che stiamo attraversando».

 
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