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Bernhard: professione teatrante

Con la sua grande esperienza che proviene da una splendida carriera teatrale, il noto attore ha spiegato il senso profondo di questa forte affermazione di Thomas Bernhard ( 1931-1989), romanziere e drammaturgo austriaco, autore de Il teatrante ( Der Theatermacher , 1984), in scena dal 6 al 18 novembre presso il Teatro Sociale. teatro_2012 Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Dostoevskij: l’apologia del silenzio di Dio

BRESCIA Dostoevskij: l’apologia del silenzio di Dio Serena Vitale , docente di letteratura russa della Cattolica, e l’attore Gabriele Reboni sono stati i protagonisti del quinto appuntamento del ciclo Letteratura &; Letterature dedicato a I fratelli Karamàzov by Nicola Bonini | 26 novembre 2012 Chi è come te fra i muti?» (Es 15,11). Il silenzio di Dio è uno dei temi cruciali della riflessione teologica, filosofica ed esistenziale di tutti i tempi, centrale nel secolo dell'olocausto e degli stermini di stato. Ospite dell’incontro è stata Serena Vitale , docente di Letteratura russa presso l’Università Cattolica di Milano, scrittrice e traduttrice di chiara fama, la cui traduzione del capitolo sul Grande Inquisitore è stata letta dall’attore Gabriele Reboni . L’Inquisitore non è un eretico né un ateo: è portavoce della critica che Dostoevskij muove alla chiesa cattolica come contestazione contro ogni forma di potere che soffoca la libertà in cambio di una presunta felicità, promessa non lontana da quelle sottoscritte dai regimi totalitari del Novecento. Le pagine di Dostoevskij danno vita ad una continua provocazione: l’autore parla di tutti noi, siamo noi coloro che hanno delegato la propria responsabilità agli altri poiché il peso della libertà è insopportabile. La relatrice ha posto l’accento sulla risonanza sociale de I fratelli Karamàzov : noi tutti non possiamo sottrarci alla responsabilità del male che avviene nel mondo, tutti ne siamo coattori e coautori, pertanto il silenzio umano di chi non si oppone ai grandi inquisitori è quello del veri peccatori. Proprio lo stesso Cristo, che in punto di morte invoca il Padre al grido di “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?” senza ricevere alcuna risposta, è il vero custode del linguaggio che si oppone alla potente arte e arma retorica dell’Inquisitore.

 

Eschilo: il mito della democrazia

BRESCIA Eschilo: il mito della democrazia Al centro del secondo incontro di "Letteratura&;Letterature" torna il mito classico con l’ Orestea di Eschilo, presentata da Maria Pia Pattoni by Nicola Bonini | 09 novembre 2012 «È nella natura dell’uomo calpestare con più violenza chi è caduto.». Al centro del teatro di Eschilo è il problema dell’azione e della colpa, della responsabilità e del castigo. Il conflitto è essenzialmente etico, scontro di concezioni più che di avvenimenti. Anche in momenti di aspre lotte intestine, anarchia e dispotismo non possono e non devono imporsi; solo la democrazia, fondata sul profondo rispetto delle istituzioni, può e deve essere la via per una serena convivenza civile, in cui nessuno calpesti con maggiore violenza chi è già caduto. teatro_2012 Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Il teatro, palco della vita

BRESCIA Il teatro, palco della vita Il ciclo Letteratura&;Letterature , alla sua settima edizione, crea un legame tra la stagione di prosa dello stabile bresciano e l’approfondimento scientifico in ateneo. Uno spazio, dove l’uomo parla di letteratura e la letteratura parla all’uomo. Ad esplorare gli ampi orizzonti della letteratura internazionale saranno docenti dell’Università Cattolica e attori di successo, che, ogni giovedì alle 17 , nell’Aula Magna Tovini presenteranno un’opera letteraria in programma nella Stagione di prosa del Centro Teatrale Bresciano, offrendo interessanti chiavi di lettura e spunti di riflessione. Numerosi sono stati nel corso delle varie edizioni i nomi degli autori presentati, spesso distanti tra loro per epoca, cultura, stile e vicende biografiche così come altrettanto distinte e uniche per trama, personaggi e ambientazioni le opere indagate. Tuttavia, anche se non sempre è possibile rintracciare un solo filo rosso tematico o cronologico, il risultato non è quello di un percorso casuale o insensato. Il teatro – come diceva Oscar Wilde – non è solo il punto di incontro di tutte le arti, ma è anche il ritorno dell’arte nella vita». Il programma | Letteratura e Letterature - VII edizione [PDF] ( KB) #teatro_2012 Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Letteratura e teatro, binomio di successo

BRESCIA Letteratura e teatro, binomio di successo Bilancio positivo per il settimo ciclo di incontri promosso dalla facoltà di Scienze Linguistiche in collaborazione con il Teatro stabile di Brescia. Un percorso apparentemente impraticabile nella realtà, eppure realizzabile tra i variopinti scenari del panorama letterario internazionale. teatro_2012 Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Oscar Wilde: l’ironia sposa la perfezione

Nato a Dublino nel 1854, Oscar Wilde crebbe all’interno di una famiglia benestante: il padre era un importante oculista e la madre, che fece battezzare il figlio secondo il rito cattolico, una convinta nazionalista, nota in Irlanda come poetessa sotto lo pseudonimo di Speranza. Dopo aver concluso gli studi ad Oxford, il giovane Wilde si recò a Londra nella certezza di poter diventare, se non famoso, quantomeno famigerato (“if not famous, I’ll be notorious ”), componendo tra il 1890 e il 1896 le sue opere più importanti. La perfezione, però, ben diversa dalla perfettibilità, non ammette cambiamento e non consente di riconoscere quello altrui, avendo in sé l’impossibilità di un’evoluzione psicologica e morale: la moglie ignora il passato del marito, idealizzandolo e sostenendo che “ il nostro passato è ciò che siamo”. teatro_2012 Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Prévert: un poeta che non conosce stagioni

BRESCIA Prévert: un poeta che non conosce stagioni Al via la VII edizione di "Letteratura&;Letterature" con l’attore e regista bresciano Luca Micheletti che porta in scena i testi del poeta francese. by Nicola Bonini | 05 novembre 2012 Giovedì 25 ottobre , in una gremita Aula Magna Tovini, è stata inaugurata la settima edizione di Letteratura&;Letterature, promossa dalla facoltà di Scienze Linguistiche in collaborazione con il CTB – Teatro Stabile di Brescia e coordinata dalla prof.ssa Lucia Mor . Nel suo dotto e raffinato intervento, Luca Micheletti ha presentato Le folli stagioni , il suo montaggio drammaturgico di alcune pagine di Jacques Prévert, originariamente non composte per la messa in scena, partendo da una semplice, ma altrettanto complessa domanda: perché ancora Prévert e, soprattutto, perché Prévert a teatro? Autore di canzoni di grandi successo, nel dopoguerra il suo arguto lirismo sentimentale si affermò presso il largo pubblico con i versi di Paroles (1945), Histoires (1946), Spectacle (1951) e La pluie et le beau temps (1955). Sussurri, silenzi e ammicchi sono gli espedienti propri di un uomo di teatro, eppure appartengono anche alla poesia di Prévert che, come precisò Eugenio Montale, è poesia parlata da mettere in scena. Se l’umorismo è chiave privilegiata per esprimere i desideri intrinseci dell’uomo, il teatro diviene quindi perfetta ambientazione perché senso e sensi si incontrino e si scontrino indissolubilmente in un linguaggio all’insegna della risata che sa svelare anche l’amore, dinamica elettiva preistorica, nelle sue sfumature più intime. Forse è il vostro occhio che è cattivo.”.

 

Spregelburd: i sette peccati capitali della post-modernità

La storia di questa metropoli è caratterizzata anche da profonde crisi economiche che ne hanno mostrato contraddizioni e finzioni, offrendo, però, anche interessanti stimoli di riflessione critica, soprattutto a coloro che vi sono nati e cresciuti. Artista poliedrico e spiazzante, di natura tipicamente intellettuale, Spregelburd è teorico della sua arte e creatore di spettacoli propri in mancanza di testi in grado di esprimere la sua visione del mondo. Attento osservatore della crisi globale del 2011, non si è lasciato scoraggiare dallo sconforto generale, ma, convinto che le crisi appartengano ad un ciclo di corsi e ricorsi storici, ha colto l’occasione per discutere di temi e problemi annosi. Pur trattandosi di testi molto diversi tra loro, sia per durata che per complessità della trama, tutti costituiscono una sorta di malata rappresentazione della realtà, dove l'accento sembra cadere più sulla rappresentazione e sui suoi artificiosi intrecci che sulla realtà stessa. La modestia è una commedia degli equivoci che, in una successione di scene ascrivibili al genere dell’assurdo, porta in scena la dialettica e i confini del male, intrecciando due racconti, in cui i protagonisti sono gli stessi, anche se tutte le loro caratteristiche variano di volta in volta. La modestia è quindi un peccato che nasce dal volere essere un po’ meno di quello che si è; potrebbe sembrare paradossale, ma quella che solitamente è intesa come una nobile virtù diviene un peccato in quanto ostacola l’espressione totale della propria personalità. “Tutti gli esseri umani nascono liberi, sono ugualmente dotati di coscienza e hanno lo stesso diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità”: questa è la promessa della modernità, ma non per tutti è stata compiuta.

 

Tennessee Williams: la corsa di un desiderio

Spesso discusso per la concentrazione ossessiva su pochi temi, che si possono circoscrivere nella sfera della patologia sessuale, della degradazione personale e collettiva e del disfacimento fisico, il teatro di Williams si risolve in un’analisi vigorosa della violenza primitiva sottesa alla civiltà americana. Quest’opera ha segnato un prima e un dopo, essendo considerata uno vero e proprio spartiacque su diversi piani, in primo luogo rispetto agli argomenti tabù, quali l’omosessualità, la ninfomania e lo stupro, che rielaborano esperienze personali dell’autore, il quale riversa spesso le sue amarezze professionali e private sul palcoscenico. Con un linguaggio altamente espressivo, capace di trasmettere un afflato lirico in un impianto d’opera simbolico, Williams traccia un complesso profilo psicologico dei personaggi, fornendo numerose informazioni in pochissime battute e creando una forte tensione drammatica che si respira sin da subito, reggendosi sui contrasti. Il desiderio è un tram che si sceglie per percorrere un certo tratto di vita: simbolo di promiscuità sessuale, di attrazione istintiva e di chimica elettrizzante, il desiderio diviene un tramite di evasione e fuga dalla morte, la cui tangibilità fisica emerge nel dramma. A distruggere il già fragile equilibrio di Blanche, il cui nome non è casuale, subentra la violenza fisica che, inserita nella metafora teatrale, è stupro della delicatezza ad opera delle forze brutali della società moderna. Infine, si avvera quanto è contenuto nell’epigrafe che apre la versione originale del dramma: «E fu così che entrai nel mondo infranto per seguire la compagnia visionaria dell’amore, la sua voce, un istante nel vento». Giunge quindi al termine della sua corsa un tram che si chiama desiderio, il desiderio di una vita infranta contro lo scoglio del mondo.