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Tina Anselmi, la donna cui si deve il SSN

Quello stesso coraggio che la porta, studentessa delle superiori a Bassano del Grappa, all’esperienza della staffetta partigiana e che sarà determinante nella scelta di una militanza sindacale e politica, coeva agli anni della sua laurea in lettere all’Università Cattolica. Il tutto accade e matura nella Milano dei primi anni del dopoguerra che, come l’Anselmi ricorderà nella propria autobiografia, costituiva un laboratorio permanente di dialogo culturale e di confronto tra diversi, e che trovava nell’Ateneo di padre Gemelli un vivaio di curiosità intellettuale e di spinta all’innovazione. E per una donna ci voleva coraggio, in quegli anni, a vivere nel sindacato e nella politica, anche e soprattutto di area cattolica: coraggio e tanta pazienza e capacità di sopportazione, nei confronti della mediocrità, delle malelingue, del maschilismo che spesso fungeva da surrogato di un’inferiorità culturale e morale. Anche nei confronti di parte del mondo ecclesiale, non sempre adeguatamente consapevole delle conseguenze del principio di laicità dello Stato che s‘impongono ai titolari di pubbliche funzioni, ella ebbe modo di esercitare la propria parresìa. Se noi abbiamo potuto dotarci di un sistema che, a buon titolo, il mondo intero ci invidia, e che ci sta consentendo, in mezzo a tante difficoltà, di contrastare Covid-19, lo dobbiamo a persone come Tina Anselmi, Vittorino Colombo, Giovanni Berlinguer. Dal discorso alla Camera del ministro Anselmi poco prima dell’approvazione finale della legge riprendo i tratti descrittivi del nuovo sistema: “Globalità delle prestazioni, universalità dei destinatari, eguaglianza dei trattamenti, rispetto della dignità e della libertà della persona”. docente di Diritto costituzionale, facoltà di Giurisprudenza , campus di Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore #tina anselmi #politica #sanita' #alumni Facebook Twitter Send by mail Print.

 
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