Hanno coronato il loro biennio di studi conseguendo il diploma presso la francese Ecole Supérieure d’Agricultures di Angers: sono i 20 studenti del Master Internazionale Vintage (Vine, Wine and Terroir Management), di 5 nazionalità diverse, che hanno soggiornato per 3 mesi presso l’Università Cattolica Sacro Cuore di Piacenza seguendo, sotto la direzione del prof. Luigi Bavaresco Docente di Viticoltura, le lezioni di viticoltura tenute da docenti della facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali e da personale esterno proveniente dal mondo produttivo.

Il Master biennale è alla sua 14^ edizione e finora ha licenziato circa 400 esperti viti-vinicoli e che, essendo sparsi in tutti i continenti, sono oggi potenziali ambasciatori del vino piacentino (e italiano) nei loro paesi.

“Questi studenti soggiornano, durante il biennio, in almeno 4 paesi europei (dove hanno sede alcune delle altre università consorziate con la Cattolica di Piacenza), rimanendo sempre insieme, affrontando tutti lo stesso percorso didattico e questo crea un clima favorevole per una integrazione tra culture diverse che può anche contribuire, nel lungo periodo, ad un miglioramento della stabilità geopolitica a livello mondiale” sottolinea il prof. Bavaresco.

Chi decide di affrontare questo tipo di studi legati al mondo del vino denota in genere una grande passione, perché il vino è un prodotto speciale, portatore di straordinari attributi.

“Il vino infatti non è solo scienza ma anche arte, rappresenta storia e leggenda, sacro e profano. E’ frutto del duro lavoro del viticoltore e dell’impegno attento dell’enologo, funzioni che richiedono perizia e passione per ottenere vini di grande qualità - prosegue Bavaresco - Il ruolo dell’uomo è quindi centrale perché è lui che capisce come sfruttare al meglio le capacità del terroir, è lui che sa come agire in cantina per trasformare una ottima uva in un ottimo vino, è lui che mediante oculate azioni commerciali sa valorizzare i suoi prodotti e trarne quindi un profitto”

Sono questi i concetti e le conoscenza trasmesse agli studenti nel corso del biennio, facendo capire loro che bere il vino, in maniera consapevole e moderata, è un fattore edonistico, rappresentando uno stile di vita ed un fatto culturale. “E’ questo il miglior antidoto alla minaccia portata al mondo del vino dalla potente lobby anti-alcool che potrebbe in futuro farlo mettere al bando – conclude Bavaresco. “Un mondo senza vino sarebbe peggiore di un mondo col vino. Noi insegnano agli studenti il perché e come poter agire per avvalorare questa affermazione”.