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Scola, tecnocrazia e cyborg sfidano l’umano

by Katia Biondi | 14 giugno 2019 «Senza sottovalutare gli apporti positivi per la salute umana, postumanesimo e transumanesimo rappresentano una tecnognosi: hanno la pretesa non solo di penetrare il mistero dell’uomo e di rimpiazzare l’umano con il cyborg , ma anche di costruire un’ingegneria della felicità sostituendo la politica con la terapeutica». È uno dei passaggi più significativi della densa lezione pronunciata dal cardinal Angelo Scola a un’attenta platea di accademici e di dottorandi riuniti nella Sala Negri da Oleggio dell’Università Cattolica per partecipare alla giornata di studio e confronto sulla ricerca scientifica intitolata: Tecnica e umanesimo. Un’iniziativa nata con l’obiettivo di misurarsi con la ricerca avanzata», ha esordito monsignor Claudio Giuliodori , assistente ecclesiastico generale dell’Ateneo introducendo l’evento promosso dalle Scuole di Dottorato e dal collegio docenti di Teologia dell’Ateneo. Anche il rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli ha ribadito l’idea di individuare «chiavi di comunicazione comune nella riflessione sulla relazione tra umano e tecnologia per capire come interloquire con una realtà che influenza sempre più la nostra vita e prende decisioni». È appena uscito in Italia un libro di uno dei massimi cultori di queste nuove teorie Michael S. Gazzaniga dal titolo La coscienza è un istinto , che altro non è se non il tentativo di ridurre al cervello il fenomeno della coscienza umana», ha affermato l’arcivescovo emerito di Milano. Pertanto il messaggio da dare ai futuri ricercatori dell’Università Cattolica è di fare un salto di qualità: «Non si può più parlare oggi - lo si vede già nella catechesi ai più piccoli - senza tener conto di queste scoperte strabilianti che poi hanno delle conseguenze pratiche rilevanti sulla vita quotidiana». Sono le “nuove” frontiere della ricerca in Università Cattolica portate avanti da dottorandi e giovani ricercatori che venerdì 14 giugno hanno illustrato i loro progetti al cardinal Angelo Scola , arcivescovo emerito di Milano, intervenuto all’iniziativa intitolata: Tecnica e umanesimo.

 

Perché serve un nuovo umanesimo

Ovviamente, una volta che abbiamo scelto di considerare l’«uomo», non abbiamo con ciò però ancora detto che esso sia importante o che tutto ruoti attorno a lui, pur avendo notato come ogni cosa di cui parliamo sia in qualche modo imperniata su noi stessi. Il passaggio dall’egocentrismo all’antropocentrismo sembra quasi naturale e, se è così, è logico che nel corso della storia dell’umanità si sia declinato in diverse forme e differenti ambiti. In questa varietà una delle più interessanti è senz’altro l’umanesimo , tra l’altro un fenomeno tipicamente italiano nel suo cespite, che segna una vera e propria cesura tra due diversi «mondi», quello oscuro della media aetas e quello illuminato dei moderni. Anche se sappiamo che nella storia le cesure non sono mai nette e sono invece spesso ricostruite ex post , in questo caso la novità non era semplicemente il frutto di un’autopercezione, ma una categoria decisiva, essendo precisamente lo scopo che ci si prefissava. È da qui che la novità acquista un valore intrinseco, nella misura in cui è la ricerca di essa a caratterizzare l’uomo nell’universo: una ricerca di conoscenza, innanzitutto, e di liberazione, come suo portato. Di qui insomma sia la rinascita delle humanae litterae sia di quella che abbiamo imparato a chiamare la «rivoluzione scientifica», che cercherà di decrittare anche il sempre meno misterioso libro della natura. Va da sé che, come ogni progetto di ampio respiro, anche l’umanesimo debba essere sempre di nuovo declinato e sarebbe dunque iniquo imputargli come difetto il bisogno di una quasi continua riconfigurazione e riproposizione.

 
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