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Stupidi funzionali, un danno all’impresa

Inoltre il 64% dei dirigenti Risorse umane considera il conflitto creativo un utile strumento di lavoro, ma meno di uno su tre si adopera concretamente per sostenere un sano confronto critico in azienda. La stupidità funzionale - Nella valutazione dell’impatto della stupidità funzionale sugli obiettivi aziendali, i sostenitori di un approccio più critico alle attività da svolgere ritengono che in questo modo si acquisirebbe un vantaggio sul piano strategico, mentre i fautori dell’adesione acritica puntano sul contenimento dei tempi e dei costi. L’HR Trends and Salary Report 2017 analizza, inoltre, molti altri aspetti emersi dalle interviste eseguite tra febbraio e marzo 2017 a 355 dirigenti senior di aziende italiane di diversi settori, sintetizzati in un report più ampio che parla di carenza di competenze, attrattività delle imprese e capacità di trattenere i talenti. Di loro, soltanto il 31% considera il conflitto come potenziale strumento di lavoro e contrasta la stupidità funzionale delle prassi aziendali, mentre il 45% ritiene positiva la stupidità funzionale e da evitare il conflitto creativo e il restante 24% vede molti ostacoli di tipo organizzativo e culturale al rinnovamento dei processi aziendali. Questa oscillazione, che fa parte in maniera fisiologica dei processi di lavoro, in alcuni momenti può portare a fissare l’organizzazione in pratiche di lavoro già note, condivise e rassicuranti ma anche meno aperte al nuovo. Ma, se questa nel tempo diventa l’unico registro stabile, non lasciando spazio alla creatività e alla divergenza di visioni, il rischio per l’organizzazione è di non potersi innovare e di non essere competitiva nel medio termine. D’altro canto, sempre di più i talenti per essere trattenuti hanno bisogno non solo di un riconoscimento salariale o di benefit, ma anche di un buon clima di lavoro, di un senso di appartenenza, di un’identificazione con l’azienda e di una progettualità condivisa in cui crescere».

 

La cattedra si sposta in azienda

Milano La cattedra si sposta in azienda Il master in Gestione e sviluppo delle persone nelle organizzazioni sposterà la metà delle sue lezioni nelle aziende partner. La formazione, offerta da docenti e tutor dell’ateneo con il supporto dei manager delle organizzazioni coinvolte, dal prossimo anno prevede circa la metà delle lezioni di un anno di corso all’interno delle aziende partner. Alcuni di questi anche negli anni precedenti avevano portato nelle aule del master la loro testimonianza, ma il valore aggiunto ora sarà una più profonda comprensione dei processi di cambiamento in atto e del loro impatto sull’organizzazione. La frequentazione da vicino degli ambienti professionali, che sono anche possibili luoghi di inserimento della figura dello psicologo del lavoro, e l’acquisizione di competenze e capacità specifiche di questa professionalità saranno una fonte privilegiata di esperienza e un’ottima base di partenza per una futura collocazione lavorativa. La presenza nelle organizzazioni ospitanti nelle passate edizioni ha consentito, inoltre, di osservare le declinazioni concrete di temi trattati durante il master, ad esempio la gestione dello smart-working , il welfare aziendale e l’ implementazione dei social network nei gruppi di lavoro. Il master supporta lo studente nel trovare lo stage ma anche, attraverso la presenza di un tutor dedicato, anche una riflessione costante sui temi emergenti che si incontrano nel mondo del lavoro. Il folto parco di partner di aziende che hanno ospitato gli stagisti ha consentito a molti studenti, dopo il periodo formativo, di proseguire la collaborazione con la stessa azienda anche negli anni successivi.

 
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