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Gli intellettuali e la trahison des Clercs

Il dibattito Gli intellettuali e la trahison des Clercs Sono passati più di trent’anni dal vibrante “j’accuse” di don Tonino Bello agli uomini di cultura della sua città. In secondo luogo, perché, scegliendo una frase volutamente ambigua, pago in anticipo l’insolenza di incriminarvi di tradimento col prezzo di far fraintendere, a più d’uno, che “ clercs ” significhi chierici come uomini di Chiesa, e non chierici come uomini di cultura. Un modo forse ingenuo per farmi perdonare il mio “ j’accuse ” contro di voi, visto che, almeno sul piano lessicale, accenno a una certa spartizione di responsabilità in fatto di tradimento. Se un chierico come me, più propenso per antiche deformazioni ad attaccare vizi privati e a blandire pubbliche virtù, stavolta ha sentito il bisogno di aggredire i vizi pubblici di chierici come voi, è perché sa di poter fare affidamento sulle vostre tantissime virtù private. Ha anticipato stili di vita e magistero di papa Francesco , che l’anno scorso in occasione del 25° della scomparsa si recò pellegrino a Molfetta e alla tomba nella città natale di Alessano. Come originale è il contenuto, perché non è un’occasione per parlare agli uomini di cultura dei problemi contemporanei, delle comuni sinergie, dei loro meriti scientifici, ma, con il fascino di un titolo ad effetto in francese, diventa una precisa accusa di tradimento. Se il ruolo degli intellettuali è quello di essere “sentinelle della notte” e di fatto non si sono adoperati per eliminare il degrado della città, il tradimento è palese.

 
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